martedì, maggio 27, 2008

L come Libri

[Come si suol dire: la storia è vera, i nomi sono inventati.
In ogni caso, quando entrano qui dentro diventano tutte storie]


All'inizio fu Congiu.
Arrivò su una vecchia Alfasud color crema. Lo accompagnavano la moglie e la suocera. Zoppicava.
Me lo avevano consigliato un paio di librai amici: il più bravo è Congiu, avevano detto, lavora anche nello scolastico. Fa le Tre Venezie.
Delle condizioni avevamo già parlato. Non restò che firmare il contratto, staccare la bolla di consegna e caricare i libri.
"Meglio così. Settore difficile, invece, lo scolastico", commentò, chiudendo il bagagliaio. "E scontistica diversa", aggiunse con fare un po' misterioso.
Ci salutammo con una stretta di mano, mentre moglie e suocera sorridevano da dietro il finestrino.
"Cosa le è successo, alla gamba?"
"Poliomielite da piccolo".
Poliomielite da piccolo furono le sue ultime parole: scomparve con 1520 copie.
Un libraio mi disse "non devi parlare con Congiu, devi parlare con Caselotto", e mi passò un numero di Padova. Io ci parlai anche, con Caselotto. Della CIELLE di Caselotto & C.: non mi restava che sperare che la elle stesse almeno per libri. Comunque Caselotto aveva appena dichiarato fallimento. Dicono che poi abbia riaperto come ELLECI e l'abbia intestata alla moglie.
Perdere 1520 copie così, da subito, non è un buon segnale. Si resta delusi, in ogni caso fa pensare.
Allora decido che d'ora in poi si fa da soli.
E da soli non va male. Tanto fai nicchia, basse tirature. Vai in librerie specializzate, organizzi presentazioni, ti promuovi da solo, osservi, impari. La scontistica, come avrebbero detto Congiu e Caselotto, è fondamentalmente diversa.

Poi arriva lui, con le sue giacche amaranto da croupier sulle navi da crociera e il ciuffo tinto da cantante sentimentale. Zimolo.
"Mi son Vinicio Zimolo, e stago metendo su la più bela libreria de Trieste. Con prestigiosa salèta per presentazioni".
La libreria in effetti era storica, centrale, recentemente rinnovata con gusto. Il gusto di Zimolo, certo, che virava un po' al pompeiano: una Pompei ultimi giorni, con un presentimento di cenere e lapilli. Comunque il negozio contava vari piani, buon assortimento e soprattutto la famosa saletta per presentazioni. Con poltroncine rosse.
Vero, era un po' allarmante che Zimolo dichiarasse orgoglioso a voce troppo alta "sono nato come distributore", come era allarmante la sua storia d'amore con gli stucchi e il cartongesso, potenzialmente fatale in termini finanziari. Però un amico di famiglia si sentì di garantire per lui e il suo assistente era un tizio di buon senso.
In ogni caso calcolai che a questo Frankie Avalon del Carso triestino non avrei mai messo in mano più di cinquanta copie alla volta.
Lui, intanto, dispensava consigli paterni: su tipografia, tiratura, "scontistica", formati e prezzi di copertina.
L'idillio andò avanti per un po'.

Un giorno Zimolo telefonò e mi chiese con urgenza cinquanta copie di un solo libro, il più caro in catalogo. Diceva di aver piazzato un ordine. Perché lui continuava a fare il distributore. "Per passione", aggiungeva con modestia, ma sempre a voce troppo alta.
Cosa sono cinquanta copie. Diamogliele.
Il giorno dopo sfogliavo l'avviso di fallimento della storica libreria, con allegato elenco dei creditori.
Che bello, c'ero anch'io.
Mai più rivisto, Zimolo. Me lo immagino che riempie due valigie di giacche amaranto, cravatte a motivi cashmere, pigiami di seta a righe, fazzoletti di batista e copie di libri che è riuscito a raccogliere con la storia dell'ordine urgente. Cosa farà, le venderà porta a porta, nei mercati, alla moglie di Caselotto? Non si sa, Zimolo quel giorno chiude le valigie, prende l'impermeabile, stacca il quadro elettrico e se ne va.

La storica libreria nel centro di Trieste è diventata un supermercato del libro con allettante scontistica ma deludente assortimento. L'assistente savio si è messo in proprio e ogni tanto ordina qualcosa via fax, pagamento contrassegno e sconto minimo: fingiamo di non conoscerci, con l'imbarazzo di due fidanzate tradite dallo stesso uomo. Ci va bene così.

E Congiu, Congiu.
L'ho rivisto poco tempo fa. Uguale, solo un po' invecchiato. Guidava una vecchia Volvo 240 station wagon color vinaccia.

Non zoppicava più.

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