giovedì, febbraio 11, 2010

Una persona è una persona perché ci sono altre persone

MOTHO KE MOTHO KA BATHO BABANG
(Una persona è una persona perché ci sono altre persone)

Se allungo lo specchio fuori della finestra vedo
chiaramente fino in fondo al corridoio.
Laggiù c'è una persona.
Un prigioniero che lucida una maniglia.
Nello specchio lo vedo che vede
la mia faccia nello specchio.
Vedo le punte delle dita della mano libera
Riunirsi a formare
Un oggetto grande come un distintivo
Che gli sale su fino alla fronte
Sede di un berretto immaginario.
(Vuol dire: Un guardiano.)
Due dita si allungano a “v”
E tremano come due antenne.
(Lo stanno guardando.)
Un dito della mano libera traccia una lancetta di orologio che compie un arco
Sul polso del braccio che sta lucidando senza
Interrompere il ritmo lento del suo lavoro.
(Più tardi. Forse più tardi possiamo parlare.)
Ehi! Che cazzo fai?
- una voce da dietro l'angolo.
No, baas, sto solo lucidando.
Mi volta le spalle, ora vedo
La mano libera, quella loquace,
scivolargli quieta dietro la schiena
- Forza fratello, dice,
Dentro il mio specchio,
Un pugno nero.

Da Inside (1983), pubblicato in Italia da Supernova, Venezia 1991.

Jeremy Cronin, nato nel 1949, comunista, scrittore e attivista sudafricano bianco, ha partecipato alle lotte degli anni Settanta e Ottanta contro l'apartheid; ha composto le poesie della raccolta Inside (Dentro) durante gli anni di carcere nella prigione municipale di Pretoria. È attualmente vice ministro dei trasporti della Repubblica Sudafricana.

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