domenica, novembre 30, 2008

Mumbai, mumble mumble

Sugli attentati di Mumbai io mi starei anche impegnando: il più è distriscarsi dalla gigantesca, irritante, allergenica fuffa complottista per cercare di mettere ordine tra i fatti e trovare buoni commenti e analisi. Al momento però i risultati sono scarsi: mentre mi dilungavo a decifrare il promettente incipit "Maratha warriors like Bal Thakrey and his Shiv Sainiks and Raj Thakrey and his MNS Sainiks were seen nowhere in action of saving their very own Marathi Manush Mumbai" sono solo riuscita a bruciare le zucchine.

Ricapitolando.

1. Ci sono i Deccan Mujaheddin, autori della rivendicazione, ma non si sa esattamente chi siano né cosa vogliano.

2. C'è l'organizzazione militante Laskar-e Toiba (LeT).

3. C'è il Pakistan. Il comandante delle operazioni all'hotel Oberoi ha subito detto che a quanto pare i terroristi venivano dal Pakistan. Cioè, loro dicevano di essere di Hyderabad, ma mentivano. Loro. Insomma. Uno, ce n'è da torturare.

4. C'è il terrorismo islamico interno: gli indiani avrebbero anche arrestato dei simpatizzanti del SIMI, il Movimento degli Studenti Islamici.

5. C'è il grande boss della criminalità di Mumbai, nonché ex uomo della CIA in Afghanistan al tempo della guerra contro i sovietici, Dawood Ibrahim. Terrorismo, riciclaggio di denaro sporco, casinò, narcotraffico, sospetti contatti con la mafia siciliana, soggetto per vari film di Bollywood, parziale ispirazione per un personaggio di Salman Rushdie, forse addirittura già morto: ormai questo Ibrahim io me lo sogno la notte (son belle sparatorie).

6. Ci sono i servizi segreti pakistani.

7. C'è al-Qaeda.

8. C'è la CIA.

9. C'è il Mossad (quello ovunque, peggio dei lettini di rucola negli anni Novanta).

10. Ci sono i militanti indù.

11. Ci sono perfino i separatisti maoisti.

12. E i tailandesi e i somali, via.

Quanta gente.
Sembra la cena della vigilia da mia suocera.

Se stessimo al cinema sarebbe un film tratto da Giochi Sacri di Vikram Chandra. Girato da David Lynch, però.

Non so quando, non so dove e non so come ma aggiornare aggiorno. Lorsignori restino comodi.

Firmato:
La Cuoca di Lenin.
[Zucchine bruciacchiate? Non buttatele, aggiungeteci della provola affumicata e spalancate le finestre].

[continua]

E rieccomi con la scoperta di un bel pezzo di Yoginder Sikand, esperto di Islam e di rapporti interreligiosi in India e aspramente critico nei confronti dell'Hindutva, l'ideologia nazionalista che promuove la supremazia indù. Spiega come si è formato il Lashkar-e Toiba e la sua pericolosa concezione del jihad armato, fa un po' di utile contesto e aggiunge qualche saggia considerazione finale, citando ma tutto sommato tenendo a bada le teorie del complotto su CIA e Mossad. Appena ho tempo posto tutto su 2.0, ma per ora lo trovate su Tlaxcala, qui:
Mumbai sotto assedio, di Yoginder Sikand.

[continua]

Comunque ve l'avevo detto, che Dawood Ibrahim avevo cominciato a sognarmelo la notte.
Che ci sia o no lil suo zampino (e secondo il solitamente bene informato Wayne Madsen, il cui blog è accessibile solo agli abbonati, ci sarebbe) vale comunque la pena di leggere l'ennesimo istruttivo caso di amicizia USA andata a male. Da figlio di poliziotto a re della criminalità di Bombay, a uomo dei servizi americani e pakistani, per poi riconvertirsi in vendicatore e figura di proporzioni bollywoodiane. È addirittura più fotogenico di bin Lade, ha ispirato l'Abraham Zogoiby di Rushdie e il Suleiman Isa di Chandra, più qualche film. Forse adesso è morto. Il che aggiunge un vago charme all'imprendibilità del personaggio.
Dawood Ibrahim: una mente criminale dietro l'incubo di Mumbai?, di Yoichi Shimatsu.

[continua]

Sempre a proposito di Ibrahim (e qua attenti che entriamo nella conspiracy hardcore) il Wayne Madsen di cui parlavo poco fa non solo è stato il primo a puntare su questa pista.
Madsen si concentra anche sulla Chabad House, il centro ebraico dove sono stati uccisi il rabbino e sua moglie. Ibrahim, dice Madsen, sospettava che la mafia israeliana stesse complottando con le bande criminali estremiste indù per soppiantarlo sulla piazza di Mumbai.

Ma la cosa più interessante è che Madsen fa una breve storia delle Chabad House, usate non solo come rifugi e centri logistici per i servizi segreti israeliani ma anche come copertura di attività criminali. La ricostruzione di Madsen si basa su notizie d'agenzia, dunque vale la pena di riportarla. Nel marzo del 1989 la polizia statunitense sgominò una rete criminale a Seattle, Los Angeles, nel New Jersey, in Colombia e Israele che coinvolgeva anche una Chabad House, responsabile di riciclaggio di denaro sporco.

Adi Tal, ex dipendente della linea aerea israeliana El Al emigrato negli Stati Uniti da Israele nel 1983, e il suo braccio destro Nir Goldeshtein, furono giudicati colpevoli dal Tribunale distrettuale di Newark per il riciclaggio di 25 milioni di dollari. Il denaro veniva mandato a Panama e in Colombia e poi esportato illegalmente in Gran Bretagna, Germania Ovest e Israele sotto forma di assegni, assegni circolari, vaglia postali e contanti. Il denaro era poi trasferito su conti panamensi. Tal e Goldeshtein vivevano a Edison, New Jersey, dove si erano trasferiti da Seattle. Goldeshtein aveva tentato di depositare 437.000 dollari nella filiale londinese di Citibank.

I federali dissero che Tal era in combutta con Jose Stroh, specializzato in riciclaggio di denaro sporco per il cartello colombiano di Cali. Furono incriminate sedici persone, ma cinque non vennero mai prese. Di queste cinque, Nir Levy, Rea Lev-Ari e Dov Feldman fuggirono in Israele ed evitarono l'estradizione negli Stati Uniti. Tra i fuggiaschi c'era il reclutatore di Tal, l'israeliano Enrique Korc. Tra gli incriminati c'era il rabbino Sholom Levitin, fondatore e capo della Chabad House di Seattle. Tal disse che il soldi riciclati erano "investimenti" israeliani e Levitin negò che la loro provenienza fosse illegale.
Tal avrebbe detto ai suoi uomini, in prevalenza israeliani, che "il denaro veniva da Israele e serviva per investimenti negli Stati Uniti" o che "aveva in qualche modo a che fare con il Mossad, i servizi segreti israeliani".

Secondo una notizia UPI del 17 marzo 1989, uno degli israeliani incriminati e giudicato colpevole, l'ex capitano dell'aeronautica israeliana Moshe Begim, raccontò che gli avevano detto che i soldi erano del Mossad e servivano a finanziare guerriglieri anticomunisti in America Centrale. Gli inquirenti descrissero Begim e un altro membro della banda israeliana, Baruch Zeltzer, rispettivamente come i capi delle operazioni di Los Angeles e Seattle operations. Zeltzer viveva alla Chabad House di Seattle. Fu giudicato colpevole e condannato anche un altro ex militare israeliano che risiedeva a Seattle, Avsholom Hazan. Due israeliani che avevano preso parte all'operazione di Begim a Los Angeles, Alon Redko e Guy Marom, ex membro della Forza di Difesa israeliana, furono anch'essi condannati. La maggior parte degli israeliani incriminati aveva fatto parte del personale di El Al.

Nel 2007 la polizia israeliana arrestò dei capi Chabad per riciclaggio di denaro sporco. Un canale televisivo israeliano riferì che uno dei sospettati di riciclaggio era Arkadi Gaydamak, un mafioso russo-israeliano che si era anche candidato senza successo a sindaco di Gerusalemme. Tra gli arrestati c'era Yosef Aharanov, direttore della Young Chabad Association, che secondo il JPost era stato a capo della campagna Chabad "Bibi is Good for the Jews", che appoggiava la candidatura di Binyamin Netanyahu a Primo Ministro nel 1996.

Ci sono Chabad House a Bogota e Barranquilla, Colombia; La Paz, Bolivia; Kinshasa, Congo; San Jose, Costa Rica; Santo Domingo, Repubblica Dominicana; Quito, Ecuador; Tbilisi, Georgia; Baku, Quba, e Sumqait, Azerbaijan; Pechino, Guangzhou, Shanghai e Hong Kong, China; Guatemala City, Guatemala; Luang Prabang, Laos; Cancun e Tijuana, Mexico; District Thamel di Kathmandu, Nepal; Cusco e Lima, Peru; Chiang Mai, Phuket e Koh Samui, Thailand; Caracas, Venezuela; e Ho Chi Minh City, Vietnam.
In aggiunta a Mumbai, in India ci sono Chabad House a Bangalore, Goa e Manali.

Fonte: WMR

[Valeva la pena di riassumerlo, secondo me. Ci ho perfino ritrovato Arkadi Gaydamak (ecco un'altra delle sue imprese)]

Aggiornamento del 2 dicembre:
Dopo il fatidico lancio della moneta, le traduzioni, i post di sintesi e gli approfondimenti si trasferiscono su mirumir 2.0.

1 commento:

Anonimo ha detto...

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