lunedì, febbraio 28, 2005

Ready when you are, Mr. De Mille!



Si racconta che Cecil B. De Mille stesse girando la scena di una battaglia con migliaia di comparse e di animali, una scena che probabilmente sarebbe finita con la distruzione del set. In quel caso doveva essere per forza "buona la prima". Così De Mille pensò di andare sul sicuro mettendo al lavoro ben quattro cameramen. Quando l'azione si concluse e il set era completamente distrutto domandò a ciascun operatore se la ripresa fosse andata bene. "Eh, mi sa di no", disse il primo, "mi si è incastrata la pellicola", "Macché", disse il secondo, "c'era un capello sull'obiettivo". "Niente da fare", fece il terzo, "c'era il riflesso del sole sulla lente". Disperato, De Mille si rivolse all'ultimo operatore, che disse tutto allegro: "Io sono pronto quando è pronto lei, signor De Mille!".

C'è chi decide di nascere con venti giorni d'anticipo per non perdersi la notte degli Oscar.
Michele è arrivato poco prima della mezzanotte, e al suo papà non funzionava la videocamera appena comprata da Mediaworld per l'occasione.
Ancora non sa, Michele, che lo chiamiamo già "il nostro million dollar baby".
Ancora non sa, il papà di Michele, che ormai lo chiamiamo Mr. De Mille.

sabato, febbraio 26, 2005

Due cose

Due cose.
Quando gli Stati Uniti vogliono esportare democrazia io mi preoccupo, però potrebbe benissimo trattarsi di un problema mio.
Sono attratta dall'Iran e prima o poi mi piacerebbe visitarlo, magari come turista e non come scudo umano. Mi interessa la sua cultura, il suo popolo, e se negli ultimi venticinque anni ho simpatizzato due o tre volte* per la repubblica islamica avevo le mie buone ragioni.
Detto questo, io lo so che i weblogger iraniani si trovano in difficoltà; di certo se ne parla tanto, recentemente, e forse in modo strumentale, ma questo non rende il problema meno reale e meno grave.
Quindi questi sono miei appunti personali, piccoli cambiamenti di prospettiva.
Sul blog di Another Irani Online ho scoperto alcune cose interessanti. In Iran ci sono due radio finanziate dagli Stati Uniti: Radio Sawa, in lingua araba, e Radio Farda, in lingua persiana. L'Iran Democracy Act - e io qui comincio seriamente a preoccuparmi, per il famoso mio problema - parla esplicitamente del ruolo di Radio Farda, mentre un articolo del Washington Post commenta l'insuccesso di Radio Sawa nel promuovere sentimenti filoamericani (copio e incollo perché ci vuole l'iscrizione, e anche se è gratuita io non voglio abbonare tutti e cinque i miei resistenti lettori al Post: "Radio Sawa, an Arab-language pop music and news station funded by the U.S. government and touted by the Bush administration as a success in reaching out to the Arab world, has failed to meet its mandate of promoting democracy and pro-American attitudes, according to a draft report prepared by the State Department's inspector general. The report credited Radio Sawa with attracting a large audience in key Middle East countries but said the station, which has an annual budget of $22 million, has been so preoccupied with building an audience through its music that it has failed to adequately measure whether it is influencing minds").
Si può obiettare sul fatto che la promozione degli ideali democratici come li intendono gli Stati Uniti debba per forza passare per la musica pop, ma non meravigliarsene.
Quindi lo so cosa state pensando: anche stavolta la Mira ha passato il sabato pomeriggio a scoprire l'acqua calda.
Ma magari anche no.
Radio Farda, dice Another Irani Online, questa settimana dedica un programma di "approfondimento" al problema della libertà dei blogger iraniani.
Ma è stata proprio Radio Farda a mettere nei guai Arash - il weblogger condannato a 14 anni di carcere per aver criticato il governo -, rivelando la sua vera identità durante un'intervista. È lo stesso Arash a dichiararlo, in una lettera citata (e tradotta) da Another Irani Online: "I was doing the interview with a pen name and then suddenly they would announce that were doing an interview with Arash Cigarchi. Believe me I placed no hope in them [Radio Farda] and I still dont... I don't expect anything from radio stations but it might not be a bad idea if a movement developed that familiarized them with their responsibilities to those of us who face a thousand dangers in Iran".
Insomma, conclude Another Irani Online, promuovendo con tanto zelo la democrazia e la libertà questi "benefattori" finiscono per mettere in pericolo proprio quelli che sarebbero in grado di portare un vero cambiamento nella loro società.
Questi sono i giovani iraniani: dategli una playlist come si deve e un po' d'informazione trasparente e aspettatevi anche di essere criticati.

*diciamo cinque, c'era Reagan.

Sempre carne è

"Rufus Wainwright, page 17, Friday Review, yesterday, has recorded a setting of Agnus Dei rather than Angus Dei".
The Guardian, sezione "Corrections" di oggi, grassetto mio.

giovedì, febbraio 24, 2005

Allarghiamoci a est



"non in senso bellico", ha però specificato il deputato di AN.
E ci mancherebbe altro: alcuni (lo segnala anche Samizdat) non hanno ancora capito dove sta la Slovenia e questi vogliono già rifare le cartine.

Di certo Menia è uno che non dimentica, e non solo nella Giornata del Ricordo: il 16 febbraio scorso ha presentato un'interrogazione nella quale ha chiesto di verificare la posizione e i diritti dello scrittore e studioso fiumano Giacomo Scotti, vice presidente dell'Unione Italiana, e di partire dalla sua situazione per controllare quante persone con doppia cittadinanza godano di pensioni e tutela sanitaria italiane. Scotti ha una pensione sociale di 500 euro e l'assistenza sanitaria del nostro paese; la doppia residenza e la doppia cittadinanza è consentita alla minoranza italiana da una legge del 1991. Ma queste cose Menia finge di dimenticarsele.

Piccoli equivoci

Divertente rettifica del New York Times a proposito di un paio di foto della Reuters: gli sciiti raffigurati non piangevano e si flagellavano a causa dei modesti risultati elettorali - come indicato nelle didascalie - ma nel contesto di un rito religioso (durante l'Ashura, per la precisione).
Ma chi l'avrebbe mai detto, eh?

"The caption on Feb. 14 for a picture by Reuters with the continuation of an article about the Iraqi elections misstated the reason Abdul Aziz al-Hakim, a Shiite cleric, was weeping. He was participating in a mourning ritual as part of Ashura, a holy Shiite festival - not reacting to results showing that his political alliance had won a slim majority of seats. A second caption for a Reuters photo misstated the reason a Shiite was shown flagellating himself in a Baghdad procession. He was taking part in the same mourning ritual, not celebrating the election outcome".
The New York Times, sezione "Corrections".

mercoledì, febbraio 23, 2005

Il Guardian e Dr. Gonzo

Sembrava strano che Nixon avesse avuto da commentare su Hunter S. Thompson. Ovviamente era il contrario:

"In our G2 cover story about Hunter S Thompson yesterday we mistakenly attributed to Richard Nixon the view that Thompson represented "that dark, venal and incurably violent side of the American character". On the contrary, it was what Thompson said of Nixon".

Sul buon vecchio Guardian, sezione "Corrections".

More bucks for Bucky

William "Bucky" Bush, zio di George W., esercitando il proprio diritto d'opzione ha appena incassato 450.000 dollari in profitti di guerra grazie alla Engineered Support Systems, Inc., che fornisce mezzi corazzati e altro materiale militare alle truppe in Iraq. Zio Bucky è entrato nel consiglio d'amministrazione della compagnia nel 2000, otto mesi prima che il nipote fosse eletto alla Casa Bianca.
"Having a Bush doesn't hurt", ha commentato un pezzo grosso della ESSI.

martedì, febbraio 22, 2005

10.000 Before Donald



Oggi è il Free Motjaba and Arash Day, giorno dedicato ai due blogger iraniani che stanno passando dei guai per aver espresso troppo liberamente le proprie opinioni.
Avranno anche le loro difficoltà (anche se non mi sembrano eccessivamente impegnati ad autocensurarsi, e c'è chi è convinto che in Iran "the revolution will be blogged"), ma è certo che i weblog iraniani non mancano di senso dell'umorismo, come si può notare da questa guida illustrata dell'Iran per principianti.

Catastrofi più o meno naturali

La scala Richter ce la mette tutta, per far fuori l'Iran. Dal giugno 2005 il signor Bush dovrebbe essere in grado di darle una mano.

lunedì, febbraio 21, 2005

Falce e carota

Pensavamo di essere alla frutta...



e invece siamo appena alla verdura.

sabato, febbraio 19, 2005

Al Jazeera e le altre

A proposito delle emittenti televisive mediorientali da noi si fa ancora un bel po' di confusione, e non si può dire che i mezzi di informazione italiani contribuiscano a far chiarezza. Da qualche anno mi piacerebbe capirci qualcosa di più, e di meno mediato: che Al Jazeera sia guardata con una certa diffidenza nel mondo arabo è un'informazione che sta cominciando a filtrare anche da noi, e che la concorrente Al Arabyya sia proprietà della famiglia reale saudita - con tutte le conseguenze del caso - è risaputo, ma le altre emittenti?
In risposta al semplicistico (perfino per me, semplicistico) articolo di Hassan Fattah sulle televisioni satellitari arabe apparso sul New York Times dieci giorni fa, Angry Arab (cioè As'ad AbuKhalil) dà la sua versione, in un post interessante e molto dettagliato.

Insomma, io sono il tipo che quando entra per la prima volta nella sua stanza d'albergo in un paese straniero la seconda cosa che fa è appoggiare la valigia.
La prima, è accendere la tv.

venerdì, febbraio 18, 2005

Come liberare l'Iran: tips & tricks

Tengo d'occhio da un po' di tempo i weblog iraniani (purtroppo devo limitarmi a quelli in inglese e ai photoblog), e presto ne segnalerò alcuni, secondo me molto belli. In questi tempi la sensazione di essere i prossimi nella scaletta "umanitaria" degli Stati Uniti si sta facendo sentire, e le reazioni sono molto appassionate e intelligenti, spesso in chiave ironica e autoironica.
Per esempio, Iranians for Peace ieri ha pubblicato Tips on how to liberate Iran!, alcune scherzose indicazioni per gli aspiranti "liberatori", dal traffico al presidente in carica, all'inquinamento (la vera arma di distruzione di massa, fabbricata proprio sotto il naso dell'IAEA dagli astuti iraniani!), alle rivalità calcistiche. Con un avvertimento finale...

Fascist Legacy/L'attivismo P2P

Alessio ha cercato Fascist Legacy sul network eDonkey: non solo l'ha trovato (e fornisce anche il link diretto) ma ha anche scoperto un bell'esempio di tecnoattivismo...

p.s. Ho già messo al lavoro il muletto, naturalmente.

mercoledì, febbraio 16, 2005

Il coraggio e la decenza

"Ho scelto - se questa ira e questo orrore si possono mai scegliere - di buttar giù queste cento righe per dirti che ho veduto il viso di Giuliana Sgrena che domanda aiuto: che domanda il ritiro delle truppe che occupano l'Iraq, che denuncia le violenze e le prepotenze dei potenti occidentali. L'ho guardato, l'ho riguardato e mentre lo guardavo ho pensato: oggi si alza una barriera, oggi si mostra in tutto il suo splendore agghiacciante uno spartiacque: chiunque oggi non abbia i coglioni, il tempo, il coraggio, la decenza - perdio, sì, la decenza - di far passare l'appello di Giuliana Sgrena è un impostore. E ho voluto dirlo a te e dirlo qui: hanno ventiquattro ore di tempo, questi 'comunicatori', celebri o sconosciuti, per mostrarmi che hanno una coscienza: chi oggi tace, chi oggi non racconta la storia di Giuliana Sgrena, io lo metterò in archivio alla voce: idiota, nel senso più ellenico del termine".
Babsi, lettera a Roquentin.

Neanche un grazie

Qui è possibile scaricare e guardare Legacy of Fallujah, undici minuti di un video amatoriale che mostra l'assedio e la distruzione dal punto di vista degli abitanti.
"Papà ha detto, siamo una famiglia. Non dovebbero farci del male. Si è alzato per farli entrare. Ma loro hanno buttato giù la porta e hanno cominciato a spararci addosso, tutti insieme. Ho visto che papà era stato colpito. Sono scappata", racconta Huda. Suo padre e l'ospite che dormiva a casa loro sono morti sul colpo, sua sorella è morta dissanguata tre ore dopo.
Li liberano, e neanche ringraziano.

Cosa vuole questo da me

Tu, che sei capitato su questo weblog cercando su Google "una linea bianca verticale sul monitor": probabilmente son cazzi, contatta un tecnico.

Link/in aggiornamento

L'articolo di Predrag Matvejevic, sempre a proposito di foibe.

Michele su Samizdat segnala la copertina del settimanale sloveno Mladina (qui) e la recensione del quotidiano Delo (qui).

martedì, febbraio 15, 2005

Srce v breznu

Questa sera TV Slovenija 1 trasmetterà la prima puntata de Il cuore nel pozzo.
Ieri sera, invece, è andato in onda il documentario Fascist Legacy, di Ken Kirby: il programma sui crimini di guerra italiani in Etiopia e in Jugoslavia che la Rai ha acquistato ma mai trasmesso.
(Il documentario è stato prodotto dalla BBC nel 1989 e viene proiettato in sale e sedi di partito italiani da qualche anno. Per dire.)

lunedì, febbraio 14, 2005

Parole sante

"In queste occasioni bisogna essere cinici e cattivi.
E a noi questa cinicità e questa cattiveria ci manca".
Valerio Bertotto dell'Udinese dopo la partita di ieri con la Juventus, grassetti miei.

La vendetta degli gnomi

Ed ecco cosa succede a scherzare con gli gnomi, secondo il Sun.


John John

The former prime minister we unintentionally and mistakenly called John John should, of course, have been John Major (Parties trade accusations of dirty tricks, page 10, February 7).
The Guardian, sezione "Corrections", oggi.

sabato, febbraio 12, 2005

Rileggere la propria storia/ancora a proposito delle foibe

"Ma che cosa sa tuttora la maggioranza degli italiani sulla politica di sopraffazione del fascismo nei confronti delle minoranze slovena e croata [...] addirittura da prima dell'avvento al potere; della brutale snazionalizzazione [...] come parte di un progetto di distruzione dell'identità nazionale e culturale delle minoranze e della distruzione della loro memoria storica? I paladini del nuovo patriottismo fondato sul vittimismo delle foibe farebbero bene a rileggersi i fieri propositi dei loro padri tutelari, quelli che parlavano della superiorità della civiltà e della razza italica, che vedevano un nemico e un complottardo in ogni straniero, che volevano impedire lo sviluppo dei porti jugoslavi per conservare all'Italia il monopolio strategico ed economico dell'Adriatico. Che cosa sanno dell'occupazione e dello smembramento della Jugoslavia e della sciagurata annessione della provincia di Lubiana al regno d'Italia, con il seguito di rappresaglie e repressioni che poco hanno da invidiare ai crimini nazisti? Che cosa sanno degli ultranazionalisti italiani che nel loro odio antislavo fecero causa comune con i nazisti insediati nel Litorale adriatico, sullo sfondo della Risiera di S. Sabba e degli impiccati di via Ghega?

Ecco che cosa significa parlare delle foibe: chiamare in causa il complesso di situazioni cumulatesi nell'arco di un ventennio con l'esasperazione di violenza e di lacerazioni politiche, militari, sociali concentratesi in particolare nei cinque anni della fase più acuta della seconda guerra mondiale. È qui che nascono le radici dell'odio, delle foibe, dell'esodo dall'Istria. Nella storia non vi sono scorciatoie per amputare frammenti di verità, mezze verità, estraendole da un complesso di eventi in cui si intrecciano le ragioni e le sofferenze di molti soggetti. Al singolo, vittima di eventi più grandi di lui, può anche non importare capire l'origine delle sue disgrazie; ma chi fa responsabilmente il mestiere di politico o anche più modestamente quello dell'educatore deve avere la consapevolezza dei messaggi che trasmette, deve sapere che cosa significa trasmettere un messaggio dimezzato, unilaterale".

Enzo Collotti, su Il Manifesto, qui (e, forse più leggibile, anche qui).

giovedì, febbraio 10, 2005

5 cent/La piccola posta di Miro Van Pelt


C'è questo carissimo amico, D., che attraversa una fase di grandi cambiamenti e ora - tra le altre cose - ha l'idea di avviare una piccola casa editrice.
Poi ci sono io, che per noia o sbadataggine ho l'abitudine di apparire nei sogni altrui comunicando messaggi sibillini e strampalati.
Insomma, immaginate di starvene in fase REM, con i vostri bei movimenti oculari rapidi rapidi, il corpo assolutamente immobile e tutto il resto e - ta-daaa - mi presento io. Non è una bella esperienza, ed è quello che è successo a D.
Non è neanche il massimo avere un io metafisico che se ne va a spasso senza guinzaglio, se volete saperla tutta. Che è quello che spesso succede a me.
Ecco la lettera di D.
La mia interpretazione (commento di D.: "In certi punti non so se mi stai più sul Zolla o più sull'Hillmann", e va' a sapere se è complimento o perfidia) arriva fino a un certo punto, e riguarda i due verbi, ma il senso del gesto mi è oscuro.
Chiedo aiuto.
E no, non porto i numeri del lotto.

"Cara Miro,
ti so molto impegnata per chiederti di prestare attenzione a quanto segue, ma dal momento che tu ne sei la causa, devi rassegnarti e concedermi 5 minuti...
Ieri mattina ti ho sognata. Del sogno mi rimane solo la parte finale, in cui tu sei più una figura metafisica che la Miro in carne ed ossa, ed il messaggio con cui ti congedi lo è ancora di più, tanto che rimbalzo a te un tentativo di spiegazione, o di interpretazione. Vedo la tua "immagine", quasi l'apparizione di te stessa che mi dice che, per far andare le cose in modo semplice, ci vogliono "skip" (ma io vedo la parola scritta come schip) e "shift", e me lo spieghi tracciando con le mani una linea spezzata che sembra un cappello a cilindro. Lo fai come se prendessi la linea dall'esterno delle falde, con pollice ed indice, salendo in verticale e congiungendo le dita in cima. Oggi pensavo che è una specie di Omega, non trovi? In ogni caso la "ricetta" ha a che fare con il mare, o con il navigare, in maniera simbolica, evidentemente. Qui ci vuole il tuo inglese, mia cara, perché, se tanto mi dà tanto, una sana traduzione, eclettica e intuitiva come potrebbe essere la tua, di certo potrebbe scatenare, che ne so, il nome di una casa editrice?"

Stati canaglia

Corea del Nord: "Abbiamo armi nucleari".
Sciocchini, anche noi. Per esempio, 50 testate a un'ottantina di chilometri in linea d'aria dalla città di G.
Questo sito lo spiega meglio.

Peccato che il servizio maps di Google non sia stato ancora esteso all'Italia, a proposito. Perché è utilissimo per sapere esattamente dove stanno le cose: provate ad andare qui e a digitare weapons of mass destruction.
Dopo l'Iraq, gli indiani Delaware?
(Via Presurfer)

mercoledì, febbraio 09, 2005

Mielismi

Nel settimo volume dell'Enciclopedia Geografica del Corriere della Sera Antonello ha scoperto una cosa molto interessante...

Agenzia Walrus/L'evilometro



La scala della depravazione classifica l'orrore di un atto in base alla somma dei suoi particolari più macabri. Che delusione, pensavo fossero riusciti a quantificare il buon vecchio Satana.

martedì, febbraio 08, 2005

Cronache della città di G./Anonymous

Anonymous 1: "Ma come mai tanti sloveni guardano la tv italiana se fa tanto schifo???"
Anonymous 2: "Le veline sono ok".

Da una discussione tra un italiano e uno sloveno a proposito delle foibe, su un forum goriziano.

A proposito de Il cuore nel pozzo/Mi dilungo

Intanto, due interventi con cui mi trovo del tutto d'accordo.
Questo fa chiarezza anche a proposito di Foiba2000, il gioco di Mladina che - astutamente decontestualizzato - ha suscitato tali ondate di indignazione e così tante ostentazioni di italianità ferita che a suo tempo non me la sono proprio sentita di commentare.
Questo (via Burekeaters) è una bella riflessione sulla strategia del non ricordo attualmente perseguita in Italia "soprattutto a livello di cultura popolare". Tra le altre cose, Typesetter cita il ministro dei Lavori Pubblici dell'era fascista Cobolli Gigli, al quale piaceva la canzoncina antislava che faceva così:

A Pola xé l'Arena/la foiba xé a Pisin/che buta zo in quel fondo/chi ga un zerto morbin/E chi con zerte storie/tra i pié ne vegnarà/dìseghe ciaro e tondo:/"feve più in là, più in là".
(A Pola c'è l'Arena/la foiba è a Pisino/in quell'abisso vien gettato/chi ha certi pruriti/E a quelli che con certe storie/ci verranno tra i piedi/dite chiaro e tondo/"fatevi più in là, più in là").

E come scrive Giacomo Scotti in un suo articolo apparso sul Manifesto qualche giorno fa, Giuseppe Cobolli Gigli (il quale era di etnia slovena ma italianizzò spontaneamente il proprio cognome, anche perché sin dal 1919 si era dato uno pseudonimo patriottico, "Giulio Italico", e divenuto poi un gerarca prese un secondo cognome, Gigli, dandosi un tocco di nobiltà) era un rappresentante di quello squadrismo fascista feroce, razzista e fautore della pulizia etnica (attraverso la sostituzione delle popolazioni «allogene» autoctone con coloni italiani) che oppresse le popolazioni slave dell'Istria durante il ventennio fascista: furono aboliti i sodalizi culturali di croati e sloveni e le loro scuole di ogni ordine e grado, cessarono di uscire i loro giornali, furono forzatamente italianizzati i cognomi, molte persone finirono al confino.
Questa è realtà storica, ampiamente testimoniata e documentata anche se indigeribile per alcuni. Dunque, chiunque decida di prendere in considerazione la questione delle foibe dovrebbe tener conto di questo contesto: e non per negarle o per ridurne l'importanza, ma per comprenderle.
È giusto che si sappia cosa sono state le foibe, e soprattutto cosa non sono state: affidare anche solo parzialmente questo compito di chiarificazione storica a uno sceneggiato televisivo è già grave di per sé. Mi si dirà che è solo uno sceneggiato, anzi - come si dice oggi -, una fiction: che oltretutto è una produzione di regime, voluta da Alleanza Nazionale e prodotta da Angelo Rizzoli, e quindi prevedibilmente orientata in un certo modo. Ma quella fiction partecipa a cuor leggero e con un'effusione di buoni sentimenti a una mistificazione storica, a un grande inganno.
È vergognoso che si attribuisca "ai partigiani titini" (che erano un esercito, di certo popolare, ma riconosciuto come cobelligerante da parte degli Alleati) una pulizia etnica mai esistita e una slavizzazione forzata in territori in cui sono stati invece gli italiani a imporre l'italianizzazione.
È vergognoso che, come abbiamo notato in tanti, sceneggiatore e regista non abbiano fatto altro che sovrapporre lo schema della shoah a un contesto completamente diverso, in un'equazione nazisti-titini del tutto arbitraria e infondata: attribuendo ai soldati di Tito una ferocia assassina rivolta verso tutti gli italiani, anche "le donne, i vecchi e i bambini", e una straordinaria propensione allo stupro e all'oltraggio. "Stanno rastrellando tutti, anche i bambini!" grida in un momento topico un personaggio: perché dovete sapere che i soldati titini in questo sceneggiato perdono una grande quantità di tempo e di energie a dare la caccia a bambini, a incendiare gli orfanotrofi, a infoibarne i poveri ospiti e gli scarsi genitori ancora in circolazione.
È dunque vergognoso che si ricorra ai bambini per ovviare alla debolezza della sceneggiatura e degli argomenti a disposizione: non solo falsificando la verità storica - anche qui, signori telespettatori, siete pregati di sostituire al sostantivo plurale "nazisti" il sostantivo plurale "titini" e poi di rilassarvi che al resto pensiamo noi - ma in un uso strumentale dell'infanzia (sempre invariabilmente vittima, violata, perseguitata, costretta alla fuga) che a me dà molto fastidio, non so a voi.
Allora, le foibe. Qui riprendo alcuni dati di Claudia Cernigoi (autrice dell'ottimo libro Operazione foibe a Trieste, edizioni Kappa Vu) e cito un lungo estratto da un suo articolo:
Basta cercare alcune pubblicazioni (neanche tutte di fonte "slavocomunisti") e si riesce a saperne di più inquadrando correttamente il problema dell'Istria e delle foibe istriane. Il primo periodo che va preso in considerazione è quello immediatamente successivo all'8 settembre 1943, quando le truppe partigiane dell'Esercito di Liberazione Jugoslavo presero possesso di una parte del territorio istriano. Il potere popolare durò una ventina di giorni in alcune zone, un mese in altre: poi i nazifascisti ripresero il controllo su tutta l'Istria. Dai giornali dell'epoca leggiamo che l'"ordine" riconquistato costò la vita di 13.000 istriani, nonché la distruzione di interi villaggi. Nel contempo i servizi segreti nazisti, in collaborazione con quelli della RSI, iniziarono a creare la mistificazione delle "foibe": ossia i presunti massacri che sarebbero stati perpetrati dai partigiani.

In realtà dalle "foibe" istriane furono riesumati, stando al cosiddetto "rapporto" del maresciallo Harzarich, che guidò le esumazioni dalle foibe su incarico dei nazifascisti nell'inverno 1943/44, poco più di 200 corpi di persone la cui morte potrebbe essere attribuita a giustizia sommaria fatta dai partigiani nei confronti di esponenti del regime fascista (ma per alcune cavità si sospetta che vi siano stati gettati dentro i corpi dei morti a causa dei bombardamenti nazisti).
Però basta dare un'occhiata ai giornali dell'epoca ed agli opuscoli propagandisti nazifascisti per rendersi conto di come l'entità delle uccisioni sia stata artatamente esagerata per suscitare orrore e terrore nella popolazione in modo da renderla ostile al movimento partigiano. Esempio di questa manovra è la pubblicazione di un libello dal titolo "Ecco il conto!", pubblicato sia in lingua italiana che in lingua croata, contenente alcune foto di esumazioni di salme e basato fondamentalmente su slogan anticomunisti.
Tornando al numero degli "infoibati" in Istria nel '43, vediamo che da stessa fonte fascista (il federale dell'Istria Luigi Bilucaglia) risulta che nell'aprile del 1945 erano circa 500 i familiari di persone uccise dai partigiani in Istria tra l'8/9/43 e l'aprile 1945. Infatti Bilucaglia inviò a persona di propria fiducia, il capitano Ercole Miani, dirigente del CLN di Trieste «alcuni documenti che costituiscono una pagina di sanguinosa storia italiana in questa Provincia (...) trattasi di circa 500 pratiche per l'ottenimento della pensione alle famiglie dei Caduti delle foibe (...) corredate di tutti i documenti e contengono gli atti notori che illustrano lo svolgimento dei fatti».

Anche un articolo del 1949 dà più o meno queste cifre:
«Se consideriamo che l'Istria era abitata da circa 500.000 persone, delle quali oltre la metà di lingua italiana, i circa 500 uccisi ed infoibati non possono costituire un atto antitaliano ma un atto prettamente antifascista. Se i partigiani rimasti padroni della situazione per oltre un mese avessero voluto uccidere chi era semplicemente "italiano", in quel mese avrebbero potuto massacrare decine di migliaia di persone».
Giacomo Scotti, nel suo studio "Foibe e fobie", cita una «dichiarazione rilasciata alla fine di gennaio 1944 dal segretario del Partito fascista repubblicano e pubblicata dalla stampa della RSI dell'epoca», senza però dare ulteriori indicazioni, nella quale «l'alto gerarca», di cui non fa il nome, avrebbe affermato che «in Istria finirono infoibate dagli insorti 349 persone, in gran parte fascisti».

Scotti cita poi una relazione del pubblicista croato professor Nikola Zic, datata 28/11/44 e redatta per conto dei «servizi d'informazione del Ministero degli Esteri dello stato croato» (cioè il governo fantoccio dell'ustascia Ante Pavelic, quindi sicuramente una fonte che non doveva avere simpatie nei confronti del movimento partigiano), resa nota dallo storico fiumano Antun Giron nel 1995. Vale la pena di riportarne alcuni passi.

«All'inizio a nessun Italiano è stato fatto nulla di male. I partigiani avevano diramato l'ordine che non doveva essere fatto del male a nessuno. Ma qualche giorno dopo la scoppio della rivolta popolare alcuni corrieri a bordo di motociclette sidecar hanno
portato la notizia che i fascisti di Albona avevano chiamato e fatto venire da Pola i tedeschi in loro aiuto e questi avevano aperto il fuoco contro i partigiani. Poco dopo si è saputo che i tedeschi erano stati chiamati in aiuto anche dai fascisti di Canfanaro, Sanvincenti e Parenzo, fornendogli informazioni sui partigiani. Rispondendo alla chiamata è subito arrivata a Sanvincenti una colonna tedesca (...)
Pertanto partigiani e contadini hanno cominciato ad arrestare ed imprigionare i fascisti, ma senza alcuna intenzione di ucciderli. I partigiani decisero di fucilarne soltanto alcuni, i peggiori, ma anche molti fra questi sono stati salvati grazie all'intervento dei contadini croati e ancora più dei sacerdoti. (...) Purtroppo quando, alcuni giorni più tardi, cominciarono ad avanzare i reparti germanici, i partigiani vennero a trovarsi nell'impaccio, non sapendo dove trasferire i prigionieri fascisti per non farli cadere nelle mani dei tedeschi. In questo imbarazzo hanno deciso di ammazzarli. Ne hanno uccisi circa 200 gettandone i corpi nelle foibe».
Già questo estratto può far comprendere la complessità del tema, e quanta attenzione e cautela siano necessarie per separare quello che è frutto di propaganda e quello che è invece storicamente attendibile. Chiunque accusi studiosi seri e documentati come Claudia Cernigoi di negazionismo o di minimizzare l'entità del fenomeno è in malafede: è grazie a loro che finalmente possiamo sperare di avere strumenti di valutazione il più possibile imparziali (e Cernigoi ha il merito di vagliare tutte le fonti, abbandonando, come scrive Sandi Volk, "l'impostazione oleografica della Resistenza" e rispondendo al revisionismo "ritorcendogli contro i suoi stessi argomenti"), dopo decenni di ricostruzioni basate su fonti fasciste e propagandistiche (i libri del pordenonese Mario Pirina ne sono un esempio).

Insomma, che la Rai ci faccia una puntata della Grande Storia. Che ci mostrino il documentario britannico del 1989 The fascist legacy, acquistato e doppiato dalla Rai ma mai trasmesso.
Alla domanda "Perché proprio uno sceneggiato e non un programma storico?", Gasparri a suo tempo rispose: "Se facciamo un documentario, magari con la riesumazione delle ossa, provochiamo soltanto ripulsa. Penso che sarebbe più efficace una fiction che raccontasse la storia di una di quelle povere famiglie. Sono grandi tragedie. Come quella dell'Olocausto o di Anna Frank".
Ecco, pensandoci bene, meglio che riesumino le ossa. Che ci dicano cosa sono state le foibe e cosa non sono state.
Ma che non ci facciano vergognare con operazioni di propaganda messe insieme con lo sputo: perché anche a voler sorvolare sulla recitazione da lavoratori standard di Rai e Mediaset, sul doppiaggio sciatto e fuori sincrono, sulla storia quasi comica (cioè, mi volete dire che il villain Novak è un infoibatore per amore e per un senso di paternità frustrato?), cosa mai starebbe ad indicare la teoria di esuli nel bianco e nero finale, dovrebbe forse dare la patente di verosimiglianza a una storia inventata di sana pianta (oppure si tratta di un vezzo citazionista: signori telespettatori, siete pregati di sostituire al cognome "Negrin" il cognome "Spielberg" e poi di rilassarvi sulle vostre poltrone)?
Devo dire che qui la mia spazientita metà per la prima volta ha mostrato un briciolo di interesse (che poi è risultato essere meramente tecnico) e ha commentato maliziosamente: "vediamo come se ne esce adesso dal bianco e nero". Con la parola fine e i titoli di coda, no?

lunedì, febbraio 07, 2005

Mamelli

"The Pope is in Rome's Gemelli hospital, not the Mamelli (The Pope has flu but God is not on holiday, page 26, February 4)".
The Guardian, sezione "Corrections".

Ma sì, Mamelli, quello che ha scritto Fratelli d'Itallia.

No teletrasporto?

Oggi, alle ore 17, al Circolo della Stampa
in Corso Italia 13 a Trieste
Si parlerà del libro

Operazione Foibe
Tra storia e mito
di Claudia Cernigoi
Kappa Vu Edizioni

Interverranno insieme all'autrice:

Giorgio Marzi (presidente ANPI di Trieste)
Sandi Volk (storico)
Fabio Amodeo (giornalista)
Alessandra Kersevan (editrice)

Ho il sospetto che non disponiate del teletrasporto per essere a Trieste questo pomeriggio, e quindi del libro della Cernigoi vi parlerà la vostra sgangherata vedetta del nordest, sempre che sopravviva alla visione della seconda parte de Il cuore nel pozzo.

domenica, febbraio 06, 2005

Metto il timer

Dal sito Rai, la trama della contestata miniserie sulle foibe, Il cuore nel pozzo, in onda su Raiuno oggi e domani sera:

"Istria, 1944. Una piccola comunità istriana è sconvolta dall'arrivo dei partigiani di Tito. Tra loro c'è Novak, comandante slavo alla ricerca del figlio Carlo, avuto sei anni prima da Giulia, una donna italiana. Per non consegnare il figlio all'uomo che l'ha violentata, Giulia lo nasconde nell'orfanotrofio di Don Bruno, il sacerdote del paese. Novak non si arrende. Animato dal desiderio di vendetta uccide Giulia che si rifiuta di rivelargli dove è nascosto Carlo e continua la caccia al bambino per eliminarlo. Don Bruno, Carlo e gli altri bambini dell'orfanotrofio sono costretti a una disperata fuga attraverso le campagne dell'Istria fino al confine con l'Italia. Con l'aiuto di Ettore, un reduce alpino, di Walter, rappresentante del CNL e della giovane aiutante Anja, il sacerdote riuscirà a compiere la sua missione di salvezza fino al sacrificio della propria vita".

C'è la storia raccontata dal punto di vista di un bambino. C'è il villain titino, violentatore e persecutore di orfani. C'è il martirio della madre italiana. E naturalmente ci sono l'alpino, il CNL e la donna slava dai nobili intenti. C'è anche il prete-eroe, un Leo Gullotta della cui partecipazione tanti si stupiscono essendo egli in quota Rifondazione (tutta gente che scambia il Bagaglino per satira d'estrema sinistra, immagino).
Le mie sono solo osservazioni sul plot, che mi sembra abbastanza grossolano da far temere una fiction facilona e approssimativa. Quanto poi si presti a una grave falsificazione storica, si vedrà.
Per ora non dico nulla. Oggi e domani metto il timer, poi mi guardo diligentemente 'sta roba.
Ne riparliamo.

venerdì, febbraio 04, 2005

L'ostaggio e la cura Pyongyang



Appena ho preso l'ostaggio, Antonello mi voleva mandare addosso un battaglione di Playmobil, e poi si è reso conto che stava dalla mia parte. Il consiglio di Tonii è stato: "fagli cambiare sesso, e poi che dimostri che è capace di andare in bici da solo". Sivola mi ha messo in guardia contro il riconoscimento satellitare ("non si poteva ovviare con il solito lenzuolo nero?"). Anna esprimeva la stessa perplessità ("che razza di militante serio fa una roba del genere? a sto punto, non so, legalo al duomo!"). Daniele mostrava i primi segni di compassione, ed è stato subito perdonato (bisogna esser duri senza perdere la tenerezza). Intanto i nani guardiani da giardino si macchiavano di collaborazionismo con il nemico, e venivano rinchiusi con Bianca N. in una gabbia "meglio di Guantanamo®" (condizioni migliori, acqua fresca a disposizione, e brani scelti di prosa nordcoreana dagli altoparlanti). Un'inviata di Amnesty segnalava che le condizioni psicologiche di Ken erano disastrose a causa delle severe privazioni ("cosa ti è saltato in mente di togliergli la moto d'acqua e il meraviglioso camper?"). La già fragile personalità dell'ostaggio risentiva inoltre di alcuni dubbi sulla sua virilità sollevati da Zu e confermati entusiasticamente da tutti.
Infine, mentre ero in visita da Lia, Ken ha tentato la fuga. Non sapeva che conosco il Carso come le mie tasche. L'ho trovato che vagava per Doberdò spaventando a morte i caprioli. Questi marines se la caveranno anche, nel deserto, ma non sanno cos'è una dolina.
La cura Pyongyang continua: lo stiamo rieducando.

A hell of a lot of fun

Il Tenente Generale dei Marines James Mattis ha confessato che "sparare a certe persone è divertente". Insomma, dice Mattis, uno va in Afghanistan, e lì trova tizi che vanno in giro a prendere a schiaffi le donne perché non portano il velo, insomma, tipi che non hanno comunque più un briciolo di virilità, "e allora ti diverti un casino a sparargli".
Ma sì, hanno commentato i vertici militari, Mattis dovrebbe misurare un po' le parole, ma lui è un candido, e comunque niente da dire sul suo valore e la sua esperienza.
Quest'uomo dovrebbe vivere il resto della sua vita in un costante, umiliante e disagevole stato di disgrazia rituale. Invece a Hollywood faranno un film su di lui, e gli daranno la faccia di Harrison Ford.

Tutto questo contribuisce a rendere la situazione dell'ostaggio Ken enormemente più complicata.

giovedì, febbraio 03, 2005

Ne ho cinquanta

Fino a ieri erano solo sei.
Anche pensando di intestarne una a ciascun amico del mio gatto e alla sua fidanzata, me ne avanzano proprio tante.
Oddio, ci sarebbe l'ostaggio Ken.



Serve una Gmail?

mercoledì, febbraio 02, 2005

L'ostaggio



Ho preso un ostaggio anch'io. È un marine statunitense di nome Ken e le sue condizioni di salute per ora sono buone.
Avete qualche richiesta da fare, già che ci siamo?

Update, 3 febbraio 2005: si è scoperto che i nani da giardino fornivano informazioni cifrate al nemico per facilitare la localizzazione del nascondiglio.
E questa è la fine che hanno fatto, loro e quella perfida di Bianca N. (sempre meglio di quello che i loro amici combinano a Guantanamo, comunque).



Questo dovrebbe dimostrarvi che non sto scherzando.

Solo per ammiratori del Guardian

AUGUST 24, 1998: ... we referred to the 250,000 (pounds) advance for Vikram Seth's prize-winning novel, "A Suitable Buy." Although undoubtedly worth every penny, the book is actually called "A Suitable Boy."

In Ode to the Guardian's corrections, Regret the Error pubblica un articolo di qualche anno fa sull'irresistibile sezione del Guardian.
Per estimatori.

martedì, febbraio 01, 2005

Home(page)lessness

Lo so, non è né serio né scientifico che io abbia testato l'universale validità di MSN search inserendoci il nome di questo weblog.
Ma anche tenendo il narcisismo al minimo, come fa a starti simpatico un motore di ricerca che non ti elenca tra i suoi risultati (cioè, per sei pagine ammette che esisti - soprattutto grazie ai link dei weblog amici - ma snobba la tua homepage)?