martedì, febbraio 06, 2024

Bunker

In Italia era l'epoca decadente dei chitarra-bar. Ma a Šempeter pri Gorici, detto in italiano San Pietro, in friulano San Pieri, in tedesco Sankt Peter, a 500 metri da Gorizia, a metà anni Ottanta c'era ancora la Jugoslavia e nel finesettimana ci si metteva in fila ai valichi e si andava ad ascoltare musica al Bunker. Il Bunker quello era, un vecchio rifugio antiatomico, ed era stato ridecorato in economia con gusto costruttivista: scaletta piastrellata multicolore, muri di cemento, graffiti stile avanguardia russa, grosse tubature a vista. Ingresso cinquemila dinari, saranno state mille lire. Pubblico eterogeneo, stile post punk e darkoni, giacche a vento, giubbotti di denim, giacche e cravatte, ragazze in maximaglione con le spalline imbottite. La lingua, un pidgin di frontiera. La musica, da Prince a Frank Zappa a Miles Davis. L'impianto stereo, ottimo.

Oggi lì c'è un edificio delle Poste slovene, ma ricordatevi che una volta in mezzo a quei condomini su una montagnola erbosa accanto a un albero agonizzante c'era il Bunker, dove per qualche anno con la propustnica in tasca e una Lasko in mano abbiamo sognato che tutto cambiasse restando esattamente com'era.


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