mercoledì, giugno 09, 2004

Il sacro feretro

Settanta chilometri di code, attese di otto ore, 105mila persone già in visita al feretro di Ronald Reagan alla biblioteca-museo di Simi Valley, in California. Qualcuno pensa già di mettere la sua immagine sulla banconota da 10 dollari. In Italia c'è chi ha mostrato segni di delirio.
Radio Reloj di Cuba così ha salutato la sua dipartita: "è morto colui che non avrebbe mai dovuto nascere". Chiamatemi sentimentale.

lunedì, giugno 07, 2004

How I learned to stop worrying

Nell'impossibilità di superare questi D-giorni + morte e beatificazione di Ronald Reagan con l'arma dell'autocontrollo, dell'umorismo e dell'intelligenza, siamo andati al cinema.
Dateci film cretini in cui i poli si sciolgono e New York si glassa per sempre, film in cui si possano riportare indietro le lancette dell'orologio o almeno pronunciare formule magiche. Dove ci si batte con i dissennatori, questo sì, ma alla fine almeno si vince. È quel che ci vuole, in certi casi: non è necessario seguire la trama (c'è sempre un dodicenne seduto due posti più in là che la sta spiegando a suo padre) e ci si può concedere un pisolino di tanto in tanto.
Un altro vantaggio: per trovare la sala basta seguire la scia di popcorn.

Così ho imparato a non preoccuparmi più di tanto.

Per sconfiggere un molliccio, creatura raccapricciante e spaventevole, è sufficiente cercare di trasformarlo nella cosa che più vi fa ridere. Va però detto che Bush e Berlusconi, anche travestiti da mia zia Franca, un certo fastidio continuano a darmelo.

giovedì, giugno 03, 2004

5 cent. La piccola posta di Miro Van Pelt



Qualche settimana fa ho proposto a un caro amico di partecipare a questa rubrica di piccola posta su blog. La risposta non si è fatta attendere: "come mi piace l'idea di guastare le menti altrui rendendole simili alla mia... una vera operazione di pulizia psicologica!".
Vi invitiamo a sottoporci i più vari quesiti, reali o surreali che siano. E attenti: potremmo anche rispondervi.
Ho dunque l'onore di presentarvi il professor luca h. moretto, dottore in psicologia panica.

Questa la sua risposta all'ex buono di qualche giorno fa:

Pur con le migliori intenzioni, se si sta a metà, o dentro, non si può che essere confusi. Incerti nella definizione di sé, nella visione. La metà non sta necessariamente in mezzo, in mezzo alla vita intendo: è uno stato permanente, variabile, trasversale. Guardate a voi stessi: non c'è forse un lato, un aspetto, un piglio che conservi un'immmutata purezza, ed immediatamente dopo un altro torbido e irriflesso, e dopo ancora uno dove tutto è completo e si dispone per bene, come in una "piccola collina"?
Da che posizione scrive l'ex buono? Da quali ex verginità e spietatezze è uscito, e in quale direzione si è inoltrato? Consideri di se stesso (ma non si senta raccomandato a farlo, per carità) le molte partenze, i diversi stati di avanzamento. Non mi sorprenderebbe di vederlo rifratto, moltiplicato, ubiquo; a volte ex-buono, il fotogramma successivo non ancora. C'è una ragione per ridursi ad un solo tracciato?
Scriveva il grande poeta pellerossa Uitanubi: "...oggi mi sono rivolto all'acqua che ho bevuto nella mia vita, e mi ha risposto il fragore di un fiume".

luca h. moretto - dottore in psicologia panica

martedì, giugno 01, 2004

Alfreda, Sondra, Wilfredo e gli altri

Alfreda Simpson: "This is why they call you smallie"
Stephanie MacKinley: "You have problems"
Geoffrey Fink: "Can you be any smaller?"
Sondra Byers: "Proven to work"
Wilfredo Dodge: "You have a small one ahah"

Tutta gente che ha scoperto il mio segreto e ride di me.

Quando ho ricevuto una mail che mi proponeva "fustelle piane e rotative" ho avuto la tentazione di comprargliene una manciata (di qualunque cosa si tratti, grazie). Peccato che fossi già in trattative con un fornitore di "Spettacoli Piromusicali – Piromusicali Tradizionali – Piromusicali + Light e Tradizionali". Onestamente, come potevo resistere?

lunedì, maggio 31, 2004

Since the majority of me


Since the majority of me
Rejects the majority of you,
Debating ends forthwith, and we
Divide. And sure of what to do

We disinfect new blocks of days
For our majorities to rent
With unshared friends and unwalked ways,
But silence too is eloquent:

A silence of minorities
That, unopposed at last, return
Each night with cancelled promises
They want renewed. They never learn.

Philip Larkin

domenica, maggio 30, 2004

Qualsivoglia

A Opatija/Abbazia non ne possono più: un quotidiano locale rivela che il problema della "prima signora del turismo croato" è costituito dalle condizioni delle spiagge. "Il mitico Lido versa in una situazione da incubo, con rifiuti in ogni dove, ombrelloni spezzati, le famigerate bottiglie di plastica disseminate a decine" e via allegramente dicendo. Tanto che Branko Bevanda (il quale, nomen omen, è un noto ristoratore e non uno degli avatar di DRoaster) tuona contro le autorità cittadine: "È una vergogna! Abbazia assomiglia a una qualsivoglia località balcanica. I responsabili di questo scempio andrebbero puniti".
Abitanti e simpatizzanti delle qualsivoglia località balcaniche si concedano cinque minuti di indignazione.

sabato, maggio 29, 2004

Miro da Castlevania

Nel post precedente avevo frettolosamente digitato "my fiends are my estate": più prevedibilmente, si trattava di friends.
Lapsus simpatico, faceva pensare a una dickinsoniana dedita ai giochi di ruolo per playstation 2. Non del tutto inappropriato.

Sabato

Ultimamente ho acquistato più nomi di dominio
che paia di scarpe;
mi scappa ancora da dire Jugoslavia,
intendendo proprio quella cosa lì;
sono schiava d'amore di un micio petulante
e di vari suoi simili;
ho volumi stipati in terza fila negli scaffali;
conosco alcune lingue che sono troppo timida per parlare;
quando ho compiuto quattordici anni mio papà mi ha imposto il motorino perché la smettessi di starmene chiusa in casa a leggere (le beate famiglie medie);
non ho mai imparato ad andare in motorino;
quindi, a cosa mi serve una macchina?
sono comunista;
non vado alle marce pacifiste;
mi arrabbio solo per cose molto importanti;
in questi casi, divento insopportabile;
"my friends are my estate";
mi piacciono le cose che cominciano;
mi piacciono le cose che cominciano di sabato.

giovedì, maggio 27, 2004

5 cent. La piccola posta di Miro Van Pelt




"Cara Van Pelt,

non ho visto il documentario sul Che di cui parli, ma ho visto il film. Un'altra volta ancora mi ha colpito come la purezza con difficoltà si disgiunga dalla durezza, e come su entrambe si fondino probabilmente le energie di una rivoluzione, anche minima. Mi chiedo, e ti chiedo, viste le osservazioni sull'umanità in cui ti soffermi, a che cosa valga crescere ed integrare parti sconosciute di noi stessi, nuovi 'io', nuove visioni, che si facciano impiegare come braccia o mani o organi via via più sviluppati, in grado di perfezionare le nostre prestazioni. Se poi, per fare qualcosa, non basti essere vergini e spietati".
un ex buono

Caro ex buono, ti riportertò una frase di Alberto Granado: "La mia lunga esistenza è stata segnata da tre fattori fondamentali: la mia innata capacità di essere fedele ai miei sogni, la mia eterna amicizia per Ernesto Guevara, il mio impegno nella costruzione della Rivoluzione cubana. E sono grato alla vita per quello che mi ha dato".
E subito ti rispondo: no, credo (e spero) che non basti essere vergini e spietati.
Il viaggio in motocicletta di Ernesto e Alberto segna di fatto per loro la fine dell'innocenza e l'inizio della conoscenza.
Rinunciare alla verginità per l'esperienza, perfezionare se stessi e la propria visione è necessario, non ci sono scorciatoie "per fare le cose". Hai ragione, ci sembra a volte di procedere per pesanti accumuli, e ci domandiamo a cosa ci servano tutti questi arti e questi organi nuovi, e se non ci rallentino invece di avvantaggiarci.
Ma non credi forse che quello a cui possiamo realisticamente tendere sia piuttosto una seconda innocenza, questa volta conquistata attraverso la maturità: e cioè una visione semplice, chiara e limpida, fatta di tutte le cose pensate e passate? Io ho in mente l'impegno, il sogno rivoluzionario, tu forse stai pensando alle fatiche della creazione, all'ispirazione, o alle rivoluzioni anche minime della vita quotidiana. Ma in comune non c'è forse la capacità di tener viva dentro di sé un'energia, una visione, passando attraverso la conoscenza e l'esperienza?
Pensa alla semplicità disarmante della frase di Granado, pensa alla laconicità di Music che già anziano così spiegò gli impasti di colori e le atmosfere dei suoi paesaggi in cui la figura umana è sempre assente: "Gorizia vuol dire piccola collina; io sono nato in una piccola collina". Raggiungere questa semplicità fatta di concentrazione, di umanità, di cose raggiunte, di scelte: c'è di che ringraziare la vita molte e molte altre volte ancora.

Facciamo un sogno. Questa sera vai a dormire sapendo che domani mattina ti sveglierai senza il carico del tuo passato, ti metterai a scrivere e ne uscirà qualcosa di bello e selvaggio, completamente svincolato dalla tua vita precedente (dalle tue letture, dai tuoi pensieri di sempre). Oppure: sperimenterai un nuovo atteggiamento, molto più disinvolto e deciso, che si rivelerà efficace nei rapporti con il tuo ambiente di lavoro, portandoti a emergere e in breve tempo a prevalere.
Il prezzo di questa purezza violenta e persuasiva, della tua nuova verginità crudele e vincente, è la rimozione del passato (dimentica esperienza, errori, dubbi; dimentica sensibilità, cose e persone amate, piaceri, eccessi, visioni, sogni).
Cosa fai, spegni l'abat-jour o ti prepari una moka da sei tazze?

lunedì, maggio 24, 2004

Ernesto, il sogno

La figura del Che, seppure molto amata, mi ha sempre messa leggermente a disagio. Non solo per l'iconografia un po' stanca, ma per una certa grandezza fuori scala del personaggio, una specie di Cristo laico, troppo simbolo e troppo poco umano. La sua storia è tutta ormai assimilata, con gli elementi del racconto al posto giusto. Una storia ammirevole ed esemplare, certo, bella e piena di poesia, tragicità e fervore rivoluzionario, ma pur sempre una storia.
Ripercorrere il viaggio avventuroso del Che quando era ancora lo studente di medicina Ernesto Guevara, e con l'amico Alberto Granado, biologo e ricercatore, attraversò l'America Latina in un percorso che trasformò entrambi, restituisce a quella storia esemplare la dimensione dell'umano, della giovinezza e del sogno. Perché non è - per una volta - il racconto innarrivabile della passione e della morte del Comandante, ma il racconto di una rinascita, quella a una nuova consapevolezza e a una nuova responsabilità politica e civile: la capacità di "sentire ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo", che è la più bella qualità di un rivoluzionario.
Su questo possiamo lavorarci, e sognare.

Mi sono spiegata.
Volevo sapere una cosa.
Ieri sera avete visto il documentario In viaggio con Che Guevara, e:

1. avete pensato: il solito Minà;
2. avete pensato: il solito Che;
3. questa notte i vostri sogni sono stati belli e dolci (come mi figuro che siano i sogni di Alberto, nell'inquadratura finale).

Se avete risposto 3, ogni tanto potremmo vederci per bere qualcosa insieme?

domenica, maggio 23, 2004

La nonna palestinese, la nonna di Lapid

Oggi il ministro della Giustizia israeliano Yosef Lapid, capo del partito di centro Shinui, durante una riunione di Gabinetto ha sollecitato la fine delle demolizioni a Gaza (nome in codice, "Operazione Arcobaleno") definendo disumana questa linea d'azione: "Non è umana, non è da ebrei, e ci danneggia davanti al mondo". A Lapid, che è un sopravvissuto all'Olocausto, è poi venuto in mente di dire anche un'altra cosa: "Ho visto alla televisione una vecchia che scavava tra le macerie della sua casa a Rafah alla ricerca delle sue medicine, e mi ha ricordato mia nonna, che fu cacciata di casa durante l'Olocausto".
Un alterato Ariel Sharon ha detto a Lapid che le sue osservazioni erano "inaccettabili e intollerabili", costringendolo a correggere quella che un altro ministro ha definito "un'analogia infelice".
Alla Radio di Stato Lapid ha poi dichiarato: "Per spazzar via ogni dubbio, ho detto che non mi riferivo ai tedeschi e all'Olocausto, ma che intendevo dire che vedere una donna anziana fa pensare alla propria nonna".
La nonna di Lapid morì nelle camere a gas ad Auschwitz.

venerdì, maggio 21, 2004

Addirittura

"Ho avuto modo di riferire al Primo Ministro neozelandese il risultato del nostro lavoro con i leader polacchi, inglesi, americani e con il segretario generale dell'Onu Annan. C'è ormai una strategia precisa, anche articolata nel tempo sull'Iraq".

Silvio Berlusconi, oggi.

mercoledì, maggio 19, 2004

Quel che si dice

14:18 Palestinians say Israeli tanks and helicopters open fire on demonstration in Rafah; injuries reported
15:41 23 bodies counted, most belonging to school students, after IDF missile strike on crowd of protestors in Rafah
15:50 Hospital officials say the majority of Palestinians injured in Rafah missile strike were children and youths
15:46 IDF says investigating missile strike on crowd in Rafah, says premature to know exactly what happened
17:14 IDF confirms it fired four tank shells near crowd of Palestinian protesters in Rafah refugee camp
18:05 IDF expresses deep sorrow at hitting innocent people during Rafah strike
18:08 IDF offers Palestinians to transfer people wounded in Rafah strike for treatment in hospitals in Israel

Scusate, ma, mentre era in corso la manifestazione di protesta contro i precedenti bombardamenti è successo che abbiamo lanciato un missile, beh, più missili e qualche razzo, o forse c'è stata una cannonata, o quel che è.
Però andrebbe verificato, perché in quella zona ci sono tante mine e molti ordigni inesplosi.
Risultato, sono morti dei manifestanti (pessima idea, manifestare contro un bombardamento quando il bombardamento è ancora in corso), e tra questi diversi bambini e ragazzi, ma – ne siamo certi – anche molti adulti armati e pronti a colpire.
Però potrebbe anche non essere colpa nostra. Comunque, se c'è bisogno, potete portare i vostri feriti nei nostri ospedali.
Pensandoci bene, forse non era neanche un missile. Al massimo era un missile di avvertimento sparato in uno spazio aperto. I nostri elicotteri comunque sono provvisti di telecamere che seguono le traiettorie dei missili, se ci fossero stati dei bambini li avremmo visti.
Potrebbero esserci stati bambini armati. Questo ovviamente cambia le cose.

18:13 Two people killed in two separate traffic accidents in south of country

Quando si dice una giornata del cazzo.

martedì, maggio 18, 2004

5 cent. La piccola posta di Miro Van Pelt



Donne britanniche: una su cinque rinuncerebbe a un aumento o a una promozione pur di avere un corpo da bikini (strano diabolico scambio, vuole forse insinuare che gli aumenti in questo periodo andrebbero comunque a finire in fanghi e dimagranti?). Cellulite, cuscinetti, pelle a buccia d'arancia o a materasso, capillari che sembrano disegnati da Rambaldi, cerette tragiche: è dunque questo il fardello della donna bianca?

Ebbene, sbagliato! Sbagliato tutto!

Ecco qui, sto sfogliando un magazine femminile. Tenete presente che i prodotti di bellezza sono per lo più pubblicizzati da dodicenni russe passate attraverso varie sessioni di photoshop.

Ma andiamo con ordine:
– Rimodella. Rassoda. Scolpisce. Il trattamento corpo a effetto collant (esclusiva tecnologia "tight skin").
– Scent gloss. Te lo spalmi sul corpo, ti fa brillare e in più profuma. (Ricordatevi che agosto è il mese delle vespe, e voi somiglierete molto a un chiassoso fiore tropicale in decomposizione)
– Capsule anticellulite azione urto; il loro asso nella manica è il Recaptacell. Ah però, questa fa già più Esperimento del Dottor K.
– Agisce come un "velo tensore invisibile": si chiama bikini body firmer, e mi sembra giusto chiamare le cose con il loro nome.

Lentamente, ma si capisce: bisogna prendere la decisione che cambia la vita. Stimolare-drenare-ridurre o rimodellare-rassodare-scolpire?

Per fortuna c'è anche un prodotto globale, dall'appeal imagista:
amincit
lisse
raffermit

E ve lo dice anche in inglese:
slenderizing
smoothing
firming

Sono gli haiku del cuscinetto adiposo e dell'inestetismo localizzato.

Ma non è finita qui, perché è uscito il primo patch "specifico" per un ventre piatto, basato su un principio esclusivo di principi attivi chiamato "Ultraplat".

Ve lo dice la profetessa dei fanghi e del domopak: questi prodotti vi faranno sentire più leggere. Di alcune centinaia di euro, almeno. In compenso avrete una pelle più levigata per il 95%. Cioè, probabilmente lo stesso effetto dell'olio baby e della nivea in scatoletta tonda. Se la parola "patch", invece, vi ha fatto venire in mente soltanto problemi di software...

voilà, siete guarite!

Un caro saluto dalla vostra Miro Van Pelt.

sabato, maggio 15, 2004

Good News from Magic Venus

"Mio dio, dopo tanti anni di sofferenze,
privazioni, disinteresse per le mie
indubbie qualità artistiche e "vedutistiche".
Ho composto da virtuosa della tabla,
ho scritto in Messico,
non perdo mai un autobus di linea,
ho il brutto vizio di non pensare a quello che dico,
ma in questo sono sincera, se lo penso.
Insomma: adesso sto bene; sono uscita dal Chunnel!".

Oggi, dappertutto, Naomi Campbell

Test di ingratitudine

"Dopo averli bombardati, occupati e educati alle
limitazioni, possiamo solo dire questo
prima di andarcene: ce ne dispiace, ma non hanno
capito le nostre reali intenzioni".

Traduzione congiunta D.R. - Miru,
dall'ultimo comunicato dell'
"Istituto Nazionale Americano
per la Normalizzazione delle culture estere
".

Immediatamente, con tutta calma

Rase al suolo 88 case a Rafah, secondo l'UNRWA. Tutto per allargare il famoso corridoio "di sicurezza" chiamato "Philadelphi route". Il messaggio della radio pubblica israeliana era stato chiaro: tireremo giù prima gli edifici vuoti, poi le case disabitate, e ci assumiamo la responsabilità di trovare un nuovo alloggio alle persone evacuate. Le case disabitate alla fine non dovevano esser poi tante, se sono rimaste senza tetto 206 famiglie, per un totale di 1064 persone.
Tanto per complicare un po' la vita alle ruspe, Ashraf Qatshah, 38 anni, sua moglie e sua cognata hanno deciso di non lasciare la loro casa. Secondo alcune fonti sono rimasti sotto le macerie, secondo altre se la sono cavata. Pare che il sepolto vivo, alla fine, ci sia stato. Resta il fatto che quello del demolitore è un duro lavoro, e qualcuno deve pur farlo.
Il segretario generale dell'ONU, Annan, ha condannato "con forza" le azioni israeliane, chiamando Israele "a conformarsi ai suoi obblighi di potenza occupante mettendo immediatamente fine a queste azioni, che costituiscono una punizione collettiva e una chiara violazione della legge internazionale".
Immediatamente, con tutta calma.

martedì, maggio 11, 2004

Se le cose possono andare peggio, lo faranno

I numeri aiutano a capire. Li riporto.
L'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dell'assistenza ai profughi palestinesi (UNRWA) ha comunicato che in questi primi dieci giorni di maggio l'esercito israeliano a Gaza ha demolito o danneggiato irreparabilmente 131 edifici residenziali, privando 1100 persone della loro casa. Il numero dei senzatetto a Gaza sale così a 17.594. Questi dieci giorni sono stati uno dei periodi più intensi di distruzione e di "punizione collettiva" dall'inizio dell'intifada.
La stragrande maggioranza di quelle 17.594 persone ha la solita unica colpa che sappiamo: posto sbagliato, momento sbagliato.
Ma chi sa come la pensa il Segretario Generale dell'ONU, Annan, che in occasione delle incursioni del 21 e 22 aprile nella zona settentrionale di Gaza (che provocarono almeno dieci vittime civili tra i palestinesi, compresi cinque bambini sotto i quindici anni) si disse "allarmato dalle conseguenze mortali" dell'attacco?
E, visto che siamo in allegro clima di torture, è giusto sapere che attualmente 373 palestinesi sotto i 18 anni (ma almeno tre di loro di anni ne hanno meno di 14) sono sottoposti ad abusi fisici e psicologici nelle carceri dell'Autorità israeliana di occupazione. Qui la descrizione delle loro condizioni in un documento della sezione palestinese della Defence for Children International. Dallo stesso documento si apprende che secondo il codice civile israeliano, che si applica ai cittadini di Israele, la maggiore età si raggiunge a 18 anni; il codice militare israeliano applicabile nei territori occupati considera invece adulti i palestinesi che abbiano superato i 16 anni, e li tratta di conseguenza. Del resto, per un palestinese, 16 anni sono già un'età niente male.

I am a poet

I am not a painter, I am a poet.
Why? I think I would rather be
a painter, but I am not. Well,

for instance, Mike Goldberg
is starting a painting. I drop in
"Sit down and have a drink" he
says. I drink; we drink. I look
up. "You have SARDINES in it."
"Yes, it needed something there."
"Oh." I go and the days go by
and I drop in again. The painting
is going on, and I go, and the days
go by. I drop in. The painting is
finished. "Where's SARDINES?"
All that's left is just
letters, "It was too much," Mike says.

But me? One day I am thinking of
a color; orange. I write a line
about orange. Pretty soon it is a
whole page of words, not lines.
Then another page. There should be
so much more, not of orange, of
words, of how terrible orange is
and life. Days go by. It is even in
prose, I am a real poet. My poem
is finished and I haven't mentioned
orange yet. It's twelve poems, I call
it ORANGES. And one day in a gallery
I see Mike's painting, called SARDINES.

Frank O'Hara, "Why I am Not a Painter"