– Embe'.
– Sì.
– Mi scusi: data scavenger senior.
– Ok.
LE GRANDI INTERVISTE
LA BUFERA SOCIAL
– Buongiorno, disturbo?
– No no, si figuri, entri e chiuda la porta.
– Ecco.
– Che c'è corrente.
– Lei è la famosa bufera social.
– Così dicono.
– Mi parli della sua giornata.
– Allora io di base non dormo mai, sto sempre sui social.
– Sempre?
– Due occhiaie così guardi.
– Ci sono notizie che le sembrano promettenti...
– Sì, può esserci la cantante con la tosse che sta alle Maldive, il tennista che si fa la fidanzata, il cantante obeso, cose così.
– Oppure.
– Oppure cose più pese che girano attorno agli screen.
– Gli screenshot.
– Sì.
– Come nasce una bufera social?
– Io nasco di continuo, ma non muoio mai veramente, un po' come il Doctor Who che adesso lo interpreta un bel...
– Ci sono giornate fiacche?
– Quelle sono le migliori. Metta che oggi piove, no?
– Sì.
– La gente ha il nervoso, non vede l'ora di smascherare menzogne, di fare asciutti debunking, di svelare scontrini-truffa, un caffè venti euro più servizio al tavolo.
– E lì.
– E lì c'è bufera social.
– Anche detta gogna mediatica?
– No, siamo due cose distinte. Prima arrivo io, poi entra in scena la gogna.
– Lei e la gogna.
– La notte è piccola per noi.
– Certo.
– Troppo piccolina.
– Il bello del suo lavoro?
– Certe albe meravigliose.
– Il brutto del suo lavoro?
– Le occhiaie e la polizia postale.
– Le parteggia per gli Houthi?
– Certo che parteggio per gli Houthi. Più Houthi per tutti!
– Dica la verità, in questo momento lei sta lavorando.
– Io non smetto mai.
– Quindi non parteggia veramente.
– E chi lo sa. Chi lo sa. Guardi qui.
– Cosa?
– Titolo di Repubblica: "La sposa interrompe la sua cerimonia nuziale per salvare un animale inaspettato". Bene, noi diremo che è una pantegana, una grossa grossa pantegana.
– Ma non è vero, scusi.
– Una grossa grossa pantegana radioattiva proveniente dal ristorante di un famoso chef fidanzato bene.
– Ma no.
– Grossa grossa pantegana radioattiva che ha morso la futura suocera della sposa!
– Se l'è inventato.
– Il web si divide tra propantegana e panteganofobi, il famoso chef fa un post in cui dice che la suocera e le grossa grossa pantegana radiottiva si conoscevano da prima, lui ha gli screen.
– Addirittura.
– Che le sembra?
– Non male.
– Per un lunedì, no?
– Vero.
– Adesso se non le dispiace.
– Certo.
– Allora la lascio lavorare.
– Hashtag pantegana, hashtag grossa grossa, hashtag famoso chef, hashtag suocera... arrivederci, tante cose!
– E quella cosa degli Houthi...
– Più Houthi per tutti!
– Arrivederci.
– Arrivederci.
Più o meno a metà faccio un grande sospiro. Cos'è questo sospirone, dice lui. Mah, dico io. Guarda che è un capolavoro, dice lui, ho finalmente capito da dove viene la storia del matto che si crede Napoleone. È un film ambientato nel 2650 e a un certo punto lui sputerà una chiavetta usb. Capolavoro, ripete.
Poi mi spiega.
"Napoleon", l'incompreso ballo in maschera di Ridley Scott
I migliori libri letti nel 2023 (niente voti):
Demon Copperhead di Barbara Kingsolver ("First, I got myself born"), che si è portato dietro The Poisonwood Bible (un'ossessione tragica, una famiglia infelice, la storia di un Paese, Patrice Lumumba, traduzioni errate).
Tomorrow, and Tomorrow, and Tomorrow di Gabrielle Zevin.
Hamnet di Maggie O' Farrell, e in fondo anche The Marriage Portrait.
The Shards di Bret Easton Ellis (horror, mystery, autofiction, sprezzatura, Shining al cinema un sabato mattina, "Vienna" degli Ultravox, this means nothing to me, quando invece sappiamo bene che it means a lot).
Piranesi di Susanna Clarke! (Anche in audiolibro narrato da Chiwetel Ejiofor).
The Custom of the Country di Edith Wharton, riletto grazie a Bret Easton Ellis che in un'intervista si chiedeva se non fosse questo il grande romanzo americano (ma sai che forse).
Sono apparso alla Madonna di Carmelo Bene ("Quante inezie vi avrei risparmiato, se fossi a questo mondo e Dio esistesse").
Pushkin: a Biography di T. J. Binyon, che si è portato dietro le lettere di Puškin alla moglie e la rilettura dell'Onegin, più letture sparse sui suoi compagni di liceo.
Verso le rovine di Čevengur di Vasilij Golovanov.
Carnival Desires di Mark Lindquist, che non avevo mai letto e che invece meritava.
Project Hail Mary di Andy Weir, nell'audiolibro narrato da Ray Porter: best bromance dell'anno.
All That Remains: The Palestinian Villages Occupied and Depopulated by Israel in 1948 di Walid Khalidi.
The Wandering Earth di Cixin Liu.
I sei romanzi del ciclo Dublin Murder Squad di Tana French e quasi tutto di Lisa Jewell (in audiolibro).
Skint Estate di Cash Carraway.
Ma ho avuto anche delusioni, i romanzi bravi che piacciono a tutti e non capisci perché a te no. Invece no. I libri che sentono di sudore dell'editor su maglietta 20% acrilico. Eccetera.
Infine.
Sei un editore, conosci un editore, curi una collana, vuoi un consiglio: compra i diritti di tutti i romanzi di Celia Fremlin e fammeli tradurre.
LE GRANDI INTERVISTE
IL MAXI ANTICICLONE
– Buongiorno.
– Buongiorno si accomodi.
– Lei è il famoso
– Sono il maxi anticiclone.
– Non basta anticiclone, anche maxi.
– Ma guardi che anticiclone non è mica accrescitivo.
– Anticiclo, anticiclone.
– No.
– Maxi anticiclone è come dire più meglio.
– Assolutamente no.
– Le piace questa foto dove le hanno messo il cappellino di Babbo Natale? A me piace.
– Insomma.
– Fa sempre allegria, non trova? Come quando si entra da Intimissimi e le signorine hanno tutte il berrettino rosso, secondo me si divertono moltissimo. Ha presente?
– In questo momento no.
– Di solito diciamo anticiclone delle Azzorre qua, anticiclone delle Azzorre là. Lei da dove viene?
– Io dall'Africa del Nord.
– È vero che è venuto a bloccarci qualsivoglia perturbazione?
– È vero.
– E ad alzarci le medie climatiche?
– Un po'.
– Non abbiamo abbastanza problemi? Non bastano i suoi amici Houthi?
– Ma guardi che gli Houthi non stanno mica in Africa.
– Eh lasci fare!
– Stanno dall'altra parte del Mar Rosso, scusi.
– Sì, adesso mi dirà che neanche i suoi amici di Hamas sono africani.
– E infatti non sono per niente africani.
– E dai.
– No.
– Un pochino.
– No.
– Il bello del suo lavoro?
– Certi tramonti spettacolari.
– Il brutto del suo lavoro?
– Le alzatacce.
– Come trascorrerà le feste?
– Ho sempre sognato di vedere il Colosseo.
– Lei lo sa che in Europa non abbiamo posto per tutti, oltre a essere democrazie.
– Si figuri se non lo so.
– Abbiamo i nostri valori, tra questi l'inverno e gli impianti di risalita.
– Va bene.
– Quindi il primo gennaio in fila per il check-in con tutta la famiglia, mi raccomando.
– Sicuramente.
– Poi non si lamenti che c'è nebbia insidiosa e i voli sono in ritardo.
– Va bene.
– Perché la nebbia insidiosa è tutta colpa sua.
– Orpo.
– Lei condanna?
– E come no?
– Sicuro?
– Sicuro.
– Non è che poi mi torna in Africa e si mette a fare le stragi?
– Quali stragi?
– O a buttare i gay giù dai tetti?
– Ma no.
– Vi conosciamo voi anticicli.
– Non è accrescitivo.
– Le piace fare la storia con i se?
– No.
– E con i seh seh?
– Guardi, adesso devo andare perché mi chiudono il Colosseo.
– Sì, da mo' che ha chiuso, il Colosseo.
– Come?
– Vigilia di Natale. Tradizioni!
– Ah. Vabbe' pazienza, buonasera.
– Buonasera! Se lo metta, il berrettino.
– Sì sì, dopo me lo metto.
– Buonasera!
– Buonasera.
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| Il vulcano Fagradalsfjall (sullo sfondo). Foto AP. |