lunedì, settembre 29, 2008

Piccola Berlino Democratica, domenica pomeriggio

Sì mamma è finita da un pezzo no non ci ho ripensato ma quale ricaduta il mio è solo un interesse storico-scientifico certo che mi piacciono ancora i ragazzetti sì e anche i pupazzetti adesso cosa c'entrano i capelli guarda papà d'accordo ma sai il sogno rivoluzionario e poi va là che è proprio bello con il taglio di luce giusto fa ancora la sua porca figura nonostante l'età e in fondo sto attraversando una fase di cambiamento e la sola idea di poterlo vedere ogni tanto non sempre ma solo ogni tanto mi fa felice e bada in senso esclusivamente estetico ma no giuro che non gli parlo per chi mi prendi no che adesso non mi verrà qualche strano tic.

Scusa ecco non è che me lo terresti un momento?

Grazie.

domenica, settembre 28, 2008

Overheard in Portogruaro

- E aeòra, son nonna. Tutto bene tutto bene, solo che mia nuora no lo vol batezàr.
- Xe sielte anca quèe.
- Mi rispetto la sielta, no son invadente. Se ben che son credente. Vol dir che quando che sarà ora il dessiderà lù.
- Ogigiorno.
- Dopo tuto. Nostro Signor Gisù Cristo i lo gà batezà a quanti ani?
- Trenta.
- Trenta. E aeòra.
- ...
- ...
- Sì, ma 'l xe morto a trentatré.
- Xe anca vero.

venerdì, settembre 26, 2008

Semplice barra complicato

Porquoi faire simple quand on peut faire compliqué!
F., email

Io alle dieci del mattino non sono ancora pronta a pronunciare polisillabi come frammentazione e multipolarismo. Riesco a dire Uno. Grazie. Buongiorno. Dove. Prego. Non c'è male. Quello che i dizionari tascabili chiamano conversazione generica.
Vabbe'.
Mi faccio viva io.

Un altro giorno, che sventura, un altro giorno, che fortuna

Mauro Rostagno veniva assassinato alle 8 di sera del 26 settembre 1988 a Lenzi, nei pressi di Trapani, con quattro colpi di fucile calibro 12 e due colpi di rivoltella calibro 38 special.

Della vita e delle scelte di Rostagno si sanno tante cose: gli studi di sociologia a Trento, il movimento studentesco, Lotta Continua, Democrazia Proletaria, poi gli anni in India, la Sicilia, la fondazione di una comunità di arancioni poi trasformatasi in comunità di recupero per tossicodipendenti, infine la collaborazione con l'emittente televisiva di Trapani RTC, il lavoro di denuncia che non guardava in faccia a nessuno.
Una vita limpida e generosa, così continua a sembrarmi quando ci penso e ne sento raccontare.

Gli anni delle indagini sull'omicidio, invece, a partire da quella sera di settembre di vent'anni fa, limpidi non lo sono stati mai.
Pista mafiosa, pista Calabresi, pista interna, oppure gli è stata fatale la scoperta e la documentazione di un traffico d'armi su velivoli militari italiani diretti in Somalia?
Oggi ci si orienta, pare, su quest'ultima ipotesi, intrecciata alla pista mafiosa.

In tutti questi anni però sono scomparsi faldoni, sono morti testimoni, dai verbali si sono volatilizzate prove importanti, perizie balistiche sono state successivamente smentite. Tanto per cambiare, nella prima fase delle indagini Polizia e Carabinieri hanno condotto due indagini parallele e discordanti.

Ora (si veda Left n. 37 12-09-2008) riprende quota l'ipotesi legata al traffico d'armi tra Italia e Somalia ed ex-Jugoslavia (Rostagno avrebbe filmato certi atterraggi negli aereoporti trapanesi di Gladio, dove si scaricavano aiuti umanitari e caricavano armi): si sa che si era procurato un'handycam e aveva imparato a usarla; aveva delle video cassette, sparite dopo l'omicidio, con su scritto "non toccare", e pare che intendesse mandare in onda quel materiale; aveva cominciato a registrare le telefonate (sul comodino della sua stanza c'era un'audiocassetta, anch'essa con su scritto "non toccare", anch'essa sparita); aveva appena parlato con Falcone.
E certo magari magari la mafia c'entra.
Forse c'entra pure la pista interna, persone che possono essere state usate e strumentalizzate per l'esecuzione pratica dell'omicidio.
Convergenza di interessi, allora, come dice il procuratore di Palermo Antonio Ingroia: leggendo quello che si sa della vita di Rostagno mi sono chiesta come abbia fatto a restare vivo così bene fino a 46 anni.
Sul resto, su quella vicenda di arditi gossip, depistaggi e disinformazione che è seguita alla sua morte non sono neanche in grado di fare un lavoro decente da nerd.

E però: "un altro giorno, che sventura, un altro giorno, che fortuna".
Perché qua stiamo, non tutti ma almeno alcuni, e prima o poi ci piacerebbe saperlo, se sono stati gli ufi.

Link a video su YouTube.

[Il signor Marías, Javier, è stato preso
brevemente in ostaggio per la stesura di questo post e poi rilasciato, confuso ma incolume].

giovedì, settembre 25, 2008

Anime

- Vediamolo, un centro abitato tipico del Collio sloveno, - dice lui.
E così passiamo accanto a un monumento partigiano in cemento armato.
Una chiesa con campanile in cemento armato.
Orti.
Fiori di topinambur.
Girandole e banderuole cigolanti.
Case, sì.
Tettoie.
Cani che zampettano al centro della carreggiata.
Sarà anche colpa della natura del legame, ma in mezzo a tanti audaci elementi costruttivi finiamo per parlare di un ponte ferroviario che unisce il Nord dell'Argentina al Cile.
- E indovina chi l'ha assemblato.
- Come faccio.
- Tito. Josip Broz.
- Ma no.
- Sì.
- O quante cose che sai!
- Scema.
Un cane si avvicina, scodinzola, si lascia accarezzare, si allontana.
Fermo sul ciglio della strada ci osserva un altro meticcio. Mai viste tante sfumature di marrone su un unico cane di piccola taglia. Non scodinzola, lui.
- No morde, že bon!
Sono in due, stanno seduti a un tavolino nel cortile di casa e indossano i vestiti grigi della festa. Lui porta anche il cappello. Oggi si è votato.
- Kam greste, dušice? - chiede lei. - Dove andate?
Ci sbracciamo confusamente per un po', ci fissiamo in silenzio, infine:
- Passeggiamo.
- Guardiamo.
- Ci piace.
- Guardate! - ci sorridono la dentiera di lei e la bocca sdentata di lui. - Non si è mai visto tutto, nel mondo, vero?
Intanto ha giunto le mani e si è messa a dondolarle avanti e indietro in un gesto sorpreso e divertito.
- Anime, il mondo è grande, non si è mai visto tutto.
E non sapremmo dire se si riferisca a noi o a loro.
Ci allontaniamo sorridendo e salutando, sorridendo e salutando.
- Ho avuto l'impressione che stessero per tirar fuori la grappa.
- Gli siamo spuntati fuori così, Tito qua Tito là. Sulle prime ci avranno preso per due emigranti venuti a votare.
- O due cosmopoliti sprovveduti, due gitanti assorti che hanno ormai catalogato ogni angolo del pianeta.
- Ci restavano solo Hum e... Kojsko, no? A parte quel ponte in Argentina - dice lui, voltandosi. - Saluta ancora, su. Anima.
L'unico che ci guarda storto, con l'aria di quello che non se l'è bevuta, è il meticcio marrone.

martedì, settembre 23, 2008

War Nerd Islamablog: giorno 3

War Nerd Islamablog: giorno 3

di Gary Brecher

Questo è il mio terzo post sulla grande esplosione al Marriott Islamabad. Dio, il nome dice tutto: "Marriott Islamabad". Due parole che non stanno tanto bene insieme. La città non era abbastanza grande per "Marriott" e "Islamabad", lo si capisce guardando le foto della grande insegna del Marriott, con quei caratteri disneyani. Si può avere un'Islamabad oppure un Marriott, ma non entrambi, non per molto tempo.
Ecco una teoria che è rimbalzata oggi sul motivo per cui è stato colpito il Marriott: "questo simbolo dell'influenza occidentale" era semplicemente un affronto per i talebani e Al Qaeda. Ma nella rete circolano molte altre teorie. È la grande lezione del War Nerding del XXI secolo: un computer si trasforma in un grande mezzo per affrontare la vecchia Nebbia della Guerra di cui Keegan ama parlare. Ma 'sta storia della Nebbia non mi appassiona così tanto, perché (a) chiunque abbia un po' di buon senso sa già che la guerra è una faccenda confusa e incasinata; e (b) serve soltanto a dare agli editorialisti a casa una scusa da tirar fuori quando le loro truppe massacrano un po' di gente. Ma per un War Nerd che si rispetti la Nebbia è quello che si ha il Giorno 3 dopo un fatto come questo. Tutti hanno una teoria, e tu devi sorbirtele tutte senza credere troppo a nessuna. Questa è la parte più difficile.
Tipo che ieri ho ricevuto una dritta molto interessante da un fan indiano, che diceva che nel subcontinente tutti sanno che quando per un attentato viene usato "esplosivo commerciale di alta qualità", come questo, è segno sicuro che l'attentato è opera dell'ISI, i Servizi Segreti Pakistani. Ho controllato e di certo ci sono un po' di buone storie (storia uno, storia due) su agenti dell'ISI beccati con dell'RDX, il loro plastico preferito.

E adesso ecco a voi un'altra dritta sul War Nerding: quando ricevete facile accesso a informazioni di alta qualità come questa in un conflitto in cui c'è molta propaganda da entrambe le parti, non montatevi troppo la testa. Pensate invece se queste informazioni non vi stiano arrivando TROPPO facilmente. Voglio dire, mi sa che i servizi indiani non vedono l'ora di attribuire all'ISI tutto il plastico trovato da Lahore all'Assam. Ovvio che può anche essere vero: può trattarsi davvero dell'ISI. Sono maledetti bastardi, non ci sono dubbi. Però voi dovete solo stare calmi, non fidarvi di nessuno e schifare tutti, proprio come un poliziotto.

Dopo aver setacciato queste informazioni per un po', sono propenso ad affermare che anche se vengono dai servizi indiani sono fondamentalmente vere: l'ISI ha effettivamente dei trascorsi, ha fatto circolare quel pongo tra i suoi amichetti nel Kashmir, nell'Assam e in ogni altra regione indiana che voglia far saltare in aria un po' di gente del governo.

E l'ISI adesso ha motivo di essere preoccupato a casa sua in Pakistan. Il nuovo Primo Ministro, Zardari, si sta opponendo ai mandatari dell'ISI in Waziristan, compresi i capi talebani pachistani che gli hanno ammazzato la moglie. Ve lo ricordate, l'assassinio di Benazir Bhutto? Io me lo ricordo soprattutto per la bugia ufficiale più idiota mai fornita dopo un omicidio: la gente della sicurezza pakistana disse che era morta per aver sbattuto la testa contro la portiera della macchina. Sul serio. "Quel cecchino non c'entrava niente! La poveretta è morta per il colpo fatale contro la crudele maniglia della portiera di un SUV!" Sì, come no. Quello e una pallottola in testa sparata da uno o due cecchini talebani.

Quindi Zardari ha motivo di odiare i talebani, e i talebani sono l'esercito dell'ISI per procura. Un esercito per procura è una cosa comodissima, sapete? L'ISI può usare il Waziristan, laggiù sul confine afghano, come i siriani usano la Valle della Bekaa in Libano, come un campo estivo per tutti gli insorti che stanno finanziando. L'ISI addestra lì i suoi gruppi kashmiri preferiti e i suoi ragazzi in Afghanistan.

Quando dico che Zardari ha motivo di odiarli, non intendo perché gli hanno ammazzato la moglie. Dovete superare il principio che i grossi calibri siano personalmente legati a qualcuno oltre a se stessi e al loro clan. Zardari si chiama Zardari perché è il capo della tribù Zardari, proprio come i capi dei clan scozzesi si chiamavano "IL Mc-Questo" o "IL Mc-Quello". Il suo rancore è tribale, non personale. Magari lui e la defunta Benazir anche si piacevano, non lo so. Lo dubito, ma chi può saperlo? Era un matrimonio dinastico, come nell'Europa del passato. Non una commedia romantica. (Idea simpatica, una commedia romantica nell'élite pakistana. Forse riesco a venderla, questa sceneggiatura).

Zardari aveva promesso di "usare la mano pesante con il terrorismo": dunque alcuni giornalisti creduloni adesso dicono che è per questo che Al Qaeda e talebani hanno colpito Islamabad. Ma gente, queste cose le ha dette ogni Primo Ministro pachistano per continuare a ricevere i soldi degli Stati Uniti, e ogni tassista pakistano si è fatto una bella risata quando ha sentito la notizia alla radio tra due ballabili di Bollywood. Non significa niente. Il compito di Zardari consiste nel fare affermazioni contraddittorie, nel dire una cosa e il suo contrario; ha anche detto che il Pakistan attaccherà i soldati statunitensi che attraverseranno il confine per combattere i talebani dal Pakistan. Questo serviva per l'opinione pubblica interna; invece le chiacchiere sulla "lotta al terrorismo" servivano per la gente che manda gli aiuti dall'estero. Nessuna delle due cose vuole dire un cavolo.

Può avere invece un fondo di verità la voce secondo cui la leadership pakistana avrebbe dovuto inizialmente partecipare a una cena di gala al Marriott proprio la sera dell'attentato. Le voci sono diventate così credibili che la direzione del Marriott ha diffuso una smentita ufficiale.

E se seguite attentamente le notizie sapete che non c'è conferma più solida di una smentita ufficiale. E dunque pare proprio che sì, la nuova cricca di Zardari stesse per cenare all'hotel, poi si sia innervosita e abbia ripiegato sul Palazzo. E rieccoci qua al nostro piccolo e triste attentatore suicida che deve ricorrere al piano B: ormai è tutto pronto e non c'è niente di meglio da far saltare in aria di qualche pezzo grosso della CIA. Lo sapevo che stavano mirando a qualcosa di più.
Dunque, se Zardari era l'obiettivo, significa che ad Al Q pensavano che intendesse agire contro gli amici dell'ISI, e probabilmente lo pensavano perché l'ISI aveva passato loro l'informazione: dunque hanno deciso di toglierlo di mezzo prima che cominciasse a prenderci gusto. Poi la cena è stata spostata e... e poi? Momento interessante, un po' alla Kiefer Sutherland in 24: sei un funzionario dell'ISI e hai appena scoperto che la sede della cena del Primo Ministro è stata spostata dal Marriott al Palazzo. Intanto i tuoi amici talebani stanno mandando un jihadista kamikaze (bel nome per un gruppo, no?) al Marriott. Cosa fai, blocchi tutto? Pare di no, a giudicare da quel cratere nel parcheggio.

E allora perché no? Be', il terrorismo non è necessariamente uccidere il nemico, o anche solo "un nemico". In Pakistan si usa una bomba per mandare un messaggio. Dunque, anche se il Primo Ministro non sarà al Marriott, il solo pensiero che avrebbe potuto esserci, che avrebbe potuto stare al centro di quella voragine, ha un potente effetto che potremmo definire "deterrente". Adesso ci penserà due volte prima di calcare troppo la mano.

C'è questa bella storia di Saladino che stava per fare una campagna per eliminare gli assassini ismailiti nei loro impervi villaggi di montagna e si svegliò con un coltello conficcato vicino alla testa e un biglietto: "Egregio signor Saladino, la preghiamo di riconsiderare la campagna contro di noi, firmato I Suoi Amici Assassini". La campagna fu cancellata.
Ecco la mia ipotesi sul perché abbiano deciso di andare avanti con il piano: anche se Zardari non era al Marriott, è il pensiero che conta. La bomba era come quel coltello conficcato nel cuscino di Saladino.

Ma tutto questo è, come si suol dire, "soggetto a cambiamenti". Adesso mi vedete circa a metà del lavoro. In un normale articolo del War Nerd vi risparmierei tutti i "forse" e i "si dice", ma questi Islamablog servono a questo, a mostrare il processo. Come disse un tizio che teneva un seminario dove lavoro: "il processo è la chiave". Non so cosa volesse dire, e del resto nessuno lo stava ascoltando, ma io nella vita voglio provare tutto almeno una volta.

Fonte: exiledonline.com

Originale pubblicato il 22 settembre 2008

lunedì, settembre 22, 2008

War Nerd Islamablog: giorno 2

[Visto che qua siamo sempre stati un po' da esplosivi nei camion e nei controsoffitti, che l'attentato di Islamabad ha le sue stranezze e che l'adorabile ciccione di Fresno lo sta seguendo per noi nel moltiplicarsi incontrollabile di notizie non confermate e di false piste, io dico: teniamoli d'occhio, questi post].

War Nerd Islamablog: giorno 2

di Gary Brecher

L'idea è questa: per un po' posterò tutti i giorni sull'attentato di Islamabad, cercando onestamente di vedere come filtrare le cazzate e capire cosa sta succedendo.

Dovrebbe essere un buon caso di studio, perché ne girano di tutti i colori, ho già saputo cose sorprendenti e ho scoperto che mi sono sbagliato nelle deduzioni basate sui primi lanci d'agenzia.

Chiaro, se sei duro di comprendorio qualsiasi cosa è una sorpresa. Ho letto un titolo, oggi: "Sospetti su Al Qaeda per l'attentato di Islamabad". No, ma pensa? Sicuri che non siano stati i baschi? O il fronte di liberazione della Corsica?

Quello che mi ha sorpreso è la notizia che il camion non era imbottito di esplosivo a base di fertilizzante, ma di esplosivo commerciale di alta qualità. Visto che è più efficace, ne basta meno. Le ultime notizie dicono che si trattava di circa mezza tonnellata di esplosivo commerciale e non di una tonnellata di fertilizzante. Questo solleva tutta una serie di domande. Tipo, perché preoccuparsi? Voglio dire, se una tonnellata di fertilizzante con una piccola carica molto potente collegata a una o due capsule detonanti può bastare, perché sprecare esplosivo di alta qualità? Per ora non ho risposte brillanti a questo tipo di domanda. Ma il punto qui è cercare di vedere quello che NON ha senso. È il primo errore dei war nerd principianti: ipotizzare che la storia messa in giro dalla stampa abbia senso. Un sacco di volte la cosa importante è vedere quello che non quadra, non far quadrare tutto troppo presto.

Sono tante le possibili ragioni per l'uso di esplosivo di alta qualità: tipo lo spazio. Esplosivo più potente significa che puoi farlo stare in un veicolo più piccolo. Ho guardato i video delle telecamere a circuito chiuso (video 1, video 2) per farmi un'idea del camion che hanno usato, ma per ora non riesco a capire quali dimensioni avesse, né se questo sia importante.

Poi c'è la questione della domanda e dell'offerta: se hai un'offerta infinita di esplosivo di alta qualità non devi star lì a maneggiare grandi mucchi di fertilizzante puzzolente. Forse hanno pensato che i cani all'ingresso dell'albergo avrebbero fiutato il fertilizzante e non l'esplosivo commerciale. E qui c'è un altro fatto per il quale ho zero informazioni di partenza, e cioè: questi cani fiutano una vasta gamma di esplosivi o solo un tipo, come il nitrato d'ammonio o la dinamite? Qualcuno lo sa?

Al Q probabilmente in questo caso non deve preoccuparsi per l'offerta, perché in Pakistan è molto potente: voglio dire, se la CIA non riesce a trovare Osama dopo sette anni di tentativi, anche se sa che sta da qualche parte in Pakistan, se ne deduce che i jihadisti lì sono piuttosto forti.
In effetti per Al Q il Pakistan è più sicuro dell'Afghanistan. Ecco il perché di tutto questo parlare degli Stati Uniti che invadono il Pakistan dall'Afghanistan: perché il Pakistan è zona sicura per le milizie talebane e di Al Qaeda in fuga dalle forze ISAF/NATO in Afghanistan. Il Waziristan è quello che era la Cambogia per l'esercito nordvietnamita, un grande deposito dove tengono scorte e ospedali.

Con un controllo effettivo del territorio come quello che hanno su intere zone del Pakistan possono immagazzinare parecchio materiale, compresi tutti i tipi di esplosivi, il che - per tornare all'attentato di Islamabad - significa che possono fare a meno di preoccuparsi del fertilizzante.
In questo attentato hanno impiegato una grande quantità di roba di alta qualità, basta vedere il cratere che hanno lasciato davanti all'hotel. Qualcuno ha bisogno di un bella fossa? Servizio Osama, scaviamo mentre ispezionate il nostro camion, risultati garantiti.

Un'operazione come questa comporta parecchi calcoli. Per esempio si deve valutare a mente fredda quanto bisogna essere vicini al bersaglio al momento della detonazione. L'ideale è trovarsi all'interno dell'edificio, perché quasi tutta l'energia dell'esplosione va verso l'alto. Mi fa ancora male anche solo nominarlo, ma l'attentato suicida più efficace è stato quello che ha ammazzato 241 Marines a Beirut, dove qualche idiota aveva pensato bene di alloggiarli in un piccolo grattacielo. Gli sciiti hanno guidato un camion letteralmente dentro l'edificio, si sono fermati e sono esplosi, e il palazzone è venuto giù.

Ma è stato molto tempo fa, prima che la sapessimo lunga sui camion bomba. È una cosa che ha fatto strage nella mentalità della gente (se mi perdonate il doppio senso), dunque non è più probabile che un camion riesca ad arrivare così vicino. Non si può dare per scontato che riesca ad arrivare neanche alla zona di scarico e carico dell'albergo; bisogna calibrare la quantità di esplosivo pensando a quanto lontano dal bersaglio ti fermeranno. Forse chi ha progettato la bomba ha ipotizzato che il camion non avrebbe oltrepassato l'ingresso dove i cani si sarebbero messi ad abbaiare. (A proposito, nessuno ha trovato pezzi di cane in cortile, tipo a Delhi o ad Ankara? Se sì, teneteli, valgono qualcosa per i cacciatori di macabri souvenir perché probabilmente sono volati lì da Islamabad). Il cratere si troverà forse a una ventina di metri dall'hotel, ma quando quelli di Al Q hanno fatto il sopralluogo avranno notato che non c'è niente tra l'ingresso e la facciata dell'hotel, e il design è semplicissimo, cinque piani che praticamente si affacciano sul parcheggio. È il sogno del bombarolo, perché anche se il camion viene fermato lontano dall'albergo l'esplosione andrà verso l'altro e verso l'esterno, dritta in quei balconi. E l'ha fatto.

Un'altra cosa che mi sto chiedendo è come l'hanno fatto detonare. Nei video delle telecamere a circuito chiuso si vede il camion che prende fuoco: non esplode, ma semplicemente brucia per un casino di tempo prima di esplodere. Questo non dovrebbe succedere. Molto strano. Lo schema classico prevede qui un autista e un passeggero, con il passeggero che tiene in mano il cosiddetto "pulsante del morto", che fa detonare la bomba quando si smette di premerlo: così, se i due vengono ammazzati, le dita del morto si rilassano e la bomba scoppia. E quando lo fa c'è prima la piccola esplosione della carica seguita un nanosecondo dopo dalla grande esplosione. Non dovrebbe esserci un camion che prende fuoco in un parcheggio, che è quello che invece si vede. Si possono perfino osservare alcuni dipendenti dell'hotel che si danno da fare come idioti attorno a una macchina incendiata a Fresno: "Ce l'ha un estintore?" "Una volta mi è successo anche a me!" "È assicurato?"

Guardo il video in attesa che 'sta roba salti in aria e continuo a sorprendermi della stupidità di questi tizi. Uno di loro perfino si avvicina con un piccolo estintore e comincia a spruzzare questo camion imbottito di esplosivo potentissimo. Voglio dire, l'autista in quel momento stava baciando il Corano e dondolando avanti indietro come Stevie Wonder, singhiozzando "Ciao mamma! Ciao sorellina! Mi mancherai, babbo!" oppure "Sto arrivando, 76 vergini!", e questo cittadino servizievole pensa che sia una buona idea avvicinarsi con un mini-estintore di WalMart. E tenete presente che questa è Islamabad, un posto dove anche i ritorni di fiamma dicono "Allah al lavoro!" Ci sono persone stupide e coraggiose, laggiù. Io dal primo secondo in cui vedessi quel camion incendiarsi non farei che pensare quanto veloce può correre da Islamabad a Ovunque un ciccione come me.

E poi c'è la questione del perché abbiano scelto il Marriott. Non nel senso che l'Hilton ha più classe: voglio dire, perché colpire un hotel quando il Primo Ministro dava una festa poco più in là? Nel mio primo post citavo lanci d'agenzia secondo cui le forze di sicurezza attorno alla casa del Primo Ministro sarebbero state eccessive, e allora Al Q, come un bravo quarterback, si è guardata attorno e ha lanciato al secondo ricevitore. Per così dire. È possibile. Voglio dire, fare questa cosa del terrorismo non è facile come pensa la gente: non si può mica riportare il camion in garage e rimandare. Sono destinati a esplodere, non piace a nessuno l'idea di lasciarli in deposito. E tra l'altro anche l'autista suicida è destinato a saltare in aria, si è già preparato a vedere Allah: non puoi mica dire a un kamikaze di rientrare alla base e farsi una bella dormita, che la prossima settimana ci riproviamo. Sta già sotto pressione, e dunque bisogna avere pronto un secondo bersaglio se il primo risulta impraticabile. Perciò potrebbe essere andata così; non lo so ancora.

Ma oggi è saltata fuori un'altra teoria: pare che quella sera al Marriott ci fosse una decina di pezzi grossi della CIA, e forse Al Q ha deciso che valevano lo sforzo. Fosse stato per me, li avrei lasciati stare, come avevano fatto i vietcong con gli ufficiali incompetenti o corrotti dell'esercito della repubblica del Vietnam: meglio lasciare quegli idioti ai loro compiti che ucciderli e rischiare che vengano sostituiti da gente in gamba. Ho un bel po' di talpe nell'esercito e nelle basi degli Stati Uniti in giro per il mondo, e dicono tutte la stessa cosa: "Gary, ho smesso di credere nella CIA molto ma molto tempo fa". Le voci dicono che quelli veri sono i SEAL, e che la CIA è solo uno scherzo. Ricordo di aver letto un libro sulle gloriose passate attività dell'Agenzia, e il loro esempio di traffici della CIA era costituito da un agente che fingeva di essere un dipendente aeroportuale nello Yemen per rubare il contenitore della pipì da un aereo russo su cui volava un pezzo grosso del Cremlino. Secondo quel libro, analizzando la pipì segreta scoprirono che uno dei compagnucci di Brežnev aveva il diabete. Ecco a voi la CIA: fiutare l'urina stantia di un vecchio burocrate e chiamarlo lavoro top secret.

Il loro compito principale è tenere alle stelle il mercato immobiliare di Langley e assicurarsi che tizi loschi del terzo mondo abbiano i soldi per farsi la villa in Francia. Tutto qui. E allora perché sprecare per la CIA un buon kamikaze e tutto quell'esplosivo di alta qualità? Forse semplicemente si trovavano lì. Non ci sono tanti americani in visita a Islamabad in questo periodo dell'anno, per i turisti è bassa stagione da quando hanno dato fuoco all'ambasciata degli Stati Uniti e si sono messi a dare addosso agli occidentali perché un pazzerello saudita e i suoi seguaci hanno attaccato la Mecca nel 1979. Se vi state chiedendo "Cosa c'entravano gli americani?" la risposta è "Niente di niente". Ma è così che vanno le cose con la gente di Islamabad: tende a prendere di mira gli stessi bersagli. Sono creature abitudinarie. Così forse hanno semplicemente visto rosso come tori islamici quando hanno saputo che la CIA era scesa in città, e non si sono fermati a pensare se ne valesse davvero la pena. Come dicevo, non lo so ancora.

Ma quello che voglio dire in questo articolo è quanto sia importante a questo punto NON essere sicuri di niente e non credere a ciò che si legge. Adesso tutte le questioni sono aperte: perché il camion è bruciato? Perché colpire il Marriott? E, soprattutto: quanto sono coinvolti i servizi segreti pakistani, l'ISI? Questa è gente che fa paura, l'unica parte del paese che funzioni davvero bene, ma anche troppo bene, e c'è da star sicuri che alcuni di loro almeno sapessero che stava per succedere. E sottolineo "almeno". Potrebbero aver fatto ben più che sapere.
Lo scopriremo, e io ho intenzione di stare sulla notizia: sbagliandomi e cercando di dirvi la verità, portandovi con me a tentare di vederci chiaro.

Fonte: exiledonline

Originale pubblicato il 21 settembre 2008

War Nerd: si sono liberate delle stanze al Marriott di Islamabad

[Questo è il post iniziale dell'Islamablog del War Nerd: tradotto per seguirlo dall'inizio (e anche perché è breve, via)].

Marriott di Islamabad: ci sono stanze disponibili

di Gary Brecher

Così avrete sentito che Al Qaeda ha colpito il Marriott di Islamabad. È saltato in aria un camion mentre il personale della sicurezza stava facendo un sopralluogo con i cani da fiuto. Almeno i cani saranno morti felici, penso. Quei cani non sono tipi furiosi come gli anti-droga o gli anti-esplosivi. Si beccano un biscotto ogni volta che trovano cocaina o bombe al fertilizzante. Dunque l'ultima cosa che avranno sentito al Marriott, l'altra sera, sarà stato l'abbaiare e uggiolare felice di questi cani: "Oh, gente, 'sta roba è così grande che un canile pieno di biscotti stavolta non me lo toglie nessuno".

Secondo le prime notizie questi jihadisti camionisti cercavano la casa del Primo Ministro, dove i pezzi grossi del Pakistan partecipavano a una grande festa. Ma sono stati "scoraggiati" dai massicci controlli di sicurezza attorno alla villa e hanno deciso di puntare sul Marriott. È quella parola, "scoraggiati", e l'idea del ripiego, che mi confonde quando cerco di immaginarmi i dialoghi tra questi tizi nelle loro vesti funebri mentre stanno per piazzare una tonnellata di nitrato d'ammonio al Marriott. Devono essersi sforzati di fare buon viso a cattivo gioco: "Voglio dire, su, Rashid, anche il Marriott va bene!" "Oh cavoli sì, Tariq, niente da dire sul Marriott! Gran posto! Ti ricordi quando ci abbiamo fatto un sopralluogo, in primavera, e vestiti da infedeli occidentali abbiamo fatto un po' di foto dell'ingresso con il telefonino, e per sembrare disinvolti ci siamo presi quei frappè al bar della piscina? Incredibile!" "Oooo, siii, dimenticavo: il banana-mango? Paradisiaco!" "E sai quanti buoni bersagli ci saranno, anche lì? Magari non buoni come il Primo Ministro ma ci rifaremo con i numeri: quante stanze hanno, già?" “Miii, almeno 400. Niente niente ci sarà una decina di amministratori delegati. Quanti amministratori delegati fanno un Primo Ministro?"

Scommetto che erano già tutti allegri quando i cani hanno cominciato ad abbaiare. Ecco cosa rende così buffi gli attentatori suicidi, che lo ammettiate o no: nessuno può cambiarli, restano lagnosi e contegnosi e ridicoli anche quando stanno per vaporizzare un camion nella suite di lusso di un magnate del petrolio. Probabilmente la dinamica coppia nel camion (di solito sono due, ma questa volta non posso giurarci) ha passato gli ultimi minuti a discutere su chi dovesse premere il pulsante del detonatore. È la vita: cerchi il dramma e ti ritrovi con un paio di battutisti islamici nella cabina di un Ryder, che litigano sulla strada per arrivare al Marriott.

Fonte: exiledonline

Originale pubblicato il 20 settembre 2008

A sinistra



"George Bush (a sinistra). Foto AFP".

Da: lenta.ru.

venerdì, settembre 19, 2008

Zapatero chi?

Segue la traduzione di parte dell'intervista con John McCain di Radio Caracol Miami (il nome ricorda le radio di Grand Thefth Auto Vice City, se non avete presente non importa), in cui alcuni (i più maliziosi e incattiviti) hanno notato la stana vaghezza del candidato repubblicano alla presidenza quando si comincia a parlare di Spagna e Zapatero. Anzi, con tutto quel parlare di "emisfero", "regione" e "quei leader lì", ai tendenziosi maliziosi e incattiviti (diciamolo: questa faccenda è piaciuta molto a quegli impresentabili, irrilevanti russi) è sorto un sospetto.
Dunque la domanda del venerdì è: McCain sa che la Spagna sta in Europa e non in America Latina o fa il biondo perché vuole scansare la domanda? In questo caso, davvero non c'erano strumenti dialettici geograficamente
più eleganti?

Intervistatore:
Parliamo della Spagna. Se verrà eletto presidente sarà disposto a invitare il presidente José Luis Rodríguez Zapatero a un incontro alla Casa Bianca?
McCain: Sarò disposto a incontrare quei leader che sono nostri amici e che vogliono lavorare con noi in modo collaborativo. E, a tale proposito, il presidente messicano Calderon sta combattendo un'aspra lotta contro i cartelli della droga. Sono felice che ora stiamo cooperando con il governo messicano sul piano Merida, e intendo incentivare queste relazioni e invitarne quanti posso, di quei leader alla Casa Bianca.
Intervistatore: Quell'invito verrebbe esteso al governo Zapatero, al presidente in persona?
McCain: Non... Sa, onestamente devo dare un'occhiata alle relazioni e alle situazioni e alle priorità, ma posso assicurarle che instaurerò legami più stretti con i nostri amici e mi opporrò a coloro che vogliono fare del male agli Stati Uniti d'America. So fare entrambe le cose.
Intervistatore: Dunque deve capire se è disposto a incontrarla, o potrà farlo alla Casa Bianca?
McCain: Ancora una volta, non... tutto quello che posso dirle è che ho chiari trascorsi di collaborazione con i leader dell'emisfero che sono nostri amici e di capacità di oppormi a quelli che non lo sono, e questo si giudica sulla base delle nostre relazioni con l'America Latina e con l'intera regione.
Intervistatore: Va bene, ma per quanto riguarda l'Europa? Parlo del presidente della Spagna.
McCain: Per quanto riguarda me, cosa?
Intervistatore: È disposto a incontrarlo se verrà eletto presidente?
McCain: Sono disposto a incontrare qualsiasi leader devoto agli stessi nostri principi e filosofia sui diritti umani, la democrazia e la libertà, e mi opporrò a quelli che non lo fanno.

Fonte: http://blog.foreignpolicy.com/node/9824

giovedì, settembre 18, 2008

La mentalità russa e il "chesc"

[Un po' di Gogol', un po' di Bulgakov, qualche traccia di VVP e siparietto finale all'italiana: ecco come Andrej Kolesnikov del Kommersant' racconta la visita di Medvedev ai magazzini GUM, qualche giorno fa, dopo l'incontro del club Valdaj].

Una visita gastronomica
di Andrej Kolesnikov

Un'ora prima dell'inizio dell'incontro [del club Valdaj, nel salone delle feste dei grandi magazzini GUM] gli uomini del servizio di sicurezza del presidente si erano rivolti ansiosi al signor Kusnirovič, presidente della compagnia "Bosco dei Ciliegi" alla quale appartengono i magazzini GUM: erano preoccupati per le intenzioni del direttore del Gastronom N. 1, Konstantin Starikov, il quale pareva deciso a preparare una pagnotta al sale da porgere al presidente al suo ingresso nel negozio, proprio sulla Piazza Rossa. Si è infine riusciti a neutralizzare il signor Starikov, e il presidente è stato accolto senza pagnotta. Il gruppo del presidente era costituito dalla direttrice di RIA Novosti Svetlana Mironjuk, dal copresidente del club Valdaj e dal signor Kusnirovič. Prima dell'inizio dell'incontro il presidente ha promesso a quest'ultimo di visitare il negozio non appena la riunione si fosse conclusa.

Durante la riunione Dmitrij Medvedev, tra le altre cose, ha detto che "mentalmente il russo deve fare un salto enorme. Per lui finora la violazione dei contratti d'affari non sembra costituire un problema".

- Qando si chiude un contratto alla fine si propone il pagamento in contanti, cash - , ha raccontato il signor Medvedev ai politologi occidentali. - In qualsiasi altro paese civile questo suscita subito dubbi e domande: e le tasse, e i controlli? E gli accertamenti fiscali? Ma in Russia sono cose normali: fanno così semplicemente perché costa meno, e perché versare tutti quei soldi allo stato?

Quando i membri del club si sono fatti fotografare con Dmitrij Medvedev e si sono congedati, il signor Kusnirovič e il signor Medvedev sono andati a visitare i grandi magazzini GUM.

- Sono cinque anni che non vengo qui, - ha ammesso il signor Medvedev. - Ma prima mi piaceva tanto andare per negozi, riempivo il carrello anche se non ne avevo bisogno. Mi piaceva comprare questo e quello.

- E per noi, tra l'altro, da molto tempo è diventato inutilmente lungo e scomodo fare contratti in "chesc", - ha detto il signor Kusnirovič al presidente.

- Ma io non parlo di cose al nostro livello, – ha replicato Medvedev, – è che nel paese succede...

Nella situazione del signor Kusnirovič sarebbe stato stupido mettersi a discutere.

- La mentalità, - ha detto, - si può superare, dando al business la sicurezza nel domani. Il "chesc" serve a chiudere un contratto e chi si è visto si è visto... Ma se si lavora per i figli è tutta un'altra cosa...

È stata la volta del presidente di non mettersi a discutere. Sono entrati nel negozio.

- Ma qui è cambiato tutto... - ha detto il presidente guardandosi attorno. - Cinque anni fa era così diverso...

- Be', allora non era ancora nostro, il GUM, - ha precisato il signor Kusnirovič abbassando lo sguardo.

- Gli affari dovrebbero portare soddisfazione, non solo utili, - ha detto Medvedev pensoso.

- Certo, sia utili che soddisfazione, - ha sottolineato abbassando nuovamente lo sguardo Kusnirovič. - Ma quando facciamo un investimento gli utili sono fondamentali... - ha aggiunto tentando di cavarsi da questa delicata situazione.

Sono entrati nel Gastronom N. 1.

- Molto caretto, qui? - ha domandato il presidente guardandosi attorno.

- Ma no, - il signor Kusnirovič si è stretto nelle spalle. - Il sale sta a 15 rubli...

La prima cosa su cui il presidente ha posato gli occhi erano delle mele a 65 rubli.

- Ah, buon prezzo, - ha concordato il presidente. - Oh, il passato di zucchini. Da dove?

- Da Černigov.

- Molto bene, che venga da Černigov, - ha detto chissà per quale motivo il signor Medvedev.

In quel momento è passato accanto al banco dei formaggi.

- Abbiamo perfino il matsoni [yogurt georgiano simile al kefir, N.d.T.], - non ha saputo trattenersi Kusnirovič, - e un direttore del GUM che di cognome fa Guguberidze.

- Giusto anche questo, - ha approvato entrambe le circostanze Dmitrij Medvedev.

- Cacao, latte condensato... Ah, eccolo qua, il sale, - ha detto il signor Medvedev. - Il sale c'è? Allora significa che nel paese va tutto bene. Sì? Se ci sono il sale e i fiammiferi. Ah, ecco i würstel... Poco tempo fa ho assistito al primo giorno di scuola, in un distretto... A lezione gli alunni mi hanno disegnato un maiale. E io gli ho chiesto: "E cosa si fa con il maiale?" E loro tutti in coro: "I würstel!" Senta, ma prima, prima dell'epoca sovietica qui c'era sempre un negozio di gastronomia?

- Be', sì.

E poi il presidente ha visto i contenitori con il succo di frutta. Questi contenitori se li ricordano tutti quelli che sono stati bambini all'epoca dell'Unione Sovietica. Tutti quelli che adesso hanno quarant'anni. E anche trenta.

- Non sono riuscito a mangiare, durante l'incontro con i politologi, - ha detto il presidente, - Adesso mi bevo un succo. - Quale mi consiglia, Anfisa?

La ragazza, che portava cucita sul petto la targhetta con il proprio nome, ha consigliato mele, arancia e ciliegia.

- No, pomodoro. Mi faccia un succo di pomodoro, Anfisa, - ha detto il presidente tendendo già il braccio.

- Prego, scontrino alla cassa, - ha subito risposto Anfisa, e brillantemente, senza sapere di aver chiuso così l'argomento della mentalità russa e del "chesc".

- Dmitrij Anatol'evič, mi scusi, non si rivolgeva a lei ma a me, - si è affrettato a spiegare Michail Kusnirovič.

Ma il signor Medvedev era già alla cassa. Preso lo scontrino, si è avvicinato al banco e ha chiesto:

- Ma come, devo bere da solo?

Il signor Kusnirovič ha allora fatto un cenno ad Anfisa perché preparasse un succo di pomodoro anche per lui, ma tutt'attorno si è alzato un coro di voci:

- Scontrino alla cassa!

Mentre bevevano il succo il presidente ha ricordato quanto deliziosi fossero i succhi di frutta della sua infanzia: barattoli da tre litri, succo e polpa di mela, betulla...

Erano ancora in piedi davanti al bancone.

- E dov'è il pane? - ha chiesto il presidente, vuotando il bicchiere. - Andiamo a prendere il pane. Torte, ce ne sono?

- Dmitrij Anatol'evič, la sua macchina è qui, - gli hanno bisbigliato.

- Devo... prendere il pane, - il signor Medvedev ha fatto un gesto sbrigativo con la mano e si è diretto verso l'altro capo del negozio.

- Ecco... Uh, prendi... una torta "Praga"! Ecco, una "Praga", una "Leningrado"...

E qui una donna (nel negozio c'era molta gente, nessuno pensava che lì potesse venirci il presidente) ha urlato a squarciagola:

- Una "Napoleone"! Prendi una "Napoleone"!

- No, una "Napoleone" magari un'altra volta... - ha bofonchiato il presidente.

- Prenda una "Kiev", - ha suggerito Kusnirovič. - La "Leningrado" può prenderla anche a Leningrado.

- E la "Kiev" allora a Kiev? - ha replicato Medvedev. - No, no, me le dia tutte e tre.

Di certo queste tre torte dovevano sopravvivere fino al giorno dopo, che era il compleanno del presidente.

Poi sono venuti a dirgli che bisognava tornare alla macchina facendo lo stesso percorso che avevano fatto all'andata.

- Non lo scelgo già da molto tempo, il percorso, - ha detto il presidente. - Vado dove mi dicono.

Quando sono arrivati all'uscita hanno visto un matrimonio accanto alla fontana. Ma soprattutto il matrimonio ha visto loro. Così il presidente si è lasciato fotografare a lungo in compagnia degli sposi.

All'improvviso è arrivato di corsa un italiano che si era accorto del presidente russo.

- Viva l'Italia! - ha urlato a tutto il GUM. - Viva Berlusconi! Viva Medvedev! Va benissimo!

Dopo essersi espresso in stile telegrafico l'italiano è scomparso.

- Nel nostro negozio di gastronomia si svolgono regolarmente i mesi della cucina italiana, spagnola e francese, - ha spiegato il signor Kusnirovič con un bel tono didascalico da voce narrante.

Quando Dmitrij Medvedev se n'era già andato, nell'ufficio del signor Kusnirovič è arrivato di corsa il direttore signor Starikov.

- Michail Ernestovič, la "Praga" non gliel'hanno consegnata!

- Non gliel'hanno consegnata o non l'hanno presa? - ha indagato il signor Kusnirovič.

- Se ne sono completamente dimenticati, in quel trambusto... - ha sospirato Konstantin Starikov.

Fonte: Kommersant'

Articolo pubblicato il 15 settembre 2008

[Nota: il signor Kusnirovič si riferisce al cash chiamandolo кешачок, kešačòk, neologismo insostituibile e intraducibile che è insieme diminutivo d'affetto e familiarità (con una sfumatura impercettibile di disprezzo) che suggerisce una sorta di bonaria indulgenza nei confronti del biasimato contante (un friulano userebbe il suffisso diminutivo -ut)].

mercoledì, settembre 17, 2008

Putin Transformer, CNN cut

[Con un po' di ritardo perché nel frattempo c'erano altre cose da seguire, ma sempre valido: ecco come la CNN ha censurato la famosa intervista di fine agosto a Putin, nella ricostruzione di Yasha Levine di exiledonline. Normali tattiche della guerra di propaganda, e del resto cosa non ha combinato il canale russo Vesti nel doppiaggio dell'intervista di Fox News alla bimba americana testimone dell'attacco georgiano a Tskhinvali. Comunque resta molto interessante capire quale versione di Putin Transformer sia stata proposta al vasto pubblico americano, e perché].

La Russia finirà per cacciare la CNN?

di Yasha Levine

Probabilmente non sapevate che la CNN ha censurato Putin per la sua eccessiva sensibilità. Sì, vero. Circa due settimane fa Putin [il 28 agosto, N.d.T.] ha concesso al canale televisivo un'intervista di 30 minuti. E sapete cos'è successo? Niente. Non è andata in onda. La CNN ancora non lo sa, ma questo potrebbe costarle i diritti di trasmissione russi. Il 29 agosto il primo ministro Vladimir Putin ha incontrato il corrispondente Matthew Chance per un'intervista esclusiva alla CNN. “Accesso senza precedenti al potente primo ministro russo, l'ex spia del KGB ora sempre più ai ferri corti con Washington” così una voce narrante accompagnava le immagini di Chance e Putin intenti a scherzare bonariamente prima dell'intervista e a passeggiare nel giardino del palazzo di Soči. Appena seduti Chance non ha perso tempo con le sue domande provocatorie:

Matthew Chance: Non è un segreto che per anni lei abbia sollecitato l'Occidente a prendere più seriamente le preoccupazioni della Russia sulle questioni internazionali. Per esempio sull'allargamento della NATO, il posizionamento di sistemi di difesa anti-missile in Europa Orientale. Questo conflitto non è stato un modo per dimostrare che in questa regione è la Russia a detenere il potere, non la NATO e di certo non gli Stati Uniti?
Vladimir Putin: Naturalmente no. E inoltre non siamo andati alla ricerca di simili conflitti e non li vogliamo in futuro.
Il fatto che questo conflitto abbia avuto luogo – che sia comunque scoppiato – è solo dovuto alla mancanza di attenzione per le nostre preoccupazioni.
Penso che sia lei che i suoi – i nostri – spettatori oggi saranno interessati a sapere un po' di più della storia delle relazioni tra i popoli e i gruppi etnici in questa regione del mondo. Perché la gente ne sa poco o nulla.
Se pensa che sia irrilevante può tagliarlo dal programma. Non esiti, non importa.


Commento premonitore, il suo. Non solo la CNN ha cancellato il successivo excursus storico di Putin sulle relazioni tra Russia, Georgia e Ossezia del Sud dal XVIII secolo in poi, ma la rete ha anche tagliato quasi tutto il resto. Nonostante lo specchietto per le allodole dell'“accesso senza precedenti” a beneficio del suo pubblico statunitense, la CNN ha ridotto l'intervista di 30 minuti a una serie frasi a effetto che esponevano e ridicolizzavano la teoria pazzerella di Putin che il partito repubblicano avesse scatenato la guerra per lanciare McCain. Il pubblico internazionale della CNN è riuscito a vedere qualcosa di più. Ma si è trattato soprattutto della ridicola decisione “non politica” della Russia di bandire alcuni importatori americani di carne di pollo per la pessima qualità dei loro prodotti. Le intenzioni della CNN erano chiare: Putin doveva venirne fuori come uno scemo. E pare che Putin abbia offerto loro la materia prima perfetta. Embargo sui polli morti e complotti neocon globali? Accidenti, quale leader mondiale che si rispetti potrebbe tirar fuori simili uscite? Neanche Ahmadinejad è capace di cadere così in basso. Be', l'embargo sulla carne di pollo come argomento forse era un po' debole, ma sulla cospirazione neocon non ci giurerei mica. Ma di questo parleremo più tardi. (Potete vedere il filmato pesantemente tagliato sul sito della CNN, ma la rete non ha mai messo a disposizione la versione integrale. Però potete vederla alla TV russa).

Non sorprende che tutto questo non sia piaciuto troppo al primo ministro. Vedete, quando Putin ha detto alla CNN che non gli importava se tagliavano alcuni commenti non era del tutto sincero. Non solo gli importava, ma si è sommamente incazzato quando ha scoperto che era stata censurata tutta l'intervista. In fin dei conti è lui che di solito censura gli altri. E poi non è che conceda interviste televisive agli americani tutti i mesi, e neanche tutti gli anni. Se non erro, l'ultima intervista concessa alla TV americana da Putin risale al lontano 2000, quando è stato ospite del Larry King Live e ha espresso un brusco commento sull'affondamento del sottomarino Kursk. E poi c'è la faccenda dello spazio che la CNN ha concesso a Saakashvili. Solo nell'ultimo mese Saakashvili è apparso una decina di volte, con interviste della durata dai 5 ai 10 minuti. Come la CNN giustamente ha fatto notare, Putin è un'ex spia del KGB, dunque presta attenzione a tutti i dettagli fino all'ultimo secondo. Ed ecco perché ha preso la censura come un insulto personale da parte della direzione della rete (interpretandolo come un'ulteriore prova della cospirazione dei media internazionali). Però potrebbe essere lui ad avere l'ultima parola. Si dice in giro che Putin cerchi vendetta. Secondo una fonte che ha accesso ai piani alti del potere, i russi stanno programmando azioni punitive contro la CNN. A questo punto sono solo voci, ma potrebbero apprestarsi a cacciare circa la metà della decina di giornalisti occidentali che lavorano alla sede di Mosca della CNN. Prima o poi saranno costretti a chiedere il rinnovo del visto ed ecco fatto: glielo negheranno, una cosa pulita e tranquilla. Possiamo solo sperare che quel fantoccio di Matthew Chance abbia presto bisogno di un visto.

Ma perché la CNN ha deciso di tagliare l'intervista? Il fatto è che Putin rischiava di uscirne molto ma molto bene. Già, l'embargo sui polli era imbarazzante, ma la teoria del complotto McCain/neocon non era così folle come molti vorrebbero credere. Gary Brecher ha sempre detto che questa piccola guerra aveva tutta l'aria di essere un piano neocon malriuscito per il dominio del mondo. Come dice Gary, le mosse della Georgia non hanno alcun senso dalla prospettiva georgiana. Qualcuno deve aver detto a quegli idioti che si sarebbero potuti tranquillamente prendere l'Ossezia del Sud. Chi meglio di Cheney?

Putin è stato capace di toccare toni insolitamente accorati, durante quell'intervista. Di certo niente a che fare con l'intervista grottesca di otto anni fa, con la crudele battuta “è affondato” a proposito del Kursk. Questa volta è stato pacato, ragionevole e soprattutto molto convincente e credibile: insomma, niente di ciò che ci si aspetterebbe da quell'ibrido tra Stalin e Hitler che viene scodellato al pubblico americano. E alla CNN se ne sono preoccupati così tanto da censurare brutalmente il tutto e sperare che nessuno se ne sarebbe accorto.

Ma allora quali sono le parti di Putin lasciate fuori dalla CNN in sede di montaggio?

Putin l'anti-stalinista:

Dunque coloro che insistono che quei territori debbano continuare ad appartenere alla Georgia sono stalinisti: difendono la decisione di Josif Vissarionovič Stalin [Fu Stalin a dividere per primo l'Ossezia e a darne la metà meridionale alla Georgia]

Putin il sensibile:

Per noi è una particolare tragedia, perché durante i molti anni in cui abbiamo vissuto insieme la cultura georgiana – perché il popolo georgiano è una nazione dalla cultura antichissima – è diventata senza dubbio parte della cultura multinazionale della Russia… [T]enendo conto del fatto che quasi un milione, anche più di un milione di Georgiani si è trasferito qui abbiamo legami spirituali speciali con quel paese e con il suo popolo. Per noi è una particolare tragedia.

Putin il pacifico:

Adesso lei e io siamo seduti qui, a conversare tranquillamente nella città di Soči. Ad alcune centinaia di chilometri da qui sono giunte le navi della flotta russa, che trasportano missili il cui raggio d'azione è proprio alcune centinaia di chilometri. Non sono le vostre navi ad essersi avvicinate alle vostre coste; sono le vostre che si sono avvicinate alle nostre. Dunque quale scelta abbiamo?
Non vogliamo complicazioni; non vogliamo litigare con nessuno; non vogliamo combattere nessuno. Vogliamo una normale cooperazione e un atteggiamento rispettoso verso di noi e verso i nostri interessi. È chiedere troppo?

Putin l'uomo d'affari coscienzioso:

La costruzione del primo sistema di gasdotti è stata avviata durante gli anni Sessanta, all'apice della Guerra Fredda, e per tutto questo tempo, dagli anni Sessanta a oggi, la Russia ha sempre soddisfatto i propri obblighi contrattuali in modo molto coerente e affidabile, indipendentemente dalla situazione politica.
Non politicizziamo mai le relazioni economiche, e siamo sorpresi dalla posizione di alcuni funzionari dell'amministrazione degli Stati Uniti che vanno nelle capitali europee a cercare di convincere gli europei a non comprare i nostri prodotti, come il gas naturale, in un incredibile tentativo di politicizzare la sfera economica. Di fatto è una cosa molto dannosa.
È vero che gli europei dipendono dalle nostre forniture, ma anche noi dipendiamo da chiunque acquisti il nostro gas. Si tratta di interdipendenza; è esattamente questa la garanzia della stabilità.
Fonte: exiledonline

Articolo pubblicato l'11 settembre 2008

martedì, settembre 16, 2008

War Nerd: La Georgia e i falchi americani da salotto

[Questo lo postiamo di qua, un po' perché il War Nerd è il War Nerd, e un po' perché c'entra con il post precedente e i relativi commenti. Insomma, di sprizzamenti by proxy si parla].

War Nerd: La Georgia e i falchi americani da salotto

di Gary Brecher

Adesso non vorrei proprio essere nei panni della Georgia, tanti sono i cosiddetti esperti americani che fanno progetti per i georgiani e concepiscono piani brillanti per spedirli in guerra contro i russi. “Ecco cosa dovreste fare...” Sembra di sentire le chiacchiere da bar di un ubriaco che tenta di convincere un pivellino di 45 chili a battersi nuovamente con l'energumeno che l'ha appena messo al tappeto. Guarda caso non hanno molta voglia di provare queste teorie sulla propria pelle.

Questi falchi da salotto hanno cominciato presto. Il 16 agosto, a una settimana dall'inizio dei combattimenti tra Russia e Georgia, la rivista neocon Weekly Standard pubblicava un cinguettante articolo che elencava tutte le armi che potevamo spedire ai georgiani per aiutarli a combattere una bella, lunga e sanguinosa guerriglia.

Era tutta roba classica alla Tom Clancy, basata sull'idea che le guerre si fanno con la roba, non con le persone. Questa gente non vuole guardare in faccia la realtà che per la guerriglia l'arma fondamentale, la sola che conti, è la gente. E che cominciare una guerriglia significa condannare la maggioranza delle persone che conosci a una gran brutta morte.

Adesso abbiamo Sarah Palin, la mamma cecchina che tutti amano, che si offre volontaria per fare la guerra alla Russia per l'Ossezia del Sud.
Per quanto ne so io, la Palin non ha mica intenzione di andare in guerra di persona. A lei piacciono i bersagli che non ti sparano addosso, tipo gli alci. Ma ecco cosa hanno in comune tutti questi allegri volontari: nessuno di loro andrà davvero lì a combattere i russi, e per quanto ne so nessuno ha mai nemmeno pensato di chiedere ai poveri georgiani che ne pensano dell'inferno di una possibile guerriglia. Tutto ciò che volevano i georgiani era entrare nella NATO, fare un po' di soldi e magari comprarsi un'auto usata. Sono come quei tizi che entrano nell'esercito per beccarsi una borsa di studio e si ritrovano al fronte: solo che loro nella NATO non ci sono neanche entrati. Li offriamo volontari, li sacrifichiamo senza neanche averli fatti entrare nel club.

La dimostrazione più folle d'entusiasmo belligerante sta in un articolo di DoD buzz scritto da Greg Grant, che cita una fonte anonima del Dipartimento della Difesa ansiosa di trasformare i georgiani in novelli Hezbollah. L'anonimo guerrafondaio di Greg è stato ripreso con fin troppo entusiasmo da Noah Schachtman, che scrive per una cosiddetta rubrica di guerra chiamata “The Danger Room” su Wired. Il suo articolo,“La Georgia come l'Hezbollah del Mar Nero?” sembra sottintendere una risposta favorevole: “Ma chiaro! E vai!”. Domanda sbagliata, risposta decisamente sbagliata. Sono sicuro che se lo chiedessimo ai georgiani loro strillerebbero: “Agh! No! Non vogliamo vivere come gli Hezbollah, rintanati nelle nostre casupole sotto i continui bombardamenti, ad allevare bambini senza altre prospettive che non siano il martirio!” Ma i neocon non l'hanno chiesto, ai georgiani. Tranquilli nei loro salotti, pensano che sarebbe perfetto se la Georgia, un paese piccolo, poco bellicoso e molto classe media, cercasse di imitare gli sciiti libanesi che compongono le squadre suicide di Hezbollah. La cosa più strana di questi articoli è che trasudano ammirazione per Hezbollah. È stranino scoprire che questi guru della difesa americani tutto a un tratto si mettono a fare i complimenti a Hezbollah. Io ho lodato il braccio militare di Hezbollah per anni e ne ho ricevuto in cambio solo un sacco di insulti.

Quando Israele ed Hezbollah si sono scontrati nel 2006, tutti gli esperti militari assicuravano all'America che Israele avrebbe presto cacciato Hezbollah dal Libano del Sud. Neanche per sogno, dicevo io, e adesso, senza neanche ammettere che loro avevano torto e io ragione, hanno cambiato idea. Adesso adorano Hezbollah, vogliono che i nostri poveri alleati georgiani imitino Hezbollah.
Ma questi Rambo della domenica non capiscono. Non si può prendere un georgiano pacifico, classe media, e trasformarlo in un guerrigliero Hezbollah. Bisogna cominciare con il giusto tipo di persone, perché la guerriglia – sono costretto a ripetermi – è fatta di persone. La guerriglia non è fatta di aggeggini tecnologici, o di astute strategie. Non è un episodio di McGyver. La guerriglia significa essere disposti ad accettare un livello di sofferenza e di morte che l'americano medio non riesce neanche a immaginare. E che non immaginerà mai. Ecco quello che ci vuole. Ecco perché sapevo che gli Hezbollah avrebbero vinto la guerra del 2006 contro Israele: perché sono passati attraverso decenni di sofferenza, di bombe a grappoli che piovevano sui loro poveri villaggi, di bombardamenti conto terzi dell'Esercito del Libano del Sud, e attraverso tutto questo Hezbollah ha svolto il lavoro lento e noioso di organizzare gli sciiti, di fornire i servizi di base, soffrendo con loro e preparandoli al combattimento finale. È questo che crea un buon esercito di guerriglieri: povertà e sofferenza incanalate in un'organizzazione di stampo paramilitare. È questo che ha permesso agli sciiti di cacciare gli israeliani dal Libano e poi combatterli fino a condurli allo stallo quando hanno cercato di ritornarvi nel 2006: il fatto che avevano vissuto duramente, nella povertà e nella disperazione per tanto tempo, e che quella sofferenza li aveva resi pronti a morire. È questa la parte meno divertente ed eccitante della guerriglia: i guerriglieri subiscono un numero di perdite tanto ma tanto maggiore degli eserciti che li combattono.

E non si tratta solo delle morti tremende: sono gli anni di disperazione che conducono a quelle morti. Forse questi guerrafondai che vogliono che i georgiani si mettano a fare la guerriglia dovrebbero fermarsi un momento a immaginare cosa significhi attraversare quell'inferno. Cominciamo con roba relativamente all'acqua di rose. Se sei una famiglia che vive in una comunità di insorti, la prima cosa di cui ti accorgi è che non hai più l'elettricità né l'acqua corrente. È pratica comune della contro-insorgenza bombardare le fonti d'acqua e di elettricità. Di solito quando leggiamo i giornali saltiamo questa parte per passare alle cose più “serie”, tipo il numero di vittime. Me non è una cosa poi così stupida, se hai provato a vivere senza acqua né elettricità, soprattutto quando cerchi di prenderti cura dei bambini. Non bombardano la centrale elettrica per caso, o perché sono cattivi. È pratica comune della contro-insorgenza rendere la vita intollerabile ai civili che appoggiano la guerriglia. Il nemico peggiora le tue sofferenze, giorno dopo giorno, tagliandoti i rifornimenti di farmaci, l'elettricità e l'acqua, colpendo con l'artiglieria o gli attacchi aerei chiunque si avventuri a uscire per procurarsi un pezzo di pane. Poi arrivano i rapimenti, le rappresaglie, i massacri. Ancora una volta non si tratta di “atrocità” casuali, ma di pratica militare comune. Le cifre della guerriglia dicono che per ogni soldato ucciso i guerriglieri possono aspettarsi di perdere dieci persone della loro comunità. Ma è una stima per difetto. Può salire di molto. È molto più facile ammazzare i civili che appoggiano i guerriglieri che catturare questi ultimi. È così che i britannici hanno convinto i boeri a negoziare: non potendo prendere i guerriglieri hanno messo la popolazione civile boera nei campi di concentramento a morire di tutte le malattie africane che passavano di lì. Ha funzionato proprio bene: il 25% dell'intera popolazione boera è morto e i guerriglieri boeri nel veldt sono impazziti dal dolore e hanno rinunciato a combattere; e militarmente stavano vincendo. Pensate a tutti quelli che conoscete, alla vostra famiglia, e fate una croce su un quarto delle loro foto nel vostro piccolo album di famiglia.

Questo è il prezzo che la Georgia pagherebbe se fosse tanto stupida da dare retta a Wired. È pura, macabra aritmetica: dimensioni della popolazione civile che appoggia la guerriglia, suo tasso demografico, dimensioni e tasso demografico del nemico. Sotto questo punto di vista per la Georgia si mette malissimo. In Russia ci sono più di 140 milioni di persone e Mosca non ha problemi a reclutare mercenari, kontraktniki. L'hanno fatto così bene in Cecenia che sono riusciti ad ammazzare quasi la metà dei maschi ceceni in età militare. Sono cose che riescono bene con le popolazioni piccole. Lo abbiamo fatto noi per interposta persona nel Salvador, un bel paese di piccole dimensioni, ed è quello che farebbero i russi in Georgia se i georgiani fossero davvero così stupidi da mettersi a girare un remake di Alba Rossa con loro.

Ecco cosa significherebbero i sogni degli ammiratori americani di Hezbollah per un civile georgiano in una rivolta anti-russa: ti sfondano la porta alle 3 del mattino e ti entra in casa una squadra di mercenari che sparano a tutto spiano. Se tu e i tuoi familiari non morite già nei vostri letti è perché ai kontraktniki servite in qualche modo vivi. I possibili usi sono lo stupro di gruppo nel caso delle donne e delle ragazzine, il ricatto se in casa girano un po' di soldi e l'interrogatorio se siete stati abbastanza sfortunati da crescere con qualche esponente della guerriglia. A loro non importa se sei pacifista, se hai passato la vita a scansare le teste calde. Ti tortureranno comunque, e che parli o no alla fine ti uccideranno, il più delle volte aiutandosi con i trapani o la benzina, perché anche questa è pratica comune della contro-insorgenza. E anche quando sei morto non hanno finito. Il mattino dopo scaricano il tuo cadavere nel fango davanti a casa tua, così tua madre e tua sorella possono vedere esattamente quello che ti hanno fatto. Gli Hezbollah sono stati in grado di resistere alle sofferenze della guerriglia per tante ragioni, ma nessuna di queste si applica alla Georgia. I sostenitori di Hezbollah sono musulmani sciiti ridotti in povertà, capaci di martirio, privi di tutto, e con un tasso demografico molto alto. Può suonare brutale, ma un tasso demografico molto alto è fondamentale per la guerriglia, per la semplice ragione che saranno in tanti a essere massacrati: decine dei tuoi per ogni soldato nemico ucciso dai guerriglieri.
Il tasso demografico georgiano è molto basso, 10,87 per mille. Poco meglio di quello tedesco (9,35) e circa la metà di quello libanese, e la popolazione sciita ha un tasso molto più alto rispetto a quello del Libano in generale. I ceceni sono un'altra popolazione con un alto tasso demografico, il più alto tra i popoli dell'ex Unione Sovietica. Ma contano anche le dimensioni totali della popolazione. La popolazione cecena è abbastanza piccola da consentire che i russi si limitassero semplicemente a uccidere la maggior parte dei giovani maschi pronti a combatterli: perché ci sono (o c'erano) circa 1,5 milioni di ceceni. Anche la Georgia è un paese molto piccolo, con una popolazione totale di 4,6 milioni di persone. I georgiani non sono quel genere di comunità povera e disperata che può sostenere una guerriglia. I georgiani sono stati sempre buoni imprenditori. Volevano solo entrare nella NATO e avere una vita dignitosa, e non certo passare quello che hanno passato gli sciiti o i ceceni. Non sono abbastanza disperati, giovani o folli per una guerriglia, ed è una fortuna.

Mi sono chiesto perché i cosiddetti “esperti” non comprendano quale inferno sia la guerriglia. Penso che uno dei motivi sia il fatto che consideriamo la rivoluzione americana come un esempio classico di guerriglia. Be', non è un esempio classico. È stata la semi-guerriglia più pulita della storia. Fatta eccezione per il sanguinario Tarleton [Banastre Tarleton, uomo politico e ufficiale britannico noto per la sua spietatezza, responsabile del massacro di Waxhaw e soprannominato dai rivoluzionari americani “Ban il sanguinario” o “Il macellaio”, N.d.T.] i britannici combatterono in modo relativamente pulito contro di noi, per la semplice ragione che i ribelli erano protestanti anglofoni bianchi al cui fianco le giubbe rosse avevano ballato fino a pochi mesi prima. Non è così che gli eserciti combattono gli insorti. Chiedetelo ai kikuyu, o ai boeri, perfino agli scozzesi. Nella guerra civile inglese entrambe le parti si batterono con una certa correttezza finché si trattò di inglesi contro inglesi, ma quando l'esercito di Cromwell si diresse a nord per soffocare la ribellione scozzese i prigionieri furono molto pochi. E quando gli inglesi passarono in Irlanda, be', questo scommetto che non volete neanche saperlo.

I russi, cioè il nemico contro i quale questi guerriglieri da salotto vogliono scagliare i georgiani, non si fanno troppi problemi neppure quando si tratta di massacrare la loro gente, figuriamoci civili insorti di un paese straniero. Si dovrebbe pensare che sia ormai un fatto noto, dopo quello che è accaduto in Cecenia per 14 anni. I ceceni hanno dichiarato almeno 100.000 morti nella sola prima guerra cecena. Nessuno sa per certo quanti siano i morti della seconda guerra cecena. Però sappiamo che sono morti in modi orribili, perché questa è stata una guerra tra squadre della morte, squadre della morte russe e cecene alla ricerca di chiunque si ritenesse schierato da una parte o dall'altra. Queste persone sono state prese, sono morte in modo spaventoso, e poi non sono mai state trovate oppure sono state gettate dove i loro familiari potevano trovarle, per il semplice orrore che poteva derivarne. E poi ci sono le sofferenze dei sopravvissuti. Lo stupro è una strategia fondamentale in questo tipo di guerra, come incendiare le case e cacciare la popolazione civile dalle proprie abitazioni. Almeno un terzo della popolazione cecena ha dovuto scappare di casa almeno una volta. Dopo anni di guerra contro i russi i maschi ceceni in età militare sono così pochi che gli insorti hanno dovuto rinunciare alle norme islamiche e lasciare che le vedove si offrissero volontarie per missioni suicide, come il gruppo che ha occupato il teatro di Mosca nel 2002. Quando una “vedova di guerra” è pronta a prendere un teatro di Mosca e a sistemare bombe accanto alle uscite ha visto molto più della morte del marito. È passata attraverso esperienze che non riusciamo nemmeno a immaginare. Anzi, i tizi come questi cosiddetti esperti di Wired sembrano mettercela tutta per cercare di non immaginare cosa succederebbe ai georgiani se seguissero i loro consigli. Ci si diverte molto di più, suppongo, sforzandosi di non pensare troppo a ciò che si pretende da queste persone.

Originale: alternet

Articolo originale pubblicato il 13 settembre 2008

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Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e fonte.

lunedì, settembre 15, 2008

Solito Titolo sui Mercenari Americani Qui

Darius Mahdi Nazemroaya, in un articolo dal titolo che non lascia nulla all'immaginazione ("Contractor statunitensi addestrano militari georgiani ad atti di sabotaggio") pubblicato su Globalresearch, riporta alcune immagini piuttosto interessanti e scrive:

"Il 14 settembre 2008 un camion di soldati della forza di pace russa ha urtato contro una bomba collocata sul ciglio di una strada in Abkhazia. Non è plausibile che dietro questo genere di attentati ci siano gli abkhazi. L'Abkhazia vuole i peacekeeper russi sul proprio territorio. Il governo abkhazo ha accusato le forze speciali georgiane dell'attentato contro i soldati russi.
I soldati russi si trovano in Abkhazia e Ossezia del Sud su mandato della Comunità degli Stati Indipendenti e in seguito agli accordi tra Georgia, Ossezia del Sud e Abkhazia. Da qualche tempo Abkhazia, Ossezia del Sud e Russia accusano la Georgia di compiere azioni di sabotaggio e terrorismo contro gli abkhazi, gli osseti e russi.
Anche gli Stati Uniti sono accusati di avere svolto un ruolo importante nelle tensioni tra Georgia, Abkhazia, Ossezia del Sud e Russia.
Gli organi di polizia e di sicurezza dell'Abkhazia hanno diffuso varie fotografie che ritraggono militari e/o contractor americani mentre insegnano al personale militare georgiano a compiere atti di sabotaggio. La prima, seconda e quarta fotografia qui sotto mostrano un istruttore con una targhetta che lo qualifica come 'US contractor'.
[...]
'Le immagini mostrano chiaramente uomini che indossano uniformi con mostrine di altri paesi a fianco dei peacekeeper georgiani. Stanno insegnando ai georgiani tecniche di sabotaggio, in particolare a costruire ordigni rudimentali a scopi sovversivi e per uccidere delle persone', ha detto il vice procuratore generale russo Sergej Nikolaevič Fridinskij durante una conferenza stampa".

Link

Sul ruolo delle società mercenarie statunitensi nell'addestramento e armamento delle forze speciali georgiane abbiamo già dato qui.
Adesso vediamo 'ste foto della rozza propaganda abkhaza (fonti: governo della Federazione Russa, governo abkhazo, agenzia di informazione russa).















Io non me ne intendo, e oltretutto sono bionda. Dunque cercherò di non pensare male perché non ho le competenze tecniche e non ho mai costruito ordigni rudimentali da deporre delicatamente sul ciglio di una poverosa strada abkhaza.
Direi che le interpretazioni che possiamo dare sono molte e varie:

1. Giocano.
2. Sono tutte scuse per stare vicini vicini.
3. Rifanno l'impianto elettrico della dacia.
4. Si sono messi in testa di costruire un Folletto Hoover con materiali poveri.
5. Sono innocui fermodellisti.
6. Vogliono fare colpo sull'unica giovane donna presente e si giocano a suon di cacciavite a stella il ruolo di maschio alfa.
7. È un classico raduno di Flickeriani (quelli del pool "Crude devices").
8. Sono membri del club "Tombolo e bricolage" della Gola di Pankisi (sezione bricolage, e dovreste vedere il tombolo).

È vero, il tizio occhialuto con l'espressione di uno che ha cominciato a raccontarti una barzelletta e non si ricorda come va a finire reca fiero sul petto l'etichetta "US Contractor" e il proprio cognome (McKeown) bene in evidenza. Ma avrebbe senso? Avrebbe senso che si chiamasse davvero McKeown e facesse l'istruttore? Per quanto ne so è più probabile che si tratti di un insegnante di religione in incognito, di un revisore dei conti della Parmalat a piede libero, di un fisico delle particelle sotto copertura (ah, no, quello è il suo amico con gli occhiali e i baffi da motociclista).
E anche ammettendo che uno possa essere così stupido, mica è detto che sia proprio un contractor militare: e non potrebbe noleggiare ruspe e affini o gazebi per matrimoni, per esempio?

Come sono andata?

p.s. Per carità, dice un amico mio di non noleggiare mai un gazebo da McKeown, che lui si è trovato malissimo e che c'erano fili rossi che spuntavano da tutte le parti. Eccetera.

VVP e l'f-word

Un giorno Vladimir Vladimirovič™ Putin sedeva nella sala delle riunioni del Governo. Davanti a lui sedevano a capo chino i ministri, i vice premier e i primi vice premier.
Vladimir Vladimirovič™ passò lentamente in rassegna i presenti con il suo premierale sguardo.
- State lì seduti? - disse in tono minaccioso Vladimir Vladimirovič™, - State zitti? Va giù il petrolio, vanno giù gli indici, vanno giù gli aerei e voi ve ne state lì seduti? Zitti?
Vladimir Vladimirovič™ posò ancora una volta lo sguardo sui presenti.
- Allora vi insegno io a lavorare! - strillò a un tratto, battendo i premierali pugni sul tavolo.
I ministri incassarono la testa nelle spalle e continuarono a tacere.
Solo il ministro degli esteri Sergej Viktorovič Lavrov, senza alzare lo sguardo, bofonchiò d'un fiato, rapidissimo:
- Hu a iu tu faching lekcia mi? Hu a iu tu faching lekcia mi? Hu a iu tu faching lekcia mi?
- Coooosa?! - prese a dire molto lentamente Vladimir Vladimirovič™.
- Citavo! - bofonchiò ancora più rapidamente Sergej Viktorovič, arrossendo - Citavo, bratello, citavo! Citavo!
Il viso di Vladimir Vladimirovič™ si imporporò.

Originale: vladimir.vladimirovich.ru

domenica, settembre 14, 2008

L'Impero colpisce Perm'?

Un abitante di Perm', a proposito del Boeing 737 precipitato poco lontano da casa sua: "La prima cosa che è pensato è stata: gli americani ci attaccano con i Grad".

Link

venerdì, settembre 12, 2008

Effe qua, effe là: Lavrov, Miliband e il linguaggio diplomatico

Su, confessate. Quando sentite una dichiarazione del ministro degli esteri britannico David Miliband o vi imbattete in una sua fotografia non provate l'impulso irrefrenabile di prendergli la punta del naso tra l'indice e il medio e torcergliela fino a farlo piagnucolare? Di mettergli una ventina di grammi di sostanze proibite nella taschina del blazer? Di vestirlo da criceto e abbandonarlo nel recinto delle tigri siberiane? Di vestirlo da tigre siberiana e abbandonarlo tra le braccia di Putin?

A me e a Lavrov qualche volta sì.

Non gli bastava l'embargo delle cornamuse di Sua Maestà, al Miliband: lui voleva esprimere personalmente al ministro degli esteri russo - non particolarmente noto per la sua delicatezza diplomatica - lo scontento britannico per i fatti della Georgia e per la nuova aggressiva politica estera della Russia. Pare però che a Lavrov non sia piaciuto ricevere lezioni dal giovane Miliband, racconta Andrew Porter del Telegraph.

Chi ha visto la trascrizione della telefonata dice che l'uso ripetuto della "F word" è stato tale da rendere difficile la stesura di una nota leggibile sulla conversazione.

Secondo una notizia non confermata, Lavrov avrebbe detto più o meno "Chi è lei per f-darmi delle f-lezioni?" ("Who are you to f------ lecture me?") e avrebbe chiesto al f-Miliband in termini ugualmente bruschi se f-sapesse f-qualcosa della storia russa.

Una fonte interna a Whitehall ha raccontato: "Era tutto un effe qua e un effe là. Non quello che si definirebbe linguaggio diplomatico. Piuttosto scioccante".

Fonti del Foreign Office hanno confermato che sono volate parolacce, "ma solo da una parte".

Dai commenti al blog di Porter: "Miliband does not need abuse from others, he appears quite capable of abusing himself".

Link

Update:
Il portavoce del Ministero degli Esteri russo però nega. I ministri non si insultano, dice. Inammissibile. Cosa sono queste storie.

Ok.
Chi ha sottomano un costume da criceto taglia, direi, 48?

martedì, settembre 09, 2008

Sapessi com'è strano Berlusconi che bombarda Bolzano

Dal lungo e circostanziato pezzo dell'inviato della testata russa Expert Online a Cernobbio, Evgenij Utkin:

"Al summit hanno partecipato anche due vip russi (anche se come uditori, perché non inclusi nel programma preliminare): l'assistente del presidente della Federazione Russa Arkadij Dvorkovič e il conduttore televisivo e membro del Consiglio presso il presidente della Federazione Russa per lo sviluppo delle istituzioni della società civile e dei diritti dell'uomo Aleksej Puškov. Il primo giorno Dvorkovič ha tenuto una buona conferenza stampa (i giornalisti lo hanno definito 'rigoroso e competente'), mentre Puškov il secondo giorno ha partecipato a un programma televisivo di RAIUno intitolato 'La vita dopo il petrolio' (peccato che poi l'abbiano spostato all'una di notte, dopo un documentario sul concorso di Miss Italia, quando tutti i potenziali spettatori già dormivano). Inoltre hanno concesso varie interviste.

Anche all'inviato di Expert Online sono state fatte molte domande sulla visione russa del conflitto, ed è stato riscontrato che perfino tra i giornalisti non molti avevano sentito parlare di Tskhinvali e che non tutti hanno compreso la situazione. Dunque è convenuto dare una versione approssimativa, senza troppi dettagli, che potesse risultare familiare e comprensibile ai giornalisti austriaci e italiani: 'Immaginatevi che una notte all'improvviso Berlusconi cominciasse a bombardare Bolzano [qui il giornalista aggiunge un paio di dati – corretti – sulla questione sudtirolese a beneficio del pubblico russo, N.d.T.] e che la mattina mandi i carri armati e distrugga mezza città, soprattutto cittadini pacifici come quelli che stavano nelle torri gemelle di New York e anche qualche poliziotto austriaco. Poi l'Austria, difendendo i fratelli che parlano la sua stessa lingua, manda l'esercito a Bolzano, libera la città e poi, per metterla in sicurezza da ulteriori attacchi dalle zone vicine, oltrepassa i confini della provincia autonoma. Dopo tutto questo è abbastanza comprensibile che o tutti i responsabili di questi bombardamenti finiscano in carcere, o che Bolzano chieda l'indipendenza (e il riconoscimento da parte dell'Austria)'. Le analogie potevano andare oltre, perché in Austria c'è il Tirolo del Nord, e alcuni abitanti di queste zone (benché siano una minoranza) vedrebbero di buon occhio un'unificazione. Ma l'esempio è servito a capire la questione e soprattutto a sollevare una domanda: perché un presidente si mette a bombardare i suoi cittadini? (cosa che in Europa è di certo impossibile)

A proposito, piuttosto inaspettati sono stati i risultati di un sondaggio online del quotidiano La Stampa, che ha posto ai suoi lettori la seguente domanda: 'Chi ha ragione nel conflitto caucasico?' Circa il 70% ha votato per la Russia*. Tra l'altro questo giornale ha mantenuto una posizione abbastanza equilibrata, mandando i suoi corrispondenti da entrambe le parti del conflitto".

Interessante quest'ultima parte, da applauso tutto il resto. Direi che dopo questa spiegazione del Caucasus for Dummies (il repertorio dummie, non vi sarà sfuggito, comprende sempre le Torri Gemelle) al bravo giornalista russo non restasse altro che chiedere un foglietto e dei pennarelli.

Fonte: Expert.ru, "Summit 'freddo' all'italiana".

*vero, il 73%.

lunedì, settembre 08, 2008

Trigger happy in South Ossetia

[Negli scorsi giorni Vesti ha dedicato un servizio al primo di questi due video (abbondantemente circolati in rete) di soldati georgiani che scorrazzano per le strade di Tskhinvali sparando a tutto quello che capita, il primo giorno dell'operazione "Čistoe pole" ("Campo aperto", nel senso di "piazza pulita"), un mese fa. Ecco dunque l'Ossezia del Sud vista con gli occhi di un tankista, ed ecco il commento di War Nerd].

War Nerd: video di georgiani che si danno alla pazza gioia!
di Gary Brecher

Ecco qua un paio di bei filmati di guerra per voi vittime della scrivania. Questa volta si tratta delle truppe georgiane che fanno fuori la capitale dell'Ossezia del Sud, Tskhinvali, il giorno che sono entrate per riprendersi la provincia dopo che Bush e Cheney gli hanno promesso che i russi non avrebbero alzato un dito. Poi non è che sia proprio andata alla grande, ma quel primo giorno lì, quando erano i T-72 georgiani migliorati contro i civili osseti armati di AK-47, i nostri piccoli alleati si sono divertiti come matti, e per nostra fortuna uno ha girato questi video per poi mostrarli ai suoi amichetti di Facebook.



Questo filmato mostra l'uomo più felice della Georgia quel giorno (l'8 agosto), un bifolco georgiano che fa esattamente quello che abbiamo sognato tutti: percorrere la via principale di una città nemica tenendo entrambe le mani su una mitragliatrice, alla ricerca di un civile abbastanza scemo da tirar su la testa. Il tizio di tanto in tanto urla “Yee-haw!”, specie dopo una bella mitragliata contro un condominio o un parco. È così simile a un “Yee-haw!” americano che non posso fare a meno di chiedermi se l'ha imparato tale e quale da quegli istruttori delle Forze Speciali che gli abbiamo mandato per insegnare ai georgiani a combattere. Questo tizio lo fai contento con niente; se ne sta lì seduto, con un gran cannone provvisto di comode maniglie per piazzarci entrambe le mani e di un grilletto a lingua di bue da premere con il pollicione e di tanto in tanto spara una raffica contro un albero per impedire a quei rivoltosi degli scoiattoli osseti di insorgere. Questo me lo sognerò la notte per tanto tanto tempo.



In questo video ci sono tizi che fanno più o meno la stessa cosa, sparacchiando con armi leggere qua e là per una polverosa strada osseta. Però non sembra che si divertano tanto. Forse perché questo video è stato girato dentro una jeep che non sembra avere alcun armamento. O forse l'arma sta in alto e nel filmato non si vede. I tizi a bordo urlano tra loro tutto il tempo, ma visto che parlano georgiano non ho la più pallida idea di cosa dicano. So solo che non sembrano neanche un po' contenti come il tizio con la mitragliatrice. Forse sono le solite chiacchiere che si sentono nei video girati sui mezzi da combattimento, un misto di istruzioni all'autista per dirgli dove svoltare e la squadra che urlacchia per un immaginario carro armato nemico che potrebbe sbucare da dietro l'angolo. Questo branco di sfigati si nasconde dietro un T-72. Lo vediamo muoversi come un pitbull tarchiato e ruotare la torretta proprio come gli hanno insegnato gli istruttori americani. E intanto si sentono gli spari di armi leggere, ma se c'è una cosa che si impara dopo aver visto tanti video di combattimenti è che le armi leggere, non robe da cecchini, non sono cosa di cui preoccuparsi se stai dietro a un veicolo armato almeno decente, o perfino in una trincea decente, o anche dietro un cumulo di macerie. Ecco perché i soldati si agitano solo quando sentono avvicinarsi un rumore di motori: ci vuole un bel macchinone per montare una mitragliatrice in grado di attraversare gli ostacoli e falciare la gente a distanza. Così questa jeep o quello che è se ne va a balzelloni per la strada, attaccata al culo del carro armato, e non le succede niente. Però a quella strada sembra essere successo un gran casino. 'Sti georgiani cercano di venirne fuori come povere vittime, ma non so, gente, c'è un mucchio di roba saltata in aria in tutti i video che ho visto di Tskhinvali, e quei “Yee-haw” del tizio danno l'idea che i georgiani se la stessero godendo alla grande, un po' come Quantrill e la sua banda.

Fonte: exiledonline

*È grasso, vive a Fresno, fa inserimento dati, beve Diet Coke: è tutto quello che si sa di Gary Brecher, l'autore di The War Nerd, una rubrica sulle guerre in corso e altri conflitti militari pubblicata su The eXile (ora exiledonline). Mancando di esperienza militare sul campo, Brecher si definisce un autodidatta da sempre ossessionato dalla guerra che trascorre circa otto ore al giorno in rete alla ricerca di notizie. Di qui la descrizione di "War Nerd", che riassume un "piacere estetico e forse anche feticistico per lo studio, l'osservazione e l'intima conoscenza dei conflitti armati" e che è fondamentale anche per capire il tono spesso cinico, idiosincratico e dissacrante che accompagna i suoi pezzi.
Questo prendetelo come un disclaimer, il War Nerd e la sua metaforica schiumina agli angoli della bocca si detestano o si adorano. Ma io la seconda che ho detto.
Otto ore al giorno per la ricerca di notizie in rete però sono poche.