lunedì, marzo 31, 2008

Timori

L'inconsolabile Demi Fjodor segnala, dall'homepage di Tgcom:



Per carità.
Cosa si sente? Ho male qui. Cos'ha fatto, nel finesettimana? Ma niente. Lei non me la racconta giusta. Ho votato per quegli altri e poi sono tornato subito a casa. E poi ha fatto sforzi, dica la verità. Un po'. Lo temevo, voi zimbabwiani non sapete starvene tranquilli.

p.s. se lo titolavo "Harare è umano" eravate legalmente autorizzati a interdirmi dal blog.

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sabato, marzo 29, 2008

venerdì, marzo 28, 2008

Il pulsante city

- Stanotte ho sognato che andavamo da qualche parte con il pandino, stavamo su via Trieste all'altezza dell'aeroporto e tu mi dicevi (solito tono): ma che palle, non possiamo mettere la modalità elicottero? E io rispondevo prudente: non saprei, con il pieno sto circa a metà. Allora tu: ma guarda che è più che sufficiente. E poi in effetti decollavamo premendo il pulsante city.
- Perché i tuoi sogni sono SEMPRE così plausibili? Dopo una settimana sono già persuaso che siano avvenuti.

P.S.
La colpa di questo sogno è del pulsante city, del quale mi sono accorta solo in tempi recenti quando in famiglia è emersa la seguente conversazione:
- Oh, il Sandro ha portato la sua Panda dal meccanico per una cavolata. E il tizio gli ha detto che non funzionava il pulsante city.
- Cavoli, io non l'ho mai usato.
- Neanche lui.
- ...
- Comunque, 1300 euro.

Da allora lo uso, volendo anche per decollare.

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giovedì, marzo 27, 2008

Jurij



© RIA Novosti

("и сразу поймёте: я вечно – в полёте")

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Gagarin, il bruco. Corto d'animazione di Aleksej Charitidi.

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mercoledì, marzo 26, 2008

martedì, marzo 25, 2008

mercoledì, marzo 19, 2008

L'ultima sigaretta

[Per Elio, che quella volta ce l'ha fatta]

Adesso quell'asilo mi piacerebbe. Perché stava in via Gramsci, per le spavalde cotonature della maestra Italia, per il riposino nella penombra verdognola del pomeriggio, per il panino con la cioccolata Perugina, per le diapositive sulla vita di Gesù fanciullo, un putto ariano in tunica rosa dalle marcate inclinazioni hippy.
Adesso, mi piacerebbe.
Allora lo detestavo.
Detestavo il grembiule, la borsa di stoffa con la merenda, le aule, i giochi, la vita di Gesù, tutto.

Fu a causa dell'asilo che mi trasformai in malata immaginaria per necessità. "Cosa c'è?" "Mi sento i brividi". E questo non la domenica sera, ché così sono capaci tutti, ma già il venerdì pomeriggio. Il finesettimana non era che un lungo disperato viaggio su un vagone piombato verso l'infermità del lunedì.
All'improvviso i miei dovettero fare i conti con questo cadaverino d'infante che ciabattava per casa in vestaglia di flanella simulando apprensione.
- Mamma, speriamo che passi per lunedì.
- Mmmmh.
- Io mi diverto così tanto, all'asilo.
- Sicura?
- Abbastanzino.

Ci sono cose che non ho mai confessato.
Per esempio, che le foglie delle ortensie della signorina Elena, la nipote del padrone di casa, non erano state rosicchiate da una stirpe di bruchi ingordi. Ero stata io. Ai sintomi bisognava pure dare una mano.
A tal punto lo odiavo, quel posto di vetro, cemento e lego.

Antonia aveva capito più o meno tutto. Del resto, cos'era l'asilo per lei che non c'era mai andata? Probabilmente un limbo dai contorni sfumati, un misto di reparto maternità, scuola elementare, colonia estiva e campo di concentramento.
- Te impari tante robe.
- Tipo?
- Scrivere.
- No, nonna.
- Leggere.
- E no.
- Ghe xe tanti bei tosetti.
- Insomma.
- Senti qua: tre orizzontale, sono nella noce e nell'albicocca.
- Oc.
- Brava stelassa.
- Vado a misurarmi la febbre.
- Scolta a nonna.
- Eh.
- Metti anca un poco de borotalco in faccia.

Ogni tanto però dovevo farmi vedere, per forza.
Prima che venissero a prendermi a casa i carabinieri, come diceva Antonia quando restava a corto di argomenti.
Così mi presentavo muta al cancello, entravo, mi sedevo, giocavo stancamente con degli sconosciuti, pranzavo alla mensa, aspettavo che Antonia passasse a prendermi.

- Oggi c'era la minestra con le pieghe.
- La fa ben, la minestra.
- Pieghe dappertutto. Nonna, cosa vuol dire che uno ha tante pieghe sulla fronte?
- Le rughe. Che xe vecio.
- Al mio tavolo era seduto un bambino con tante rughe sulla fronte, tipo tartaruga.
- Allora no. Iera solo brutto come a fame.
- Pieghe dappertutto, non capisco niente.
- Butta nanna, stelassa, butta nanna.

19 marzo, festa del papà.
Asilo: quel giorno avevo deciso di costituirmi.
Maestra Italia ammalata, la sostituiva la maestra Fulvia.
A proposito della maestra Fulvia a casa avevo più volte sentito bisbigliare "esaurimento nervoso".
Così io non ci scherzavo più di tanto, mantenevo le distanze e cercavo di rendermi invisibile.
- Tu.
- Io?
- Sì. Vieni qui. È vero che sai già scrivere?
- Sì.
- Allora prendi la penna e scrivi Auguri papà, e il tuo nome.
Mi ficcò in mano un pezzo di cartoncino a forma di cuore.
- In stampatello?
- E certo, in stampatello. Perché, come vuoi scriverlo?
- In corsivo, pensavo.
La maestra Fulvia nitrì, poi si fece improvvisamente seria e infine mandò un grugnito, e io mi domandai se tra le voci del mio dizionario dei malesseri potesse già rientrare quell'interessantissimo "esaurimento nervoso".
- Ecco, quando torni a casa questo pensierino lo dai a tuo papà.
Il pensierino, in quei tempi di assoluta e spensierata scorrettezza, era una sigaretta infiocchettata con un nastro di velluto rosso e accompagnata dal bigliettino autografo a forma di cuore.

Uscii dal cancello dell'asilo tenendo tra il pollice e l'indice quell'ode gioiosa all'industria del tabacco. Antonia, del resto, non si sarebbe scomposta neanche davanti a un set di fucili da caccia.
- Stelassa. Cos'hai lì.
- Il pensierino per la festa del papà.
- Fa' veder.
- Ohu, attenta.
- Una sigaretta, che bel regalo.
- Il bigliettino l'ho scritto io.
- Vedi che i te insegna a scriver.
- Veramente...
- Chissà papà come sarà contento.
- Penso di sì.
- Altro che Vecchia Romagna etichetta nera.
- Il brandy che crea un'atmosfera.

Papà più che altro mise su una faccia sorpresa.
- Orpo. Cos'è.
- Tanti auguri!
- Orpo. Grazie, cocchina.
- Per la festa del papà.
- Orpo.
- Ti piace?
- Orpo, se mi piace.
- Perché la maestra Ful...

In quel momento dalla finestra vidi Antonia correre in giardino, fermarsi di colpo, tapparsi la bocca con le mani, piegarsi lentamente in due in una risata silenziosa fatta di sbuffi, singhiozzi, sussulti e lacrime.
"Esaurimento nervoso", pensai. "Anche la nonna".

Un paio d'ore dopo - mentre uscivo dal bagno con un termometro sotto il braccio e l'aria preventivamente afflitta - colsi la voce preoccupata della mamma, in conversazione confidenziale con zia Graziella, e seppi.
Due giorni prima, dopo tentativi falliti e penose ricadute, con nervosismo, spirito di sacrificio e una certa dose di orrore per il futuro incerto, papà aveva deciso di smettere di fumare.

Quel pomeriggio ad Antonia venne un singhiozzo convulso e sonoro che le fece rischiare l'esilio nella natia Lovadina.
Durò qualche ora, poi passò.

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Oggi parto per Londograd. Pensatemi da pingpong, a tracciare pallini a caso con la matita sul menù e a esigere "un wulong come si comanda" (cit. tonii) :-)
Tenetemi aperto il tunnel: il post poolparty arriva sempre vichingo, come un pacchetto di playmobilio.
Baci.

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lunedì, marzo 17, 2008

Versa i soldi e scappa


È già un problema entrarci, con quel metal detector capace di leggere nella mente ("Mezz'ora fa hai toccato una forchetta, dì la verità" "Abbiamo un debole per i taglierini, eh?" "Se dico Svizzera a cosa pensi? Toblerone o Victorinox?").
Primo tentativo: fallito.
Deposito chiavi, telefono e spiccioli nell'armadietto.
Secondo tentativo: fallito.
Mi tengo i documenti e deposito anche il portafogli.
Terzo tentativo: fallito.
Via la cintura.
Adesso sono un essere di carne, ossa, capelli, stoffa e plastica.
Quarto tentativo: fallito.
Mi correggo: sono un essere di carne, ossa, capelli, stoffa e plastica che tiene in mano la chiave di metallo dell'armadietto.
Non mi resta che gesticolare per attirare l'attenzione di un dipendente.
Mi apre.
- Ci sono cose di metallo che non ci si può togliere, - dico.
Ma mi pento subito, perché ho l'impressione che stia visualizzando lingerie borchiata, placche di metallo nel cervello o un revolver da giarrettiera. In ogni caso ha la faccia di quello che si è appena pentito di aver liberato una tarantola da un terrario.

C'è la fila. Fingo di non notare una specie di terminale al centro della stanza. "Versa contanti e assegni usando il bancomat!", esclama una sagoma di cartone travestita da fotomodello travestito da bancario efficiente travestito da sagoma di cartone. Che mi frega, io il bancomat loro non lo voglio, per cui.

Allo sportello c'è l'uomo gentile con gli occhiali, il gilet a quadri e un principio di riporto.
Blocca quelli prima di me dicendo: "Cosa deve fare? Versare, prelevare? Sì? Ha il bancomat? No? Non ce l'ha proprio o l'ha lasciato a casa? A casa? Allora deve andare a prenderlo e usare il terminale laggiù. Eeeeee, lo so, mi dispiace. Arrivederci".

Lo sapevo che c'entrava, il terminale. Fidatevi, se nel primo atto c'è un terminale, prima dell'ultimo atto quel terminale si incepperà.

Ma io ho l'arma segreta. Lo sguardo da cucciolo della specie.
- Cosa deve fare? Versare o prelevare?
- Versare questi assegni.
- Per versare assegni e contanti deve usare il terminale.
- E come?
- Le serve il bancomat.
- Non ce l'ho.
- L'ha dimenticato a casa?
- Non l'ho mai richiesto, non lo voglio.
L'umano in gilet ci pensa su. Poi dice, paziente:
- Ha la carta di prelevamento?
- No.
- Gliela faccio io.
- Bene.
- Le arriverà a casa. Poi potrà fare tutto al terminale.
- E adesso?
Sospira.
- Adesso ci penso io.
È fatta. Sportellista agganciato, interazione umano-umano avviata.

Intanto davanti al terminale c'è la fila. Un signore continua a infilare in una fessura mazzette da cinquanta e venti euro che gli vengono risputate da un'altra fessura. Perfettamente stirate, però.

Segue compilazione moduli, oggi-che-giorno-è, mi-mette-una-firmetta-qui, fuori-fa-caldo, sì-sì, mi-scusi-non-lo-prende-ci-vuole pazienza.
- Ecco a lei.
- Grazie. Senta.
- Prego, mi dica.
- Ma se il terminale fa il vostro lavoro, lei e il suo collega allo sportello cosa fate?
- Noi respingiamo quelli che hanno dimenticato a casa il bancomat.
- Arrivederci.
- Buona giornata.

Esco, prendo portafogli, spiccioli, telefono, chiavi, cintura.
A casa, frugando in quel patrimonio dell'umanità che sono le tasche del mio cappotto, mi accorgo che mi sono tenuta la chiave dell'armadietto.
Wupsss.
Ci sono cose che non si possono comprare. Per tutto il resto, lo sanno tutti, c'è la carta di prelevamento.

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martedì, marzo 11, 2008

Post poolparty/2: Preved Medved!

[Aggiornamento del 14 marzo: per ora non se ne esce, continua].

A grande richiesta
Non pensavo di postarlo, ma grazie alla segnalazione del bratello tonii ho dato un'occhiata alla gallery di Repubblica Online eufemisticamente intitolata "Facciamo l'amore in nome dell'orso" e dedicata alla recente performance del gruppo Vojna al Museo Biologico sul tema sesso e orsi. Ora, visto che Repubblica ha castamente tagliato le foto a quota ombelico e fa riferimenti pruriginosi a foto e video impubblicabili, volevo chiedere:

avete meno di 18 anni?
siete per caso in modalità madre badessa?

Se la risposta è no, le foto (più buffe che porno) sono, nell'originale russo, qui. Oppure, con commenti in inglese (consigliati), su The Exile. (Il mio preferito è il "sosia di Christopher Walken", sempre in parte).

Ve lo dovevo.
Bene, Blogger, adesso arrestami.

p.s. Se avete meno di 18 anni non dovreste frequentarmi. Se siete Madre Badessa, oh, beh. È un'altra storia.

Questo è un post poolparty.
Dunque:

[continua]

Come si fa a passare dal sesso in nome degli orsi a un VVP? Con il Metodo Monty Python™: "e ora qualcosa di completamente diverso".

VVP, Medvedev e il Glonass
Un giorno Vladimir Vladimirovič™ Putin sedeva nel suo studio all'interno del Cremlino e osservava contrariato il neo-eletto ma non ancora in carica Presidente della Federazione Russa mentre programmava la nuova disposizione dell'arredamento.
- Ecco, - disse Dmitrij Anatol'evič, attraversando velocemente lo studio da un capo all'altro, - Qui ci mettiamo il grande divano di pelle. E lì accanto il tavolino. Lì lo champagne, gli antipastini...
- Dima, - disse Vladimir Vladimirovič™ scuotendo il capo, - Quali antipastini? Questo è lo studio del presidente, ci entrano persone! I giornalisti!
- Embe', e allora? - domandò stupito Dmitrij Anatol'evič, - Per i giornalisti non mi preoccupo... a loro piacciono un sacco questi antipastini... nei buffet vanno a ruba... ecco, invece qui ci appendo il ritratto...
Vladimir Vladimirovič™ sorrise tra sé.
- Il ritratto dei Deep Purple, - disse Dmitrij Anatol'evič, e Vladimir Vladimirovič™ si rabbuiò, - C'ho un poster grande così...
A un tratto nella tasca di Vladimir Vladimirovič™ si mise a squillare il cellulare presidenziale. Vladimir Vladimirovič™ mise la mano nella presidenziale tasca, prese il telefono con un'aquila dorata a due teste al posto della tastiera, e premette l'unico pulsante.
- Pronto! - disse Vladimir Vladimirovič™, - Chi è? Serëža?
Dmitrij Anatol'evič drizzò le orecchie.
- È Ivanov, - bisbigliò Vladimir Vladimirovič™, coprendo il microfono con le mani, - È volato in Sudafrica... Dove sei? Serëža! Ti sento male! In Antartide?! Quale Antartide?!?
Dmitrij Anatol'evič si rilassò.
- Perché in Antartide? - strillò Vladimir Vladimirovič™, - Ma dovevi andare in Sudafrica! Che vuol dire che vi siete persi?! Avete usato il Glonass?!?
Dmitrij Anatol'evič prese dal taschino della giacca il suo Apple iPhone e lo rigirò tra le neo-elette ma non ancora in carica presidenziali mani. Sulle sue labbra indugiava un sorriso appena percettibile.

Da: vladimir.vladimirovich.ru

[continua, è poolparty]

Putin e il taxi


- Buona sera. Ho perso il mio corteo.
- La sai, la strada?
- Veramente no, io sono di Piter.
- Quanto?
- Non lo so. Duecento?
- Dammene trecento e andiamo.
- No. Per trecento non se ne fa niente. Mi scusi.
- Va bene. Andiamo.
- Mi scusi, possiamo usare questa?
- Non serve. Ho la mia.

L'angolo bashorg
"Son lì che sguscio un uovo sodo. Davanti a me sta seduto mio figlio (un anno e mezzo), a quell'età lì i bambini sono capaci di mandar giù di tutto. Entra mia moglie e mi fa: 'Dagli solo il bianco, perché il tuorlo non gli piace'. Allora guardo il pupo e penso: ti sei mangiato uno stick di deodorante, ti sei rosicchiato una barretta di sapone e adesso salta fuori che non ti piace il tuorlo".
bash.org.ru

Falso allarme negli Urali per vecchia con borsetta
Una vecchina telefona alla polizia e dice che si trova in uno stabile molto affollato a 30 metri dalla stazione di polizia e vorrebbe consegnare due granate F-1 e RGD-5.
I poliziotti si precipitano sul posto e quando la nonna estrae dalla borsa il materiale esplosivo si accorgono che uno degli ordigni è danneggiato e potrebbe esplodere in qualsiasi momento.
Stabile evacuato, area recintata, granate brillate. Le granate a frammentazione generano in media circa 350 schegge e hanno un raggio d'azione di 15 metri. Titolo: "Nonna con granate in borsetta svuota edificio negli Urali".
Le robe che finiscono sui fondi delle borsette, da non credere. Io nella mia ci ho appena trovato quel vecchio kalashnikov che pensavo di aver lasciato nel portaombrelli del Marco Polo di Nova Gorica. Invece stava vicino allo stick del Labello millebaci.
Link

E quando dico kalashnikov, intendo questo kalashnikov:


Funziona con cartucce di burrocacao.

Non so, io il poolparty lo continuerei.

Falso allarme per noia
Fa un paio di passaggi con la sua Hyundai ("хендэ", "hende", in russo) davanti alla Lubjanka per attirare l'attenzione. Niente. Si produce in qualche frenata a effetto. Derapa. Niente.
Allora si mette a lampeggiare con i fari. E che cavolo.
Finalmente arrivano un po' di macchine della polizia.
In quel momento lui abbassa il finestrino e lancia un foglietto sul quale c'è scritto che, se la polizia non farà quello che vuole lui, si farà saltare in aria con la sua хендэ.
Allora a quel punto ok: squadra Alfa, evacuazione, si negozia con il "terrorista".
Il "terrorista": Aleksej Agoranian, moscovita, 35 anni, manager in una grossa impresa di costruzioni. Da tempo scriveva lettere a varie celebrità (anche al regista Michalkov). Fondamentalmente: "Da cinque anni lavoro come direttore di importanti compagnie. Sono posti di responsabilità. E allora? Niente! Tutto il giorno a occuparmi di competitività, redditività, piani di vendita, budget pubblicitari! Mi manca qualcosa! Mi annoio! Routine, sempre routine!".
"Mia moglie mi dice: hai bisogno di uno psichiatra! Ma io rido, perché lei non capisce. Io sono un bambinone".
Il bambinone è stato arrestato in base all'articolo 207 del codice penale della Federazione Russa, minaccia di atti terroristici. Poi è stato finalmente portato nella Lubjanka, come voleva lui.
Titolo: "Moscovita voleva far saltare in aria l'FSB per noia".
Sapete una cosa? Dobbiamo leggerlo più spesso, Tvoj Den'.

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Origli/2

"Questa settimana i vicini hanno provato per tre giorni il loro nuovo impianto stereo, che a giudicare dal suono è molto costoso.
E io per tre giorni ho fatto le corse fino al quadro elettrico, dimostrando che si può diventare elettricisti in qualsiasi momento della vita".

"Non capirò mai mia moglie. In Titanic finiscono annegate un paio di migliaia di personcine, e per lei è romantico. Un film dove ci sono in tutto due mani mozzate, ah no: orribile, quello le fa paura".

"Era il 1953. Morte di Stalin. Piangevano tutti. Piangevo anch'io. Io però avevo tre mesi".

- Vorrei fare altri fori nella parete, ma ho paura di chiederlo al proprietario dell'appartamento.
- Tu falli, poi glielo chiedi.
- "Mi scusi, posso ho forato la sua parete?"

Fonte: bash.org

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lunedì, marzo 10, 2008

Ancora su Paolo Barnard e la censura legale

Segnalazione per le molte persone che hanno seguito il caso di Paolo Barnard e ne hanno discusso: ecco gli sviluppi recenti. Ancora una volta, se pensate che sia importante dare visibilità a questa vicenda e discuterne, fate circolare.

[Video dell'intervista di Luisa Barbieri a Barnard, su Arcoiris, a questo indirizzo].

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Farciture



"Ristorante Pizza Celentano cerca per lavoro fisso:
- barman per farcitura pizza
(aiutante del fornaio)".

[Ce l'ho fatta! Sono uscita dal post pooolparty. A meno che non succeda come nel telefilm Il Prigioniero, quando il tizio scappava per poi finire nuovamente catturato dai giganteschi palloni sonda.
In effetti mi sento già solleticare il collo dai riccioli ribelli di Bogdanov, ma per ora fingo indifferenza].

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lunedì, marzo 03, 2008

Post Poolparty, in aggiornamento

[Avvertimento del 5 marzo 2008: sarà colpa dell'eyeliner stregapupe di Bogdanov, della maledetta primavera, della bora scura, della momentanea regressione nel ventre molle degli anni Novanta, ma al momento non voglio uscire da questo post].

[7 marzo 2008: non ne usciamo neanche oggi, mi sa. Continua, in fondo trovate alcuni esempi di compilazione creativa di scheda elettorale].

Sapevatelo
Intanto Andrej Bogdanov starà festeggiando il suo dignitosissimo 1,3% 1,29% (il coinvolgimento della nonna deve aver giocato un ruolo importante). Nelle previsioni ci era andato vicino, però: si era solo dimenticato di dividere per due e di spostare la virgola. Una cavolata che faccio spesso anch'io.
Comunque sono 958.868 voti. Sul suo blog medita:
"Quasi un milione di persone: è poco o tanto? Per me, una persona che partecipa per la prima volta alle elezioni più importanti del paese, senza l'appoggio del potere, senza 'lanci' televisivi, è una cifra sbalorditiva".
Due milioni di firme, Bogdanov, ma allora vedi che avevo ragione io?
La descrizione definitiva del nostro, invece, è su Exile.ru: "ha sempre l'aria di uno che ha appena aperto un locale notturno a Staten Island". Di meglio per il momento non saprei dire.

Robe erotiche
Žirik (9,37%) ha commentato: "le congratulazioni le dovete fare a me", e ha detto che al suo partito non si festeggerà un bel niente, "né con l'alcol, né con il tabacco, né con robe erotiche". E che comunque lui la prossima volta si ripresenta. Tra trent'anni, ha aggiunto misteriosamente, si voterà con il cellulare. Un po' di rispetto per colui che in momento di lucidità ha espresso il desiderio di ammazzare Bogdanov.

Ritrattistica
Lo sapete a quanto va via un ritratto di Medvedev (che ormai aveva già cominciato a vendere quanto e più di Putin)? Su vRamke.ru, dice il Moscow Times, un Medvedev alto 1,2 m sono 20.000 rubli (800 dollari). 2000 rubli per il ritratto piccolo, con benevolo sorriso d'ordinanza.

Medv-edvi Mevd-iiii oh, whatever
Antonio ha ragione (e Hillary Clinton sarebbe d'accordo): dobbiamo trovare un soprannome per il Tizio Nuovo. Non mi dispiace Venus in Furs (nelle ipotesi sul successore di Putin lui era Venus, Ivanov Marte, ma mi sa che questo lo sappiamo tipo in tre perché abbiamo letto lo stesso articolo), che mette insieme Venere, pelliccia d'orso, quella traccia inconfondibile di Sacher-Masoch che mi piace indovinare nei rapporti con il predecessore e un po' di Velvet e Nico. Pare però che al Cremlino lo chiamino Vizir', Visir. E anche questo mi piace.
È anche noto con il soprannome "
манная каша", mannaja kaša, cioè pappa di semola. Ma facciamo prima a chiamarlo Medwhatever, e non giurerei sulla sua natura di semolino. Nel suo famoso acquario quello ci tiene le murene, secondo me.
Altre proposte: Dima, Meddo.

Alle 2.23, ora di Mosca
... belli capelli stava avvinghiato all'1,2948% come un bradipo al suo ramo. Ho scoperto che aveva lanciato un concorso anche lui, tanto che oggi ha dichiarato i vincitori. La notizia non è questa. La notizia è che mi sono messa a leggere il suo blog.

Strappar spalline
- pensa, žirik ha detto che comincerà la sua giornata lavorativa da presidente strappando le spalline ai generali.
- gran pensata!
- aha.
7.00 si alza
7.30 si lava
8.00 strappa spalline
8.30 fa colazione
- 9.00 si sveglia e si ricorda che il presidente è medvedev.
(bash.org)

No pain no brain
Proprio mentre stavo considerando l'ipotesi di chiudere questo post poolparty ho trovato via webpark.ru alcuni poster elettorali del 1996.
Cliccate per ingrandire.

Cominciamo con un classico: sorriso da ubriacone di Boris, sguardo perso nel nulla, dichiarazione vagamente allarmante: "Ja vos'mu tvoj golos", "Prenderò il tuo voto" (ma, visto che golos è anche voce, io tendo a interpretarlo come "ti toglierò la voce"). Ché l'uomo di Butka non chiede, prende. Poi però non si ricorda dove ha messo quello che aveva preso.



Formula Putin - dostojnaja žizn'. La formula di Putin, una vita dignitosa.
Segue lungo testo in cui si spiega che la vera sfida dei tempi è la qualità della vita, non l'ideologia. Pragmatico lo è sempre stato, il nostro Vova.
Notate che all'epoca lui non aveva ancora il Piano, solo una Formula.
Del resto, non era neanche candidato.








Chi era questo brizzolatone che affermava "Sarò presidente!"?
Ma Bryncalov Vladimir, che domande.
Espulso dal Partito Comunista dell'URSS per tendenze borghesi (si era costruito una casa di tre piani, il sibarita), aveva poi fatto i soldi con gli alveari, i medicinali e soprattutto gli alcolici.
Nel 1996 aveva appena messo su il Partito Socialista.
Nel mese di marzo il gruppo che proponeva la sua candidatura presentò meno di 1.500.000 firme: Bryncalov disse che in realtà ne avevano raccolte quasi tre milioni, ma che non voleva oberare di lavoro la Commissione Elettorale Centrale. Ok. Parecchie risultarono false. Ci fu una causa. Lui la vinse. Cose così. Qualcuno arrivò a chiamarlo il Ross Perot della Russia (ecco un altro di cui non sento parlare dal '96 senza che la mia vita ne abbia risentito).
Poi però ha fatto soprattutto l'oligarca. La sua azienda farmaceutica negli ultimi anni si è messa nei guai con la legge. Medicinali contraffatti. Il Partito Comunista de noantri, forse, ci aveva visto giusto fin dall'inizio.

Javlinskij, partito Jabloko. Slogan: "Sono qui per darvi la libertà".
La sua squadra aveva un asso nella manica: aveva scoperto gli effetti e i filtri di Photoshop.
Arrivò quarto.





Gennadij Zjuganov 1, paura: sguardo torvo, evidente e apprezzabile richiamo alla gloriosa grafica sovietica, monito apocalittico "Compra il cibo per l'ultima volta". Perché? Perché domani è finito? Perché da domani me lo regala il Partito Comunista?








Gennadij Zjuganov 2: allegria. Sempre lui, anche se si stenta a riconoscerlo tanto l'atmosfera è diversa. Gennadij in mezzo ai giovani, sorridente. Se non ci fosse quel San Basilio sullo sfondo sembrerebbe il poster della Festa dell'Unità di Selz.
"La gioventù sceglie Zjuganov".
Venerdì liscio con orchestra dal vivo. Scherzo.
(Ma quanto ci è andato vicino, quella volta lì. Ricordatevi che l'ho scritto qui: è per Zjuganov che voterei, anche se nel '96 con il cibo l'aveva messa giù un po' dura).



Perché star lì a perdere tempo quando posso farmi un autoscatto in casa appena sceso dalla cyclette? Vladimir Žirinovskij, maglietta a mezza manica metallona con scritta "No brain, no pain", "Niente cervello, niente dolore".
Claim: "Io sono proprio come voi".
Emerse che proprio come lui era solo il 5,7% dei votanti.







Era il 1996, brutto anno. El'cin fregò Gennadij al ballottaggio, ben 386 persone votarono per Tuleev che si era ritirato dalla campagna elettorale, e il voto contro tutti prese l'1,5, cioè in pratica fece meglio di Bogdanov.

5 marzo
55 anni dalla morte di Stalin. Compito del giorno, esibire accento georgiano rigorosamente di fantasia.

- Compagno Stalin, cosa facciamo con Sinjavskij?
- Chi, il cronista sportivo?
- No, lo scrittore.
- Si può sapere per quale motivo ne abbiamo DUE, di Sinjavskij?

Il maresciallo Žukov esce da una riunione con Stalin mormorando a bassa voce "Porco schifoso".
Poskrebyšev lo sente e riferisce a Stalin, che fa richiamare Žukov:
- Compagno Žukov, chi aveva in mente quando ha detto "Porco schifoso"?
- Hitler, compagno Stalin.
- E lei chi aveva in mente, compagno Poskrebyšev?

Tre prigionieri in un gulag raccontano come sono finiti lì: "Io arrivavo sempre al lavoro con cinque minuti di ritardo, e mi hanno accusato di sabotaggio", dice il primo. "Io invece arrivavo sempre cinque minuti prima, e mi hanno accusato di spionaggio", dice il secondo.
"Io invece arrivavo tutti i giorni puntuale", dice il terzo, "e mi hanno accusato di possedere un orologio occidentale".

Lenin, Budapest, panico
"Scusate il ritardo, ma ieri abbiamo avuto un problema di panico per l'improvvisa apparizione di un Vladimir Lenin Cloverfield-size nel cuore di Budapest. O, almeno, così dice la stampa estera, basandosi su un lancio Reuters a proposito di una statua di polistirolo espanso del sanguinario bolscevico che è stata vista risalire il Danubio, probabilmente diretta verso il set di un film. Giuro! Andate sul sito da cui abbiamo rubato quest'immagine [ninemsn.com.au], passateci sopra il mouse e leggerete: 'Statua del leader comunista Lenin alta 12 metri semina il panico a Budapest'. Sinceramente non ci ricordiamo attacchi di panico. Ma, se lo dice la Reuters, chi siamo noi per contraddirla. E allora: Aaaaargh! Lenin gigante! Aiuto! Scappate sulle colline!"
da Pestiside.hu

Zigmund Frejd aveva ragione


"Sarò breve. Buona sera!"


"Per Konni" (il cane di Putin).


"Chi è tutta questa gente?"


Esempio di riutilizzo intelligente.


Bogdanov-clown, Žirinovskij-clown, Zjuganov-clown, Medvedev-orso.


"Non bisogna credere che siamo idioti"


"Cthulhu"


"Per tutti i candidati si rende necessaria una perizia psichiatrica!". Voto "Contro tutti! Per la libera scelta!". Aggiunta: "Sigmund Freud ('Zigmund Frejd') aveva ragione!"


"Io non ho votato"


"Chuck Norris".

[Forse continua]

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VVP e le esche

Un giorno Vladimir Vladimirovič™ Putin sedeva nello studio all'interno del Cremlino e passava lentamente in rassegna le sue esche presidenziali, che giacevano in una bella scatoletta di marocchino con lo stemma russo sul coperchio.
C'erano dunque: un'esca di corno di bisonte, un'esca d'oro inca e un'esca fatta con i denti dei guerriglieri ceceni. Poi c'erano un'esca fatta con le schegge della sonda europea spedita su Marte e intercettata ancora in volo dalla rete spaziale russa, un'esca fatta con la piuma dell'araba fenice, alcune esche prodotte con pezzi di razzi ucraini precipitati e infine un'esca fabbricata con il metallo dell'undicesima colonna del Parco Transvaal.
In una scatolina di cristallo si trovava un'esca fatta con il plutonio estratto dalla testa di Salman Raduev, il signore della guerra ceceno. Le riposava accanto l'esca preparata con l'anello rotto di Giovanni Paolo Secondo.
Vladimir Vladimirovič™ rivoltò le esche con le presidenziali dita e cercò di immaginarsi mentre pescava un grosso temolo. Perché proprio un temolo, Vladimir Vladimirovič™ non lo sapeva: non aveva mai visto un temolo in vita sua. Ma gli piaceva la parola.
A un tratto qualcuno bussò piano all'imponente porta presidenziale.
- Sì... - urlò Vladimir Vladimirovič™.
Le ante si scostarono lentamente e nello studio si affacciò il primo vice primo ministro Dmitrij Anatol'evič Medvedev, che il giorno prima aveva preso il 70% dei voti alle elezioni presidenziali.
- Si può? - domandò ad alta voce Dmitrij Anatol'evič Medvedev.
- Ancora no! - rispose forse altrettanto rudemente Vladimir Vladimirovič™.
Dmitrij Anatol'evič si nascose precipitosamente dietro la porta.

Originale: vladimir.vladimirovich.ru

[Nota: il blog dell'autore di VVP, Maksim Kononenko, è stato chiuso da Livejournal una settimana fa.
Perché.
Perché in un post aveva espresso il desiderio di bombardare la Gran Bretagna.
Giuro che queste cose non me le invento.
Più tempo per VVP, comunque].

Update elezioni: video con luuuunga camminata casual e fotomodellistica di VVP E DAM e rispettivi discorsi ("urà").

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sabato, marzo 01, 2008

L'uomo in più/Post di cazzeggio, in aggiornamento



Chi è
Dunque, chi è Andrej Vladimirovič Bogdanov?

Un ex calciatore della Reggina?
Una guardia tiratrice del CSKA, poi passata brevemente ai Minnesota Timberwolves ma in anticipo sui tempi?
Il regista di un musical sovietico ispirato alla battaglia di Stalingrado?
Un giovane scrittore di tendenza, autore di horror tritafemmine e žežeista a tempo perso?
Un popolare attore della versione russa di Starsky e Hutch (7 stagioni), per la precisione o Starsky o Hutch?
Il Gran Maestro della Grande Loggia di Russia?
Il visagista della Pugacëva?

Guardiamolo
38 anni (ma ne dimostra 55 e mezzo, anche 56 nei giorni di pioggia) e una cascata di capelli unti:
Andrej Bogdanov è l'uomo in più, il candidato tecnico delle imminenti elezioni presidenziali, economista e Gran Maestro Massone.

Sì, perché abbiamo:
Dmitrij Medvedev, che non ha neanche partecipato ai dibattiti elettorali limitandosi a girare il paese facendo discosi da presidente per portarsi avanti con il lavoro: se parla come un presidente, veste come un presidente ed è culo e camicia con il presidente in carica significa che i sondaggi lo danno almeno al 72%;
Gennadij Zjuganov, il vecchio comunista che si presenta come l'unica reale alternativa al partito del Cremlino, ma starebbe sotto il 13%;
Vladimir Žirinovskij, l'uomo-rissa dei liberal-democratici (meno del 12% secondo i bene informati);
e Bogdanov, il "democratico indipendente".
Lui.

Il centro sondaggi russo VCIOM ha stimato che otterrà lo 0,9%; l'84% degli intervistati ha confessato di non conoscerlo molto bene. Nelle recenti elezioni parlamentari del 2 dicembre ha preso meno di 90.000 voti (lo 0,13%).
Per candidarsi alla presidenza servivano due milioni di firme (a meno che il proprio partito non si fosse garantito una rappresentanza in parlamento). Quelle di Miša Duepercento Kas'janov, ex primo ministro, sono state respinte dalla Commissione elettorale con l'accusa di falsificazioni, ma per Bogdanov tutto regolare.

Riguardiamolo
Quest'uomo ha portato a casa 90.000 voti ma ha raccolto due milioni di firme.
E ho capito che la massoneria in Russia si sta diffondendo rapidamente, ma due milioni di firme. Anche falsificarle è un casino. Bisogna imitare le calligrafie, eh. Non basta chiamare tutti gli amici Gormiti.

A questo punto sono quasi certa di aver calamitato la vostra attenzione per i prossimi giorni.

Seguiranno: programma politico, stravaganze, frasi celebri, curiosità. Ma. Soprattutto. L'inno.

Post lento, in aggiornamento. Tanto le traduzioni e i commenti, se ci sono, finiscono sul 2.0.

Bene
Smettiamo di fissare attoniti il ritratto di Bogdanov e vediamo da dove viene il Partito Democratico russo. C'è anche stato un tempo in cui era una vera forza politica: fondato nel 1990, si oppone sia al regime di El'cin sia al Partito Comunista e riesce anche a conquistare 12-14 seggi alla prima Duma. Per diversi motivi (vi faccio breve lunga storia complicata e piena di patronimici) cade in catalessi nel 1995. Viene rianimato per probabile ma ancora tentennante iniziativa del Cremlino nel 2001, quando è utile un partito liberale filo-occidentale, e torna quasi subito in apnea.
Nel 2005 arriva Kas'janov, che cerca praticamente di comprarsi il partito per farne una base politica in vista delle elezioni del 2008. Qualcuno fa il doppio gioco, qualcun altro offre di più e Kas'janov viene estromesso: fonderà l'Unione delle Forze di Destra ed entrerà nello schieramento Altra Russia, mentre Bogdanov e il DPR si preparano a rendere un buon servizio al Cremlino sottraendo voti all'opposizione liberale (Unione delle Forze di Destra, appunto, e Jabloko).
Poi c'è da dire che questo DPR fa cose ben stranine ed eclatanti, tipo l'estate scorsa proporre un referendum per l'ingresso della Russia nell'Unione Europea, proprio in un momento in cui si rafforza il sentimento anti-occidentale e gli Stati Uniti vogliono piazzare elementi del sistema di difesa antimissile in Polonia e in Repubblica Ceca. Il partito poi dice di voler rappresentare la classe media e di difendere valori come famiglia, lavoro. Casa. Auto. Cose così.

Il piano
Finita parentesi DPR, torniamo allo sguardo magnetico di Bogdanov.

Bogdanov, laureato in economia, è nel Partito Democratico fin dal 1990 e ne è il Presidente dal 2005. Moglie, tre figli, una nonna che ha trascinato nella campagna elettorale (guardate qua che merita), un blog in cui critica un po' gli avversari politici, esprime qualche opinione e posta un sacco di foto sue e delle sue vacanze.

Ok, abbiamo capito.
Ma un inno, ce l'ha?
Ce l'ha.
Un rap gggiovane che fa "Ja golosuju za - za Bogdanova Andrei-ja!" (con licenza ritmica, così potete cantarvelo, lo rendo così: "Io voterei - per Bogdanov Andre-eei!").
Lo ascoltate qui (attenzione che parte in automatico, il lettore sta in basso a sinistra):
http://www.democrats.ru/
"Udeur verrà" era gggiovane, ma questo è ehiehiehi: belle auto, libero mercato, bionde platino con tacchi a spillo, e kakìe večerìnki! Ho esagerato, vero?

Che ci manca ancora. Ah, sì, la parte più divertente: il programma.
Bene: Andrej Bogdanov non vuole solo l'ingresso nell'Unione Europea, famiglia, lavoro, casa, auto per tutti.
Lui vuole la Russia nella NATO.
Per proteggere la Russia dall'invasione della Cina.
Questo spiega molte cose.

Počemù?
E adesso, il perché. Non il perché dell'esistenza del Gran Maestro Massone (per quello, citofonare Intelligent Design), non il perché del DPR (androidi, direbbe Vladimir Vladimirovič™, addetti alla frammentazione dei già inconsistenti liberali come Russia Unita doveva occuparsi di rubar voti ai comunisti), ma il perché della candidatura di riccioli naturali.
Per legge, le elezioni sono valide se sono almeno due i candidati a restare in corsa: Bogdanov serviva dunque nell'eventualità in cui Zjuganov e Žirinovskij si fossero ritirati.

Quanto alla sua misteriosità, vorrei vedere voi a urlare ai quattro venti un programma così in quel rissoso, adorabile, glorioso e complottista sesto del pianeta.

The game!

A questo punto propongo un giochino per ingannare il tempo nelle prossime giornate di esiti scontati e commenti riciclati.
Si tira a indovinare quanto farà esattamente il nostro.
Sotto l'1%, un pochino di più?
L'interessato ha detto di contare sul 25%, in quanto unico democratico in lizza, ma avete visto che faccia: non ci crede neanche lui. E poi che gli costa.
Si vincono premi.

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