lunedì, maggio 31, 2004

Since the majority of me
Since the majority of me
Rejects the majority of you,
Debating ends forthwith, and we
Divide. And sure of what to do

We disinfect new blocks of days
For our majorities to rent
With unshared friends and unwalked ways,
But silence too is eloquent:

A silence of minorities
That, unopposed at last, return
Each night with cancelled promises
They want renewed. They never learn.

Philip Larkin

domenica, maggio 30, 2004

Qualsivoglia
A Opatija/Abbazia non ne possono più: un quotidiano locale rivela che il problema della "prima signora del turismo croato" è costituito dalle condizioni delle spiagge. "Il mitico Lido versa in una situazione da incubo, con rifiuti in ogni dove, ombrelloni spezzati, le famigerate bottiglie di plastica disseminate a decine" e via allegramente dicendo. Tanto che Branko Bevanda (il quale, nomen omen, è un noto ristoratore e non uno degli avatar di DRoaster) tuona contro le autorità cittadine: "È una vergogna! Abbazia assomiglia a una qualsivoglia località balcanica. I responsabili di questo scempio andrebbero puniti".
Abitanti e simpatizzanti delle qualsivoglia località balcaniche si concedano cinque minuti di indignazione.

sabato, maggio 29, 2004

Miro da Castlevania
Nel post precedente avevo frettolosamente digitato "my fiends are my estate": più prevedibilmente, si trattava di friends.
Lapsus simpatico, faceva pensare a una dickinsoniana dedita ai giochi di ruolo per playstation 2. Non del tutto inappropriato.

Sabato
Ultimamente ho acquistato più nomi di dominio
che paia di scarpe;
mi scappa ancora da dire Jugoslavia,
intendendo proprio quella cosa lì;
sono schiava d'amore di un micio petulante
e di vari suoi simili;
ho volumi stipati in terza fila negli scaffali;
conosco alcune lingue che sono troppo timida per parlare;
quando ho compiuto quattordici anni mio papà mi ha imposto il motorino perché la smettessi di starmene chiusa in casa a leggere (le beate famiglie medie);
non ho mai imparato ad andare in motorino;
quindi, a cosa mi serve una macchina?
sono comunista;
non vado alle marce pacifiste;
mi arrabbio solo per cose molto importanti;
in questi casi, divento insopportabile;
"my friends are my estate";
mi piacciono le cose che cominciano;
mi piacciono le cose che cominciano di sabato;

mi piace il nuovo blog di babsi.
Oddio, ma dove sono le gif animate e gli sfondi psichedelici? Ho capito, bisogna passare attraverso il fulifier di malfunction.org, come ho fatto io. Ful significa brutto in svedese; giuro che non capisco.

giovedì, maggio 27, 2004



5 cent. La piccola posta di Miro Van Pelt

"Cara Van Pelt,

non ho visto il documentario sul Che di cui parli, ma ho visto il film. Un'altra volta ancora mi ha colpito come la purezza con difficoltà si disgiunga dalla durezza, e come su entrambe si fondino probabilmente le energie di una rivoluzione, anche minima. Mi chiedo, e ti chiedo, viste le osservazioni sull'umanità in cui ti soffermi, a che cosa valga crescere ed integrare parti sconosciute di noi stessi, nuovi "io", nuove visioni, che si facciano impiegare come braccia o mani o organi via via più sviluppati, in grado di perfezionare le nostre prestazioni. Se poi, per fare qualcosa, non basti essere vergini e spietati".
un ex buono

Caro ex buono, ti riportertò una frase di Alberto Granado: "La mia lunga esistenza è stata segnata da tre fattori fondamentali: la mia innata capacità di essere fedele ai miei sogni, la mia eterna amicizia per Ernesto Guevara, il mio impegno nella costruzione della Rivoluzione cubana. E sono grato alla vita per quello che mi ha dato".
E subito ti rispondo: no, credo (e spero) che non basti essere vergini e spietati.
Il viaggio in motocicletta di Ernesto e Alberto segna di fatto per loro la fine dell'innocenza e l'inizio della conoscenza.
Rinunciare alla verginità per l'esperienza, perfezionare se stessi e la propria visione è necessario, non ci sono scorciatoie "per fare le cose". Hai ragione, ci sembra a volte di procedere per pesanti accumuli, e ci domandiamo a cosa ci servano tutti questi arti e questi organi nuovi, e se non ci rallentino invece di avvantaggiarci.
Ma non credi forse che quello a cui possiamo realisticamente tendere sia piuttosto una seconda innocenza, questa volta conquistata attraverso la maturità: e cioè una visione semplice, chiara e limpida, fatta di tutte le cose pensate e passate? Io ho in mente l'impegno, il sogno rivoluzionario, tu forse stai pensando alle fatiche della creazione, all'ispirazione, o alle rivoluzioni anche minime della vita quotidiana. Ma in comune non c'è forse la capacità di tener viva dentro di sé un'energia, una visione, passando attraverso la conoscenza e l'esperienza?
Pensa alla semplicità disarmante della frase di Granado, pensa alla laconicità di Music che già anziano così spiegò gli impasti di colori e le atmosfere dei suoi paesaggi in cui la figura umana è sempre assente: "Gorizia vuol dire piccola collina; io sono nato in una piccola collina". Raggiungere questa semplicità fatta di concentrazione, di umanità, di cose raggiunte, di scelte: c'è di che ringraziare la vita molte e molte altre volte ancora.

Facciamo un sogno. Questa sera vai a dormire sapendo che domani mattina ti sveglierai senza il carico del tuo passato, ti metterai a scrivere e ne uscirà qualcosa di bello e selvaggio, completamente svincolato dalla tua vita precedente (dalle tue letture, dai tuoi pensieri di sempre). Oppure: sperimenterai un nuovo atteggiamento, molto più disinvolto e deciso, che si rivelerà efficace nei rapporti con il tuo ambiente di lavoro, portandoti a emergere e in breve tempo a prevalere.
Il prezzo di questa purezza violenta e persuasiva, della tua nuova verginità crudele e vincente, è la rimozione del passato (dimentica esperienza, errori, dubbi; dimentica sensibilità, cose e persone amate, piaceri, eccessi, visioni, sogni).
Cosa fai, spegni l'abat-jour o ti prepari una moka da sei tazze?

Il piccolo sedizioso/cose da fare
Una va al mare un pomeriggio e si perde il movimento. Ci sono giuste petizioni da firmare (ben segnalate qui), mailing list arretrate da leggere, la piccola posta da evadere.
L'e-mail di un amico mi consiglia di:
1) andare su www.google.it
2) cliccare su "Immagini"
3) digitare come chiave di ricerca "facce da culo"
4) cliccare "Cerca".

La giornata comincia così.

lunedì, maggio 24, 2004

Ernesto, il sogno
La figura del Che, seppure molto amata, mi ha sempre messa leggermente a disagio. Non solo per l'iconografia un po' stanca, ma per una certa grandezza fuori scala del personaggio, una specie di Cristo laico, troppo simbolo e troppo poco umano. La sua storia è tutta ormai assimilata, con gli elementi del racconto al posto giusto. Una storia ammirevole ed esemplare, certo, bella e piena di poesia, tragicità e fervore rivoluzionario, ma pur sempre una storia.
Ripercorrere il viaggio avventuroso del Che quando era ancora lo studente di medicina Ernesto Guevara, e con l'amico Alberto Granado, biologo e ricercatore, attraversò l'America Latina in un percorso che trasformò entrambi, restituisce a quella storia esemplare la dimensione dell'umano, della giovinezza e del sogno. Perché non è - per una volta - il racconto innarrivabile della passione e della morte del Comandante, ma il racconto di una rinascita, quella a una nuova consapevolezza e a una nuova responsabilità politica e civile: la capacità di "sentire ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo", che è la più bella qualità di un rivoluzionario.
E su questo possiamo lavorarci, e sognare.

Mi sono spiegata.
Volevo sapere una cosa.
Ieri sera avete visto il documentario In viaggio con Che Guevara, e:

1. avete pensato: il solito Minà;
2. avete pensato: il solito Che;
3. questa notte i vostri sogni sono stati belli e dolci (come mi figuro che siano i sogni di Alberto, nell'inquadratura finale).

Se avete risposto 3, ogni tanto potremmo vederci per bere qualcosa insieme?

domenica, maggio 23, 2004

"I have a sneaking suspicion that what you have done here and the response from everyone at the festival, you will assure that the American people will see this film. I can't thank you enough for that. You've put a huge light on this and many people want the truth and many want to put it in the closet, just walk away. There was a great Republican president who once said, if you just give the people the truth, the republicans, the Americans will be saved.
I dedicate this Palme d'Or to my daughter, to the children of Americans and to Iraq and to all those in the world who suffer from our actions."
Michael Moore

La nonna palestinese, la nonna di Lapid
Oggi il ministro della Giustizia israeliano Yosef Lapid, capo del partito di centro Shinui, durante una riunione di Gabinetto ha sollecitato la fine delle demolizioni a Gaza (nome in codice, "Operazione Arcobaleno") definendo disumana questa linea d'azione: "Non è umana, non è da ebrei, e ci danneggia davanti al mondo". A Lapid, che è un sopravvissuto all'Olocausto, è poi venuto in mente di dire anche un'altra cosa: "Ho visto alla televisione una vecchia che scavava tra le macerie della sua casa a Rafah alla ricerca delle sue medicine, e mi ha ricordato mia nonna, che fu cacciata di casa durante l'Olocausto".
Un alterato Ariel Sharon ha detto a Lapid che le sue osservazioni erano "inaccettabili e intollerabili", costringendolo a correggere quella che un altro ministro ha definito "un'analogia infelice".
Alla Radio di Stato Lapid ha poi dichiarato: "Per spazzar via ogni dubbio, ho detto che non mi riferivo ai tedeschi e all'Olocausto, ma che intendevo dire che vedere una donna anziana fa pensare alla propria nonna".
La nonna di Lapid morì nelle camere a gas ad Auschwitz.

sabato, maggio 22, 2004

Oggi a Rafah.

venerdì, maggio 21, 2004

Addirittura
"Ho avuto modo di riferire al Primo Ministro neozelandese il risultato del nostro lavoro con i leader polacchi, inglesi, americani e con il segretario generale dell'Onu Annan. C'è ormai una strategia precisa, anche articolata nel tempo sull'Iraq".
Silvio Berlusconi, oggi.


mercoledì, maggio 19, 2004



14:18 Palestinians say Israeli tanks and helicopters open fire on demonstration in Rafah; injuries reported
15:41 23 bodies counted, most belonging to school students, after IDF missile strike on crowd of protestors in Rafah
15:50 Hospital officials say the majority of Palestinians injured in Rafah missile strike were children and youths
15:46 IDF says investigating missile strike on crowd in Rafah, says premature to know exactly what happened
17:14 IDF confirms it fired four tank shells near crowd of Palestinian protesters in Rafah refugee camp
18:05 IDF expresses deep sorrow at hitting innocent people during Rafah strike
18:08 IDF offers Palestinians to transfer people wounded in Rafah strike for treatment in hospitals in Israel

Scusate, ma, mentre era in corso la manifestazione di protesta contro i precedenti bombardamenti, è successo che abbiamo lanciato un missile, beh, più missili e qualche razzo, o forse c'è stata una cannonata, o quel che è.
Però andrebbe verificato, perché in quella zona ci sono tante mine e molti ordigni inesplosi.
Risultato, sono morti dei manifestanti (pessima idea, manifestare contro un bombardamento quando il bombardamento è ancora in corso), e tra questi diversi bambini e ragazzi, ma - ne siamo certi - anche molti adulti armati e pronti a colpire.
Però potrebbe anche non essere colpa nostra. Comunque, se c'è bisogno, potete portare i vostri feriti nei nostri ospedali.
Pensandoci bene, forse non era neanche un missile. Al massimo era un missile di avvertimento sparato in uno spazio aperto. I nostri elicotteri comunque sono provvisti di telecamere che seguono le traiettorie dei missili, se ci fossero stati dei bambini li avremmo visti.
Potrebbero esserci stati bambini armati. Questo ovviamente cambia le cose.

18:13 Two people killed in two separate traffic accidents in south of country

Quando si dice una giornata del cazzo.

martedì, maggio 18, 2004



5 cent. La piccola posta di Miro Van Pelt
Donne britanniche: una su cinque rinuncerebbe a un aumento o a una promozione pur di avere un corpo da bikini (strano diabolico scambio, vuole forse insinuare che gli aumenti in questo periodo andrebbero comunque a finire in fanghi e dimagranti?). Cellulite, cuscinetti, pelle a buccia d'arancia o a materasso, capillari che sembrano disegnati da Rambaldi, cerette tragiche: è dunque questo il fardello della donna bianca?
Ebbene, sbagliato! Sbagliato tutto!
Ecco qui, sto sfogliando un magazine femminile. Tenete presente che i prodotti di bellezza sono per lo più pubblicizzati da dodicenni caucasiche passate attraverso varie sessioni di photoshop.
Ma andiamo con ordine:
Rimodella. Rassoda. Scolpisce. Il trattamento corpo a effetto collant (esclusiva tecnologia "tight skin").
Scent gloss. Te lo spalmi sul corpo, ti fa brillare e in più profuma. (Ricordatevi che agosto è il mese delle vespe, e voi somiglierete molto a un chiassoso fiore tropicale in decomposizione)
Capsule anticellulite azione urto; il loro asso nella manica è il Recaptacell. Ah però, questa fa già più Esperimento del Dottor K.
Agisce come un "velo tensore invisibile": si chiama bikini body firmer, e mi sembra giusto chiamare le cose con il loro nome.
Lentamente, ma si capisce: bisogna prendere la decisione che cambia la vita. Stimolare-drenare-ridurre o rimodellare-rassodare-scolpire?
Per fortuna c'è anche un prodotto globale, dall'appeal imagista:
amincit
lisse
raffermit

E ve lo dice anche in inglese:
slenderizing
smoothing
firming

Sono gli haiku del cuscinetto adiposo e dell'inestetismo localizzato.
Ma non è finita qui, perché è uscito il primo patch "specifico" per un ventre piatto, basato su un principio esclusivo di principi attivi chiamato "Ultraplat".

Ve lo dice la profetessa dei fanghi e del domopak: questi prodotti vi faranno sentire più leggere. Di alcune centinaia di euro, almeno. In compenso avrete una pelle più levigata per il 95%. Cioè, probabilmente lo stesso effetto dell'olio baby e della nivea in scatoletta tonda. Se la parola "patch", invece, vi ha fatto venire in mente soltanto problemi di software...

voilà, siete guarite!

Un caro saluto dalla vostra Miro Van Pelt.

sabato, maggio 15, 2004

Good News from Magic Venus

"Mio dio, dopo tanti anni di sofferenze,
privazioni, disinteresse per le mie
indubbie qualità artistiche e "vedutistiche".
Ho composto da virtuosa della tabla,
ho scritto in Messico,
non perdo mai un autobus di linea,
ho il brutto vizio di non pensare a quello che dico,
ma in questo sono sincera, se lo penso.
Insomma: adesso sto bene; sono uscita dal Chunnel!".

Oggi, dappertutto, Naomi Campbell

Test di ingratitudine

"Dopo averli bombardati, occupati e educati alle
limitazioni, possiamo solo dire questo
prima di andarcene: ce ne dispiace, ma non hanno
capito le nostre reali intenzioni".

Traduzione congiunta D.R. - Miru,
dall'ultimo comunicato dell'
"Istituto Nazionale Americano
per la Normalizzazione delle culture estere
".

Immediatamente, con tutta calma
Rase al suolo 88 case a Rafah, secondo l'UNRWA. Tutto per allargare il famoso corridoio "di sicurezza" chiamato "Philadelphi route". Il messaggio della radio pubblica israeliana era stato chiaro: tireremo giù prima gli edifici vuoti, poi le case disabitate, e ci assumiamo la responsabilità di trovare un nuovo alloggio alle persone evacuate. Le case disabitate alla fine non dovevano esser poi tante, se sono rimaste senza tetto 206 famiglie, per un totale di 1064 persone.
Tanto per complicare un po' la vita alle ruspe, Ashraf Qatshah, 38 anni, sua moglie e sua cognata hanno deciso di non lasciare la loro casa. Secondo alcune fonti sono rimasti sotto le macerie, secondo altre se la sono cavata. Pare che il sepolto vivo, alla fine, ci sia stato. Resta il fatto che quello del demolitore è un duro lavoro, e qualcuno deve pur farlo.
Il segretario generale dell'ONU, Annan, ha condannato "con forza" le azioni israeliane, chiamando Israele "a conformarsi ai suoi obblighi di potenza occupante mettendo immediatamente fine a queste azioni, che costituiscono una punizione collettiva e una chiara violazione della legge internazionale".
Immediatamente, con tutta calma.

venerdì, maggio 14, 2004

Bella pensata
Grazie, Urbani.

mercoledì, maggio 12, 2004

Israel Shamir su antisemitismo, Francia e sionismo
"Quando i gentiluomini inglesi in giacca rossa correvano dietro alla volpe sulle verdi colline del Surrey, gridavano "yoicks" per incoraggiare i loro cani; i sionisti gridano "anti-semitismo" per incoraggiare i loro. "Yoicks" terrorizza la volpe; "anti-semitismo" è il mezzo per terrorizzare l'opposizione al Nuovo Ordine Mondiale. E' il loro equivalente di una bolla papale che proclamava la crociata contro gli eretici.

Come una malattia contagiosa, il loro odio si espande ben oltre un campo. Gli iracheni supportavano i palestinesi, ed il loro paese è stato invaso. L'ultimo nemico dei sionisti è la Francia, poiché i francesi hanno osato opporsi ai loro piani di impossessarsi dell'Iraq. Nel viale alberato in cui vivo, una grande Chevrolet parcheggiata porta il cartello "Dopo l'Iraq, Chirac". I giornali israeliani sono pieni di articoli e servizi anti-francesi. E, ogni volta che i sionisti non ottengono ciò che vogliono, agitano lo spettro dell' "anti-semitismo" dei loro avversari".
Il seguito è qui.
Questo e altri articoli di Shamir, tradotti in varie lingue, qui.

martedì, maggio 11, 2004

Esperienze che distruggono la vita
Bianca Jagger ha dichiarato battaglia al padrone di casa a causa della muffa che infesta il suo appartamento di 4 stanze-4600 dollari al mese-in Park Avenue. La sventurata ha affermato di vivere sempre con le valigie in mano in casa di amici da quasi tre anni.
Beh, sempre a proposito di homeless, no?

Se le cose possono andare peggio, lo faranno
I numeri aiutano a capire. Li riporto.
L'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dell'assistenza ai profughi palestinesi (UNRWA) ha comunicato che in questi primi dieci giorni di maggio l'esercito israeliano a Gaza ha demolito o danneggiato irreparabilmente 131 edifici residenziali, privando 1100 persone della loro casa. Il numero dei senzatetto a Gaza sale così a 17.594. Questi dieci giorni sono stati uno dei periodi più intensi di distruzione e di "punizione collettiva" dall'inizio dell'intifada.
La stragrande maggioranza di quelle 17.594 persone ha la solita unica colpa che sappiamo: posto sbagliato, momento sbagliato.
Ma chi sa come la pensa il Segretario Generale dell'ONU, Annan, che in occasione delle incursioni del 21 e 22 aprile nella zona settentrionale di Gaza (che provocarono almeno dieci vittime civili tra i palestinesi, compresi cinque bambini sotto i quindici anni) si disse "allarmato dalle conseguenze mortali" dell'attacco?
E, visto che siamo in allegro clima di torture, è giusto sapere che attualmente 373 palestinesi sotto i 18 anni (ma almeno tre di loro di anni ne hanno meno di 14) sono sottoposti ad abusi fisici e psicologici nelle carceri dell'Autorità israeliana di occupazione. Qui la descrizione delle loro condizioni in un documento della sezione palestinese della Defence for Children International. Dallo stesso documento si apprende che secondo il codice civile israeliano, che si applica ai cittadini di Israele, la maggiore età si raggiunge a 18 anni; il codice militare israeliano applicabile nei territori occupati considera invece adulti i palestinesi che abbiano superato i 16 anni, e li tratta di conseguenza. Del resto, per un palestinese, 16 anni sono già un'età niente male.
Se vi conosco, miei pazienti lettori e amici, vi state chiedendo quando tirerò fuori un pdf da 200 kb. Ne prendo uno a caso, è questo. Per le torture, questo.

I am not a painter, I am a poet.
Why? I think I would rather be
a painter, but I am not. Well,

for instance, Mike Goldberg
is starting a painting. I drop in
"Sit down and have a drink" he
says. I drink; we drink. I look
up. "You have SARDINES in it."
"Yes, it needed something there."
"Oh." I go and the days go by
and I drop in again. The painting
is going on, and I go, and the days
go by. I drop in. The painting is
finished. "Where's SARDINES?"
All that's left is just
letters, "It was too much," Mike says.

But me? One day I am thinking of
a color; orange. I write a line
about orange. Pretty soon it is a
whole page of words, not lines.
Then another page. There should be
so much more, not of orange, of
words, of how terrible orange is
and life. Days go by. It is even in
prose, I am a real poet. My poem
is finished and I haven't mentioned
orange yet. It's twelve poems, I call
it ORANGES. And one day in a gallery
I see Mike's painting, called SARDINES.


Why I am Not a Painter
Frank O'Hara

sabato, maggio 08, 2004

Cosa?
Sabato sera, poco fa. Su Sky tg24 passano le solite storie sulle torture in Iraq, chi sapeva e chi non sapeva, lo sdegno del mondo e la rabbia degli iracheni. "In tutto il mondo arabo, ira e indignazione regnano incontrastati". Ah però.
A un tratto ho un sussulto da cortocircuito informativo: pacatamente, mentre scorrono immagini di anziani iracheni un po' scamiciati e con il giornale in mano, una voce spigliata di giovane donna informa che gli iracheni condannano Rumsfeld, "e c'è già chi lo paragona a Milosevic".
Cosa, cosa, COSA? Scommetto che ve li immaginate come me li immagino io, i due vecchietti di Baghdad che così commentano:
"Uno schifo, uno schifo questa storia delle torture"
"Proprio, quel bastardo di Rumsfeld"
"Uguale uguale al Milosevic, ah?"
"Stavo pensando la stessa cosa".
Questo post finisce con tre puntini di sospensione, da riempire a piacimento.
...

venerdì, maggio 07, 2004

Liste
Sgarbi in accoppiamento funzionale con La Malfa ha presentato il Partito della Bellezza e della Ragione "perché la bellezza sia inevitabile e la sua difesa ineluttabile". Il patrimonio culturale in Italia va difeso (soprattutto contro Urbani), ma Sgarbi e La Malfa, accidenti! È troppo.
Mi riprendo con la notizia che alle Europee francesi correrà anche la lista Euro-Palestinese. Il motto, "la paix en Europe passe par la justice au proche-Orient", mi starebbe bene. Il programma, anche. Tipico: escono le liste, che più belle e varie non si può (esempio, tra i comunisti ci sono un comico, un vignettista, un astronauta e perfino due ex diessini; e rifondazione presenta lo stesso capolista ovunque, caspiterina), e io ho la faccia perplessa di quelli che in pizzeria sfogliano un menù di dieci pagine e poi chiedono "ma non ce l'avete quella con sopra le patatine?!". Incontentabile.

La ragazza con l'iracheno al guinzaglio
"Entra nell'esercito, vedi il mondo, conosci gente interessante... e uccidila."
Woody Allen

Lynndie R. England, 21 anni, 372simo battaglione di polizia militare è la ragazzina sorridente che trascina al guinzaglio un iracheno in uno scatto ormai famoso (e indica - simulando con le mani una pistola - i genitali di un prigioniero incappucciato, e ancora posa su sfondo di piramidi di prigionieri nudi). Leggiamo che "si era arruolata per pagarsi il college". E che fin da bambina ha avuto una propensione per le "emozioni forti": amava temporali e cicloni, e se c'era un tornado, hanno detto i genitori, non c'era verso di farla rientrare.
Secondo alcuni studiosi, la "trasformazione" in aguzzino non sarebbe nulla di straordinario: chiunque potrebbe superare il limite. Immagino. (ma mettere in scena l'umiliazione e il dolore, fotografarli e far circolare le immagini - 1000, si dice, masterizzate su compact disc - è un'altra cosa ancora: è forse questa tortura in formato jpeg che rende il tutto ancora più ripugnante).
Parenti e amici descrivono oggi il soldato England come una donna dura e indipendente, una che "non ha paura di spezzare con le mani un chiodo", come ha detto una compagna d'armi.
Ci sono cose che mi fanno rimpiangere le perentorie infermierine zombie di Silent Hill 1 e 3. Quelle armate di accetta, quelle che bisognava colpire tre volte perché sotto di loro si allargasse una definitiva, pacificante pozza di sangue.

giovedì, maggio 06, 2004

Il fanatico del gore+velocità
"Andiamo a vedere Dawn of the Dead?"
"Ma è solo un remake!"
"Sì, ma qui gli zombie si muovono ve-lo-cis-si-mi!"

mercoledì, maggio 05, 2004

L'equivoco del torturatore
"Berlusconi: siamo addolorati per torture,
ma missione va avanti".

Dopo un istante di perplessità
(si riferiva forse all'esasperante
più che craxiana longevità?)
ho capito che parlava dell'Iraq.

lunedì, maggio 03, 2004

Getsemani

"E se, in croce, cambio idea, e non mi riconosco più.
Nelle mie idee intendo. E se la Maddalena ritorna col Battista, ah no, è morto,
ma, insomma se cambiasse idea su di me? E se Giovanni si stufasse
della mia evidente predilezione nei suoi confronti e, per farmi un torto si unisse ai sadducei?
E se Maria, mia madre, mi ripudiasse come figlio, nel senso che, sai,
forse aveva delle idee su di me, cose che avrei dovuto realizzare....insomma,
sai cosa ti dico, la cosa di Giuda è ben fatta, ma lasciamo perdere tutto.
E' troppo rischioso! A monte".

Da, La crocifissione incompiuta. La vera storia di Simon Mago,
di Calcide Muziato

ESSE e ACCA (una storia europea)
di Babsi Jones
"Al principio, la storia è lineare: Esse vive in una città del nord Italia, diremo Milano per comodità, con il fratello Acca, che ha una moglie e due bambini ancora piccoli. Esse e Acca appartengono ad una famiglia di rom Khorakhanè, il cui luogo di origine è il Kosovo. E’ una famiglia ampia, la loro, allargata, come spesso accade nelle famiglie d’origine nomade. Esse è nato “per puro caso” a Zagabria, ed è entrato in Italia da bambino, molti anni fa: da clandestino, attraverso i boschi. in Italia è cresciuto, si è diplomato, vive e lavora, ed è – naturalmente – cittadino italiano. Suo fratello Acca, invece, è ancora cittadino serbo: lo ha raggiunto più recentemente, e vive e lavora a Milano – come moltissimi – grazie a un permesso di soggiorno che, con pazienza, potrà un giorno diventare una cittadinanza. I tempi, per chi si sposta in quest’Europa poco confortevole, sono lunghi, e la burocrazia è insensibile alle esistenze (e spesso anche ai diritti). La burocrazia gioca con cifre, sigle, calcoli: basta pochissimo per trovarsi avviluppati nel filo spinato dei pubblici ufficiali, dei colletti bianchi, delle dogane. Basta una serata storta. La serata storta di Acca accade a Gorizia, a fine ottobre: Acca è stato a una festa ospite di amici; Gorizia non la conosce affatto, ed è già stanco. Lo aspettano a Milano la moglie ed i bambini e suo fratello Esse, sicché Acca si mette in macchina di buona lena e si avvia verso l’autostrada. Capita a tutti di sbagliare, di confondere un luogo per un altro, basta una distrazione. Quando Acca nota la segnaletica in un’altra lingua si rende conto d’essere in Slovenia, quel piccolo paese che da ieri è parte dell’Europa schengeniana. Ma siamo nell’ottobre del 2003, e Acca ha di fatto ha passato un confine incustodito. Chissà dov’era il doganiere: a bersi un buon caffè, probabilmente. Acca si rende conto in fretta del guaio in cui potrebbe essersi cacciato: inversione a U e torna immediatamente indietro. Purtroppo per lui, il caffè del doganiere era un caffè ristretto, perché al suo passaggio scende la sbarra e al nostro Acca vengono chiesti i documenti. “Favorisca il passaporto”: la frase d’ordinanza che siamo abituati a sentire. Ma Acca il passaporto (serbo) non ce l’ha, l’ha lasciato a Milano, a casa. Ha la carta d’identità italiana, con sé. “Favorisca il permesso di soggiorno”, insiste il doganiere. Acca prende dal portafogli la denuncia di smarrimento del permesso di soggiorno, perché Acca il permesso di soggiorno l’ha perduto nel mese di agosto, e l’ufficio competente gliene ha promesso uno nuovo per il 24 di novembre: tempi lunghi, quelli dei burocrati. Naturalmente, a rigor di logica, è tutto perfettamente regolare: la denuncia di smarrimento, scrupolosamente emessa da una questura italiana, sostituisce il foglio rubato a tutti gli effetti. Non dovrebbe esserci problema, pensa Acca: invece il problema c’è. Il doganiere probabilmente non si fida, vorrebbe il passaporto, la legge è legge, e senza chiedersi qual è la storia personale di un uomo che ha commesso, ahi ahi, il gravissimo errore di sbagliare strada in una buia cittadina di confine e di aver lasciato a Milano il suo stramaledetto passaporto, il doganiere gli intima di tornarsene in Slovenia. Dieci metri più in là, nella terra di nessuno. Dieci metri più in là non viene accolto con ricchi premi e cotillions, il nostro Acca: la legge è legge anche in Slovenia, Acca è cittadino serbo senza passaporto, dei documenti italiani gli sloveni non sanno che farsene, sicché viene dichiarato, su due piedi, clandestino. Guardate: clandestino è una parola agghiacciante. Letteralmente significa “di nascosto”, in pratica significa “privato dei diritti”. Il clandestino, canta Manu Chao, è anche un desaparecido. E’ uno scomparso, un numero che rischia di non apparire sul quadrante della storia. E’ così che, in meno di un’ora, Acca passa da una festa con amici in quel di Gorizia a un centro di “accoglienza per stranieri” in Slovenia. Il nostro sistema politico, lo sapete, modifica il linguaggio, lo adatta alle esigenze del potere. Io i centri di “accoglienza” li ho visti da vicino (chi si ricorda Via Corelli?), e l’accoglienza è un paradosso. I centri di “accoglienza” sono carceri speciali: carceri per innocenti. Fa freddo, si mangia poco, si ha diritto a trenta minuti di visite, a qualche telefonata (chi ha gli spiccioli), e si annega nella solitudine, nelle domande (che fare per uscire di qui, io non ho fatto niente): puniti per essere di un altro luogo, puniti per un timbro che manca (e spesso manca per negligenza dell’apparato, che dei destini individuali se ne frega), puniti per un foglio firmato di sghembo, o – come accade a Acca – per un passaporto lasciato a casa nel cassetto d’un comodino".
Qua comincia un incubo, raccontato per intero su exju. Anch'io vi chiedo non solo di leggere questa storia, ma di farla girare e di segnalarla sui vostri siti e blog.
Ad Acca e a Esse, e alle loro famiglie, tutto il mio affetto.

domenica, maggio 02, 2004

Cronache delle città di G. e N.G./Incantesimo balcanico
Il concerto di Goran Bregovic è stato bellissimo. Lo è stato anche per un motivo speciale che ora vi dirò.
Senza farci caso (intenti a studiare la postazione migliore, e sempre lì a far foto) eravamo finiti nella zona slovena. Mi spiego: sulla piazza della Transalpina da ieri è possibile passeggiare liberamente; a ricordare il confine (il cippo 57/15 e la rete che non ci sono più) resta solo una linea simbolica tracciata sul mosaico e sull'asfalto. Prima del concerto, tuttavia, sloveni e italiani si sono spontaneamente disposti ciascuno sul proprio versante, con poche sbadate eccezioni. Gli uni provenivano dal valico di Salcano, gli altri dalla via Caprin. Sul lato italiano si poteva comprare una birra al bar Transalpina (dove c'era una coda lunghissima), sul lato sloveno c'era un chiosco accanto alla stazione (dove c'era una coda lunghissima). Tenere le distanze viene ancora naturale.
Così ci siamo ritrovati accanto all'edificio della Stazione, in piena "zona B" ("mi sembra di essere all'estero", ha commentato un divertito Tonino). E davanti a una gran folla il concerto è cominciato.
Immaginate l'edificio della stazione (lo vedete bene nella foto di Luca, qua sotto); pensate a Gorizia, che non è una città come le altre; aggiungeteci una notte tiepida e asciutta; metteteci la luna tra poche nuvole veloci.
Abbiamo capito subito che gli sloveni non sarebbero stati un pubblico facile. A concerto iniziato molti (giovani e meno giovani) continuavano a chiacchierare a voce alta, a fischiare, a commentare i vestiti delle cantanti bulgare: in breve, sfoggiavano emancipato distacco in quel modo brusco con cui a volte trattano noi italiani (anche noi italiani adoranti, si intende). Ma forse allora era proprio tutto finito, e Bregovic da queste parti non poteva davvero piacere. Troppo balcanico? Troppo zum-zum? Chi lo sa. Questi altissimi giovani sloveni sembravano davvero un po' scocciati.
Ma all'improvviso tutto è cambiato. A sinistra, dalla porta della stazione, si è sentito un suono di tromba. E, che bella idea, da lì è uscita la band di fiati, continuando a suonare. Poi sul palco è salito Goran col suo mezzo sorriso.
E metteteci quello che vi ho detto: questa città qui, la piazza, la notte, l'orchestra, le persone. Metteteci la luna. Mesecina. La gente ha cominciato a cantare.
Se uno sloveno vi dice "A hum, Bregovic? boh, insomma" esibendo un'indifferenza che vira verso il disprezzo, ricordatevi che probabilmente conosce i pezzi del Brega a memoria, e li balla pure. Tutti all'improvviso si sono scatenati. Hanno cantato, saltato, applaudito.
E poi metteteci le voci bulgare, e le ragazze slovene che cantavano "Ederlezi" a mezza voce, accanto a me; metteteci "Ya ya" cantata proprio da tutti, compresi gli jugoscettici, e capirete l'atmosfera.
È stato un bel concerto di due ore, con bis generosi e un gran buonumore. I pezzi migliori da Il Tempo dei Gitani e Underground, alcune cose dall'album più recente. Tantissimo spazio all'orchestra, alla band e alle voci; un Bregovic in buona forma. Eravamo ormai tutti pronti a gridare "Juris!", perché si sa che "Kalasnjikov" la tiene per il finale, ed è stato così.
Ci siamo poi incamminati, due folle divise (e il nostro sbadato gruppetto controcorrente), su via Caprin e verso Salcano. In testa due cose: "bum bum bum bum" e "dove cavolo ho lasciato la macchina?".
La Slovenia è entrata in Europa emancipandosi con destrezza dal suo passato, eppure Gorizia non è mai stata così slava come in questi giorni.

Oggi pomeriggio siamo tornati alla Transalpina. Alla gente non è ancora passata la voglia di attraversare e riattraversare quella linea simbolica sulla piazza. C'era molta gente, sul palco tutti i cori di Gorizia e Nova Gorica uniti.
Si era detto che sulla piazza si può "passeggiare, ma non passare": qui non c'è un valico. Però oggi era possibile entrare nella stazione: l'ho fatto per la prima volta, ho sostato accanto al binario, gironzolato nell'atrio che sapeva di vernice fresca. Dalle vetrate dell'ingresso ho osservato a lungo la piazza dall'altra parte.
Io ho un carattere un po' sognatore, a volte, e mi piace la musica corale. Così per un attimo la città di G. - insolitamente aperta, stranamente bella - mi è sembrata un luogo in cui vivere volentieri, e non senza serenità. Incantesimo balcanico. Un quarto d'ora a mezzanotte. Domani torno cattiva.

sabato, maggio 01, 2004

Cronache delle città di G e di N.G./This is the end



Ecco fatto. Siamo arrivati sotto una pioggia sottile giusto in tempo per sentire il sottosegretario agli Esteri Roberto Antonione pronunciare nel suo discorso il nome di Silvio Berlusconi ed essere sommerso da fischi e da proteste ("buffone!", o anche semplicemente "buuu" e "a casa!").
Il goriziano-base, in faccende di dissenso, ha due atteggiamenti tipici:
- si sente un trasgressivo, un rivoluzionario. In pratica, un bolscevico; si aspetta di essere messo su una lista nera, e che domani mattina due agenti in divisa passeranno a prelevarlo a casa;
- si stupisce che altri condividano il suo malumore (ancora mezz'ora dopo un signore, in chiaro aftermath adrenalinico, commentava incredulo alla moglie: "ma te ga sentì come che lo gavemo fiscià").
Continuava a venir giù una pioggia sottile. A un certo punto, da una gru sono scesi anche due angeli biancovestiti, agitandosi alquanto. Lontana citazione del Cielo sopra Berlino? Saperlo.
Poi gli inni (riusciremo mai a ricordarci quello sloveno?), il conto alla rovescia (che fa tanto capodanno in piazza), l'Inno alla gioia. Presentava il tutto Alessandro Cecchi Paone (con espressioni universali come "All together now!": il tipo accanto a me si è messo a canticchiare la musica di "Giochi senza frontiere").
Alla fine - nonostante tra i goriziani, per stile di vita e per costituzione, serpeggiasse un certo scetticismo: "i sarà bagnadi!" - i fuochi artificiali, molto belli.
Ho sentito di persone che ieri hanno attraversato il confine solo per usare l'ultima volta il lasciapassare; ho visto la bandiera slovena sulla scritta Nas Tito; ho visto moltissimi tricolori fuori luogo, tra i quali anche alcuni listati a lutto, e poche bandiere europee; qualcuno ha avuto l'idea di mettere in vendita a dieci euro una maglietta con la scritta Gorizia nelle diverse lingue e il simbolo dell'Europa.
Però i fuochi erano belli; poi, tra tanta pioggia, una lacrima cosa volete che sia.

L'immagine di apertura è di Luca d'Agostino, il miglior fotografo in circolazione (grazie!).