sabato, febbraio 26, 2005

Due cose

Due cose.
Quando gli Stati Uniti vogliono esportare democrazia io mi preoccupo, però potrebbe benissimo trattarsi di un problema mio.
Sono attratta dall'Iran e prima o poi mi piacerebbe visitarlo, magari come turista e non come scudo umano. Mi interessa la sua cultura, il suo popolo, e se negli ultimi venticinque anni ho simpatizzato due o tre volte* per la repubblica islamica avevo le mie buone ragioni.
Detto questo, io lo so che i weblogger iraniani si trovano in difficoltà; di certo se ne parla tanto, recentemente, e forse in modo strumentale, ma questo non rende il problema meno reale e meno grave.
Quindi questi sono miei appunti personali, piccoli cambiamenti di prospettiva.
Sul blog di Another Irani Online ho scoperto alcune cose interessanti. In Iran ci sono due radio finanziate dagli Stati Uniti: Radio Sawa, in lingua araba, e Radio Farda, in lingua persiana. L'Iran Democracy Act - e io qui comincio seriamente a preoccuparmi, per il famoso mio problema - parla esplicitamente del ruolo di Radio Farda, mentre un articolo del Washington Post commenta l'insuccesso di Radio Sawa nel promuovere sentimenti filoamericani (copio e incollo perché ci vuole l'iscrizione, e anche se è gratuita io non voglio abbonare tutti e cinque i miei resistenti lettori al Post: "Radio Sawa, an Arab-language pop music and news station funded by the U.S. government and touted by the Bush administration as a success in reaching out to the Arab world, has failed to meet its mandate of promoting democracy and pro-American attitudes, according to a draft report prepared by the State Department's inspector general. The report credited Radio Sawa with attracting a large audience in key Middle East countries but said the station, which has an annual budget of $22 million, has been so preoccupied with building an audience through its music that it has failed to adequately measure whether it is influencing minds").
Si può obiettare sul fatto che la promozione degli ideali democratici come li intendono gli Stati Uniti debba per forza passare per la musica pop, ma non meravigliarsene.
Quindi lo so cosa state pensando: anche stavolta la Mira ha passato il sabato pomeriggio a scoprire l'acqua calda.
Ma magari anche no.
Radio Farda, dice Another Irani Online, questa settimana dedica un programma di "approfondimento" al problema della libertà dei blogger iraniani.
Ma è stata proprio Radio Farda a mettere nei guai Arash - il weblogger condannato a 14 anni di carcere per aver criticato il governo -, rivelando la sua vera identità durante un'intervista. È lo stesso Arash a dichiararlo, in una lettera citata (e tradotta) da Another Irani Online: "I was doing the interview with a pen name and then suddenly they would announce that were doing an interview with Arash Cigarchi. Believe me I placed no hope in them [Radio Farda] and I still dont... I don't expect anything from radio stations but it might not be a bad idea if a movement developed that familiarized them with their responsibilities to those of us who face a thousand dangers in Iran".
Insomma, conclude Another Irani Online, promuovendo con tanto zelo la democrazia e la libertà questi "benefattori" finiscono per mettere in pericolo proprio quelli che sarebbero in grado di portare un vero cambiamento nella loro società.
Questi sono i giovani iraniani: dategli una playlist come si deve e un po' d'informazione trasparente e aspettatevi anche di essere criticati.

*diciamo cinque, c'era Reagan.

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