sabato, marzo 12, 2005

Targeting Giuliana

Oggi solo un link, ma interessante. In Targeting Giuliana, pubblicato su Counterpunch, Jerry Fresia, ex ufficiale dei servizi segreti dell'aeronatica USA e attualmente residente in Italia, espone alcune considerazioni sui mezzi e le possibilità attuali degli Stati Uniti in fatto di intercettazioni telefoniche e di monitoraggio aereo e satellitare.
L'ex ufficiale definisce "assolutamente ridicola" l'affermazione del generale Casey secondo la quale gli americani non avrebbero conosciuto il percorso della macchina su cui si trovavano Nicola Calipari e Giuliana Sgrena: perfino con i mezzi a disposizione trent'anni fa avrebbero intercettato tutte le comunicazioni telefoniche tra gli agenti italiani in Iraq e Roma, avrebbero sorvegliato questo traffico in tempo reale e avrebbero saputo dove si trovava l'auto della Sgrena in qualunque momento, che ne fossero stati avvertiti o no dagli italiani.
Così continua l'analisi di Fresia:

“Durante gli anni Settanta il mio compito era quello di controllare le informazioni raccolte nella penisola coreana. Era mia responsabilità riferire serie anomalie alla Casa Bianca attraverso un telefono sicuro. A quel tempo, la fotografia satellitare era ancora agli inizi; e tuttavia ai briefing circolava una battuta: "possiamo identificare una pallina da golf ovunque sulla superficie terrestre, ma non siamo in grado di distinguerne la marca". In aggiunta alla fotografia satellitare, devo supporre che ora si ricorra anche a foto scattate da aerei con e senza pilota regolarmente posizionati su aree chiave, come l'aeroporto di Baghdad, e in grado di fornire immagini in tempo reale del traffico su strada".

Soprattutto, secondo l'ex ufficiale, a partire dal 1974 gli Stati Uniti sono stati in grado di intercettare tutte le conversazioni telefoniche, e quindi:

"Mi sembra inconcepibile che gli Stati Uniti non stessero monitorando tutte le conversazioni tra gli agenti italiani e Roma, in particolare le conversazioni via cellulare in un ambiente ostile in cui le comunicazioni attraverso il telefono cellulare vengono usate per innescare esplosivi. Dobbiamo credere che in un'aerea vicina all'aeroporto, un'area che secondo gli USA è intensamente ostile, gli americani non stessero monitorando tutti i segnali dei cellulari? Anche se queste conversazioni erano elettronicamente criptate, la posizione di tali segnali avrebbe avuto un valore enorme dal punto di vista dell'intelligence”.

Dunque, secondo Fresia, si pongono le domande sbagliate: ciò che bisogna chiedersi è "quali comunicazioni siano intercorse tra il comando statunitense e coloro che hanno sparato al veicolo di Giuliana Sgrena".

Ma Fresia si spinge più in là, affermando che un motivo per impedire a Giuliana Sgrena di raccontare la propria storia è ben evidente:

"Ricordiamo che il primo obiettivo del secondo attacco a Fallujah fu l'al-Fallujah General Hospital. Perché fu la notizia dell'enorme numero di vittime civili fornita dall'ospedale a costringere gli Stati Uniti a fermare l'attacco. In altre parole, il controllo delle informazioni provenienti da Fallujah sulle conseguenze dell'attacco statunitense, soprattutto per quanto concerne i civili, è diventato un elemento critico nelle azioni militari.
In un rapporto del ministero della salute iracheno apprendiamo che gli Stati Uniti usarono gas mostarda, nervino e napalm - alla maniera di Saddam - contro la popolazione civile di Fallujah. La stessa Sgrena ha fornito le prove fotografiche dell'uso di bombe a grappolo e del ferimento di bambini. Ho cercato invano di trovare queste notizie nei principali mezzi d'informazione corporativi. La maggior parte della popolazione americana ignora quello che le proprie truppe fanno in suo nome, e deve continuare a ignorarlo perché gli Stati Uniti continuino a fare la guerra al popolo iracheno.
L'informazione, che sia basata sull’intelligence o su quello che riferiscono alcuni giornalisti coraggiosi, può costituire l'arma più importante della guerra in Iraq. Da questo punto di vista, la macchina su cui viaggiavano Nicola e Giuliana non era semplicemente un veicolo che portava un ostaggio verso la libertà. È del tutto ragionevole supporre, data l'immoralità della guerra e di questa guerra in particolare, che quella macchina fosse considerata un obiettivo militare”.

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