martedì, marzo 26, 2019

When in Rome

Tarda mattinata. Giornali e tabacchi. Sulla porta un foglio A4 con su stampato in Times New Roman corpo 30 "Si vendono batterie per orologi".

– Buongiorno, lei li vende i biglietti del tram?
– Sì.
– Allora due biglietti per favore.
– Li ho finiti.
– Ma dove si comprano?
– Qui o nell'edicola di fronte.
– Allora andiamo all'edicola di fronte?
– Ma anche lì so' finiti. So' finiti dappertutto.
– Ah, ma allora se vogliamo prendere il tram come facciamo?
– Eh dovete ave' i biglietti.
– Ma lei quando vuole prendere il tram come fa?
– Affitto 'na macchina che faccio prima!
– Ce l'ha le Rothmans rosse?
– Me dispiace, nun ce l'ho.
– Grazie arrivederci.
– Arrivederci!

Tardo pomeriggio.
– Buonasera, di nuovo noi.
– Buonasera.
– Non ho trovato le Rothmans rosse. Ha le Lucky Silver?
– Nun ce l'ho.
– Le Camel morbide?
– C'ho le Malboro rosse.
– A questo punto senta facciamo le MS mild.
– Le MS mild so' forti come le Malboro rosse.
– È sicuro?
– Come no?
– Davvero?
– E me sembra proprio de sì.
– Ma lei quali prenderebbe?
– Io non fumo.
– Non fuma e non prende il tram.
– Esatto.
– Ce l'ha le ministilo ricaricabili?
– Eh nun ce l'ho!
– Grazie arrivederci!
– Arrivederci!

Accompagnava tutto questo con un sorriso serafico e suadenti alzate di spalle. Oso dire che ci siamo lasciati da amici e che torneremo da lui con sciocchi pretesti solo per parlargli.

venerdì, marzo 15, 2019

Una Ferrari


Mentre facevo la spesa alla Conad mi è passato accanto un settanta-settantacinquenne che riempiva il carrello parlando al telefono di soldi con l’amico suo. “Ah, perché te lo raccomando l’euro” dice, “bisogna sempre calcolare in lire. Io per esempio la scorsa settimana mi sono comprato la macchina, 14.000 euro, cosa sono 14.000 euro te lo dico io guarda sono 34 milioni di lire e con 34 milioni di lire io vent’anni fa mi ci compravo una Ferrari.”
E poi si è guardato attorno e ha ripetuto “Una Ferrari!”.
A quel punto alla Conad ci siamo fermati tutti, chi con il suo pacco da sei di Acqua Guizza, chi con la busta di affettati, chi con la rete di arance, e abbiamo preso a cantare “Una Ferrari, una Ferrari” con la cadenza di Bohemian Rapsody quando fa “I’m just a poor boy, I need no sympathy”, tutti in piedi a cantare “Una Ferrari, una Ferrari” e a immaginare che il pacco da sei di Guizza, la busta di affettati, la rete di arance germogliassero in soave ambrosia, “Una Ferrari, una Ferrari”, mentre il settanta-settantacinquenne spingeva veloce il suo carrello tra gli scaffali e sorrideva a tutti sventolando le mani.

venerdì, febbraio 08, 2019

Lessons in Love


Silenziosa, carina, bravissima in matematica quando stavamo allo scientifico, la Paola tendeva a innamorarsi platonicamente di giovani macellai belli come angeli del Beato Angelico oppure di ragazzi floridi ma gioviali conosciuti “per lavoro”, il lavoro essendo quello un po’ tedioso ma efficiente di segretaria nello studio di un avvocato. Gli oggetti del suo desiderio e del suo laconico arrossire avevano una cosa in comune: erano tutti impegnatissimi, e se non ancora sposati almeno promessi sposi a fidanzatine delle medie spesso dispotiche e capricciose, probabilmente noiose. Almeno questo ci dicevamo la Paola e io. Io simpatizzavo per le sue cause perse sentimentali, lei mi premiava con un reticente rispetto per le mie “storie”, quelle tramacce da videoclip che il padre di M. chiamava amorazzi e mia madre filarini. Solo con G. la Paola non era clemente, ma solo perché lui alla fine della quarta le aveva chiesto in prestito il Purgatorio e poi quel Purgatorio era sparito per sempre su qualche bancarella dell’usato. Ma G. non era neanche un mio amorazzo o filarino, e del resto a me aveva sottratto il Paradiso. Per lui la Paola aveva un’antipatia feroce e vendicativa, pur non essendo mai stata una dantista o una sapegnista, mentre tutti gli altri li sopportava ricevendo le mie rare confidenze con stoicismo e rassegnazione.

Un pomeriggio la Paola organizzò un picnic nella casetta dei suoi, una specie di dacia fuori Gorizia ma proprio sul bordo della Statale dove i suoi andavano la domenica a coltivare l’orto e il giardino. Loro la chiamavano baita, con affettuoso disprezzo tutto goriziano. La baita si rifiutava di affacciarsi sul traffico della statale, alla quale offriva una facciata completamente priva di finestre. Non c’erano mai state, le finestre? Erano state murate? Nessuno sapeva o voleva rispondere a questa domanda. La casa introversa riversava tutto il suo moderato entusiasmo sul giardino e sui verdi colli lucinichesi, ostinandosi a negare la presenza della strada come la Paola negava l’esistenza delle fidanzate.

Al picnic di quel pomeriggio era stato invitato l’uomo dei sogni del momento, Francesco, un biondino florido e timido con cui la Paola aveva una storia mezza fantasticata fatta di non detti e di scherzi condivisi che così possiamo riassumere: a un dato momento uno dei due mormorava una battuta misteriosa e poi entrambi arrossivano e attaccavano a ridere. “È tanto caro” diceva lei di lui, pudicamente. “Peccato che sta con quella là.” E le confidenze si fermavano lì.

Gli altri invitati erano un paio di amici di lui e qualche altra persona del nostro giro. Vagavamo tutti un po’ oblomovianamente nel giardino, era del resto maggio e il calore primaverile mescolato allo spritz tagliava le gambe. La Paola indossava per l’occasione una gonna a balze coloratissima che si fermava appena sopra il ginocchio, lui era il genere di ragazzo cui donano i jeans e maglietta, inutile osare complicazioni.

Io ero sentimentalmente in vacanza, cioè nel bel mezzo di un amorazzo proprio con M. M. era il sosia perfetto di Jim Morrison con il vantaggio di non sapere chi fosse Jim Morrison, la configurazione perfetta. Erano del resto gli anni Ottanta. M. era programmato per vivere una lunga storia d’amore financo coniugale con L., ma c’era ancora tempo per gettare qualche sassolino negli ingranaggi. E noi tre, L., M. e io, negli ingranaggi di sassolini ne gettavamo a manciate. Non so se ho già detto che erano gli anni Ottanta.

Il sole già calava dietro le alture di Lucinico quando tra le mani di Francesco si materializzò una busta contenente LP e audiocassette: era ora di mettere un po’ di quella musica che piaceva a lui. Ma cosa piaceva a Francesco? Cosa lo svegliava la mattina, cosa lo muoveva, quali ritmi tamburellava in ufficio pensando un po’ alla fidanzata un po’ ai begli occhi verdi e sempre un po’ arrossati della Paola?

Fu in quel momento che assistemmo alla metamorfosi del “tanto caro”. Il quale ci spiegò come il migliore musicista in assoluto, il maestro indiscusso, fosse il bassista dei Level 42 con il suo inconfondibile slap. E come il migliore gruppo in assoluto fossero i Level 42. Procedemmo poi all’ascolto di alcuni pezzi scelti, con Francesco che mimava nell’aria elastici giri di basso mentre alla Paola sorridevano anche le balze della gonna. Erano gli anni Ottanta, c’erano il funk-jazz e il Live Aid, i Settanta erano lontani e per il momento dimenticati. 

Un’ora dopo Francesco imbustò gli LP e tornò per sempre dalla fidanzata.
 
Oggi ho riascoltato i Level 42, quella canzone che fa “lezioni d’amore perdute senza amore”. Partita dalla retina qualche decennio fa, mi è infine arrivata la visione della gonna a balze della Paola, insieme a un’incongrua e appagante tenerezza.

martedì, febbraio 05, 2019

Il grande Antonius e la piccola Nensi Drev

A un certo punto papà viene travolto dalla passione per la "pesca al sievolo", nella quale si cimenta le domeniche d'inverno in quel bayou monfalconese che sono i canali della bisiacarìa, terra di brume e di fanghi. Lo schema tattico è il seguente: papà si apposta in un luogo selezionato in base a maree, direzione del vento, condizioni meteorologiche, fiuto, tradizione orale, testimonianze più o meno fuorvianti; mamma consuma nella 128 gli schemi liberi della Settimana Engimistica; Antonia e io partiamo in ricognizione.
La tradizionale simbiosi nonna-nipote vorrebbe che la prima approfittasse del contatto con la natura per impartire preziose nozioni di base alla seconda. Fauna, flora, folklore inoffensivo in cui le fate si limitano a pettinarsi, edificanti ricordi d'infanzia.
Noi però ci troviamo in una landa di brume e di fanghi e puntiamo alle macabre scoperte.
Siamo il grande Antonius e la piccola detective Nensi Drev.
– Cosa vedono i miei occhi!
– Orco tocio, un cadavere!
– Attenzione, l'assassino potrebbe non aver abbandonato la scena del crimine.
– Propongo di nasconderci dietro quell'albero.
Inganniamo così l'attesa sgranocchiando biscotti Bucaneve e bevendo succhi Fructal con la cannuccia come insetti panciuti e rumorosi, gli occhi spalancati a scrutare la torbiera.
– Via libera, Antonius!
Antonius pungola il cadavere con un bastone e formula un'ipotesi.
– È un tocco di legno.
Va più o meno sempre così, l'eccitazione evapora tra mucchi di terra e fogliame.
C'è poi la variante Cicuttini. Carlo Cicuttini ha appena tentato di dirottare un aereo a Ronchi per chiedere un riscatto e la liberazione di Freda, è in fuga, è ricercato.
– Cosa vedono i miei occhi!
– Orco tocio, Cicuttini!
– Attenzione, potrebbe essere armato!
– Propongo di nasconderci dietro quell'albero.
E giù Bucaneve e Fructal, mentre papà carica già le canne nel bagagliaio e mamma finisce sospirando il Bartezzaghi.

Cicuttini non è mai Cicuttini, ci sfugge, è di volta in volta un albero, un palo della luce, un'ombra, un addensarsi di foschie, papà appostato immobile tra le canne in conversazione telepatica con i sievoli. Si saprà poi che in quei giorni Cicuttini è già in Spagna a collaborare con i franchisti e a farsi operare le corde vocali con i soldi che gli ha mandato Almirante. Si saprà che Cicuttini è anche quello di Peteano, è lui che ha fatto la telefonata ai carabinieri di Gradisca, "A Peteano c’è una Fiat 500 abbandonata con due fori di pallottola”, e bum. Questo si saprà.
Per ora è solo il 1972, l'anno più lungo della mia infanzia, l'anno della pesca al sievolo, di Antonius e Nensi Drev a caccia di cadaveri e di terroristi neri nel bayou.

lunedì, febbraio 04, 2019

Quindici

- Allacciare il fitness tracker: trenta secondi.
- Rileggere traduzione: venti minuti.
- Esitare nuovamente tra "sporco" e "cattivo" per "nasty": cinque minuti.
- Salvare traduzione tre volte di seguito: un minuto.
- Salutare destinatario con formula adeguata evitando espressioni tipo "buon lunedì" che suonano sempre smaccatamente derisorie: due minuti.
- Allegare file: trenta secondi.
- Cancellare, riallegare file per sicurezza: trenta secondi.
- Sollecitare in maniera ferma e dignitosamente risentita un cliente colpevole di due anni circa di arretrati, salutare con formula adeguata avendo cura di usare l'espressione "buon lunedì" (very nasty): cinque minuti.
- Soffermarsi a immaginare due anni circa di arretrati, visualizzare Paperone che si tuffa nei soldoni mentre Battista gli regge l'asciugamano: due minuti.
- Scoprire che L. sta leggendo "L'arte di ottenere ragione" per il bac: un minuto.
- Fare faceswapping con il musetto di Schopenhauer in copertina: un'ora.
- Totale: 15 passi.

You may be cool, but are you Vittorelli cool?
Are you?

giovedì, gennaio 24, 2019

Il Mazariol

È nel languore di un pomeriggio di pioggia, durante una di quelle chiacchierate tra femmine in cui ci confrontiamo sconsolate “il petto” e la Sgorza descrive le elaborate cotonature montate nella sua fantasia parrucchiera come albumi a neve, che mi invento il fratello morto.

Non per cattiveria. Per noia.
Perché sono la sola figlia unica di tutta la classe insieme al Montrani Andrea, che in aula calza le pantofole di lana, vomita in un angolo pallette d’ansia e poi se ne torna a casa con l’autista.
Perché una piccola misteriosa tragedia familiare non si nega a nessuno.
Mai sottovalutare il fascino che i fratelli morti esercitano sulle compagne di classe. Eccole lì, la Raffaella, la Claudia e la Sgorza (in arte Ondina Acconciature), tutte subito a sparare domande. No, mio fratello non era come quello della Franzica Cristina, quello caduto dritto nel limbo senza passare per il via. Il mio era un fratello completo, carne e ossa, viziatino e non simpatico. E poi è morto.
Ma come, come è morto?
Come?

“El xe cascà dae scale.” Entra in cucina Antonia reggendo un vassoio di cacao e frollini. “Dae scale”, ripete.
Tutte zitte, e zitta anch’io che sento arrivare una grossa storia.
“Povero Giancarlo. Scampava da qualche cosa, sicuro. Perché non correva mica come un stupido, Giancarlo. Scampava. Per dopo rompersi l’osso del collo. Lì.” E con il dito indica un punto ai piedi delle scale, nel vestibolo, là dove il marmo delle mattonelle è ingiallito.
“Povero Giancarlo”, butta lì un’ultima volta Antonia. Poi esce dalla cucina e fa per salire le scale maledette.
“Il cacau” dico debolmente io. “Si fredda il cacau.” Ma la Claudia, la Raffaella e la Sgorza tutte dietro Antonia, e poi ferme sullo scalino più basso a guardarla di sotto in su mentre sosta nel punto in cui le scale curvano, e aggrappata al corrimano si gira a metà, con il grugno di quando giochiamo a Rebecca e lei fa la governante: una governante passata per le campagne venete, i fossi e i sassi del Piave, tra rospi e denti di leone.

“Cosa è successo non si sa. Ma mi lo so.”
Silenzio, sguardo periscopico. La Claudia, la Raffaella e la Sgorza a bocca aperta.
“Scampava dal Mazariol.” 
E riprende a salire le scale. La seguiamo tutte nella sua camera, la vediamo chiudere gli scuri, la sentiamo cercare a tentoni l’interruttore, dando manate spazientite sul muro. Quando la luce si accende ce la ritroviamo vicinissima, immobile, le labbra serrate fino a scomparire in una sottile linea retta tra le guance infossate. Che ancora un poco e mi spavento anch’io.

“Io da piccola l’ho visto il Mazariol, correva pei campi come una bestia, guai metter il piede sulla sua orma, ti porta via e sei il suo schiavo morto. Non esiste più mamma, papà o casa. Non esiste. Sei un morto prigioniero del Mazariol e mangi radici e vermi.”
“Che schifus” si lascia sfuggire la Sgorza.
“In eterno” la fulmina Antonia. “Il Mazariol l’ho rivisto qua intorno, anni fa, che veniva su dal buco di viale Virgilio, strisciava su come una bestia. E gli ho detto a Giancarlo di non andare nel buco di viale Virgilio a giocare. Gli ho detto ‘Guai sei vai nel buco che ti prende il Mazariol’.”
“Ma lui era curioso”, butto lì io.
“Era curioso. E quel giorno che è tornato con le scarpe tutte piene di fango ho capito che era andato nel buco e aveva messo il piede nell’orma del Mazariol. E che quando il Mazariol lo prendeva lo trasformava, sicuro.”
“E dopo?” fa la Claudia.
“E dopo bisogna bere il cacau che diventa freddo. Circolare, circolare!” dice Antonia con un gesto da vigile urbano. E noi giù dalle scale. Ma piano piano, non come il povero Giancarlo.

In cucina ce ne restiamo zitte, ognuna presa nei suoi pensieri. Sono assorta anch’io, che mi chiedo quando la storia arriverà alle orecchie della mamma. Perché ormai non è un problema di “se” ma di “quando”, è una storia troppo grossa: la madre annientata dal dolore, la nonna ormai folle che inventa storie di spettri, il padre sempre con la canna da pesca in mano. Menti ottenebrate. Una casa di matti.

“Di questa cosa non si parla, è un segreto tra noi” dico rompendo il silenzio.
“Veramente io in camera di tua nonna ho visto una cosa sotto il letto…” balbetta la Sgorza. “Una roba scura, un’ombra, forse anche si muoveva.”
“Sarà stato il Mazariol” sentenzia Antonia, appoggiata a uno stipite della porta.
La Claudia, la Raffaella e la Sgorza la fissano con gli occhi a palla, mentre gli sbaffi di cacao agli angoli delle labbra disegnano loro finti sorrisi da pagliacci tristi. Quando ci crescerà mai il petto, a noi, mi chiedo osservandole. Quando diventeremo mai “signorine”.

Il pomeriggio scorre via in maniera convenzionale, la Sgorza si offre di farci le acconciature ma non c’è più la spensieratezza di prima, le vedo che tutte e tre allungano il collo per spiare ora il pavimento del vestibolo, ora le scale. Poi se ne vanno, senza altre domande, ma esitando un’ultima volta sulla soglia. “Circolare, circolare” si sente gridare dalla cucina.

Quella sera Antonia mi porta in camera sua. 
“Vien con mi che te presento il Mazariol, amore” fa tutta allegra. Si china accanto al letto, tastando il pavimento.
“Ecco il Mazariol!” dice spingendomi qualcosa contro il petto.
“Che schifus, nonna!”

È un vaso da notte.

mercoledì, gennaio 23, 2019

La sublime morte di Lara Croft

Ho giocato per anni in solitaria, su computer e console.
Una sera sul tardi citofona il mio amico di Portogruaro. Il mio amico di Portogruaro viene a Gorizia con la scusa della benzina slovena, ma prima passa sempre a salutare la "cugina di Zellina" perché comunque è di strada, così da me arriva in media dopo le undici. Io lo saluto appena, gli comunico rapida che devo mostrargli una cosa e salendo gli scalini a due a due lo porto su in mansarda dove tengo il computer, che è tipo un 486 con Windows Zero. E lì gli mostro Lara Croft. Ma non la Croft che corre salta e spara, bensì un gomitolo di poligoni che continua a morire gemendo e contorcendosi sott'acqua per fatale mancanza d'ossigeno, alla ricerca di una via d'uscita. 

Quella notte facciamo le ore piccole a osservare la morte di Lara Croft preceduta da gemente agonia subacquea. È come stare davanti a un acquario, si parla d'altro e ogni tanto ci si interrompe dicendo "sempre bello l'effetto dell'acqua però" e "le cose che possono fare i videogiochi oggi" o infine, già sbadigliando, "comunque la Lara la trovo in forma, stasera". "La Lara" diventa una variante irrinunciabile della "cugina di Zellina" nella quest benzinara del mio amico di Portogruaro.

Passa un po' di tempo. Mi compro la PS1. Una sera sul tardi (dopo la "cugina di Zellina") passa il mio amico di Portogruaro. Io lo saluto appena (ormai andiamo al dunque senza neanche salutarci più, ci limitiamo a prendere atto della reciproca presenza), dico "devo mostrarti una cosa" e lo porto davanti a Lara Croft che annega uguale, ma sullo schermo di un televisore 32 pollici. A quel punto anche lui vuole la PS1, è comprensibile che voglia riprodurre l'esperienza a casa sua. Però siamo sotto Natale, e quell'anno le PS1 non si trovano neanche a pagarle il doppio a un camionista bosniaco nell'area di servizio di Cessalto. Allora lui fa il giro dei centri commerciali del Veneto, trova una PS1, se la porta a casa e collega furiosamente i cavi prima di constatare con una certa delusione che il televisore è troppo piccolo per Lara Croft. Così compra un nuovo televisore e un mobiletto per accogliere il televisore, il mio amico di Portogruaro, e manca tanto così che compri anche un soggiorno nuovo, una casa nuova. Manca tanto così che demolisca Portogruaro come un dio capriccioso solo per far spazio a Lara Croft che annega in un metro cubo alla ricerca di una via d'uscita.
Perché una cosa è certa: noi, il mio amico e io, faremo sempre in modo che quell'uscita non la trovi mai.

Adesso ho la PS4, gioco a Red Redemption II, convivo con le malinconie di Arthur Morgan, ho un cavallo di nome Giorgio. I testicoli del mio cavallo Giorgio si contraggono visibilmente quando fa molto freddo, lassù nella regione di Ambarino.

Il mio amico di Portogruaro si è fermato alla PS1 e ha un figlio tredicenne che vuole diventare YouTuber come Cicciogamer. 

Lara Croft esiste ancora, ma in prequel avventurosi in cui è giovane, parla e rivendica una personalità e financo alcuni stati d'animo a dirla tutta abbastanza convenzionali. Mi piace pensare che non abbia ancora scoperto la sua vera vocazione, annegare in un metro cubo d'acqua dentro un vecchio 486.

giovedì, gennaio 17, 2019

Scarpe

– Si è comprato altre due paia di scarpe.
– A questo punto è una droga.
– Ho fatto l'errore di dirgli che quelle più sportive sono così eleganti che può metterle con qualsiasi cosa.
– E?
– Adesso mi esce in tuta.

mercoledì, gennaio 16, 2019

La verità




“La gente ama i polizieschi. Fa piacere seguire una storia di cui si conosce già il finale. Lusinga sentirsi più furbi degli autori. 
Nella capitale dicono che questa storia straordinaria è accaduta a Mosca.
A Odessa affermano che ha avuto luogo nella loro bella città.
Leningrado e Rostov-sul-Don non sono d’accordo.
Sette città rivendicano i fatti, come sette città sostengono di aver dato i natali a Omero.
La verità è che non sappiamo dove si sia svolta questa storia, né se sia realmente accaduta.“
Voce narrante, Beregis’ avtomobilija (1966)
Regia: Ėl'dar Aleksandrovič Rjazanov 
Direttori della fotografia: Anatolij Michajlovič Mukasej, Vladimir Dmitrievič Nachabcev

martedì, gennaio 15, 2019

Lo Squartatore della Città di G.

Le sedute di mia madre dalla parrucchiera di via Brigata Pavia detta La Bionda sono per me occasione di arricchimento culturale. In un angolo del salone improvvisato al pianterreno di una vecchia casa di due piani con cortile – si attende l'apertura della rinnovata sede di viale XX settembre – le clienti della Bionda aspettano il loro turno origliando le conversazioni e pescando secondo gusto e inclinazione da un'appetitosa collezione di riviste e rotocalchi. A quella biblioteca attingo indisturbata anch'io. È lì che scopro la storia di Jack lo Squartatore, assassino di prostitute nelle nebbie di Whitechapel. La parola prostituta, simile a "istituto", accende nella mia mente immagini di camicette bianche, mantelle nere, calze di lana e castigati cardigan. Mi convinco insomma che prostituta voglia dire "educanda" e improvvisamente mi sento un po' educanda anch'io che faccio la seconda elementare, mi si impenna lo spirito di categoria e mi immagino a rientrare in collegio fendendo la notte dopo una visita caritatevole in un orfanotrofio. A un tratto dal buio spunta la lama mutilatrice di Jack lo Squartatore che...
L'articolo a un certo punto si interrompe perché qualcuno ha avuto la bella trovata di strappare un pezzo di pagina, forse perché il retro riporta stuzzicanti approfondimenti sulla vita di Dalida.
Sento che i prossimi giorni saranno inzuppati di panico, potrebbe esserci un emulo di Jack lo Squartatore che mi aspetta dietro il Convento delle Orsoline.
Mentre rincasiamo sono insolitamente taciturna, ma la mamma un po' stordita nella sua nuvola di lacca fissaggio forte non ci fa caso. Devo parlarne con qualcuno prima che lo Squartatore esca dalla sua tana.
– Nonna, ho tantissima paura di diventare una prostituta!
Antonia mi lancia uno sguardo distratto e farfuglia qualcosa a proposito di quello sporcaccione di mio nonno e del "benedetto referendum sul divorzio". Ma si vede che non ci mette passione perché ha la mente altrove.
Tra le mani ha un brandello di pagina che contiene tutti ma proprio tutti i saporiti dettagli della vita di Dalida.

mercoledì, gennaio 09, 2019

Adult content


"It looks like your post might be in violation of our Community Guidelines and is now hidden", dice Tumblr.

E questo era (modestamente) il post:




“Com’è il mare? Come spiegare?
Il mare è il mare.
Non c’è niente di più bello, va visto di persona.
E quando c’è la tempesta?
Anche la tempesta è bella.
Tutto è bello, in mare.”

Serëža (1960)

Regia: Georgij Nikolaevič Danelija, Igor’ Vasil’evič Talankin
Direttore della fotografia: Anatolij Dmitrievič Nitočkin

martedì, gennaio 08, 2019

Tre o quattro

Un giorno senza il wi-fi e mi ero già convinta che i Re Magi fossero quattro: Gaspare, Melchiorre, Baldassarre e quello che arrivava in ritardo. Per quello che arrivava in ritardo ricordavo perfino un'infilata di contrattempi pittoreschi.
Poi è tornato il wi-fi e sono andata su Google a cercare "Re Magi quattro", e «Famiglia Cristiana» dice che in effetti non si sa. Lo dice in maniera molto amichevole, con un linguaggio chiaro anche per i più piccoli, infatti la rubrica è intitolata "I figli ci chiedono". E questo è quanto.

La fantasia sui Re Magi era stata scatenata dalla puntuale comparsa della Galette des Rois, il trappolone con cui il giorno della Befana i panettieri francesi ti impacchettano la Tradizione: il prezzo della tradizione può arrivare a 30-40 euro per un disco volante di pasta sfoglia farcita frangipane e tungsteno, l'equivalente di tre-quattro Re Magi che deambulano nel delicatissimo stomaco umano con gli scarponi chiodati. Nell'impasto (che per comodità chiameremo immonda sbriciolatura) è nascosta una fève, oggettino kitsch costruito in materiale economico da una batteria di macchinari azionati da bambini asiatici.
Chi trova la fève è il re della serata e vince un viaggio dal dentista. Di solito si fa in modo che a trovarla siano i più piccoli, un po' perché loro si accontentano di poco, un po' perché se ci lasciano un dente è meno grave e magari rimediano pure una banconota di piccolo taglio.
Ogni anno Monoprix comunica di aver nascosto nelle sue féve una decina di diamanti.

Il maestro delle medie Stanti, insegnante di educazione tecnica dei maschi e per supplenza anche delle femmine, dei propri opachi e corsari trascorsi sudafricani amava raccontare le ispezioni corporali all'uscita dalle miniere, dilungandosi sui metodi per nascondere e contrabbandare i diamanti. In un innominabile passato l'elica di un aereo gli aveva mangiato la mano destra, al maestro Stanti, ma lui non se l'era presa e continuava a caricare gli alunni su un vecchio Cessna per il battesimo del volo: Gorizia dall'alto, castello, confine, piccolo vuoto d'aria, scendere fare attenzione congratulazioni Vittorelli siamo già al terzo battesimo avanti un altro. Un giorno ci aveva imbarcati tutti su un DC9 per portarci a Roma, andata e ritorno in giornata. Atterraggio a Ciampino, foto ricordo, pranzo al sacco, serata libera al Luna Park mentre lui andava a trovare un'amica sua carissima, rientro a Ronchi dei Legionari ore ventidue zero zero, genitori commossi in sala arrivi: tornavamo stanchi ma incolumi dalla prima guerra dell'EUR.

In ogni caso i diamanti di Monoprix nessuno li ha veramente visti mai. E questo è quanto.

lunedì, gennaio 07, 2019

Senza meta a notte fonda

Stamane per nessun motivo (stavo cambiando la fodera del piumone con il metodo "facile", "meno di un minuto", "in poche semplici mosse") mi è venuta in mente quella breve poesia di Byron, non ce ne andremo più in giro senza meta a notte fonda, anche se il cuore ancora ama e la notte è ancora luminosa; perché la spada consuma il fodero, l'anima consuma il petto, e così anche se la notte è fatta per amare noi non ce ne andremo più in giro senza meta nel chiaro di luna. Mi è sempre piaciuta, quella poesia, struggente forse oltre l'intenzione dell'autore.
A questo punto era passato più di un minuto e le mosse erano diventate molte e scomposte. Così sono andata su Google e ho scoperto che Leonard Cohen ci ha fatto una canzone, con la poesia di Byron. Ascoltiamola, mi sono detta. Ho ascoltato questa canzone di Leonard Cohen. Poi YouTube è passato al pezzo successivo, "In My Secret Life", anche questo mitragliato da un plotone di coriste singhiozzanti, ma non male. Non male, dai, ho confermato al piumone mezzo nudo.
Sono dunque diventata il tipo di donna tutta cori e sassofoni che si mette ad ascoltare Leonard Cohen post-litteram? Come la zia pazza di cui mi hanno raccontato, quella che dopo i settanta ha preso a girare il mondo per andare a tutti i concerti di Leonard Cohen ("vengo per il caffè non mi fermo perché dopo c'ho Leonard a Bercy")?
No, questo non lo credo.
Tutto è cominciato con Byron.
Ma Byron a pensarci bene è arrivato con il copripiumone, con la fodera un po' logora come il petto consumato dall'anima, come il fodero della spada.
Fodero e fodera, il cervello umano è un organo delicatissimo e purtroppo abbastanza stupido.

Buon anno.

1. Il font è un po' più grande perché nel frattempo saremo diventati tutti un po' presbiti.
2. Se non ho risposto a commenti o mail in questi anni non è per qualche improrogabile impegno, non è perché sono pazza e solare; è perché il cervello è un organo delicatissimo e purtroppo abbastanza carogna.

martedì, ottobre 30, 2018

Nome Spazzapan

Tutte le mattine sul presto il Spazzapan si arrampica sul muro del manicomio per prendere a sassate le donne in bicicletta che vanno a lavorare in Cotonificio.
Un giorno il Spazzapan chiede un colloquio.
- Dotòr, ho sbagliato, non dovevo tirar sassi.
- Bravo, Spazzapan, non bisogna tirare sassi. A quelle povere che vanno a lavorare la mattina presto.
- Dotòr, la gà ragiòn, basta sassi.
- Molto bene Spazzapan.
- Un permesso, dotòr? Che son mezzo guarì?
- Va bene, vedrò cosa posso fare.
- Nome Spazzapan, la se ricordi dotòr.
La sera il dottore alla fine del turno esce dal manicomio, monta in bici e dopo due pedalate si prende una sassata nella schiena.
- Porco boia! Chi xè stà!
- Dotòr, la se ricordi il permesso: nome Spazzapan!

Quel giorno a Gorizia avevamo finito le rane e gli scorpioni. Per fortuna avevamo il Spazzapan.

domenica, settembre 30, 2018

Outfit

Maglietta a righe sottili bianche e nere, gilet di velluto nero liscio che si vorrebbe decadente, jeans skinny neri, scarpe vintage Lario 1898 leggermente a punta.
Come mi vedo io: ma sì (col tono della zia di Thomas Bernhard).
Come mi vedono gli altri: un miserabile mimo.

Adesso scendo a offrire rose immaginarie ai passanti accompagnando il gesto a vuoto con sghembi sorrisi poetici.
Poi dice che finiscono accoltellate.

sabato, settembre 15, 2018

La whirlpooliana dell'undicesimo

Tutti dicono che se il frigo è troppo freddo bisogna abbassare il termostato. Lo dice anche il libretto di istruzioni, dice che a 1 il frigo lavora poco e raffredda poco, a 7 lavora come un matto e raffredda tanto. Il termostato stava sul 2. Il frigo era troppo freddo.
Noi abbassiamo a 1. Il frigo è ancora troppo freddo, lo dice anche il termometro infilato in un bicchiere d'acqua per cinque-otto ore come consigliano su internet.
Allora chiamiamo il servizio guasti di Darty.

Il tecnico di Darty dice: ce l'ho proprio presente il suo frigo che ha comprato qui da noi tanti anni fa, ho qui il suo dossier. Davanti agli occhi, ce l'ho. Qual'è il suo numero di telefono? Sì è lui è il suo frigo. Sembrava quasi che in tutti questi anni avesse solo pensato a lui, al quel frigo, chissà come sta, chissà se lo riempiono troppo, chissà se lo lasciano solo d'estate. Guardi, dice, per strano che le sembri, dice.
Può essere, dice, che il termostato in realtà indichi la temperatura del frigo. Contrariamente a quello che dicono il libretto di istruzioni, la letteratura scientifica, l'esperienza personale e vuvuvu.bricoleurdudimanche.com.
Provi a metterlo sul 5, dice.
Provi, dice.
Cosa potrà mai succedere.

La glaciazione di tutto il caseggiato, potrà succedere, con estinzione di grandi mammiferi tipo il micetto dei vicini, variazione seppur minima della rotazione terrestre e comparsa di una coltre di stelle alpine sul Bd. Richard-Lenoir, solo il radiocarbonio un giorno svelerà questa storia, la Whirlpooliana di quelli del secondo piano che appena tornati dalle vacanze hanno messo il termostato sul 5 nel frigo ventilato. Perché gliel'aveva detto uno di Darty.

Mettiamo sul 5.
La temperatura svetta a 2°.
Fine delle certezze sui frigoriferi.

Ho deciso che per il resto della mia vita studierò i termostati dei frigoriferi, fino a diventare la più grande esperta mondiale dei termostati di frigoriferi, paper caricati su Academia.edu, blog dedicato su Medium, TED talks, AMA di Reddit, ospitate dalla Gruber insieme a Scurati che parla della sua opera colossale, Chris Hemsworth che mi mette i like su Instagram.

E poi, un giorno, telefonata della mamma, ti passo papà, papà dirà ti devo chiedere una cosa, una cosa sul termostato del frigorifero papà?, no, dirà lui, se vuoi meno freddo metti 1 e se vuoi più freddo metti 7, no, mi son dimenticato come si mette il timer per registrare sulla chiavetta dalla Tv.


sabato, maggio 19, 2018

La donna che scambiò sua suocera per un cappello

La mia ex suocera divide confidenzialmente (cioè all'insaputa della sposa, per la quale ha sempre comunque parole sentitamente affettuose, compensando i chili di troppo con il "bel visetto", l'eccessiva magrezza con il "bel personale" e i nasi da aquilotto con un vago e sempre in voga "incarnato trasparente") i matrimoni in:

1. è da cappello.
2. non è da cappello.

Io ne imitavo la cantata milanese rallegrando il tavolo "dei giovani" già durante il primo giro di sorbetti.

Naturalmente:

1. la felicità di occupare un posto sotto un cappello;
2. di riempirne il vuoto o piuttosto di svuotarne il pieno;
3. di creare tramonti sul Nilo sistemandosi controluce con uno spritz Aperol in una mano e un canapè nell'altra;
4. di accogliere faune tropicali e microclimi, posticini per api operose o subdole zanzare, nebbie padane, arcobaleni e temporali;
5. di aggirarsi tra altri animali piumati e fioriti, timidi o appariscenti, e riconoscersi con sprezzatura in quella abissale e gloriosa noia che è il matrimonio da cappello.

sono tutte cose che non evocano scene di lotta di classe come pensavo io, né snobismi come pensavo sempre io (che a quel punto ero un genio).
Ma altro.

Su questo ha sempre avuto ragione lei.

domenica, aprile 22, 2018

Lo svuarbilut

Gorizia, La Casa Mia, garage. Animale lunghezza 12 cm, sconosciuto, morto acciaccato.
Scatto bella foto.
Mostro bella foto ai miei.

Ottimismo materno:
Nido di vipere trasloco scappare tanica benzina incendiare spargere sale avvertire amministratore avvertire vicino piano di sopra quello che ha tutte le chiavi di emergenza e sa cambiare le lampadine chiamare Digos.

Parere paterno (senza occhiale):
No no. Niente.

Parere paterno (con occhiale rosa Big Babol di madre):
No no. Niente.

Parere paterno (con occhiale proprio):
Sì. È uno svuarbilut. Noi da ragazzini lo infilavamo dentro la camicia e ce lo portavamo a casa. Perché? Perché è simpatico, dolce, di buon temperamento.

Parere paterno (riposti gli occhiali):
È una lumaca. Tu non hai idea delle lumache che esistono.

- Vi mando la foto, posso?
- No.
- No.

sabato, gennaio 06, 2018

Là dov'era più morbida

Il maestro di musica diceva che lui l'Olivieri l'aveva conosciuta da giovane ed era bellissima, la ragazza più bella di Gorizia. Adesso però la Olivieri aveva un viso smunto tappezzato da una peluria chiara e folta e faceva spavento.
Antonia, sempre aggiornata sui progressi della chirurgia grazie alla lettura di pubblicazioni scientifiche come «Cronaca Vera» e «Stop», diceva che probabilmente quel viso era la conseguenza di un brutto incidente di macchina o di ustioni gravi, e che alla Olivieri avevano trapiantato la pelle prelevandola là dove era più morbida, il sedere, metodo già collaudato con la somma diva Sylvie Vartan.

Da dove venisse quella pelle non si sapeva, fatto sta che la Olivieri suscitava paura, sgomento e ribrezzo. Per non incrociare i suoi occhi, enormi e tossici, lo sfortunato chiamato alla lavagna si vedeva costretto a concentrarsi sulla peluria, un paesaggio nel quale controluce e in giornate particolarmente umide potevano formarsi arcobaleni.

Alla Olivieri io piacevo.
«Vittorelli, il mio arbiter elegan-»
«-tiarum» ero obbligata a scandire, perché lei ci faceva anche i rudimenti di latino, latino alle medie in una scuola che aveva fama di essere la migliore e nella quale per banali questioni di residenza confluivano soprattutto figli di operai, gente di Straccis, del Torrione, di via Cordaioli, insomma del Bronx.
«Vittorelli, che colori. Sei la nostra Madame... »
«Henriot.» Perché ci faceva anche un po' di storia dell'arte, l'arte che piaceva a lei.

Valerio Colella era figlio di operai pure lui, e a casa sua linguisticamente parlando vigeva il doppio corso monetario: ci si scambiava cioè mozziconi di frasi in dialetto e in un italiano molto elementare. In più il Colella era un ragazzo introverso, a scuola stentava, e soprattutto arrossiva forte e senza motivo sopra lo scollo di maglioni che sua madre gli sceglieva sobri come un monoscopio a colori.
Poi un giorno, in un compito in classe sul Leopardi, dopo una sfilza di pensieri convenzionali il Colella partì temerario per la tangente, forse per spiegare certe sue afasie esistenziali: "Mi sento come la Simca di mio papà, che bisogna sburtarla per farla partire".
La Olivieri lesse la frase a voce alta. Poi la rilesse. Nel mondo della Olivieri non esisteva il verbo sburtare. E del resto non esisteva neanche quella classe di poveracci, né l'odore di Big Babol, di sudore e di panni asciugati male. Il suo mondo erano i fiori freschi da Voigtländer, il caffè al Verdi o al Garibaldi, i tè danzanti della Ginnastica, le uscite sul fiume con gli amici della vecchia banda, una banda in cui le ragazze si chiamavano Argia e i ragazzi facevano alpinismo e si tiravano un colpo di rivoltella passati da poco i vent'anni. Quel mondo esisteva solo nei suoi occhi spaventosi, e nella peluria che alla minima corrente d'aria ondeggiava e si illuminava come lino delle fate. Nel mondo della Olivieri non si sburtava.

Fu così che la Olivieri quella mattina si scagliò sul Colella urlando.
Alla fine di lui rimase soltanto un mucchietto di pelle ossa e cartilagini, un ciuffo di capelli, un maglione lacero, un paio di Clarks contraffatte, due tubolari bianchi ingialliti sulla pianta, qualche cartina di caramella Golia, una pozzanghera di lacrime, un astuccio contenente una penna biro, un compasso, una matita 2B, una scolorina e una gomma profumata.
Questo vidi io, Madame Henriot, arbiter elegantiarum, sesto banco a sinistra nella disposizione a ferro di cavallo.
All'uscita della scuola il Colella trovò come sempre ad attenderlo suo padre con la vecchia Simca.
Come sempre toccò sburtarla per farla partire.

giovedì, gennaio 04, 2018

La prima fetta



Quel pomeriggio eravamo in spiaggia quando alla Barbara venne proprio voglia di un panino. E disse ho proprio voglia di un panino.
Allora mia madre disse mi raccomando, se prendete il salame taglia via la prima fetta e buttala. Mi raccomando, ripeté mia madre.
Con la Barbara salimmo in casa, spalancammo il frigo, tagliammo il pane, tagliammo il formaggio, tagliammo il salame e preparammo un panino. La Barbara se lo mangiò con gusto, piano piano ma con gusto. E disse mi è proprio piaciuto questo panino.
Quando riscendemmo in spiaggia mia madre mi prese da parte e mi chiese se avevamo buttato la prima fetta di salame. Io dissi di sì, ma ce ne eravamo dimenticate.
È risaputo che se non butti la prima fetta di salame puoi morire quasi subito, diciamo entro una o due ore.
E infatti la Barbara quel pomeriggio morì, puntuale.
Mia madre disse te l'avevo detto.
Mio padre disse te l'avevo detto.
E i vicini d'ombrellone fecero sì con la testa, perché loro non l'avevano detto ma comunque l'avevano pensato.
Mentre mia nonna rimase zitta a rosicchiare la matita interrogandosi sulla soluzione del 12 orizzontale, per poi bisbigliare assorta comincia con la D e forse ma solo forse c'è una M in mezzo.
Infine tacquero tutti, e si sentì solo il ronzio lontano di un aereo che trainava uno striscione pubblicitario con su scritto Mobili Donda.
Quella sera dopo cena andammo tutti a mangiare un gelato.
La Barbara prese una coppa con tre palline di stracciatella e un succo di frutta alla pera, che consumò piano piano ma con gusto. Mi piace proprio, la stracciatella, disse.

giovedì, dicembre 07, 2017

Johnny

È stato durante la conferenza stampa del Prefetto di Parigi dedicata ai dispositivi di sicurezza e alle misure di ordine pubblico per il corteo funebre di sabato (400 biker, musicisti che suoneranno lungo il percorso, schermi giganti, centinaia di migliaia di persone, forse mezzo milione), quando il signor Prefetto ha voluto ricordare quella volta che Johnny è venuto a visitare la prefettura perché aveva con essa un legame particolare, e quella volta che lui, il Prefetto, è andato a un concerto di Johnny e poi è stato ricevuto personalmente nel suo albergo,

insomma è stato dieci minuti fa e comunque dopo due giorni di rocchettari, reumatiche, inconsolabili, scolaretti, garagisti, armonicisti, harleydavidsonisti e dopo la notizia di 250.000 ascolti di "Je te promets" su Spotify che mi sono accorta che questa cosa di Johnny è piacevolmente

piacevolmente

piacevolmente

sfuggita di mano.

venerdì, dicembre 01, 2017

Ça va

Così vanno le cose. Con i vicini, in panetteria, al supermercato le cose vanno così:
Persona: Ça va?
Vittorelli: Ça va. Ça va?
Persona: Ça va, ça va.
Ma. Ci sono eccezioni.
Persona: Vous allez bien?
La Miru: Ça bien merci bonjour grumh buh va.
E la Miru si allontana sconfitta.

martedì, novembre 28, 2017

Trentatré



Nella cittadina di Verchnie Jamki un dentista scopre che l’operaio Ivan Sergeevič Travkin ha in bocca ben 33 denti. Il dolorante Ivan Sergeevič viene così portato a Mosca, dove gliene capitano di tutti i colori: prima finisce in manicomio vittima delle macchinazioni di un invidioso (che finirà ricoverato a sua volta) e poi diventa famoso grazie alla sua particolarità. Gli scienziati ipotizzano che con i suoi 33 denti sia un discendente dei marziani e lo scelgono per una pericolosa missione spaziale.
E "Trentatré" è il titolo del film.
In bella immagine, Ivan Sergeevič torna nel suo paesino.

Il fatto che Verchnie Jamki non esista non gli impedisce di venire nominata altre due volte nel cinema sovietico: in Šla sobaka po rojalju (1978) e in Afonja (1975) dello stesso Danelija.

Tridcat tri (1965)

Regia: Georgij Nikolaevič Danelija
Direttore della fotografia: Sergej Arkad’evič Vronskij

giovedì, ottobre 19, 2017

I bless the rains down in Africa

La macchina da presa inquadra un mappamondo che ruota e sfuma in un ventilatore a soffitto, poi scende, passa in rassegna scaffali pieni di grossi volumi e si ferma su uno con un mezzo vokuhila che canta assorto mentre sullo sfondo una bella ragazza nera con gli occhiali siede a una scrivania coperta di libri. (Primo piano della ragazza nera che si lecca un dito per sfogliare un libro.)

Poi c'è nuovamente il mappamondo rotante, lui che canta, una mano che timbra un passaporto, lui che canta dietro pile di libri alla luce di una LAMPADA a olio. In seguito appaiono un batterista, un percussionista, un tastierista e un chitarrista affaccendati con gli strumenti loro, mentre Mezzo Vokuhila canta e la ragazza lancia uno sguardo seducente o dubbioso al di sopra degli occhiali. Ma a cosa lo lanci non si sa, forse al tizio che canta da solo.

Mappamondo che ruota, sfogliare furioso di pagine, e infine il mappamondo si ferma per permettere alla macchina da presa di zoomare su AFRICA.
La band suona sopra una pila di volumi, in particolare su un librone intitolato AFRICA.
Ma Mezzo Vokuhila durante le sue ricerche bibliografiche ha trovato un brandello di carta, cosa sarà?
Intanto fuori, in mezzo a una vegetazione tropicale, succede qualcosa, c'è qualcuno. Qualcuno con una LANCIA.
Ma da dove verrà quel pezzetto di carta?
Mezzo Vokuhila (visibilmente sudato) prende un libro, ed è finalmente soddisfatto. Sulla copertina c'è scritto: AFRICA.
Una mano nera con braccialetto di piume e perline scaglia infine la sua LANCIA che sfiora una pila di libri e va a conficcarsi sulla parete tra un paio di maschere africane. Sul pavimento, gli occhiali rotti della ragazza nera.
A questo punto però i vari membri della band spuntano cantando dietro gli scaffali della libreria, nei varchi aperti tra un libro e l'altro, occupandosi serenamente del refrain.
Comunque a posto, abbiamo scoperto dove stava il pezzo di carta, solo che la LANCIA ha fatto cadere i libri che hanno rovesciato la LAMPADA e il libro si incendia. La montatura di plastica degli occhiali della ragazza si scioglie.
Poi c'è Mezzo Vokuhila adagiato sul librone in modalità colazione sull'erba, mentre il libro intitolato AFRICA brucia.

E noi? Noi riservavamo a queste scene uno sguardo imperturbato e sornionamente "goriziano", una sovrana sprezzatura.
Erano gli anni Ottanta.

martedì, settembre 05, 2017

Una cosa che ho fatto quest'estate

Il tema dal titolo “Una cosa che ho fatto quest’estate” lo aprii quell’anno con sintetica franchezza: “Quest’estate con i miei familiari siamo stati sul Lago di Raibl e all’andata io ho gomitato nella vettura di mio papà”.
“Ma dove sta il Lago di Raibl?” si informò poi la Claudia che vantava una passione per la geografia. “Praticamente in Isvizzera” risposi io con un gesto nobile che abbracciava un esteso arco montuoso in cui la Carnia fraternizzava con le Dolomiti e le Alpi Graie, e i laghi erano un unico specchio d’acqua che emergeva e scompariva, addormentandosi furlano e svegliandosi elvetico.

La Svizzera era sinonimo di lungo soggiorno fatto di passeggiate, sedie a sdraio e pranzi al sacco, di albergatori riservati e puntigliosi, di versanti cordiali. Invece noi al Lago di Raibl ci eravamo andati in giornata, partendo all’alba carichi di canne stivaloni e mulinelli per partecipare al Torneo di pesca a coppie “Lui e Lei”. Lui era mio padre, Lei ero io.
Antonia era addetta alla distribuzione delle cotolette impanate, mentre il contributo di mia madre si esauriva in un tifo un po’ scolastico (“Dai dai”, “Tiralo su tiralo su”) che si spegneva alla vista delle esche vive. Io in quanto Lei sapevo maneggiare i lombrichi, sapevo lanciare, sapevo dosare lo strattone, sapevo recuperare. A papà bastava. Papà faceva tutto il resto.
Quel giorno appena scesa dall’auto mi ero innamorata, all’improvviso, con le gambe che ancora mi facevano Giacomo Giacomo. Lui era mio coetaneo, era biondo, indossava una polo a righe rosse e blu ed era il figlio del Pagorani, nostro avversario, acerrimo rivale pescasportivo del padre mio. Naturalmente non ci scambiammo neanche una parola, solo sorrisi ebeti. Io lì, con la canna in una mano e una cotoletta impanata nell’altra, mentre mia madre faceva “Dai dai!” e mio padre bisbigliava “Quando mangia, polso fermo e tac. Polso fermo e tac!”. Lui là, a sorridere abbracciato a un barattolo di vermi.
Vincemmo noi, non so perché. Un buon posto, pasturato bene. Fortuna nel sorteggio. Bilance truccate. Giudici corrotti.
Con il figlio del Pagorani ci salutammo nel parcheggio facendo ciao con la mano in mezzo ai clacson e alle auto in retromarcia, avvolti in una nuvola di polvere, moscerini e freschìn. Così voleva il nostro destino di Montecchi e Capuleti del Lago di Raibl, nel Friuli svizzero. Io però almeno mi tenevo stretta la coppa “Lui e Lei”.
Sulla strada del ritorno lui gomitò in macchina, ma questo me lo raccontò poi mio padre ridendo sotto i baffi.
Nel tema furono naturalmente omessi gli aspetti romantici.
“Mi piace la tua sintesi” commentò la maestra Burziani. “Vomitare, però, con la V.”
“Maestra, a me solo scrivere o dire la V mi fa gomitare!”
“Va bene” disse lei, e con la matita fece un segno morbido come una traccia lieve di rossetto.

martedì, agosto 15, 2017

La cornacchia

Tre giorni fa al citofono: "Manu aprimi. C'è qui un signore che cerca una cornacchia, lo lascio entrare in giardino?" "Ok."
Stasera, davanti al cancello di casa: "Scusate avete mica visto una cornacchia?" "Vuole entrare in giardino?" "Grazie."
Certe volte si sta come in un film di Carpenter Sam Neill.

giovedì, giugno 08, 2017

Cosa ho fatto ieri sera

C'era questa maestra, la maestra Burziani, che ogni tanto ci buttava il tema "Cosa ho fatto ieri sera". Allora io personalmente la sera:

andavo con mio papà a prendere la mamma all'uscita dal lavoro ma prima ci fermavamo in un baretto di Straccis dove gli amici gli dicevano "I te gà riciamà", "Ti hanno richiamato", per via della camicia kaki stile militare, e mio papà rideva sotto i baffi a ferro di cavallo, poi mi diceva scegli un gelato pìciula e io prendevo sempre la Cristallo, cioè stracciatella in una tazzetta di plastica blu trasparente;

oppure guardavo la tv.

La maestra Burziani accettava di buon grado la storia della coppa Cristallo, se la gustava ogni volta come una bella replica a volte condita da un seguito come la mamma che saliva sull'auto sbagliata o papà che fermava la macchina sul marciapiede, scendeva e poi tornava con un mazzetto di erbe per la frittata, mentre io dicevo "papà ma è legale?", "siamo sicuri che è legale?" e lui diceva "tira giù la testa che c'è la polizia".

Sulla tv la maestra Burziani aveva qualche riserva. Aveva qualche dubbio.
Non è corretto dire ho guardato la tv, diceva. Ho guardato il televisore? No, perché così sembra che hai guardato l'apparecchio spento. (Risate.) Ho guardato la televisione?
La maestra Burziani faceva la faccia pensosa.
Poi sentenziava: ho assistito alla televisione. Ho assistito a un programma televisivo.
Ma la vedevo incerta, e per non darle un dispiacere il tema lo facevo sempre sulla Coppa Cristallo, una storia on the road piena di tappe bellissime e prevedibili, di finestrini abbassati, di profumi di prati annaffiati di fresco e della mamma che saliva sull'auto sbagliata.

Tranne quando c'era la partita.
Allora lì dicevo abbiamo assistito alla partita.
Per la verosimiglianza.
Però ci infilavo la camicia kaki di papà anche se magari a casa stava in canottiera.
Per l'arte.
La maestra Burziani non si è mai lamentata.

giovedì, settembre 17, 2015

Le nozze di Auschwitz e Poesia

Il membro della giuria di un premio letterario per esordienti, sezione “Poesia”, recita la long list e poi contempla in silenzio il buio oltre i vetri, pensando ad Adorno

di Sergej Kruglov

Su tutta la terra si fa buio
Dall’ora sesta all’ora nona
E avanti fino al mattino.
È la festa di nozze di Auschwitz e Poesia.
Anzi, la festa è già finita:
Non restano più cibo né bevande, gli ospiti se ne sono andati,
La notte di nozze è cominciata.

Il poeta, costretto ad assistere alla scena,
È una candela
Che arde d’amore e di paura
E osserva dal principio alla fine
Tutto questo incredibile kamasutra
(Chiudere gli occhi non può – il secolo
fa da stabile stoppino nella cera).

All’alba si è ormai consumato,
Solo di lui rimane in terra
Un mucchio di lacrime
Piccolo e accartocciato.
(Il che, si sa, non è indicativo
della qualità della cera, ma offre solo l’illusoria speranza
Che questa volta il fuoco
Possa essersi saziato.)

giovedì, novembre 06, 2014

Guardiamo Serie Tv So You Don't Have To: il cagnoletto degli Hamptons

Allora in questa serie c'è lui che fa lo scrittore impegnato che va in vacanza con la moglie e i quattro figli a casa dei suoceri straricchi e incontra lei che è una poveraccia del posto. Lui va bene perché è Dominic West, che è un omazzone di quelli all'antica, già vecchiotto anche da giovane, musclé ma con un'ombra di finta panzetta. Dominic West va sempre bene, va bene poliziotto e va bene mezzobusto retrofitted, dunque andrà bene anche come bietolone adultero. La moglie invece è una delle dottoresse di ER, dunque è sottoposta alla crudele Legge di ER, quella che rende detestabile a vita l'intero cast. In ogni caso lei deve essere detestabile per forza, dice Sua Cinicità, perché tutto in questa serie tv è già dato.
La poveraccia del posto è Ruth Wilson, adesso mi dite che avete dei problemi con Ruth Wilson e io li accetto.
Metà puntata è narrata dal punto di vista di lui (=lei carina e seducente esibisce provocanti cosciotti bianchi sotto l'orlo di vestitini succinti), l'altra metà dal punto di vista di lei (=figlioletto morto, suocera accorata ma leggermente pallosa e colpevolizzante, e in tutto questo arriva il forestiero seduttore con la station wagon piena di famiglia). Poi si capisce che è tutto un doppio flashback perché c'è un'indagine in corso (è morto uno e non si sa ancora chi, io almeno ancora non lo so), tipo True Detective versione Bolero-Teletutto.
Il tutto è un po' noioso. Due cose si fanno notare:
1. Dominic West ha un modo di alzare le sopracciglia che gli deforma tutta la faccia, i capelli arretrano plasticamente alla Franco Franchi, la bocca si adegua in una smorfia prognate, forse non sono cose belle da vedere.
2. Nella cittadina vacanziera tutto costa tantissimo. Certo lo fanno apposta per farmi capire che lì girano i ricchi tipo famoso uno per cento, ma io tanto ho già capito mica mi serve il comunicato della CGIA di Mestre sui dati Istat. Lui va al mercatino con la figlia a comprare le marmellatine e 28 bucks, sull'unghia, 28 bucks di botulismo non so se mi spiego. Poi entra nel baretto-negozio per vedere lei con la scusa di comprare qualche maglietta souvenir: ma lei non c'è e gli tocca prendere le magliette, 100 dollari, cifra tonda, e sì sì cosa vuole costicchiano. Poi lei lo porta da un pescatore pesce fresco pesce buono signo', i pesci hanno pure un nome strano che lui non conosce, sfido io che non lo conosce probabilmente non esistono, sono cagnoletti della settimana prima. Madonna penso io, adesso gli spara duecentomila dollari di cagnoletto, ma per fortuna c'è un contrattempo tipo cognato di lei e lui i pesci non li compra ma finisce a sbaciucchiarsi con la tizia dietro una baracchetta: con molti sensi di colpa, sì, però almeno per ora è gratis.
Punto 1 e punto 2 si abbinano in una combo abbastanza divertente. 28 bucks, e la faccia di Dominic West trema come un aspic. 100 dollari, e il cuoio capelluto retrocede per effetto della bassa marea dello sconforto portandosi dietro un bel pezzo di fronte e forse di cervello. Dopo ciascuno di questi traumi il Dominic infatti pare un po' più brutto e un po' più scemo di prima, e se ne torna a casa mogio a farsi insultare dai suoceri che gli pagano il mutuo mentre quella di ER lo guarda con la faccia stanchina che hanno tutti quelli di ER prima di prescriverti l'emocromo completo. Che non è mica gratis. Ma questo è già dato.

sabato, ottobre 18, 2014

L'amore e l'amarezza

– Cos'è quella faccia?
– No niente.
– Dài.
– Ho fatto bollire lo zenzero per marinarlo. L'ho bruciato. Ho bruciato anche il pentolino. Poi ho fatto lo sciroppo con lo zucchero e l'aceto. E ho bruciato anche quello. E il pentolino, tutto annerito. Tuo padre!
– Mamma, e il timer?
– Ma che ci faccio con il timer. Dovevi sentire tuo padre, le urla.
– Immagino.
– Sempre così: due minuti prima è l'amore, e due minuti dopo è l'amarezza del rimprovero.
– Buttati i pentolini?
– Buttati. Neri, erano. Ne-ri.
– Molto fumo in casa?
– Molto fumo.

martedì, giugno 17, 2014

Il borsello

Sms #1: Ciao! Come stai? Noi bene ci si ramena e via. Tu molto lavoro? Il tempo qui

Sms #2: Ma non capisco è uscita una musica come una suoneria ma bella e non c'è nessuno baci baci.

Sms #3: Ora aspetto.

Sms #4: Guarda roba da matti per me era un cell al citofono ma se non lo alzi non puoi sentire. Ti saluto.

Sms #5: Risolto! Era il telefono di tuo padre all'ingresso nel borsello da giorni, io lo ammazzo.

Sms #6: Tanti baci.

giovedì, marzo 20, 2014

Sanzioni


Sanzioni. Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha perso il diritto di entrare nel negozio "Miele".

Firmato: La Direzione del negozio "Miele".

via @tjournalru @sopli32

domenica, febbraio 16, 2014

Tutto questo = Stormy Weather: We Read Eugenio Scalfari So You Don't Have To

Dimissioni Enrico Letta = brutto.
Mannaia crudele.
Governi Dc cambiarono spesso ma ---> no strepiti/condanne ad personam ---> staffetta con cavalli di razza ---> partitocrazia, bellezza.
Periodo non bello.
Periodo dopo ---> peggio.
Oggi ---> mannaia di 1 partito che fa a pezzi governo guidato da 1 suo dirigente ---> mai visto.
Tempi bui = Stormy Weather.
Io (=Scalfari) ha riascoltato canzone Stormy Weather.
Tempi: bui.
Mio uomo: mi ha abbandonata.
Fuori: piove.
Qui uomo non ha abbandonato partito. È partito che ha massacrato uomo.
Tutto questo = Stormy Weather.

3 asterischi

Grillo e Lega ---> attacco a Napolitano.
Però Napolitano bene.
Rinviare Letta al Parlamento = altra umiliazione.
Procedura extraparlamentare ok.
Bene.

3 asterischi

Governo Renzi fino a 2018 = manna x deputati e anche x senatori (riforma Senato ---> con calma).
Forza Italia non parte di governo ma parte di programma su legge elettorale e riforme costituzionali.
Pregi Renzi = andare d'accordo con tutti + smisurata ambizione + smisurata vitalità.
Renzi = leader 24 carati = Berlusconi giovane.
Ma Berlusconi ---> voterà contro fiducia Renzi.
Alfano: salvo per ora.
Però: paletti.

3 asterischi

Qualcuno rimprovera Napolitano per Berlusconi a consultazioni.
Berlusconi condannato.
Napolitano ---> no grazia senza ammissione colpevolezza.
Ma Berlusconi = uomo politico & leader partito.
Veto impossibile.
Veramente ---> Costituzione non prevede consultazioni.
Napolitano ---> non obbligato.
Io deve dire questo.

3 asterischi

Politica economica Renzi.
Stessi propositi & stessi problemi governo Letta.
Ma Renzi ---> andare oltre coperture previste da impegni europei (= Squinzi, = Camusso, = Vendola).
Possibile in barba a Europa?
Se Renzi rispetta impegni europei ---> come Letta.
Se Renzi non rispetta impegni europei ---> commissariamento.
Chi fa mestiere di informatore & osservatore ---> aspettare & seguire eventi dando conto a pubblica opinione [= informare & osservare, N.d.T.].

domenica, febbraio 09, 2014

Militari, banditi & carriaggi: We Read Eugenio Scalfari So You Don't Have To

Discorso di Giorgio Napolitano a Strasburgo ---> bene molto bene.
Molti capi di Stato ---> parole gentili.
Nessun capo di Stato ----> giudizio su Europa di oggi & esortazione intensa su Europa di domani.
Nassun capo di Stato ---> come Napolitano.
Napolitano ---> solco di Adenauer, De Gasperi, Monnet, Delors, Schmidt, Kohl & Altiero Spinelli.
Napolitano  Altiero Spinelli profeta di Europa ancora incompiuta.
Napolitano ---> intervento appassionato & apertura orizzonte & scossa-quasi-frustata.
Obiettivi x Italia: continuità & stabilità governo in carica, agire su Europa.
Media ---> molto gossip & poca attenzione x discorso Napolitano.
Discorso Napolitano molto molto bene & molto impo.

3 asterischi

Pd = unico partito che esiste in Italia.
Pd = tipica scena film western = cavalleria di militari o banditi & carriaggi imboccano strada stretta circondata da alte rocce, terra agguati & trappole. Non sempre: cattivi tra rocce & buoni in strettoie.
Vittoria: incerta.
Spettatori attendono: finale.
Tutto questo: in film.
Nella realtà: chi buoni & chi cattivi?

In bella foto, Scalfari guarda buoni in agguato che massacra cattivi in strettoie in film di western commovente
intitolato Mezzogiorno meno dieci di fuoco a Portella della Ginestra.
Immagine & sintesi di Sten.
3 asterischi

3 appuntamenti decisivi [ma Io indica solo uno, N.d.R.].
1. Incontro Letta-Napolitano. Argomenti: programma di governo x rilancio economia con risorse disponibili; sostituzione ministri. Letta ---> no dimissioni. Napolitano ---> ok.
Governo Letta non è governo "di nessuno". X buttarlo giù ---> dimissioni o sfiducia.
X staffetta serve regolamento & accordo tra corridori.
Regolamento: non ha.
Accordo tra corridori: non ha.
Squinzi & Camusso: Letta accetti proposte o vada a la casa sua.

Ma se Europa non cambia politica ---> niente risorse.
Alternativa teorica: patrimoniale su immobili & mobili da applicare a ricchi & agiati (reddito > 70.000 euro).
Possibile? E fuga capitali? E perdita valore immobili? E sconvolgimento imprese del lusso? E rabbia sociale?
Io (=Scalfari) vorrebbe vedere Squinzi & Camusso a governo.
Diminuire eguaglianze! Aumentare asili! Aumentare borse di studio & concorsi!
+ educazione & cultura ---> effetti a lunga scadenza su produttività & creatività sistema.

Come si vede ---> no staffetta.
Staffetta = solo fonte confusione.

Napolitano bene, Letta bene, no staffetta, staffetta confusione.

domenica, febbraio 02, 2014

Renzi adesso bene: We Read Eugenio Scalfari So You Don't Have To

Prima ---> Renzi non simpatico a Io (= Scalfari)
Articolo di Il Fatto quotidiano ---> 4 milioni di finanziamenti illeciti a Renzi.
Adesso ---> Renzi simpatico a Io.
Nemici di Il Fatto quotidiano: Napolitano, Letta, Pd.
Il Fatto quotidiano male molto male.
Renzi adesso bene.

3 asterischi

Parlamentari grillini = male molto male.
Aula sorda & grigia, bivacco di manipoli = retaggio fascismo.
Grillini: odio x euro , odio x Europa, odio per politica, aggressioni Boldrini & Napolitano inqualificabili molto inqualificabili.

Circuito mediatico  cattive notizie & giova a demagoghi.
Gesù ---> conoscere proprie debolezze prima di gettare sasso su altri.

3 asterischi

Nuova legge elettorale = accettabile in impianto ma molti errori & dubbia conformità a
sentenza Corte Costituzionale.
Errore capitale: + governabilità - rappresentanza.
Alleati essenziali x vittoria maggioranza ma esclusi da premio di maggioranza = male molto male.
Mancata scelta di candidati eleggibili = male molto male.
Collegi uninominali = unica soluzione valida.
Ma Berlusconi: non vuole.

Comunque: prima modificare Senato con legge costituzionale e poi entrata in vigore legge elettorale = poco meno di un anno.
Urgenza è: figurativa, non sostanziale.
Tuttavia: elemento di stabilità del Governo (= bene molto bene).

3 asterischi

Economia europea in sofferenza.
Paesi emergenti ---> fuga capitali verso mercato americano ---> fondi alto rischio e non titoli Tesoro Usa. Dove investono fondi alto rischio? Su dollaro? No. Speculazione.

Europa & Italia ---> handicap dollaro debole.
Bene se dollaro = 1 o 1,10.
Allora sì.

Comunque: non siamo in deflazione.
Produzione industrie & servizi ---> miglioramento ormai visibile & duraturo.
Purtroppo: no miglioramento occupazione.
Entro metà anno: plus di risorse dall'Europa x investimenti pubblici e giù cuneo fiscale.
Draghi farà resto.

Stabilità governo Letta = bene molto bene.
Renzi: ha capito.
Speriamo: che non cambi idea.
Berlusconi: può cambiare idea.
Berlusconi: abituato a capriola.

Meno male che: Napolitano c'è.

domenica, gennaio 26, 2014

We Read Eugenio Scalfari So You Don't Have To

Qualcuno ricorda legge truffa (premio 15% a coalizione > 50,1 voti)?
Io (= Scalfari ≠ qualcuno) ne dubita.
Io ricorda bene.
Eppure non era: grande truffa.
Altri tempi. De Gasperi, Togliatti, La Malfa & analogo conio.
Einaudi al Quirinale.
Napolitano = devoto cultore di Einaudi nonostante passato comunista (ma non marxista [Napolitano bene, N.d.R.]).

Oggi: riforma elettorale voluta da Renzi e Berlusconi.
Max governabilità con min rappresentanza = imbroglio.
Berlusconi ---> salvatore Patria = missione compiuta
Renzi ---> portare risultato casa.

Pietro Marzotto ---> espulsione Berlusconi associazione Cavalieri del Lavoro ---> nessuna risposta ---> dimissioni di Marzotto.
Marzotto ---> bel gesto.
Altri associati ---> brutto segnale.
Altri associati = cavalieri smontati da cavallo? [Ironia, N.d.R.]

3 asterischi

Renzi x Io = molto male.
Sua legge = poco accettabile.
Partiti minori = cancellati.
Uniche forze in campo = Pd, Forza Italia & incomunicabile Grillo.

2 punti fermi:
1. libertà mandato parlamentare
2. Renzi segretario Pd.

Parlamento libero di pronunciarsi su legge.
Se legge rivista ---> Renzi deve accettare risultato.
Dimissioni Renzi = scissione Pd = male molto male.

Legge + appropriata secondo Io: + rappresentanza - governabilità (ma non governabilità = 0).
Soluzione secondo Io: collegi uninominali, soglia minima x premio di maggioranza = 40% cento, abolire soglia 5% o abbassarla a 3%, abbassare in proporzione soglia 8% per partiti che vanno soli.

Berlusconi non ci sta?
Pd si appelli a parlamentari buona volontà.
No soluzioni ---> voto con proporzionale ---> vinca migliore.

3 asterischi

Osservatori & editorialisti di altri giornali ---> "governi amici" esistono solo in casi di emergenza.
Opinione di Io da primi anni 80 secolo scorso (XX, N.d.R.) = completamente diversa.
Secondo Io ---> governo titolare potere esecutivo. Presidente del Consiglio ---> potere dello Stato. Presidente del Consiglio = amico maggioranza parlamentare che lo sostiene ma autonomo da essa.
Tutto questo: visione Berlinguer.
+ autonomia governo & Parlamento.
+ forza a potere esecutivo.
+ forza a Parlamento.
Riforma Corte dei Conti.
Riforma Consiglio di Stato.
Galli della Loggia su Corriere di ieri ---> invadenza soffocante burocrazia.
Io concorda interamente.
Semplificare & disboscare pubblica amministrazione = madre di tutte riforme.
Senza madre, altre riforme = barchette di carta in acqua.

Eugenio "senza macchia" (ma no cavaliere! [se non in senso di ironia]) Scalfari disbosca pubblica amministrazione.
Immagine © Surrealistovich, bella sintesi di Sten.

domenica, gennaio 19, 2014

We Read Eugenio Scalfari So You Don't Have To

In bella foto, scena commovente con attore Crowe Ispanico
che ritrova moglie & figli in Campi Elisi.
Immagine & sintesi di Sten.
Ieri: combattimento su legge elettorale.
Giorno prima di ieri: combattimento su legge elettorale.
Oggi & domani: combattimento su legge elettorale.

Modello legge elettorale spagnola è detto Ispanico con maiuscola.
Ispanico ricorda a Io (=Scalfari) celebre film con attore Crowe. Generale è supposto successore di Marc'Aurelio; Marc'Aurelio è ucciso da Commodo; Commodo diventa imperatore; ex generale finisce in schiavitù e viene chiamato Ispanico [proprio come legge elettorale! N.d.R.]; Commodo & ex generale si uccidono a vicenda in Colosseo; Ispanico finisce in Campi Elisi (dove già moglie & figli).

Chi è Ispanico oggi?
Berlusconi?
Renzi?
Letta?
Io pensa Berlusconi. Berlusconi somiglia a Ispanico per:
1) schiavitù
2) ritorno Campi Elisi.
Campi Elisi = ex ufficio di Bersani.

Renzi ---> riportato Berlusconi al centro della politica italiana.
Renzi ---> riportato Berlusconi, fidanzata & Dudù in Campi Elisi per sempre di sempre.
Renzi ---> atto clemenza "motu proprio".

Perché?

3 asterischi

Io ha letto con interesse articolo di Asor Rosa su Manifesto.
Articolo anti-renziano & filo-lettiano (anche se Asor Rosa = intellettuale che vagheggia nuova sx-sx).
Rosa dice: Pd non c'è più. C'è Renzi. Renzi deve portare a casa riforme per colpire immaginario elettori.
Legge elettorale ---> interessa poco alla gente. Però ---> risultato concreto ottenuto in breve tempo. Gente colpita. Fiducia in renzismo.

Buona parte italiani crede in miracoli, bacchetta magica & asino volante. 20% vota x Silvio.
Silvio e Matteo si somigliano? Sì, molto.

3 asterischi

Adesso problema di Renzi = convincere Alfano a contentarsi.
Alfano ha problema. O si oppone a compromesso o finisce di nuovo nelle braccia di Berlusconi.

Interesse della democrazia italiana = destra moderata repubblicana & europeista.

Alfano ---> carisma zero, intelligenza politica così cosà, personaggio non attraente.
Ma ci sono anche: Lupi Cicchitto & Quagliarello [= mica bagigi, N.d.R.].

3 asterischi

Intanto: ripresa economica, aumento fatturati, speranza di ripresa consumi & fine credit crunch banche.
Privatizzazioni & riduzione spesa = ok.
Trattato con Svizzera = ok.
Tra un anno forse rilancio consolidato ---> italiani confortati, rabbia sociale confinata in piccole minoranze.

Silvio Ispanico si attribuirà tutti i meriti.
Speriamo che italiani che credono in favole siano meno numerosi.
Speriamo che partiti capiscano differenze tra cultura politica & improvvisazione. Necessarie tutte e 2: 1 sola = sciagura.

domenica, gennaio 12, 2014

We Read Eugenio Scalfari So You Don't Have To

Se vuol ballare/ signor Contino/ il chitarrino/ le suonerò ---> atteggiamento politica italiana, scontro e confronto varie forze e debolezze.
Se vuol venire/ alla mia scuola/ la capriola/ le insegnerò.
Capriola = rischio o intenzione che alimenta tensioni.
Capriola male.

Berlinguer inizio anni Ottanta (questione morale):
istituzioni = titolari interesse generale
partiti = portatori visione bene comune
Vincitore elezioni ---> diritto influire su governo
ma
Governo ---> dovere perseguire interesse generale
Bene del Paese = distinzione potere Legislativo e potere Esecutivo. Legislativo ---> modifica/approva/respinge disegni di legge di Esecutivo & può ritirare fiducia a Governo.

3 asterischi

Mai come ora necessaria distinzione tra interesse generale (istituzioni) e visione del bene comune (partiti).
Partito che ha maggioranza in Parlamento = Pd.
Segretario Pd = Renzi.
Incontro ufficiale Letta-Renzi: in apparenza bene, ok, regolare.

Ma: Letta è appoggiato da Pd + coalizione tra cui Ncd Alfano.
Riforma legge elettorale che penalizza alcuni partiti della coalizione = crisi governo = problema = punto sensibile = tensione = non bene.

3 asterischi.
Soluzione: compromesso.
Problema: nuova leadership Renzi tiene unito il Pd.
Per essere avvertita da elettori ---> no compromesso ma fine governo.
Spinta da basso ---> ok intesa Vendola, Landini, M5S e Berlusconi.
Spinta da basso ---> ok mettere in discussione
impegni Bruxelles.
Spinta da basso male, molto male.
Spinta da basso viene da sx.
Paradossale, molto paradossale.

3 asterischi

Dibattito tra Mieli e Rodotà a Otto e mezzo dentro televisione di Io.

2 invitati ---> curiosità di Io.
Io conosce Rodotà.
Io conosce Mieli (Mieli assunto da Espresso a 18 anni o poco più).
Io pensava: Rodotà punterà su mantra diritti & Costituzione, Mieli opporrà realtà dei fatti & pragmatismo.
Io sbagliava.
35 minuti minuetto ---> Mieli conduce & Rodotà completa & infiocchetta.
Perfino Gruber ---> stupita (così sembra a Io).

Mieli & Rodotà d'accordo su tutto: intellettuali che non si opposero a decadenza Paese da anni Settanta in poi; giudizio favorevole su Renzi (aperture a Landini, Vendola, grillini).

Mieli & Rodotà ---> Letta brava & onesta persona ma politicamente mediocre. Letta prima va meglio è. Letta non tanto bene.
Napolitano ---> ok finché serve.
Candidatura Berlusconi a elezioni --> approfondire.

Mieli ---> politica ha chiamato magistratura per ricostruire il Paese. Politica non bene.

Nel tinello di Io la televisione di Io con dentro la televisione di Io
Paolo Mieli & Stefano Rodotà invitati della trasmissione "Otto e mezzo" condotta da Lilli Gruber.
Immagine & sintesi di Sten
Da questa trasmissione Io ha capito forza di Renzi.
Rodotà = giurista di valore
Mieli = storico molto serio
Rodotà & Mieli = non da poco.

Perplessità di io: come poteva politica combattere terrorismo senza magistratura? Come poteva politica fare senza magistratura in caso Berlusconi?
Terrorismo & Berlusconi ---> magistratura gioca in prima persona.
Niente altro da aggiungere.

domenica, gennaio 05, 2014

We Read Eugenio Scalfari So You Don't Have To

Curiosità vecchi ---> svanisce o aumenta sensibilmente.
Per Io (=Scalfari) ---> aumenta sensibilmente.
Suscitano curiosità a Io:
papa Francesco
Giorgio Napolitano
Angela Merkel
Barack Obama
Enrico Letta
Matteo Renzi
nati tra anni 80 e 90
nati dopo 2000 e + 5 anni
mutamento climatico
economia globale
tecnologie comunicazione
masse migranti

Papa Francesco = rivoluzionario.
Polemica su tema peccato. Io non ha detto che Papa ha abolito peccato. Peccato esiste e richiede pentimento. Se uomo pente prima di morte ---> perdono ---> ok.
Novità = libertà coscienza. Se uomo sceglie Bene ---> peccato scompare ---> punizione scompare ---> ok.
Papa  Manzoni. Poesia morte Napoleone. Misericordia non abbandona Napoleone anche se peccatore non pentito. Questo dice Manzoni (e pensa anche Io).
Io non ha fede ma ---> non punito.
Critici di Scalfari ---> errore ragionamento ---> neanche loro puniti. [Io loro perdona, N.d.R.]

Lettrice di Scalfari affannata.
Immagine e sintesi di Sten.
3 asterischi

Spread giù, prestigio europeo su.
Letta molto molto bene.
Renzi ---> impegno con Napolitano ---> sostegno Letta x tutto 2014. Ma ---> male con Alfano (e anche con Fassina).
Obiettivo Renzi = monocolore Pd.
Elezioni a maggio? Mai dire mai.
Domanda di Io: monocolore Pd giova a interesse nazionale?
Risposta di Io: non giova.

Destra sovversiva, populista, demagogica: Forza Italia, Grillo, Lega.
Compito sinistra riformista italiana ---> aiutare centrodestra repubblicano a diventare 2° attore alternanza democratica. [Ripetiamo: Compito sinistra riformista italiana ---> aiutare centrodestra repubblicano a diventare 2° attore alternanza democratica. N.d.R.]

Renzi ---> ributtare Alfano nelle braccia di Berlusconi.
Io pensa: obiettivo pessimo.
Io spera: Letta & Alfano non in trappola.
Ricerca compromesso = solo antidoto a fanatismo, integralismo, assolutismo. Ha detto anche Papa [Ripetiamo: ha detto anche Papa. N.d.R.]

Lettore di Scalfari consolato.
Immagine e sintesi di Sten.
3 asterischi

Altro sassolino in scarpa di Io = Galli Della Loggia.
GDL ---> leader solitario = Renzi.
Io ---> leader solitario = Mussolini.

Democrazia Cristiana: De Gasperi no solitudine.
Pci: Togliatti no solitudine.

Altro sassolino in scarpa di Io = Gad Lerner.
Gad Lerner ---> socialdemocrazia tedesca irrilevante (campo libero a Merkel in cambio di possibili minori interventi su politica sociale).
Caro Gad sbaglia. Politica sociale Spd bene.

3 asterischi

Discorso fine anno Napolitano ---> misurato fermo commosso & insomma perfetto.
Presenza Napolitano preziosa.
Io = amico Napolitano. Ma Io non crede amicizia faccia velo [velo = occhi foderati prosciutto, N.d.R.].
Speranza di Io ---> meritato riposo x Napolitano = miglior premio sua vita.

lunedì, dicembre 30, 2013

Natale in California

Un giorno mia nonna mi dà i soldi per comprare Popster e al centro ci trovo un grande poster degli Eagles piegato in quattro. Ci sono loro attorno a una piscina, seduti o stesi sulle sdraio a prendere il sole. C'è anche un albero di Natale, un bell'abete sintetico di armoniose proporzioni e alto almeno quanto un californiano basso. Questo è il Natale in California, penso: tutti in costume da bagno a far clanfe, niente mal di gola, niente Clarks inzuppate di pioggia. Appendo il poster in camera mia. Poi un compagno di classe mette in giro la voce che ascolto gli Eagles.
Natale, California, calda luce del pomeriggio, radiosi abeti di plastica: troppo lungo da spiegare. Allora sostituisco il poster con quello più rispettabile di Jimi Hendrix con una bella ragazza bionda.

lunedì, dicembre 16, 2013

domenica, dicembre 15, 2013

We Read Eugenio Scalfari So You Don't Have To

Incipit Vangelo Giovanni (Inizio ---> Parola. Parola = Dio. Etc.) = indimenticabile.
Oggi: grande confusione.
Parola ---> smarrito senso. Uomini ---> smarrito senso (di limite, diritti, doveri).
Giovanni Valentini a proposito di libro Scanzi: "prima di rottamare ---> esame di coscienza".
Io (=Scalfari) è d'accordo. Valentini bene.

3 asterischi

Rivolta forconi. Vaga ispirazione fascista, razzista & antiebraica (poco).
Ingombrano con Tir.
Spostamenti Tir costano. Chi eroga benza non si sa.
Grillo osserva forconi con interesse. Berlusconi osserva forconi con simpatia.
Rivolta Tir in Cile ---> giù Allende, su Pinochet.
Tir [guidatori di, N.d.R.] oggi disposti a trattare con governo (pare).
X disoccupati, pensionati & precari: poco da fare data situazione finanziaria. Prossimo semestre 2014 ---> meglio molto meglio.
Intanto: recessione finita. Aumento Pil, produzione industriale su. Lavoro & consumi non ancora su. Esportazione attiva. Spread giù. Aste titoli di Stato ---> rendimenti a minimo storico. Ma nessuno se ne accorge!

3 asterischi

Elezioni europee = appuntamento inquietante x Italia & Europa. Movimenti populisti (tipo Le Pen, Grillo, Lega) presenti anche altrove. Alcuni ---> nazionalismo vecchio stampo. Altri ---> ridurre a impotenza Parlamento europeo.
Quasi tutti ---> uscita da euro. Grillo + di tutti ---> uscita da euro.
Elezioni europee x molti italiani = occasione x sfogare rabbia. Ecco perché molti italiani  Grillo a europee.
Controprova: molti elettori Pd con sentimenti sx  Renzi. Non  governo, non  Alfano, non  nuovo centrodestra. 
I 30 di Alfano = utilità marginale. Necessari a maggioranza.
Se stabili si fa, se non stabili si cade (per terra).
Umiliante spiegare.

3 asterischi

Governo Letta bene. Governo Letta molto bene.
Renzi ---> occuparsi partito. Consiglio di Io: sentire Fabrizio Barca.
Renzi ---> talento ma poca esperienza.
Comunque fortuna aiuta audaci.

Intanto cannoni strapazzo sparano contro Napolitano. Spara Grillo, spara Travaglio, spara Barbara Spinelli.
Sparo di Spinelli = dolore x Io (=Scalfari).
Profondo affetto x Barbara. stima x conoscenza classici, filosofia, scritture ogni tempo & luogo di Barbara.
Ma cara Barbara scrive che decadenza Italia cominciò negli anni Settanta ---> cara Barbara conosce poco/nulla della storia d'Italia.

(Cara Barbara) questo è Paese dove parte del popolo = incline & succube demagoghi ogni risma (da Cola di Rienzo). Mussolini non è incidente (Croce) ma fenomeno antropologico (Parri).
Io ha letto articolo di cara Barbara su grillismo. Io ha ascoltato appunti di cara Barbara su Napolitano affidati a Travaglio.

Da questo momento Io cancella da sua memoria tutto questo. Io vuole pensare solo meglio di cara Barbara. Cara Barbara = figlia di Altiero Spinelli. Io ricorda questo. Anche cara Barbara ricordi questo (x suo maggior bene).

In bella e rara foto di famiglia, cara Barbara mentre esibisce sua conoscenza migliore (no scritture ma polpettine al sugo),
circondata dal padre Altiero Spinelli, Benedetto Croce e Cola di Rienzo.
Giorgio Napolitano aspetta in macchina.
(Immagine & sintesi di Sten.)