mercoledì, novembre 19, 2008

SOFA, So Good?

Questo post serve a raccogliere un po' di link e fondamentalmente a giustificare il gioco di parole nel titolo.
Tre giorni fa i media hanno diffuso la notizia dell'approvazione da parte del governo iracheno del SOFA (Status of Forces Agreement, Accordo sullo Status delle Forze Armate) con gli Stati Uniti. Si è scritto che l'accordo prevede il ritiro totale delle truppe USA dall'Iraq entro la fine del 2011.

Innanzitutto cos'è un SOFA lo capite benissimo qui dallo Zio che riporta alcuni utili estratti da Nemesi di Chalmers Johnson.

Fatto?

Se nel frattempo vi è sorta la domanda "Ma allora è possibile che gli Stati Uniti trovino il modo di garantirsi delle basi permanenti all'estero senza dover passare per l'approvazione del Congresso?", allora sappiate che la risposta è: sì, grazie ai SOFA.

Fatto?

Si parla spesso di un solo accordo, come osserva la Berrigan nel suo pezzo, ma in realtà gli accordi firmati sono due: il SOFA e lo Strategic Framework Agreement (Accordo quadro strategico): "un quadro strategico a lungo termine che [...] definirebbe per anni le relazioni tra i due paesi nei settori dell''economia, cultura, scienza, tecnologia, sanità e commercio'", secondo le parole del negoziatore americano, l'ambasciatore Crocker (fonte Reuters).
Come nota Moon of Alabama, però, il portavoce del primo ministro iracheno Al Maliki ha parlato anche di "aspetti legali e giudiziari".
Dunque, dov'è che si trova questo SFA? Si può leggere? Pare di no.
Non è che, come osserva sempre MoB, il SOFA di cui tutti parlano finirà per essere uno specchietto per le allodole mentre i veri piani strategici sull'Iraq si decidono da un'altra parte?

Un minuto di mumble mumble complottista.

Fatto?

Per tornare al SOFA, è interessante notare che non è ancora stato diffuso ufficialmente (sapete, tipo su un sito del governo statunitense). Il testo è stato pubblicato da Al Sabah di Baghdad, e il blogger e giornalista Raed Jarrar rimanda alla sua traduzione in inglese.

Fatti che meritano attenzione:

L'agenzia di informazione iraniana Fars è stata tra i primi a diffondere il testo in arabo (fonte: Missing Links); inoltre le autorità religiose iraniane avrebbero espresso approvazione riguardo l'accordo. Viene da pensare, come scrive Helena Cobban, che la permanenza delle truppe americane in Iraq fino alla fine del 2011 sia considerata come una garanzia che per i prossimi tre anni nessuno a Washington deciderà di attaccare l'Iran; lo proverebbe la rapidità con cui le principali fazioni del governo iracheno - pesantemente influenzate dall'Iran - hanno approvato questo SOFA.

La portavoce della Casa Bianca Dana Perino ha già detto che il "termine ultimo" citato dall'accordo è solo "aspirational", "un'aspirazione".

In rete si trova anche il testo dell'accordo con tanto di modifiche e revisioni (il file .pdf sta sempre dallo zio, io il file word l'ho caricato qui), che sono segnate in rosso.

È giunto il momento della traduzione breve ma illuminante?

Credo di sì. Secondo Chris Floyd il SOFA servirebbe a creare un'utile illusione che la guerra sia ormai magicamente alle spalle e la renderà meno visibile alla coscienza pubblica; e visto che le "aspirazioni" espresse nell'accordo dipendono dalle "circostanze" e le circostanze in tempo di guerra cambiano, Obama avrà abbondante spazio di manovra per decidere che l'America è più sicura se le truppe restano. L'epoca del pensiero magico: la cortina di fumo del SOFA e il potere presidenziale.

E così, a quanto pare,

indipendentemente dai contenuti del SOFA, presto il nuovo presidente degli Stati Uniti avrà la facoltà esecutiva di modificarlo: dunque Obama potrà tenere le truppe in Iraq per tutta la durata della sua amministrazione, e di questo deve essere grato a Bush, che ha fatto sì che l'accordo non raggiungesse mai lo status di un trattato e dunque non sia soggetto a dibattito e voto al Congresso.

E infine, la parola del giorno: aspirational, \ˌas-pə-ˈrā-sh(ə-)nəl\
Da aspiration, \ˌas-pə-ˈrā-shən\
3 a: a strong desire to achieve something high or great.

Il tutto, come sempre, li nobilita.

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