sabato, giugno 16, 2007

Lettere dalla città di G./We're all mad here

Mie care e vaghe stelle dell'Urss,

posso dirvi che parto per una settimana, che non so se controllerò la posta, e adieu (questo è un omaggio alla signora Flora)? Naturalmente no: dopo tutto Poligraf potrebbe assumere il comando del blog, oppure.
Oppure potrei avere in serbo qualcosa (o più di qualcosa) nella cartella delle bozze :-)

Intanto, due traduzioni.
La prima è un vivace commento sulla mossa di Putin a Heilingendamm, scritto da un analista politico che in passato non ha risparmiato critiche al presidente russo e che ora sembra aver cambiato idea.
La seconda negli ultimi tempi ha assorbito la mia attenzione quasi completamente, ed è un lungo articolo sulle scuole cecene di montagna. L'autrice è una giovane reporter russa: il suo pezzo - accompagnato da foto molto belle - è uno di quegli esempi di buon giornalismo, obiettività e onestà che fanno riflettere su quanto si dice a Occidente della libertà di espressione in Russia. L'ho trovato informativo, equilibrato, partecipe, senza forzature drammatiche.
Potete leggerlo su Tlaxcala, qui, dove è anche corredato di foto e di didascalie, o su 2.0 qui. Se desiderate il file word per leggervelo con calma lasciatemi una riga in Gmail.
Un'altra bella galleria di immagini è qui.

Molti baci,
M.

p.s. F. ha detto: "Vai a vedere cosa c'è a Plaza de la Encarnacion". "In che senso, cosa c'è?" "Mah, se stanno lavorando". Quindi, a meno che non abbiate altre special requests, tornerò con una foto del Capo visibilmente perplesso davanti a Metropol Parasol in costruzione (sarà un'occasione per socializzare in germagnòlo o spandesco con il capocantiere): moderate l'entusiasmo, mi raccomando.

[Disclaimer: qualsiasi cosa leggiate qui in Sturm der Miro la prossima settimana, ricordate che il Capo - comunque - è matto].

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