"Eine stillstehende Uhr hat doch täglich zweimal richtig gezeigt".
"Un orologio fermo fa pur sempre l'ora giusta due volte al giorno".
Marie Von Ebner-Eschenbach
(cit. in Woody Allen, Anything Else).
- Ho visto Ezio, l'altro giorno.
- Poveretto.
- Io non me la ricordo bene, la storia di Ezio, ero troppo piccola quando ne ho sentito parlare per la prima volta. Vostro coetaneo, più o meno?
- Più giovane, l'età di tua zia.
- Ezio era strano fin da bambino. Sensibile e intelligente, ma strano.
- I nonni vivevano a Trieste.
- Poi la nonna è morta, il nonno era malato.
- E i genitori di Ezio lo portavano spesso dal nonno, perché gli tenesse compagnia. Si metteva accanto al letto, giocavano a carte...
- Leggevano...
- Una sera Ezio prende un'ascia. Avrà avuto quindici anni.
- E spacca la testa del nonno.
- Manicomio criminale, elettroshock, cliniche. Psichiatrico, poi legge Basaglia.
- Vive con i genitori anziani, è figlio unico.
- Loro si chiudono a chiave in camera, la sera.
- Da ragazzo era fissato con gli Ufo. Lo chiamavamo Ezio l'Ufo.
- Adesso invece ascolta Radio Maria.
- Poveretto.
- Credo che i suoi fossero consanguinei, il problema era lì.
- I nostri però non erano consanguinei, Elio, e neanch'io sono tanto normale.
- Questo me lo dicono tutti. Me l'ha detto anche il dentista, ieri: "Suo fratello non è tanto normale, sa". Forse non dovresti chiamarlo dottor Živago.
- La somiglianza c'è. Comunque neanche i miei figli sono tanto tanto normali.
- Eh.
[Mi guardano. Zitti.]
- Papà, zio. Cazzo volete.
- Ezio ha sempre avuto la passione del volo. Ti ricordi, aveva quell'aereo che suo padre gli aveva saldato in fonderia...
- Sì, solo che ce lo tirava in testa. Aveva la passione degli aerei, ma anche delle teste. Per non parlare delle asce.
- Scusate, ma Ezio qualche volta esce di casa?
- Sì, ha anche un lavoretto in una comunità.
- Ah, e cosa fa?
- Lavora in una falegnameria.
- Tra tutti i lavori.
- Papà, a te capita di restare solo con lui?
- Sì. Parliamo, e poi lo aiuto a spostare le casse dello stereo. Le sposta di continuo.
- Certe volte chiede di quella scema di nostra sorella. Lei gli telefona apposta dicendogli che passerà a trovarlo, in realtà è per evitare che lui vada da lei.
- Che genio.
- Il genio della famiglia.
- Certe volte Ezio chiede anche di te: "Che intelligente, tua figlia", dice. "Che brava".
- Sì, capita che chieda di te.
- Ah.
- È un uomo in gamba, ma sfortunato. L'importante è che non ci siano in giro oggetti contundenti.
[Mi fissano.]
- Beh, io andrei. Ciao.
- Che fai stasera, sei sola?
- Sì.
- Chiudi bene la porta.
- Lo farò.
[Mi allontano. Quando mi volto a guardarli mi accorgo che mi stanno ancora fissando.]
- Ohi. Papà, zio.
- Eh.
- Se non date a Ezio il mio indirizzo è meglio, però.
- Ma no.
- Il tuo, figurati.
- Diceva sempre: "Com'è gentile vostra s-sorella, mi t-telefona spesso".
- E noi gli abbiamo dato quello della z-zia.