venerdì, maggio 20, 2005

A kind of running joke

"He screamed out, 'Allah! Allah! Allah!' and my first reaction was that he was crying out to his god," Specialist Jones said to investigators. "Everybody heard him cry out and thought it was funny."
[...]
"It became a kind of running joke, and people kept showing up to give this detainee a common peroneal strike just to hear him scream out 'Allah,' " he said. "It went on over a 24-hour period, and I would think that it was over 100 strikes."

E poi c'è stato il quarto interrogatorio. Il prigioniero non riusciva più a tenere alzate le mani sulla testa (è stato obbligato a farlo). Non riusciva più a stare accucciato contro il muro per le percosse alle gambe (è stato obbligato a farlo). Poi l'hanno rimesso in piedi e una soldatessa gli ha camminato su un piede scalzo con gli stivali, lo ha afferrato per la barba, lo ha preso a calci sui genitali (si teneva a una certa distanza, poi faceva un passo indietro e gli assestava un calcio con il piede destro).
Poi l'hanno lasciato incatenato al soffitto fino al giorno successivo.
Poi il quinto interrogatorio.
Poi il sesto.
Il coroner che ha eseguito l'autopsia ha detto di aver visto simili ferite in una persona investita da un autobus.

Gli uomini arrestati insieme a Dilawar e spediti a Guantanamo sono stati scarcerati dopo quindici mesi perché "non costituiscono una minaccia per gli Stati Uniti". Ai genitori del prigioniero morto hanno preferito mentire: "Ho detto loro che gli avevano dato un letto. Ho detto che gli americani erano stati gentili perché era debole di cuore".

Del Bagram File parla oggi il New York Times (che sembra aver già individuato l'icona di questa storia di torture - come l'uomo incappucciato lo è di Abu Ghraib: il disegno fatto da un soldato per spiegare come Dilawar veniva appeso al soffitto della sua cella).
Al solito, questo (e altro) materiale è reso disponibile anche sul sito dell'American Civil Liberties Union.

E pensare che hanno costretto il Newsweek a ritrattare la storia sulla profanazione del Corano perché danneggia la reputazione degli Stati Uniti nel mondo islamico.

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