mercoledì, dicembre 07, 2011

VVP e il niente

Un giorno Vladimir Vladimirovič™ Putin si svegliò nella sua residenza di Novo-Ogarёvo.
Silenzio.
Vladimir Vladimirovič™ si alzò, si gettò sulle possenti spalle la cappa di ermellino con ricami dorati di aquile bicipiti, infilò i piedi nelle pantofole di pelle cecena e uscì dalla camera da letto.
Silenzio.
– Guardia! – chiamò Vladimir Vladimirovič™.
Nessuna risposta.
Vladimir Vladimirovič™ inarcò un sopracciglio, sorpreso.
– Ljudmila! – chiamò Vladimir Vladimirovič™.
Nessuna risposta.
Vladimir Vladimirovič™ inarcò sbalordito l'altro sopracciglio.
– C'è qualcuno? – gridò Vladimir Vladimirovič™.
Silenzio.
– Non ho capito, – bofonchiò Vladimir Vladimirovič™, – Dove sono tutti?
Vladimir Vladimirovič™ si avvicinò al telefono che lo metteva in comunicazione diretta con il presidente della Federazione Russa e alzò il ricevitore.
Silenzio.
Vladimir Vladimirovič™ si precipitò in camera da letto e agguantò il dispositivo mobile presidenziale, quello con l'aquila a due teste al posto della tastiera, e premette il pulsante di chiamata unica. 
Silenzio.
Vladimir Vladimirovič™ uscì dalla camera, attraversò di corsa la sala da pranzo, percorse a grandi balzi l'atrio e spalancò la porta d'ingresso.
Non c'era più niente.
Non c'era la limousine. Non c'era il vialetto nel quale avrebbe dovuto trovarsi la limousine. Non c'erano alberi, non c'erano recinzioni, non c'erano guardie del corpo.
Non c'era la terra, non c'era il cielo.
C'era soltanto un vuoto grigio.
– ААААА!!!!!!! – gridò Vladimir Vladimirovič™, cercando disperatamente di svegliarsi.
Non ci riuscì.

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