lunedì, maggio 05, 2008

Goodbye Vova, Hello Dima/Insediamento Poolparty

Quello è un Topol-M o sei solo felice di vedermi?
Mentre Medvedev sposta i mobili al Cremlino in attesa di insediarsi ufficialmente il 7 maggio, mentre si mormora che il governo di Putin conterà solo undici vice-premier (neanche una riserva: se uno si rompe il crociato son cazzi), mentre il centro di Mosca è invaso da gioiose macchine da guerra per le prove generali della parata del 9 maggio (un ritorno agli antichi fasti per dimostrare chi ha il missile balistico più lungo), dichiaro aperto l'Insediamento Poolparty, che ci traghetterà alla cerimonia di mercoledì tra curiosità, fun facts, immagini, arditi pettegolezzi, recise smentite, tuffi di mezzanotte, White e Black Russian, panna acida e piccole e grandi emozioni.

[continua]

Larger than life


Ritratto di Dmitrij Anatol'evič Medvedev nel Salone di Sant'Alessandro al Cremlino: 140x73 cm, 5 milioni di rubli. In pratica 136.000 euro.
Per tutte le Madonnine Placcate Oro Zecchino, ma con questo ci giriamo tutti i mercatini del nord-est.

[continua]

VVP e l'ultima volta
Un giorno Vladimir Vladimirovič™ Putin sedeva per l'ultima volta nel suo studio all'interno del Cremlino. Davanti a lui sulla grande scrivania presidenziale c'era un vassoio d'argento con una bottiglia di vodka dal vetro appannato e dei bicchierini di platino che recavano sui panciuti fianchi l'effigie dorata dell'aquila a due teste. C'era inoltre una coppa di cristallo con del caviale nero, un vaso di funghetti marinati e mezza pagnotta di borodinskij.
Vladimir Vladimirovič™ si versò un bicchierino di vodka, lo trangugiò, grugnì e non ci mangiò su.
- Ultimo giorno... - borbottò Vladimir Vladimirovič™, abbracciando con lo sguardo il suo studio presidenziale, - Ultimo giorno, accidenti...
Vladimir Vladimirovič™ sospirò, si levò dalla poltrona e si avvicinò alla piccola e discreta porticina del ripostiglio presidenziale. Vladimir Vladimirovič™ aprì la porta e cercò con la mano l'interruttore. Il ripostiglio presidenziale si illuminò di una luce fioca. Vladimir Vladimirovič™ prese da un angolo due vecchie scatole di cartone che stavano sotto del succo di betulla e le portò al centro della stanza. Poi Vladimir Vladimirovič™ aprì le ante scricchiolanti di un'antica vetrinetta, estrasse il piede di Šamil Basaev e la mano di Ruslan Gelaev e li depose con cura in una delle due scatole.
- Fai i bagagli? - gorgogliò nella testa di Vladimir Vladimirovič™ il suo personale marziano presidenziale.
- Sì, - pensò di rimando Vladimir Vladimirovič™, prendendo dalla vetrinetta una bella scatolina di marocchino con lo stemma russo sul coperchio. La aprì. Nella scatolina c'erano le esche presidenziali: fatte di corno di bisonte, d'oro inca, fabbricate con i denti dei guerriglieri ceceni, con le schegge della sonda europea spedita su Marte e intercettata ancora in volo dalla rete spaziale russa, con pezzi di razzi ucraini precipitati, con il metallo dell'undicesima colonna del Parco Transvaal, con il plutonio estratto dalla testa di Salman Raduev, con l'anello di Giovanni Paolo Secondo e perfino con la piuma dell'araba fenice.
- Volevo tanto andare a pescare… ma non ci sono riuscito...
Vladimir Vladimirovič™ sistemò nell'altra scatola i suoi oggetti presidenziali: il bastone e l'occhio di Aslan Maschadov, l'uovo con la morte di Kaščej, l'uovo con la morte di Šamil Basaev, una custodia contenente la pistola che aveva ucciso il cantante Igor' Tal'kov e il libro Vladimir Vladimirovič™.
- E tu, non li fai i bagagli? - pensò a un tratto con tenerezza Vladimir Vladimirovič™.
- E quali bagagli, - gorgogliò il marziano, - Io viaggio leggero. Tutto il mio bagaglio è il cervello del presidente.
- Dici niente, - pensò Vladimir Vladimirovič™ trascinando gli scatoloni nello studio.
- E in effetti non è roba da poco, - rispose il marziano, - Sapere tutto quello quello che vi gira per la testa a voi...
Vladimir Vladimirovič™ arrossì.
- E va bene, - pensò Vladimir Vladimirovič™, - Sei pronto?
- Che, mi mandi via? - gorgogliò il marziano, - Non ancora, solo con l'Insediamento.
- Beh, allora vedi di dimenticare quello che farò adesso, - disse mentalmente Vladimir Vladimirovič™ avvicinandosi alla presidenziale scrivania che sarebbe stata ancora per poco sua.
Vladimir Vladimirovič™ si guardò attorno, si sedette sul pavimento, stese il suo corpo allenato sotto la scrivania e alzò il capo. Sulla logora superfice inferiore del tavolo si intravedevano delle scritte. Vladimir Vladimirovič™ sfilò dal taschino la presidenziale "Parker", cercò a tastoni tra le altre scritte la parola "Borja", la trovò, si mise comodo e accanto a quelle lettere scrisse lentamente:
“Vova è stato qui”.

Nota dell'autore:
La storia di oggi doveva essere l'ultima.
Vladimir Vladimirovič™ doveva andare finalmente a pescare, cosa che non era riuscito a fare in tutti questi anni. Ma non ci è andato. Ha invece deciso di formare un governo.
Questo non mi lascia alternative: per tutti questi anni ho raccontato ai lettori e ai giornalisti che nell'ultima storia Vladimir Vladimirovič™ sarebbe andato a pescare. Non posso tradire i lettori e i giornalisti, dunque mi tocca scrivere queste storie fino al giorno in cui Vladimir Vladimirovič™ andrà, finalmente, a pescare
.

to be continued

Originale: vladimir.vladimirovich.ru

[continua]

Cosa sono le nuvole
Straziante meravigliosa bellezza del Creato, certo.
Ma niente che un pacifico cocktail di cemento, ghiaccio secco e ioduro d'argento dell'unità-meteo dell'aviazione russa non riesca a disperdere, per la cerimonia di oggi e la parata di venerdì.

La diretta
Sta qui.

Il mio concetto di liveblogging.
Arrivata Mercedes, sceso Meddo, tappeto rosso, musica, discorso finale di Putin.
Giuramento con mano su Costituzione.
Inno con parole sbagliate.
Applausi.
Discorso di Medvedev.
Parata militare.
Scambio di battiti di ciglia tra Tizio Vecchio e Tizio Nuovo.
Fine.

- Cosa guardi?
- Primo Canale russo.
- Oh, no. È di nuovo Pasqua?

Un giorno Vladimir Vladimirovič™ si trovava nella sala del trono del Cremlino.
- Il Presidente della Federazione Russa Dmitrij Anatol'evič Medvedev, - disse una legnosa voce dall'alto.
- Be', allora io vado, - per l'ultima volta risuonò nella testa di Vladimir Vladimirovič™ il suo marziano personale, - Non sentire la mia mancanza.
- Sì, be', allora… - pensò Vladimir Vladimirovič™.
Aveva un groppo nella non più presidenziale gola. Negli occhi semplicemente umani brillarono virili lacrime.
Dmitrij Anatol'evič disse qualcosa e attraversò la sala. Le centinaia di presenti volsero il capo verso di lui.
Vladimir Vladimirovič™ rimase in piedi, sullo sfondo, completamente solo.
Non lo guardava nessuno.

Originale: vladimir.vladimirovich.ru

Georgia on their mind
Sì, e poi il mio tic-tac ormai interiorizzato - e le agenzie di stampa sono d'accordo con lui - mi dicono che con la Georgia si sta mettendo molto male, per via dell'Abchazia.
S'è anche perso un missile nel Mar Nero, ma la Flotta russa nega recisamente.
Va bene.
Va bene, ma non oggi.

VVP e la gavetta
Una mattina Vladimir Vladimirovič™ Putin si svegliò nella sua residenza di Novo Ogarëvo e come sempre allungò istintivamente una mano. La valigetta nucleare non c'era.
Vladimir Vladimirovič™ allora ricordò tutto. In silenzio si alzò, infilò i piedi nelle pantofole, indossò la vestaglia ed entrò in sala.
La consorte di Vladimir Vladimirovič™ stava apparecchiando per la colazione.
- Preparami la gavetta per il pranzo, - disse Vladimir Vladimirovič™, - Vado a cercarmi un lavoro.
E Vladimir Vladimirovič™ andò in bagno a lavarsi i denti.

[*la tentazione di tradurre tormozok con schiscetta mi è venuta :-)].

Originale: vladimir.vladimirovich.ru

9 maggio
[Con voce da cinegiornale:]
Gli aerei dell'aviazione russa si levano in volo per disperdere le nuvole su Mosca.

Parata della vittoria a Mosca, fotoreportaž.

Il video, tutto.

Il video del passaggio sulla Piazza Rossa (quello che ci interessa a noi).

Se ci sbrighiamo siamo ancora in tempo per la diretta della parata di Kaliningrad.

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Un giorno Vladimir Vladimirovič™ Putin assisteva alla parata della Vittoria. Accanto a lui il presidente della Federazione Russa Dmitrij Anatol'evič Medvedev stava raccontando una barzelletta. Vladimir Vladimirovič™, che pure non stava ascoltando, rideva.
Passò il ministro della difesa Anatolij Eduardovič Serdjukov. Vladimir Vladimirovič™ si sporse in avanti, ma Anatolij Eduardovič non si rivolse a lui, ma a Dmitrij Anatol'evič.
Vladimir Vladimirovič™ digrignò i denti.
Quando il presidente si alzò in piedi e cominciò a leggere il discorso, quel discorso che avrebbe dovuto tenere lui, Vladimir Vladimirovič™ decise che sarebbe tornato.
Non importava come. Ma sarebbe tornato.
Intollerabile, essere il numero due.
Impossibile.
Giammai.

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