lunedì, luglio 31, 2006

Israele fa la guerra per conto terzi?

Riporto alcune considerazioni lette oggi a proposito delle azioni militari israeliane e della diplomazia statunitense.

Ieri su Ha'aretz è uscito un editoriale di Ze'ev Schiff, analista strategico e fervido sostenitore dell'attacco israeliano al Libano:

"È il segretario di stato degli Stati Uniti Condoleezza Rice che sta guidando la strategia volta a cambiare la situazione in Libano, non il primo ministro Ehud Olmert o il ministro della difesa Amir Peretz. Finora è riuscita a resistere alle pressioni internazionali a favore di un cessate il fuoco, anche se questo permetterà a Hezbollah di mantenere il proprio status di milizia armata dall'Iran e dalla Siria.

In questo senso ha bisogno di vantaggi militari, e sfortunatamente Israele non è riuscito finora a forniglieli. Oltre a bombardare Hezbollah e il Libano, tutti i vantaggi militari di Israele in questa fase sono costituiti da due villaggi libanesi vicino al confine che sono stati catturati dall'Esercito di difesa israeliano.

Se i vantaggi militari di Israele non aumentano con il prosieguo dei combattimenti, ciò porterà a una soluzione diplomatica che lascerà al suo posto l'arsenale missilistico di Hezbollah nel sud del Libano. La soluzione diplomatica sarà necessariamente un riflesso delle realtà militari sul territorio".

Helena Cobban sul suo Just World News fa alcune osservazioni interessanti: innanzitutto, nell'editoriale si legge che i vantaggi militari acquisiti da Israele, nonostante i massicci bombardamenti, si riducono a due soli villaggi. In secondo luogo, Schiff esorta l'esercito israeliano a conseguire successi sul territorio. Terzo, cosa solo apparentemente scontata, l'articolo si fonda sulla premessa che vi sia un coordinamento strettissimo tra la diplomazia dell'amministrazione Bush e le azioni militari israeliane. Ma attenzione: non dice semplicemente che la diplomazia americana ha difeso gli interessi militari israeliani, ma che l'attacco di Israele è stato funzionale ai più ampi interessi diplomatici dell'amministrazione Bush (ma non abbastanza, secondo Schiff).

Commenta Helena Cobban:

"Schiff è persona acuta e bene informata, ma in certi casi agisce un po' da portavoce della propaganda militare israeliana. Forse i militari israeliani stanno cercando di dire al mondo che tutto quello che hanno fatto negli ultimi 17 giorni lo hanno fatto per rendere un 'servizio' all'amministrazione Bush?"

Tony Karon interpreta l'editoriale di Schiff traendone conclusioni simili (e vi vede una conferma alle parole di Nasrallah, che nel discorso di sabato ha detto che Israele ha riconosciuto la realtà ed è pronto a dichiarare il cessate il fuoco in Libano, ma sono gli Stati Uniti che insistono perché i combattimenti proseguano), e parlando letteralmente di "war by proxy", di guerra combattuta per conto terzi.
E visto che si è rivelato difficile battere Hezbollah sul campo di battaglia, e anzi gli Hezbollah potrebbero emergere più forti dal confronto, guadagnando in prestigio politico all'interno del paese; visto che anche l'America si è giocata la propria immagine agli occhi degli arabi e che si è indebolita in Iraq, dove è calata la sua influenza sugli sciiti; visto poi che ci saranno anche implicazioni regionali con probabili vantaggi per la Siria; ma soprattutto visto che la posizione di Israele si è indebolita (non solo inasprendo l'ostilità del mondo arabo nei suoi confronti e attirandosi il biasimo internazionale per una reazione sproporzionata ed eccessiva, ma anche rischiando di dimostrare che il suo potere deterrente è a rischio) e che questo avrà conseguenze anche sul piano diplomatico: viste tutte queste considerazioni, conclude Karon, la politica per un "Nuovo Medio Oriente" dell'amministrazione Bush non è solo negativa per gli arabi. Lo è anche, e molto, per Israele.

Mettiamo che vi fosse sfuggito nei commenti, chiudo con questo bel link a Petrolio*:
Ecco il "Nuovo Medio Oriente"

*questo blog che "intrattiene i lettori con disquisizioni su pozzi, trivelle, miliardi di barili e altre noiosissime faccende che hanno poco a che vedere coi fondotinta" (definizione sua), ma che trovo comunque piacevolmente linkable.
E poi, d'estate, il fondotinta coprente no. Ok, forse domani un po'.

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Il volto di Hezbollah (ogni minaccia è un debito)

Come avevo minacciato promesso, ho la traduzione di un pezzo di Helena Cobban (esperta di politica estera, notista del Christian Science Monitor e di Al Hayat e autrice del blog Just World News) pubblicato nel numero di aprile/maggio 2005 sulla Boston Review.
Si intitola "Il nuovo volto di Hezbollah", ed è un analisi approfondita della nascita e dell'organizzazione di massa del "Partito di Dio" dopo l'invasione di Israele nel 1982.

Se vogliamo usare me come parametro, direi che non sono proprio a digiuno di questi argomenti (un immaginario hezbollometro mi darebbe un buon 70%): questo però era il pezzo che cercavo da tempo, un misto di buon giornalismo, ricostruzione storica e analisi politica.

L'ho diviso a puntate. Nella prima parte, la visita della giornalista al quartier generale di Hezbollah nell'autunno del 2004 e l'incontro con alcuni dirigenti del partito.
Ho omesso solo brevi frasi in cui si faceva riferimento a eventi ormai datati (non ci sono, ovviamente, le elezioni palestinesi dell'inizio di quest'anno e la vittoria di Hamas), poca cosa.

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domenica, luglio 30, 2006

Mutare bambini in cenere

Avevo appena letto su un blog un'e-mail dal Libano che diceva: "Nel 1982 l'Italia ha vinto i Mondiali di Calcio e Israele ha invaso il Libano. Nel 2006 l'Italia ha vinto i Mondiali di Calcio e Israele ha attaccato il Libano. Messaggio a tutti i libanesi: la prossima volta che l'Italia vince i Mondiali, tutti nei rifugi".
Non che ci sia stato il tempo di sorridere.
Cana, dieci anni dopo:

"Hanno colpito all'una o alle due del mattino, stavamo dormendo"

Scrive Mazen Kerbaj sul suo blog:
"2000 anni fa, a cana, gesù mutò l'acqua in vino.
oggi, a cana, l'aeronautica israeliana ha mutato bambini in cenere.
oggi, a beirut, non sono capace di trasformare questa pagina in un disegno."

Oggi da me solo links. Sono siti e blog in inglese dal (o sul) Libano. Per le traduzioni, scomodatemi pure.

Electronic Lebanon

The Lebanese Struggle
Lebanese Blogger Forum
July 2006 War on Lebanon
Lebanon under Siege
Lebanon Updates
A Lebanese Cafè during the War
Beirut Notes

Sul mondo arabo in generale, ma con aggiornamenti e commenti sulla situazione in Libano:
National Council of Arab Americans (blog)
National Council of Arab Americans (sito)
Angry Arab

E infine una petizione.

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sabato, luglio 29, 2006

La Jihad e i Wolfowitz di questo mondo

Brillante e provocatorio articolo firmato da di Jihad Abu Az Zamman, La Jihad e i Wolfowitz di questo mondo, tradotto su 2.0. Sì, è uno pseudonimo. Sì, so di chi si tratta. No, che non ve lo dico.


Bollino giallo

Dal sito di Repubblica:

"A dare un po' di sollievo agli automobilisti in coda per dodici chilometri alla barriera di Villabona è arrivato il kit antistress della Regione Veneto, con una bottiglia di acqua minerale, una salvietta detergente, una bandana parasole, una maglietta, un frisbee e un depliant che spiega 'come si stia operando per realizzare il Passante, ponendo fine a uno dei maggiori nodi di ingorgo d'Europa'".

Un frisbee. Parliamone.

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In Palestina, nel frattempo

Oggi do i numeri.
Cito e traduco dal rapporto del Palestinian Center for Human Rights relativo alle azioni dell'Esercito di occupazione israeliano nei Territori Occupati nelle ultime due settimane.

13-19 luglio 2006: Le Forze d'occupazione israeliane hanno intensificato gli attacchi contro civili palestinesi e i loro possedimenti nei Territori Palestinesi Occupati:

- 26 palestinesi, prevalentemente civili, compresi 5 bambini e due donne, sono stati uccisi dalle Forze israeliane d'occupazione.
- Almeno 200 palestinesi sono stati feriti dal fuoco israeliano, compresi 55 bambini e 5 donne.
- Le Forze israeliane d'occupazione hanno condotto 27 incursioni nelle comunità palestinesi della Cisgiordania, e hanno rioccupato aree della Striscia di Gaza.
- Sono entrate a Nablus, hanno distrutto vari edifici governativi e hanno arrestato almeno 100 membri del personale della sicurezza.
- Almeno 70 case sono state parzialmente distrutte e varie strutture civili sono state gravemente danneggiate nella Striscia di Gaza.
- Le Forze d'occupazione hanno arrestato 31 civili palestinesi in Cisgiordania e altri 5 nella Striscia di Gaza.
- Diversi civili palestinesi sono stati usati dalle Forze d'occupazione come scudi umani nel corso di operazioni militari nella Striscia di Gaza.
- Varie case sono state requisite dai militari.
- Gli aerei da combattimento israeliani hanno lanciato una serie di attacchi sulla Striscia di Gaza; sono stati distrutti vari uffici governativi; dozzine di famiglie dei villaggi di Beit Hanoun e al-Shouka sono state costrette ad abbandonare le loro abitazioni; sono stati attaccati i trasmettitori e le reti elettriche.
- Le Forze di occupazione hanno continuato a imporre un assedio totale ai Territori Occupati e uno stretto assedio alla Striscia di Gaza; il Valico di Rafah sul confine egiziano è stato parzialmente riaperto per permettere ai palestinesi bloccati sul versante egiziano di ritornare nella Striscia di Gaza; le truppe d'occupazione posizionate in vari punti di controllo della Cisgiordania hanno arrestato 6 civili palestinesi.
- Le Forze d'occupazione israeliane hanno continuato a costruire il muro di annessione in Cisgiordania.

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20-26 luglio 2006: Le Forze d'occupazione israeliane hanno intensificato gli attacchi contro civili palestinesi e i loro possedimenti nei Territori Palestinesi Occupati e hanno lanciato una campagna mediatica senza precedenti nella Striscia di Gaza:

- L'esercito di occupazione israeliano ha ucciso nella Striscia di Gaza 41 palestinesi, 23 dei quali civili, compresi 9 bambini, 3 donne e 2 disabili.
- 9 di questi civili appartenenti a 3 famiglie sono stati uccisi in tre distinti attacchi.
- Sono stati feriti 151 palestinesi, per la maggior parte civili, compresi 24 bambini, 2 donne, 2 giornalisti e 2 paramedici.
- L'esercito israeliano ha lanciato una serie di attacchi su abitazioni della Striscia di Gaza.
- 6 case sono state distrutte; dozzine di abitazioni hano subito gravi danni
- L'esercito di occupazione ha telefonato a civili palestinesi minacciando di distruggere le loro case se avessero aiutato gli attivisti della resistenza palestinese.
- Sono state condotte 28 incursioni in comunità palestinesi della Cisgiordania ed è stato invaso il quartiere di al-Shojaeya a Gaza City.
- Sono stati distrutti 207 dunam (1 dunam=1000 metri quadri, n.d.T.) di terreno agricolo nel campo profughi di al-Maghazi, nella Striscia di Gaza.
- Sono state rase al suolo aree del quartiere di al-Shojaeya, a Gaza City.
- È stata distrutta una casa nel villaggio di Kufor Qaddoum nei pressi di Qalqilya.
- In Cisgiordania sono stati arrestati 78 civili palestinesi.
- I complessi governativi di Nablus sono stati distrutti.
- L'esercito israeliano ha continuato a imporre un assedio totale ai Territori Palestinesi Occupati e un assedio serrato alla Striscia di Gaza; Il Valico internazionale di Rafah sul confine egiziano è stato chiuso; l'esercito israeliano posizionato in vari punti di controllo nella Cisgiordania ha arrestato due civili palestinesi.
- Le Forze d'occupazione israeliane hanno continuato a costruire il muro di annessione in Cisgiordania.
- I coloni israeliani hanno continuato ad attaccare civili palestinesi e i loro possedimenti nei Territori Palestinesi Occupati; sono stati feriti due civili palestinesi.

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Riassumendo, dal giugno del 2006:

Ci sono stati 157 morti tra i palestinesi, la maggior parte di essi civili, compresi 33 bambini e 8 donne, e 700 feriti, compresi 158 bambini e 21 donne.
Nella Striscia di Gaza Sono stati lanciati 170 missili aria-superficie.
Sono stati distrutti gli edifici del Minisero palestinese degli interni, del Ministero degli esteri e di quello dell'economia, l'ufficio del Primo Ministro e le sedi di varie istituzioni.
È stato distrutto il sistema di generazione elettrica che forniva il 45% dell'elettricità della Striscia di Gaza; le reti elettriche sono state ripetutamente attaccate.
Sono stati distrutti 6 ponti che collegavano Gaza City alla Striscia di Gaza centrale e varie strade.
Sono stati devastate centinaia di dunam di terreno coltivabile e dozzine di case.
Sono state arrestate centinaia di civili palestinesi, compresi 8 ministri e 26 membri del Consiglio Legislativo Palestinese.
Il complesso governativo di Nablus è stato distrutto.
Molte famiglie di Rafah, Beit Hanoun e Beit Lahia sono state costrette a lasciare le proprie case.

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Secondo il rapporto diffuso circa una settimana fa dalla sezione palestinese di 'Defense for Children International', 783 bambini palestinesi sono stati uccisi dall'inizio dell'Intifada nel settembre del 2000; 425 i minorenni arrestati.
Il mese più cruento del 2006 è stato luglio, con 27 bambini uccisi. 27 al momento della stesura del rapporto: il numero è aumentato in questi giorni, i record sono fatti per essere battuti.

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giovedì, luglio 27, 2006

Perché questa non è una guerra giusta

"C'è praticamente un sacro consenso, attualmente, sul fatto che la guerra a nord è semplicemente una guerra e che siamo dalla parte del giusto. Bisogna dire l'amara verità: questo sacro consenso è basato su una memoria selettiva a breve raggio, su una visione del mondo chiusa e su doppi criteri di giudizio.

Questa non è una guerra giusta. Israele sta usando una forza eccessiva senza distinguere tra popolazione civile e nemico, e il cui unico scopo è l'estorsione. Questo non significa che l'Hezbollah sia nel giusto. Certamente non è così. Ma il fatto che abbia 'cominciato per primo' quando ha rapito i soldati varcando un confine internazionale non fa pendere la bilancia della giustizia dalla nostra parte".

La traduzione dell'articolo di Ze'ev Maoz, professore di scienze politiche all'Università di Tel Aviv, si trova qui.
In questi giorni ho letto un pezzo molto interessante sull'Hezbollah pubblicato da Helena Cobban (editorialista del Christian Science Monitor e di Al Hayat) poco più di un anno fa sulla Boston Review. L'ho trovato di una precisione e di una capacità d'analisi e di ricostruzione storica straordinarie. È molto lungo, posterò la traduzione a puntate.
Perché ve lo dico: perché se volete inscenare una manifestazione di protesta, una raccolta di firme antipipponi o fare una colletta per rispedirmi in vacanza, questo è il momento.

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Strangers when we meet

- Scudetto all'Inter, ti pareva.
- Io te lo devo dire.
- Cosa?
- Sono un po' interista.
- Eh?
- Ma sì, lo so, non mi interesso molto al calcio...
- L'hanno intuito in tanti: quando Grosso si è avvicinato al dischetto, tu hai cominciato ad accenderti la pipa.
- Però se devo tifare tifo Inter.
- La pipa. E prima di una partita chiedi "quanto dura?" come se fosse un film.
- Fin da bambino, ecco.
- Sei interista da cinque minuti e hai già vinto uno scudetto. È il culo del principiante.
- Adesso lo sai. Peccato, il prossimo anno le nostre squadre giocano in due serie diverse.
- Peccato, noi da stasera dormiamo in due letti diversi.


mercoledì, luglio 26, 2006

Come maltrattare Google e vivere felici/16

vai, gattusino, vai



Per una volta siete capitate/i sul blog giusto. Orgogliosamente al primo posto su Google, mica i soliti bagigi.


martedì, luglio 25, 2006

Apprezzamento

Nel finesettimana il presidente del parlamento iracheno, Mahmoud al-Mashhadani, aveva descritto l'occupazione degli Stati Uniti come "un lavoro di macelleria compiuto sotto la bandiera della democrazia e dei diritti umani".

Domenica il capo di gabinetto Josh Bolten ha detto di aver incontrato in privato al-Mashhadani e di ritenere che "apprezzi il sacrificio di tanti americani".

Lo apprezza così tanto che in una conferenza stampa ha poi detto: "Personalmente credo che chiunque uccida un soldato americano difendendo il proprio paese meriti che sia eretta una statua in suo onore in quel paese". E poi: "L'America non è venuta qui per il nostro bene. È venuta con obiettivi puramente sionisti".

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In effetti.
Democracy Arsenal riassume alcuni dati dell'Indice di Sicurezza Nazionale dell'Iraq, del Democratic Policy Committee:

Numero di iracheni che avevano accesso all'acqua potabile prima dell'invasione: 13 milioni.
Numero di iracheni che hanno accesso all'acqua potabile, secondo il rapporto SIGIR dell'aprile 2006: 8 milioni.
Numero delle cliniche che saranno effettivamente completate secondo il programma da 243 milioni di dollari del Genio Militare, che ne prevedeva 142: 20.
Numero dei progetti idrici e fognari che saranno completati, dei 136 previsti: 49.
Numero dei medici iracheni prima dell'invasione: 34.000.
Numero dei medici iracheni che sono stati uccisi o hanno lasciato il paese dall'inizio dell'invasione: 14.000.
Indice della mortalità infantile in Iraq: (la media del Medio Oriente è 37, dell'Africa sub-sahariana 105): 102.

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Come maltrattare Google e vivere felici/15



Richiestissimi, sembra che siano in grado di correre sulle acque.

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California rest in peace

Tutta la California sta dalla parte di Israele, pare. (Sapevo che prima o poi si sarebbe staccata, ma per andare alla deriva nel Pacifico. Misteri della tettonica).

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Io sto con l'ozino



La prima reazione davanti alle foglie sbranate della rosa è stata: tolleranza zero.
Ho tagliato un rametto, l'ho fotografato, l'ho messo in un sacchetto di plastica trasparente e sono andata dal vivaista:
- Mi è successa questa cosa qua. Non sono riuscita a individuare il proprietario delle mandibole. Se è un bruco, è un bruco invisibile.
Lui sorride indulgente.
- Deve trattarsi di un oziorrinco. Di giorno si nasconde nel terriccio, la notte esce a mangiare.
- Ah, però.
- Ci vogliono le armi chimiche.
E mi vende un insetticida.

Io sulle prime sono contenta.

Poi faccio una ricerca su Google, e lo vedo, l'oziorrinco. Che è un brutto coleottero, e le larve sono brutte come tutte le larve, però almeno non è un mostro come il grillotalpa (evocatomi da mia madre, l'ottimista di famiglia, per la quale quasiasi insetto non identificato è un infido grillotalpa; indovinate da chi ho ereditato il mio mortifero pollice verso).
E ha tanta fame, l'oziorrinco. Sta nascosto tutto il giorno e con questo caldo, a stomaco vuoto.
Poi Poligraf mi si mette a chiamarlo ozino. Maledizione.

Il risultato è che sono passati sette giorni, la boccetta del potente insetticida è ancora chiusa, e sto seriamente pensando alla lotta biologica ad armi pari. Una di queste notti io e mandibola potremmo negoziare (Poligraf mi ha scribacchiato su un post-it: "Offra all'ozino dei germogli di vite per facilitare il dialogo, signora Miru") e arrivare a una soluzione. Sempre che nel frattempo gli afidi non mi aprano un secondo fronte sul caprifoglio.

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lunedì, luglio 24, 2006

Cosa vuole Israele?

"Ho insegnato nelle università israeliane per 25 anni. Vari miei studenti erano alti ufficiali dell'esercito. Ho potuto notare la loro crescente frustrazione a partire dallo scoppio della prima Intifada nel 1987. Detestavano questo tipo di confronto, chiamato eufemisticamente dai guru della disciplina americana delle relazioni internazionali 'conflitto a bassa intensità'. Era troppo bassa per i loro gusti".

Dall'articolo del professor Ilan Pappe apparso su Electronic Intifada: seguitemi su 2.0.


Chomsky su Gaza e il Libano

Questa intervista risale a una decina di giorni fa, è ancora interessante.


L'esempio libanese

In un commento alla lettera dal Libano pubblicata su 2.0, ta-bosco ha citato l'articolo da Baghad di Zuhair Al Jezairi, direttore del quotidiano iracheno Al Mada, pubblicato sul numero di Internazionale del 23-29 giugno. Sono andata a cercarmelo, e ho pensato che valesse la pena di riportarlo in un post qui. Grazie ancora a ta-bosco.

"Dieci giovani giornalisti iracheni hanno avuto l'opportunità di andare a Beirut per un corso d'aggiornamento di dieci giorni. Per sette di loro era la prima visita all'estero. Tutti hanno potuto vedere un paese in cui non erano mai stati e imparare dal suo passato.
Molti di loro pensavano che la situazione in Iraq fosse senza via d'uscita, ma a Beirut hanno capito che un paese insanguinato da quindici anni di guerra civile può mettere fine al conflitto e assaporare i frutti della pace. Gli ampi viali, i nuovi edifici, l'elegante centro, le automobili, i negozi e i locali dimostravano che tutto è possibile.
La stampa libanese è variegata e vivace. Le emittenti tv interpretano la realtà attraverso lenti diverse. Nessuno mette in discussione il pluralismo dell'informazione.
L'esempio libanese dovrebbe ricordarci che sperare nell'ascesa di un nuovo 'uomo forte' a Baghdad è un grave errore. La visita a Beirut aveva uno scopo preciso: ascoltare storie di guerra e di pace per riaccendere la speranza nel nostro paese.
Nei viali del centro abbiamo visto donne con il velo che camminavano tenendo la mano del loro partner. Una giovane giornalista mi ha chiesto con un sospiro: 'Pensi che mia figlia potrà avere una vita così?'".

Qualche immagine di Beirut nello slideshow di BBC News.

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domenica, luglio 23, 2006

Certi innocenti sono meno innocenti di altri

Ed ecco a voi Alan Dershowitz sul LA Times di ieri, che traduco e riporto senza commento (chi lo desidera, può rabbrividire con discrezione):

"C'è un'ampia differenza - sia morale che legale - tra un bambino di due anni ucciso da un razzo nemico e un civile di 30 anni che si è prestato a custodire a casa sua dei Katyusha. Entrambi sono tecnicamente civili, ma il primo è di gran lunga più innocente del secondo. C'è anche differenza tra un civile che si limita a simpatizzare o addirittura a votare per un gruppo terroristico e un civile che fornisce appoggio finanziario o comunque materiale al terrorismo.

Infine, c'è differenza tra civili che sono tenuti ostaggi contro la loro volontà da terroristi che li usano come involontari scudi umani, e civili che volontariamente si mettono in pericolo per proteggere i terroristi dal fuoco nemico.

[...]

Guardando allo specifico dell'attuale conflitto tra Israele e Hezbollah e Hamas, la distinzione tra soldati e civili israeliani è relativamente chiara. I missili di Hezbollah e i razzi di Hamas prendono di mira e colpiscono ristoranti israeliani, condomini e scuole. Sono riempiti apposta di cuscinetti a sfera per massimizzare le vittime civili.

I militanti di Hezbollah e Hamas, d'altro canto, sono difficilmente distinguibili dai 'civili' che reclutano, finanziano, offrono riparo e agevolano i terroristi. E neanche le donne e i bambini possono essere sempre contati come civili, come fanno alcune organizzazioni. I terroristi usano sempre più frequentemente donne e ragazzini, che hanno un ruolo importante nei loro attacchi.

L'esercito israeliano ha dato ampia visibilità agli avvertimenti ai civili affinché lasciassero le aree del Libano meridionale che si sono trasformate in zone di guerra. Coloro che volontariamente restano indietro sono diventati complici. Alcuni - quelli che non sono stati in grado di andarsene - vanno considerati vittime innocenti.

Se i mezzi di informazione adottassero questo 'continuum', sarebbe istruttivo sapere quante delle 'vittime civili' si avvicinano all'estremo della complicità e quante a quello dell'innocenza.

Ogni morte civile è una tragedia, ma alcune sono più tragiche di altre".

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venerdì, luglio 21, 2006

Nicchie



Libreria, città di G.

Vi prego di notare (ho pixelato il nome dell'autore per decenza):
1. lo spessore del volume;
2. la fine scelta del font in copertina;
3. il titolo, che segnala subito l'astuto prodotto di nicchia: non Hitler e i curculionidi, Nazismo, pop e psichedelia o Il piccolo Adolf e il pas de deux, ma Hitler e il suo rapporto con il nazismo. Roba che scotta, pura dietrologia. Devo controllare, ma credo che non ci avesse ancora pensato nessuno.

Inspiegabilmente, si trovava nella sezione "storia locale".

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How soon is naoo?



Muro, città di G.

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Un po' di ipnopedia

Visto che da qualche parte bisognava cominciare ecco la traduzione di una lettera dal Libano scritta da una cittadina statunitense sposata con un libanese.


giovedì, luglio 20, 2006

L'estate del sub

Erano le due del pomeriggio di un caldissimo sabato di luglio, e tornavamo dal mare.
- Antonia in arrivo su vialetto, osservò mio padre con tono piatto.
Mia madre reagì con un impercettibile sospiro di rassegnazione.
In effetti la nonna, uscita precipitosamente di casa, ci veniva ora incontro ciabattando sulla ghiaia.
- Nonna!
- A Trieste un motoscafo ha messo sotto un sub!

Poco importava che tornassimo da Sistiana e che nessuno in famiglia facesse il sub o manovrasse motoscafi. Eravamo abituati a queste emissioni quotidiane: Antonia ascoltava alla radio il notiziario regionale - che per tutta la vita si ostinò a chiamare "Gazzettino Giuliano" - e con entusiasmo faceva propri gli scarsi fatti di nera accaduti nel raggio di almeno cinquanta chilometri. Poi non si limitava a riferirceli, ma li condiva di particolari agghiaccianti e fantasiosi nello stile di Cronaca Vera e Stop, due pubblicazioni vietatissime a casa nostra, dove pure circolavano di nascosto consentendomi di prendere le misure a un mondo smodatamente bizzarro e crudele che non avrei mai conosciuto.

- Un motoscafo ha messo sotto un sub!
Valutammo la notizia assorti. Un sub investito da un motoscafo come un ciclista da un camion sulla statale.
- Sedici anni, nuotava con la maschera e il tubo, e il motoscafo non l'ha visto.
Seguì, nonostante le proteste di mia madre, la descrizione di un'elica impietosa, di giovani membra dilaniate, della macchia di sangue che si allargava sulla superficie del mare: tutti dettagli che il sobrio, cantilenante e burocratico Gazzettino Giuliano aveva certamente omesso. Del resto, testimoni non dovevano essercene stati, a parte il pilota del motoscafo, troppo impegnato a scappare. E a parte i pesci, notoriamente riservati.

Antonia mi seguì fino in camera, dove stavo lottando con il costume da bagno ancora umido, e si fermò sulla soglia per la rivelazione finale:
- E la cosa peggiore. La cosa peggiore è. Che non l'hanno trovato.
Rimasi a guardarla a bocca aperta, le braccia abbandonate lungo il corpo, le spalline del costume attorcigliate sul torace.

Avevo appena imparato a nuotare e a fare le capriole sott'acqua. Avrebbe potuto essere l'estate delle capriole. In quel momento divenne l'estate del sub.
Il sub non si trovava. Con Antonia ascoltavamo con attenzione ossessiva il Gazzettino Giuliano e scorrevamo febbrilmente le pagine dei quotidiani locali. Del motoscafo ancora nessuna traccia, i soccorsi erano arrivati in ritardo, quel giorno il mare era agitato. E noi intanto bisbigliavamo ipotesi.
- A quest'ora dove sarà.
- Bisognerebbe sapere qualcosa di correnti.
- E di maree.
- Magari la testa è da una parte...
- E un braccio...
- O una gamba.
- Da un'altra.
- Nonna, e il sangue?
- Il sangue, dappertutto.

E dato che un corpo dopo qualche giorno in mare non è un bel vedere, diceva Antonia, e pezzi di corpo dovevano esserlo ancora meno, finì che il sub cominciai a sognarmelo la notte. Arrivava mentre nuotavo felice sott'acqua con gli occhi spalancati. A volte era una faccia con la maschera e il tubo, altre era una mano staccata dal resto del corpo, che mi afferrava il braccio impedendomi di riemergere, altre ancora una presenza invisibile. Oppure ero io, il sub: e la macchia scura che si allargava sopra la mia testa era l'ombra del motoscafo, o il mio stesso sangue.

Quell'estate mamma e papà non dovettero temere che finissi troppo al largo ("Oddio non vedo la bambina"). Antonia sedeva silenziosa sulla riva mentre perfezionavo cautamente le mie capriole. Io riemergevo e cercavo con gli occhi il suo costume intero a fiori bianchi e neri e la sua pelle bianchissima; ci guardavamo da lontano, e lei faceva un gesto che solo io potevo davvero capire. Forse intuiva che per tenermi lontana dai pericoli non sarebbe servito evocare crampi, congestioni, eliche di motoscafi e neppure brutali testate contro i pedalò: erano sufficienti il ricordo e la vaga minaccia di un sedicenne che fluttuava a pezzi chissà dove nell'Alto Adriatico. Forse intuiva tutto questo, o forse accadeva anche a lei che il sub le si parasse davanti in sogno, chiedendo pace o vendetta.

Quell'estate io riemergevo strizzando gli occhi e lei era là, costume a fiori, pelle bianchissima e il gesto solo a me comprensibile: le braccia tese davanti al corpo, il lento movimento alternato delle mani su e giù. Le pinne del sub.

Forse fu per questo ("Elio, la bambina non ti sembra stranamente spaurita?") che in settembre i miei mi iscrissero ai corsi della piscina comunale, dove riconquistai una certa baldanza natatoria. Mia madre ricominciò a chiamarmi "pesciolino" e mio padre "savetta", mentre io mi riconoscevo nella grazia paffuta delle foche che avevo visto in un documentario alla tv. Antonia, dal canto suo, non rinunciò mai ad assestarmi dei perentori quanto generici "statènta".
Mi piaceva nuotare.
Peccato che le capriole adesso si potessero fare solo alla fine di una vasca.


mercoledì, luglio 19, 2006

Il chihuahua di Pavlov

Parliamo un momento dei turisti israeliani, una giovane coppia con bambina piccola. Vi aspetterete che vi racconti di come passassi loro accanto sussurrando "Pfui, Lebanon" o sibilando qualcosa a proposito di Gaza.
Invece no. Gli israeliani avevano una particolarità curiosa e irritante che si è rivelata capace di disinnescarmi, almeno momentaneamente.

Mattino, spiaggia, silenzio. Sto leggendo un libro. Arrivano, si sistemano, portano la bambina a fare il bagno, la asciugano, le cambiano pannolino e costume. Tutto normale.
Poi tirano fuori il cibo. E impazziscono.
- Tarattatatà, canta lei.
- Chihuahua, fa lui.
- Tarattatatà!
- Chihuahua!
E vanno avanti a urlare così per un bel po', raggiungendo l'apice con un "Chihuahua!" trionfale, che lascia a bocca aperta sia me sia la bambina: letteralmente, perché lo stupore dell'infanta è tale che gli sciagurati riescono a scaraventarle in bocca un cucchiaio pieno di poltiglia che immagino essere un immondo manzo-banana o mela-nasello.
Poi ricominciano:
- Tarattatatà!
- Chihuahua!
Il cannoneggiamento va avanti per una decina di minuti, e si verifica con esasperante puntualità a ogni pasto. La creatura a diciott'anni saliverà ancora come il cane di Pavlov, quando le capiterà di ascoltare quella canzonetta.

Stavo quasi per raccontarlo al Food Spammer, ma poi ci ho ripensato. Mi sa che ho fatto bene.


lunedì, luglio 17, 2006

La generazione perduta del clic-clac

Pensavo che fosse stato pietosamente sepolto con le altre trovate entusiasmanti ma indiscutibilmente autodistruttive degli anni Settanta. E invece rieccolo: è il clic-clac, il passatempo autolesionista costituito da due palline di plastica grandi quanto l'occhio del Mullah Omar, tenute insieme da uno spago. Al centro dello spago, un anello nel quale infilare le dita. Le palline oscillano, si scontrano, oscillano, prendono slancio, tracciano un angolo di 180 gradi e si scontrano dalla parte opposta. Sempre che tutto vada come deve andare, e non sfuggano di mano per andare a colpire l'ignaro passante a sua volta assorbito nell'affascinante e frustrante ricerca del moto perpetuo.
Il clic-clac impazzava all'epoca della mia infanzia nelle nostre località balneari, dove adulti e bambini si cimentavano in competizioni dementi: era la sagra dell'ematoma, l'apoteosi della contusione irresponsabile. Quanti pianisti, quanti neurochirurghi, quanti mastri orologiai (beh), quanti sublimi amanuensi (insomma) che avrebbero potuto essere e non furono mai: è la generazione perduta del clic-clac.
Io ne possedevo uno da gara, palline verde acido arricchite di piombo, anello di plastica tagliente, spago abrasivo. Faceva malissimo.
Qui il clic-clac prospera, a grappoli colorati, sulle bancarelle del lungomare: la sera è tutto uno schioccare crudele come di nacchere e un gemere prolungato. Rassegnata, ascolto quel toc-toc-toctoc-toctoctoctoc in attesa del breve silenzio che segue, quando le palline si fermano - perché sempre si fermano - e ricadono spietatamente sulle mani intrappolate dallo spago. Poi, solitamente, l'urlo.

Domani torno, forse.

A questo proposito, vi prego di partecipare a questo sondaggio indicando la direzione che il blog dovrebbe prendere - secondo voi - nelle prossime settimane. Tutti i commenti contenenti "rosa corallo" e "leopardato" saranno filtrati d'ufficio dai servizievoli quanto vendicativi halognomi.

a) Vai con il ritorno del rimosso (la famigliamir e lo spin-off "Antonia");

b) Che fine hanno fatto quei bei pipponi sul Medio Oriente?

c) Dietrologia + fondotinta a manetta.

d) Lascia tutto in mano agli Halognomi che ci divertiamo.

e) Spiegaci meglio questa cosa del parigamba.

f) Non mi risulta chiara la differenza tra i vari missili impiegati dagli Hezbollah.

g) Osmizza-mode on: i punti a, b, c, d, e, f, in proporzioni variabili e in ordine sparso, con generosa aggiunta di bagigi e bevande.


venerdì, luglio 14, 2006

Strani compagni di scoglio

Per compensarmi del fatto che qui l'unico quotidiano disponibile a parte la Gazzetta e il Giornale è il Corriere della Sera, il destino ha voluto che come compagno di scoglio mi toccasse il sosia perfetto di Bill Murray, ingentilito da bermuda fucsia a fiori bianchi, occhiali scuri e maglietta nera con scritta "New Age Gym" sul dorso.
Preoccupata, sollevo lo sguardo dal pezzo di Olimpio sull'Hezbollah e mi incanto a guardarlo. Lui più si sente contemplato più si cala inconsapevolmente nella parte. Allora faccio andare a tradimento sullo Zen Micro Mulatu Astatke. Sono momenti. Lo osservo togliersi la maglietta, saggiare con aria smarrita la temperatura dell'acqua, giocherellare con il cordoncino del costume e infine immergersi con grazia dinoccolata al ritmo ipnotico di "Yegelle Tezeta".
Da lontano la moglie gli urla:
- Ma Giorgio, l'orologio!
Troppo tardi.
Spero che non parta domani. Ne avrò bisogno, con la Juve in C.


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giovedì, luglio 13, 2006

La Signora e il Neo

Da queste parti il terrorizzante oggetto del desiderio dei villeggianti sembra essere un modesto chiosco di legno sul lungomare con la scritta "Fast Food". A condurlo e a gestire graziosamente le relazioni con il pubblico è la Signora con il Neo. Il Neo sta sotto la guancia sinistra, è grande come una Golia e sembra governare come una piccola massa pensante le espressioni (più o meno cupe, più o meno contrariate) che si alternano sul volto della Signora.
La Signora del Neo è quasi sempre di malumore, e gode di un carisma da giustiziera: all'impressione generale contribuiscono lo stuzzicadenti che continua a spostare da un angolo all'altro della bocca e uno sguardo da Dirty Harry. Questa donna in una vita precedente mandava avanti con mano ferma un saloon, anche se in molti l'avrebbero preferita nei panni dello sceriffo per il suo spietato senso della giustizia.
La sua vittima-tipo è il maschio italiano sui trent'anni, settentrionale, bermuda lungo fino al ginocchio ma più frequentemente parigamba attillato. Sandali che probabilmente tra sé e sé si ostina a chiamare "tecnici". Nove volte su dieci porta il pizzetto.

Parigamba si avvicina al chiosco. Esita, sta per arretrare. Troppo tardi, la Signora e il Neo lo stanno già fissando, lo stuzzicadenti migra pigramente verso destra.
- Mi dica.
- Vorrei un panino.
Male, malissimo.
- Panin? Panin co cosa? Prsut, prsut co formagio, panin co cotoleta, sendvich, amburga, cisburga, hodog...
- Eh.
- Decidere!
- Ma.
- Decidere, prego!
- Un hamburger, grazie.
Risposta giusta.
Placati, la Signora e il Neo si voltano verso lo chef-marito-tuttofare:
- Elvino, un panin co polpeta!
Non ci crederete, ma c'è sempre la fila.


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lunedì, luglio 10, 2006

Keep it up - 12 punti



Dovrei dire che stacco per poco più di una settimana e baciare e abbracciare tutti. Però su questo blog non si sa mai cosa succede.
Riassumendo:
1. Sono felice.
2. Vi bacio tutti.
3. Con Gattusino ho un transfert non da poco.
4. La sera della semifinale avevo avuto Il Segno: strade ormai completamente deserte, fermo all'incrocio davanti a me uno su una vecchia Cinquecento, tettuccio aperto e bandiera sventolante. Ci siamo fissati per una decina di secondi, poi ha sgommato e ha ripreso il giro dell'isolato. Mi è tornato in mente mio padre, e ho capito che la Cinquecento era tornata per farci vincere la finale, stavolta (ripetizione con variazione). Nota: l'ho rivisto ieri sera, si ricordava anche lui perché mi ha salutata agitando la mano dal tettuccio. Pensavate che adesso avessi le visioni, vero?
5. Ho un simpatico ritorno del rimosso che sta prendendo pieghe strane.
6. Parlo con le piastrelle del bagno e con le macchie sui muri.
7. La novità è che le piastrelle e le macchie mi rispondono.
8. Posterò, commenterò, leggerò la posta. Probabilmente.
9. Il signor G. è tra le braccia ansiose e amorevoli di mammamir.
10. Vi lascio una cosa sulla Palestina e poi interrogo.
11. Ribacio e riabbraccio tutti, quattro volte campionesse e campioni.
12. Ci sentiamo da lì.

domenica, luglio 09, 2006

Sei punti facili facili



1. Melone, pesche, albicocche, uva nera, arancia, succo di limone, chiodi di garofano, vino rosso dal gusto fruttato, un po' di cognac. Io mi sento di metterci anche la gazzosa. Poi dico a voce alta perché sentano tutti che "con la gazzosa ho abbondato". Infine, a mano a mano che le caraffe si svuotano, rabbocco con altro vino. È la mia sangria da mondiali, fa perdere i sensi ma con stile, e non prima di aver intonato tutti insieme il mantra "Gattuso bellebravo".

2. La sera della semifinale, venti minuti prima dell'inno, mentre gli amici confluivano fiduciosi a casa mia mi è venuto in mente di andare a prendere i gelati. Sono uscita zampettando sulle zeppe da dieci centimetri (da qualche giorno ho perso di vista gli infradito-quota zero) limitandomi a mandare un sms: "esco a prendere i gelati, aspettatemi sotto casa". Ho trovato la fila. C'era anche un criminale che voleva tre banana split e due spaghetti eis. Ho mandato un sms: "ho otto persone davanti, ce la faccio".
Nervosismo. F. è venuto a cercarmi in macchina. Mi ha anche intravista, sulla traiettoria di rientro; dice però che a un certo punto gli sono scomparsa dal radar. Abbiamo giocato a pacman per un po' mentre io uscivo dallo schermo per rientrare dall'altra parte inanellando sensi unici.
Intanto andava l'inno. Quello se lo sono persi. Non io, che passando davanti a un bar con il maxischermo ho pensato bene di fermarmi quel mezzo minuto a studiare a bocca aperta l'espressione (convinta, meno convinta, aggressiva, meno aggressiva) dei nostri undici. Questo però a F. non l'ho detto.
Durante il primo tempo lo sentivo borbottare: "'sta pazza!" e "anche l'inseguimento!"
Ha portato bene; quasi quasi stasera lo rifaccio, il numero della lepre.

3. Le finali mi rendono vulnerabile. Nel Bar Da Teo sotto casa, quello frequentato da uno zoccolo duro di omenati baffuti con i capelli (grigi) lunghi e con il gilet di pelle sopra la t-shirt, hanno esagerato con gli anni Settanta: quando sono arrivati a "A Whiter Shade of Pale" sono crollata, a "Penny Lane" ero un mucchietto di ossa e lacrime. Tra oggi e domani comincerò a piangere e a dirvi quanto vi voglio bene: tutto normale, fa parte del decorso mondiali (se mi chiamano Piangina Boobie ci sarà un motivo).

4. Dal racconto di D., in agitazione da notte prima della partita e disturbata da un gruppo di trasfertisti polacchi:
- Alle due cantavano a squarciagola, e nessuno reagiva. Ho dovuto sistemarli io.
- Che hai fatto?
- Voce da prof: "Signori, la festa è finita! Avete 1 minuto per chiudere altrimenti chiamo la polizia e ve ne tornate a casa". E col dito segnavo 1 minuto.
- Ma sei un arbitro, sei.
- Uno ha anche detto "Scusa, buonanotte". E io, con il dito alzato: "Ricorda, 1 minuto".
- Non oso chiederti quale dito.

5. Vai, Gattusino, vai.

6. Intanto, su Google:



La mia ipotesi: slip bianchi con sobri disegnini raffiguranti tibie e peroni; sul retro, la scritta "campioni", in Palatino corpo 24.

[Credits: nella foto beneaugurante, il favoloso Mik]


sabato, luglio 08, 2006

Gattusology

Non vi dico nulla: voi sapete chi merita un voto in questo sondaggio di Repubblica.


(una ci prova sempre)

"The hard man of the midfield, the terrier, the spoiler, the warrior", secondo il Guardian. È lui.

Anche oggi il gattusometro è al 100%, stabile.


venerdì, luglio 07, 2006

Marina, la tarantola sasìna

Nella mia vita c'è stata una persona che mi ha insegnato più cose di tutti, e tutte rigorosamente sbagliate: Antonia, mia nonna.

Lei c'era sempre. C'era anche quando mamma e papà per dare una svolta decisiva alla mia vita mi iscrissero a un corso pomeridiano di inglese, certi che fosse la lingua del futuro: mi ci accompagnava lei.

- Sì ma cosa serve l'inglese.
- Serve.
- Ma fa schifo.
- Eh, schifo l'inglese. Son altre le cose che fa schifo.
- I vermi fa schifo.
- I sputi.
- Le pantegane.
- I scorpioni.
- Le scovazze.

L'elenco era già piuttosto lungo quando ci fermammo davanti al portone della scuola.

- Dove vai mentre io sono a lezione?
- Alla Standa.
- Mi compri un gioco che fa schifo?
- Se lo trovo.

Così, mentre io cantavo in coro con altri disgraziati "ui olìv ine ielo sotmarin, ielo sotmarin, ielo sotmarin", Antonia sostava pensosamente nel reparto giocattoli, interrogandosi sul significato di schifo.

- E allora, comprato?
- Sì sì.
- Ce l'hai?
- Ce l'ho in borsa.
- Fa tanto schifo?
- Ho paura di sì.

A casa, dalla borsa di cerata a quadri rossi spuntarono due deludenti scatoline di cartone.

- Gambaletti blu?
- No, aspetta.

Sbucò anche un sacchetto di plastica pieno di una cosa gommosa e nera, indefinibile.

- Cos'è!
- C'è scritto tarantola gigante, sarà un ragno peloso.
- Uah, e come lo chiamiamo.
- Marina, la tarantola sasìna.
- Apriamolo!

Aprimmo. Tutta quella gomma compressa cominciò a muoversi e a uscire dal sacchetto. Prese anche a ingrandirsi spiacevolmente.

- Oh!
- Oh! Come cresce, pensavo più piccolo.
- Ah che schifo, buttalo buttalo per terra.
- Che brutta roba.
- Orco, nonna, cos'hai comprato.
- Sembra vivo, Maria santa.
- È diventato grande.
- Si muove, salta.
- Nonna, adesso viene per di qua.
- Maria vergine, che schifo.
- Nonna, fa' qualcosa.
- Aspetta qua. Salta sulla sedia.

Andò a prendere scopa e paletta e con evidente raccapriccio, cercando di non guardare, raccolse la massa in movimento.

- Chiudi gli occhi sennò ti sogni!
- Chiudo, chiudo, ma tu portalo via.
- Eh, portarlo via...
- Fatto?
- Fatto.
- Faceva tanto schifo.
- Ah sì. Adesso ci facciamo un cacao e poi tiriamo fuori la dama.

Antonia barava, a dama. Stava vincendo la terza partita, muovendo le sue pedine su percorsi arbitrari, quando sentimmo aprire la porta di casa.

- Ciao mami!
- Ciao, tutto bene?
- Bene.
- Inglese?
- Ielo sotmarin.
- Ancora?
- Sì sì.
- Brava!

La sentimmo salire in camera, scendere, entrare in cucina, aprire il frigorifero.

- Dove l'hai buttato il robo, nonna?
- Nelle scovazze.

Ci guardammo negli occhi, preparando un'espressione mite e assorta: nonna e nipotina mentre giocano a dama, nella luce fioca del crepuscolo invernale.

- Mangio, mangio, mangio.
- Ma non puoi mangiare così!
- Mi pare che hai perso ancora.
- Sì, ma...
- Come fa? Ui olìv...
- ine ielo sotmarin...

Dalla cucina, un urlo come quelli delle attrici nei film di paura, quando aprono la bocca, la coprono con il dorso della mano aperta e spalancano gli occhi. L'urlo disperato poco prima di perdere i sensi.

- ... ielo sotmarin.
- Ielo sotmarin.

Da allora me la cavai inaspettatamente bene con l'inglese, che cominciò a piacermi, e trascurai del tutto le tarantole. Marina si trasformò presto in un grumo di gomma fusa, per tornare di tanto in tanto nei miei incubi dell'alba. Mia madre sviluppò un'improvvisa fobia per i ragni, dai più ritenuta inspiegabile. Antonia continuò a barare e a vincere ancora per molti anni.


giovedì, luglio 06, 2006

Codice verde in famigliamir

Che non si dica che in famigliamir ci si risparmia davanti a un gol di Del Piero.

Referto medico*:
Mentre esultava per la vittoria della nazionale italiana ai mondiali di calcio trauma distorsivo del primo dito piede sin. Da allora dolore (al dito) ed ecchimosi.

20 giorni di prognosi.

Compagne e compagni, vi presento fratellobbuono. Se vedete uno alto, magro, abbracciabile al 98%, che zoppica per Milano zona Loreto/viale Monza con una scarpa da ginnastica tagliata (la sua personale intepretazione della raccomandazione "indossare calzature aperte"), baciatelo per me.

*per i diffidenti, eccolo qui.


mercoledì, luglio 05, 2006

Chi l'ha vista

Sms di mia madre in gita, a questo punto non so dove (notare il vago sapore esterofilo):

"Entriamo da Pulfaro Italy. Baci mamma"

Google Earth deve farne, di strada.


Respect

- No, madonna, dentro Del Piero.
- Noooo.
- È finita.
- Sentite un attimo. Del Piero, stagione 1997-98. Respect.
[silenzio. mi sento puntare addosso diverse paia di occhi tra lo sbalordito e l'ostile.]
- Fanno otto anni fa.

E adesso io, Ales e anche il passero esigiamo delle scuse.

Gattusometro oltre i limiti consentiti, oggi.


martedì, luglio 04, 2006

L'ibrida

- Papà, scusa, c'è un motivo per cui stiamo andando a 5 chilometri all'ora?
- Siamo a cinquanta giusti, c'è il limite.
- Ah.
- Ma sei, eh. Mi ritirano la patente e poi mi tocca andare al mare con l'auto elettrica.
- Ok.
- E se te la devo dire tutta, mi sembra anche che uno mi abbia fatto un segnale con i lampeggianti.
- Eh come no. Non incrociamo una macchina da un quarto d'ora.
- Tu sai come funziona l'ibrida?
- No.
- Te lo spiego?
- No.
- Ha un motore a benzina e un motore elettrico che aiuta il motore a benzina a spingere e fa anche da generatore per ricaricare le batterie. E anche altre cose.
- Si risparmia?
- Non poi tanto.
- Andando a cinque chilometri all'ora ci basterebbe il motorino elettrico, però. A pile ricaricabili, anche. A molla, forse.
- Lina, nostra figlia è deficiente. E tu, hai capito cos'è l'ibrida?
- Sì, bicolore, come la Lancia del figlio della Ines.
- Mamma.
- Voi pensate sempre che non stia ad ascoltare.


Gattusometro

Rimando sempre qui, e lancio il mio Gattusometro al 99%.

Basta guardarlo.


lunedì, luglio 03, 2006

Non tutto il male vien per suocere

"Sono appena tornato da un viaggio di piacere: ho accompagnato mia suocera all'aeroporto".
Henny Youngman

Di tutto questo potremo ridere, un giorno. Forse anche questo pomeriggio.

Mia suocera è logorroica. Non semplicemente molto chiacchierona, no: l'ho sentita parlare anche in bagno, in completa solitudine. E non declamava versi, parlava con il coperchio del water.
(Prego visualizzare me - lampeggia la scritta "drammatizzazione" - con l'orecchio appoggiato alla porta del bagno, manine a ventosa, mentre suocera dice: "Su, stai su, avanti, cosa ti prende". Fine della drammatizzazione).

Gli argomenti di mia suocera sono ripetitivi e normalmente autoriferiti: vanno dall'infanzia ai mobili svedesi, dalle cadute dal fasciatoio dei figli neonati allo scriteriato acquisto di un tecnigrafo (pena e sventura, pena e sventura) per il wannabe architetto di famiglia, dalla confusa mappa alimentare dei congiunti e dei loro partner (per esempio, fratellobbuono non mangia più la pizza marinara da almeno quindici anni, ma la cosa non è stata ancora registrata nella costellazione familiare) alla descrizione burocratica di travagli e parti, con lunghe divagazioni sulla sfortuna e la tristezza di non avere figlie femmine.

Mio padre, al secondo incontro, si trovò costretto dalle regole della buona educazione a darle un passaggio in macchina. Fu la mezz'ora d'autostrada più lunga della sua vita: in confronto il viaggio spazio-tempo di Bowman era una gita a Posillipo con l'aggiunta di qualche modesto effetto speciale. "Allora, papà, com'è andata?" "Bene. Ore 10.30, lezione di ginecologia". Ormai sarebbe in grado di gestirsi un podalico.

Ora, per un'imprevedibile scherzo del copriletto della sua camera d'albergo in Sardegna la sera dell'ultimo giorno di vacanza mia suocera è inciampata, è spettacolarmente caduta e si è fratturata la quarta vertebra lombare.
Vi risparmio le vicende alterne delle impegnative spoglie: ospedale a Nuoro, ambulanza a Olbia, aereo per Malpensa, ambulanza, ospedale alla periferia di Milano. I tempi sono stati così rapidi da indurre a pensare che per sveltire le pratiche ella sia stata semplicemente dichiarata persona non grata nella natzione sarda. Si mormora che le vicine di letto abbiano festeggiato con un'offerta sontuosa alla Madonna dei Martiri, con uno spettacolo pirotecnico e con il concerto sotto le stelle di un sosia di Fred Bongusto.

A chi legge, tutto questo sembrerà moderatamente semplice, ma durante le sue vicissitudini vertebrali mia suocera parlava. Parlava tanto che la Tac è venuta male. È riuscita perfino a convincere il personale dell'ambulanza a una deviazione: "Mi scusino, ma mio marito ha dimenticato il cellulare in albergo e adesso sta già all'aeroporto. A questo proposito, non so se le ho già raccontato di mio figlio Luca, volevo dire Giovanni, volevo dire Alberto..." "Signora non si preoccupi eravamo quasi di strada". È riuscita a dettare al telefono le sue ultime volontà dalla sala partenze, dove giaceva imbarellata e imbustata come una faraona: "Perché adesso ci manca solo che cada l'aereo".

Poi, a Milano, la tragedia. Stanza linda e moderna, tutti i comfort, televisore, telefono diretto. Ma nessuna vicina di letto. (Visualizzare mia suocera in posizione forzatamente orizzontale che fissa con aria smarrita il vuoto giaciglio accanto al suo e che tenta timide conversazioni con il telecomando).

Tre giorni fa, la svolta. Fa la sua comparsa La Vicina di Letto, l'idealtipo della donna sofferente ma coraggiosa con cui condividere finalmente i mille piccoli disturbi, le foto delle tragiche vacanze a Orosei e i pregi e i difetti della nuora evoluta e comunista, quella che "scrive anche su un block".

Appena entrato nella cameretta for two, fratellobbuono si accorge subito che qualcosa non va: mamma insolitamente zitta e vistosamente agitata. Lo vede, e prende a fare gesti ampi e incomprensibili, in un'estasi di cenni e ammiccamenti.
"Mamma? Quante parole? E congiunzioni?"
Gesti, cenni, nervosismo.
"Mettiamoci almeno d'accordo: film o libro?"

Cos'è il genio, cos'è l'istinto, a questo punto cos'è il karma: la Vicina di Letto è sordomuta.
E mia suocera, che avrebbe potuto trillare con voce da soprano "La signora non parla e non ci sente!", ha preferito mimare la propria disperazione con la stucchevole grazia di un clown triste.

Oggi, al telefono, mi ha detto: "Con la vicina non c'è male, mi intendo a gesti, così". Voglio vederla, a mimare le emorroidi di Tina o il mestiere del moroso della figlia di Pia o la disgraziata faccenda del tecnigrafo.
Poi ha aggiunto, inquietante: "Te, è come se ti avessi sempre davanti".
Comincerò a preoccuparmi quando chiederà un set di freccette in tungsteno.

[Disclaimer: ogni riferimento a fatti, persone o luoghi reali è puramente casuale. Si ringrazia il personale del reparto di radiologia per le amorose cure prestate alla paziente e (beh, sì) per il senso dell'umorismo]


domenica, luglio 02, 2006

Il gattusometro, oggi

Frase del giorno: "Il cartellino? Me lo mangio!"
Gennaro Gattuso, 2 luglio 2006.

Gattusometro*: 96%.

* (cito dalla definizione di Anna)
Gattusometro: raffinato strumento di alta tecnologia che mette insieme l'influenza di diverse variabili (lunghezza del capello, barba o no, sudato o no, occhietto luccicoso o cupo, divisa o tenuta borghese, tibia o omero in bocca, vicinanza della prossima partita, se sta giocando col Milan o con la Nazionale, ormone femminile, varie ed eventuali) per calcolare l'abbracciabilità del piccolo e ingenuo Ringhio.

Update fondamentale: e che non si dica che qua ci piace buttar via le domeniche. Tamas l'aveva detto, non l'ha fatto, ci siamo rimaste/i male, l'ha fatto, si è già pentito: gattusometro.blogspot.com, un'idea del cazzo, ma forse anche no.