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lunedì, febbraio 02, 2026

L’Ombra del ricatto di Mosca


LE GRANDI INTERVISTE

L’OMBRA DEL RICATTO DI MOSCA

– Buongiorno, lei è.
– Sono l’Ombra del ricatto di Mosca.
– E cosa fa, precisamente?
– Riemergo.
– Mi racconti la sua giornata.
– Metto la sveglia per le 8:30.
– E poi? Colazione?
– Colazione abbondante e inizio a manifestarmi.
– Dove?
– Dove mi chiamano. Metta che un politico faccia qualcosa di strano, no?
– Tipo?
– Tipo che va alla Posta e vuole fare un bonifico di undicimila euro.
– Così.
– La prima cosa a cui si pensa è il ricatto di Mosca.
– E quindi?
– Mi manifesto io.
– Guardi, non mi sembra che funzioni così.
– E come le sembra che funzioni?
– Mah, per esempio escono documenti compromettenti.
– Questo infatti è un altro caso in cui mi manifesto.
– Si viene a sapere che tizio frequentava alcune signorine.
– O si comportava male. Succede, sa.
– Kompromat.
– Ah, adesso parliamo il russo.
– Ma no.
– Ha visto anche lei la serie tv con i giocatori di hockey bellini.
– Che c’entra.
– Ma guardi che quello non è mica russo, quello è texano del Texas.
– Lo so.
– A voi donne basta poco per cascarci. Ia tibià liubliù, ia tibià liubliù...
– Ed è subito.
– Ed è subito Ombra del ricatto di Mosca.
– Come si diventa Ombra del ricatto di Mosca?
– Ho iniziato come ombra quasi normale.
– Ombra del dubbio...
– Sì, ombra del sospetto... E poi bum.
– Bum.
– Sì, la gente fa cercaparola, esce mille volte il nome di Putin.
– Mille volte il nome di Putin, e bum.
– Bum, ho svoltato. Cerchi Putin in questa intervista.
– Ma.
– Cerchi, cerchi. Quante volte?
– Tre?
– Eccomi.
– Va bene, buonasera.
– Per l’uscita sempre dritto.
– Grazie.
– Si ricordi, il russo.
– È texano, lo so.
– Arrivederci.
– Arrivederci.