martedì, novembre 30, 2004
Che brutta cosa è successa oggi a Roma ad alcuni bambini palestinesi del campo profughi di Chatila e ai loro accompagnatori.
Belly Dancers vs George Bush
Bush atterra in Canada e trova i manifestanti ad attenderlo. E che manifestanti: "You'll see the Raging Grannies in addition to radical cheerleaders, Belly Dancers Against Bush, (and) Artists Against War who have created an 'Unwelcome Mat'", dice soddisfatto Joe Cressy del comitato No to Bush.
Non so cosa mi incuriosisce di più: se le nonnine scatenate, le ragazze pon-pon radicali e le danzatrici del ventre contro Bush, o l'appariscente assenza delle spogliarelliste.
Non so cosa mi incuriosisce di più: se le nonnine scatenate, le ragazze pon-pon radicali e le danzatrici del ventre contro Bush, o l'appariscente assenza delle spogliarelliste.
Ieri
Al momento ho spedito la mia coppia di neuroni a passare le acque in uno stabilimento di villeggiatura sul Mar Nero (la loro presenza qui si era rivelata poco produttiva). Quando torneranno vispi e rilassati compileremo insieme la sezione dei link, e The Glory of Carniola ci sarà. Per il momento, un rimando a questo è d'obbligo.
lunedì, novembre 29, 2004
Zero the Hero
"Any number divided by zero is undefined, not zero as reported last Sunday in a Starship article about the number zero. Zero divided by zero is also undefined. The Star regrets the error".
Toronto Star, sezione "Corrections", via Regret the error.
Toronto Star, sezione "Corrections", via Regret the error.
Agenzia Walrus/Questi pazzi pazzi rumeni
Eccoli, di nuovo.
Per la seconda volta in un mese un cieco ruba una macchina e va a schiantarsi contro un albero. Aveva dichiarato: "Volevo dimostrare a me stesso che potevo fare tutto quel che volevo, nonostante il mio handicap". Questa volta si era fatto accompagnare da un altro cieco e da un vedente, che avrebbe dovuto fargli da navigatore. È successo a Izvoare, in Romania. Lo dice Ananova.
Per la seconda volta in un mese un cieco ruba una macchina e va a schiantarsi contro un albero. Aveva dichiarato: "Volevo dimostrare a me stesso che potevo fare tutto quel che volevo, nonostante il mio handicap". Questa volta si era fatto accompagnare da un altro cieco e da un vedente, che avrebbe dovuto fargli da navigatore. È successo a Izvoare, in Romania. Lo dice Ananova.
domenica, novembre 28, 2004
Gli scheletri sbagliati della sinistra
A proposito dell'articolo di Bettin sul Manifesto di ieri, dell'abitudine alla riesumazione degli scheletri sbagliati, della sinistra italiana, e di alcuni ggggiovani intellettuali rivoluzionari in estasi da fraintendimento sulla vera natura del movimento studentesco serbo Otpor: grande Babsi Jones.
sabato, novembre 27, 2004
Con i tempi che corrono/2
... but many Padanians are armed, mi fa notare Dust al volo prima di comporre "Il pandàno" (sottotitolo, Salvaguardiamo una specie in via d'estinzione):
Lungo il placido Eridano
sempre immerso nella bruma
bello come un dio pagano
che fatica e che consuma
mai sdraiato sul divano
disdegnando la carega
là tra i fumi ed il metano
vive insieme alla sua Lega
il pacifico pandàno...
(continua, qui)
Lungo il placido Eridano
sempre immerso nella bruma
bello come un dio pagano
che fatica e che consuma
mai sdraiato sul divano
disdegnando la carega
là tra i fumi ed il metano
vive insieme alla sua Lega
il pacifico pandàno...
(continua, qui)
venerdì, novembre 26, 2004
Con i tempi che corrono
... non si sa mai, e allora volevo dire che:
no Padanian was harmed in the making of this weblog.
no Padanian was harmed in the making of this weblog.
Dicono
La Lega ha offerto una taglia di 25.000 euro per trovare gli assassini del benzinaio di Lecco: "Nessuno può permettersi di toccare un padano", dichiara all'Ansa il Ministro Calderoli, non senza un tocco western: "Io avrei preferito qualcosa tipo 'vivo o morto', ma mi hanno detto che la legge non lo consente".
Plurals
"Jonny Wilkinson (Gregan's Wallabies plot new England fall, page 27, November 23) is recovering from a biceps injury, not a bicep injury. The singular of biceps is biceps. The plural of biceps is biceps".
The Guardian, sezione "Corrections", via Regret the Error.
The Guardian, sezione "Corrections", via Regret the Error.
giovedì, novembre 25, 2004
Agenzia Walrus/Para bailar la bamba
È possibile che si accorgano del refuso e lo cambino, ma il titolo di questo pezzo dell'ansa, Cellulari come mini-bambe, intanto possiamo godercelo così com'è, nella sua intatta comicità. E il chiaro plurale femminile porta malinconicamente ad escludere il milanesismo maschile "bamba", che avrebbe fatto ridere uguale.
Mancato sisma e gran preoccupazione
È ben strano, e sinistro, che tra stanotte e stamattina abbia tremato tutto il Nord, tranne il Friuli.
"Io ero in auto. Tu, sentito niente?".
"Niente".
E mia madre:
"Sentito qualcosa?"
"No. Tu?"
"No!"
L.:
"Niente di niente! E voi?"
"Tsk".
Stavamo quasi per accamparci sotto casa per solidarietà.
Siamo andati a dormire con una certa ansia, discutendo di epicentri e di magnitudo mentre fissavamo il lampadario immobile, dopo aver distribuito sms come "non prendere ascensore!", "stai sotto arco portante!", "dormi vestito!" e "non blindate la porta!".
La verità è che non siamo attrezzati, per questo genere di mancato evento.
Update: capiamoci, non vuole essere un post irrispettoso o leggero: è che a Milano vivono un sacco di persone a cui vogliamo bene (la schiacciante maggioranza degli amici), ed eravamo davvero preoccupati e in ansia. Il terremoto del Friuli ci ha reso ipersensibili a queste cose. Per sempre, temo.
"Io ero in auto. Tu, sentito niente?".
"Niente".
E mia madre:
"Sentito qualcosa?"
"No. Tu?"
"No!"
L.:
"Niente di niente! E voi?"
"Tsk".
Stavamo quasi per accamparci sotto casa per solidarietà.
Siamo andati a dormire con una certa ansia, discutendo di epicentri e di magnitudo mentre fissavamo il lampadario immobile, dopo aver distribuito sms come "non prendere ascensore!", "stai sotto arco portante!", "dormi vestito!" e "non blindate la porta!".
La verità è che non siamo attrezzati, per questo genere di mancato evento.
Update: capiamoci, non vuole essere un post irrispettoso o leggero: è che a Milano vivono un sacco di persone a cui vogliamo bene (la schiacciante maggioranza degli amici), ed eravamo davvero preoccupati e in ansia. Il terremoto del Friuli ci ha reso ipersensibili a queste cose. Per sempre, temo.
mercoledì, novembre 24, 2004
Possession: lui, lei, lui, e molti tentacoli
O. è un tipo flemmatico. Ma mettigli in dubbio le regole del cinema di fantascienza e si inviperisce: insomma, capisci presto che se tu e lui in questo momento vi trovaste in un'astronave allegramente diretta verso Orione non esiterebbe a trasformarti in spazzatura cosmica lanciandoti fuori dal portellone. Inutile obiettare che quel dato film "sì, è sci-fi, ma in fondo mette in scena una tensione psicologica (o sociale, o ideologica)...": prima di rendertene conto, sei già metaforicamente fuori dal portellone, a fare ciao con la manina.
A Trieste c'è ogni anno un bellissimo festival del cinema di fantascienza, Science plus Fiction, grazie al quale ieri abbiamo potuto vedere Possession di Andrzej Zulawski, versione originale sottotitolata (cioè senza i tagli scriteriati della versione che circola - poco, ma circola - in videocassetta): film che abbiamo inseguito per anni, un po' un mito adolescenziale, con quell'aria sempre vagamente peccaminosa che hanno le pellicole maledette o anche solo sfigate.
Ed eccolo, dunque: fotografia livida, ambientazione berlinese minevoecentoottanta (una Berlino Ovest deserta, quasi metafisica, molto bella), movimenti di camera continui e vorticosi, forse esagerati. Marc (una via di mezzo tra uomo d'affari e agente segreto, interpretato da Sam Neill) al ritorno da una delle sue missioni trova ad aspettarlo la moglie Anna (Isabelle Adjani) e il loro bimbo di cinque anni. Capisce subito che Anna ha qualcosa che non va: è distante, infastidita, sfuggente. In breve, ha un amante.
Solo che tra una scena isterica e l'altra si comprende che Anna non si dà a Heinrich, cultore saccente del sesso tantrico con cui ella ha avuto una relazione, ma - ben più appassionatamente - a un mostro tentacolare e viscido, un polpo gigante e sanguinolento uscito dalla fantasia di Carlo Rambaldi. Il mostro va prendendo progressivamente una forma più distinta, più umana. Diventa a questo punto chiaro, al pubblico ma non al marito ancora completamente all'oscuro della faccenda, che è Anna stessa ad aver dato forma alla creatura (partenogenesi? È solo un'ipotesi). E in quella che già prima di potervi assistere conoscevamo come la "scena della metropolitana", in cui Anna dà di matto in un parossismo folle (e Adjani qui è davvero spaventosa e convincente), sembra anche di assistere a un aborto.
Per proteggere il suo segreto la donna fa fuori un paio di detective assoldati dal marito e anche un'amica; lui a sua volta uccide il maestro di sesso tantrico e un misto di poliziotti e altri personaggi. Marito e moglie, tra una cosa e l'altra, tentano entrambi, ma con poca convinzione, il suicidio con un coltello elettrico. Il film si avvia con varie disquisizioni sullo sdoppiamento, sulla dicotomia corpo/anima, su Dio, sulla fede e il caos, verso l'enigmatico finale: il polpo ha preso le sembianze del marito della donna, è ora "completo"; Anna e Marc muoiono dopo una sparatoria con la polizia; il loro bambino tenta il suicidio cercando di annegare nella vasca da bagno, mentre la donna a cui era stato affidato (la sua maestra di scuola, che tanto per confondere le idee è impersonata sempre da Adjani) sta per aprire la porta a colui che crede Marc (del quale è forse innamorata) e che invece è il mostro. Chiusura sullo sguardo attonito di Isabelle, mentre si sente il frastuono di quella che sembrerebbe una catastrofe nucleare.
Io non dirò che ho capito tutto subito: bisognava pensarci, c'era molta carne al fuoco, e anche molto cruda. In auto, poi, appesantiti dal film e dai tacos mangiati poco prima (perché le proiezioni di Science plus Fiction si tengono al multisala del centro commerciale Torri d'Europa, e la gente deve pure nutrirsi in questi ambienti artificiali), O. e io ci siamo scambiati alcuni commenti ("proprio come me lo immaginavo", e "che prodotto degli anni Settanta!")e delle informazioni utili: che Zulavski era reduce da un divorzio tremendo quando ha fatto il film, che Sam Neill (già allucinato come ne Il seme della follia) considera la propria interpretazione come la migliore della sua carriera, mentre Isabelle Adjani ha definito alcune scene del film "pornografia psicologica" (qui abbiamo anche brevemente discusso dei problemi sentimentali della signora, e sono stati fatti i nomi di Daniel Day-Lewis e Jean-Michel Jarre). Abbiamo concordato sul fatto che resta il migliore film di Zulawski, per quanto misogino, eccessivo, presuntuoso (e abbiamo parlato dei film successivi, molti dei quali con la stucchevole Sophie Marceau, ahinoi musa e moglie del regista).
Il sospetto di esser di fronte alla montagna che partorisce un topolino rimane, a dire il vero. Qui c'è tutta la rabbia dell'uomo e la sua incapacità di capire il femminile, l'angoscia con cui la donna vive il rapporto di coppia (tutti i rapporti di coppia, compreso quello con l'amante classico) e il proprio ruolo di moglie e madre, la colpa, il senso isterico di soffocamento: tutto questo partorisce - letteralmente - il mostro. Un mostro in carne e ossa è quasi poco se confrontato alla profondità dell'abisso nel quale si scagliano i personaggi.
E quindi, saranno stati i tacos, sarà stato il film, ma sarà stato soprattutto che O. aveva tutta l'aria di addormentarsi al volante: insomma ho detto le parole maledette.
"In fondo, non è nemmeno un vero film di fantascienza".
O., improvvisamente sveglissimo, ha cominciato a elencare le sue benedette regole del genere, e con questo siamo approdati sani e salvi in garage (ma io avevo messo la sicura).
A casa, comunque, in momenti distinti e facendo finta di nulla, abbiamo entrambi consultato The Aurum Film Encyclopedia of Science Fiction, ovvero il Tomo Unico della Legge. E volete sapere una cosa? Possession dovrebbe stare nell'anno 1981, tra Piranha II: Flying Killers e The Protectors, Book I. E invece neanche l'ombra.
Abbiamo deciso che fosse più elegante non commentare la cosa.
A Trieste c'è ogni anno un bellissimo festival del cinema di fantascienza, Science plus Fiction, grazie al quale ieri abbiamo potuto vedere Possession di Andrzej Zulawski, versione originale sottotitolata (cioè senza i tagli scriteriati della versione che circola - poco, ma circola - in videocassetta): film che abbiamo inseguito per anni, un po' un mito adolescenziale, con quell'aria sempre vagamente peccaminosa che hanno le pellicole maledette o anche solo sfigate.
Ed eccolo, dunque: fotografia livida, ambientazione berlinese minevoecentoottanta (una Berlino Ovest deserta, quasi metafisica, molto bella), movimenti di camera continui e vorticosi, forse esagerati. Marc (una via di mezzo tra uomo d'affari e agente segreto, interpretato da Sam Neill) al ritorno da una delle sue missioni trova ad aspettarlo la moglie Anna (Isabelle Adjani) e il loro bimbo di cinque anni. Capisce subito che Anna ha qualcosa che non va: è distante, infastidita, sfuggente. In breve, ha un amante.
Solo che tra una scena isterica e l'altra si comprende che Anna non si dà a Heinrich, cultore saccente del sesso tantrico con cui ella ha avuto una relazione, ma - ben più appassionatamente - a un mostro tentacolare e viscido, un polpo gigante e sanguinolento uscito dalla fantasia di Carlo Rambaldi. Il mostro va prendendo progressivamente una forma più distinta, più umana. Diventa a questo punto chiaro, al pubblico ma non al marito ancora completamente all'oscuro della faccenda, che è Anna stessa ad aver dato forma alla creatura (partenogenesi? È solo un'ipotesi). E in quella che già prima di potervi assistere conoscevamo come la "scena della metropolitana", in cui Anna dà di matto in un parossismo folle (e Adjani qui è davvero spaventosa e convincente), sembra anche di assistere a un aborto.
Per proteggere il suo segreto la donna fa fuori un paio di detective assoldati dal marito e anche un'amica; lui a sua volta uccide il maestro di sesso tantrico e un misto di poliziotti e altri personaggi. Marito e moglie, tra una cosa e l'altra, tentano entrambi, ma con poca convinzione, il suicidio con un coltello elettrico. Il film si avvia con varie disquisizioni sullo sdoppiamento, sulla dicotomia corpo/anima, su Dio, sulla fede e il caos, verso l'enigmatico finale: il polpo ha preso le sembianze del marito della donna, è ora "completo"; Anna e Marc muoiono dopo una sparatoria con la polizia; il loro bambino tenta il suicidio cercando di annegare nella vasca da bagno, mentre la donna a cui era stato affidato (la sua maestra di scuola, che tanto per confondere le idee è impersonata sempre da Adjani) sta per aprire la porta a colui che crede Marc (del quale è forse innamorata) e che invece è il mostro. Chiusura sullo sguardo attonito di Isabelle, mentre si sente il frastuono di quella che sembrerebbe una catastrofe nucleare.
Io non dirò che ho capito tutto subito: bisognava pensarci, c'era molta carne al fuoco, e anche molto cruda. In auto, poi, appesantiti dal film e dai tacos mangiati poco prima (perché le proiezioni di Science plus Fiction si tengono al multisala del centro commerciale Torri d'Europa, e la gente deve pure nutrirsi in questi ambienti artificiali), O. e io ci siamo scambiati alcuni commenti ("proprio come me lo immaginavo", e "che prodotto degli anni Settanta!")e delle informazioni utili: che Zulavski era reduce da un divorzio tremendo quando ha fatto il film, che Sam Neill (già allucinato come ne Il seme della follia) considera la propria interpretazione come la migliore della sua carriera, mentre Isabelle Adjani ha definito alcune scene del film "pornografia psicologica" (qui abbiamo anche brevemente discusso dei problemi sentimentali della signora, e sono stati fatti i nomi di Daniel Day-Lewis e Jean-Michel Jarre). Abbiamo concordato sul fatto che resta il migliore film di Zulawski, per quanto misogino, eccessivo, presuntuoso (e abbiamo parlato dei film successivi, molti dei quali con la stucchevole Sophie Marceau, ahinoi musa e moglie del regista).
Il sospetto di esser di fronte alla montagna che partorisce un topolino rimane, a dire il vero. Qui c'è tutta la rabbia dell'uomo e la sua incapacità di capire il femminile, l'angoscia con cui la donna vive il rapporto di coppia (tutti i rapporti di coppia, compreso quello con l'amante classico) e il proprio ruolo di moglie e madre, la colpa, il senso isterico di soffocamento: tutto questo partorisce - letteralmente - il mostro. Un mostro in carne e ossa è quasi poco se confrontato alla profondità dell'abisso nel quale si scagliano i personaggi.
E quindi, saranno stati i tacos, sarà stato il film, ma sarà stato soprattutto che O. aveva tutta l'aria di addormentarsi al volante: insomma ho detto le parole maledette.
"In fondo, non è nemmeno un vero film di fantascienza".
O., improvvisamente sveglissimo, ha cominciato a elencare le sue benedette regole del genere, e con questo siamo approdati sani e salvi in garage (ma io avevo messo la sicura).
A casa, comunque, in momenti distinti e facendo finta di nulla, abbiamo entrambi consultato The Aurum Film Encyclopedia of Science Fiction, ovvero il Tomo Unico della Legge. E volete sapere una cosa? Possession dovrebbe stare nell'anno 1981, tra Piranha II: Flying Killers e The Protectors, Book I. E invece neanche l'ombra.
Abbiamo deciso che fosse più elegante non commentare la cosa.
L'Iconocl/asta
Consiglio di lettura: Dust, ispirandosi all'apparizione miracolosa della Madonna del formaggio messa all'asta su Ebay (come tutto è soggettivo: dove alcuni potrebbero vedere la Madonna io ci ho visto mia zia Palmira da giovane, in effetti. Cosa ci facesse mia zia Palmira su un pezzo di montasio, sulle prime non mi è sembrata una domanda fondamentale), ha scritto questo.
Agenzia Walrus/Questi pazzi pazzi rumeni
Ci risiamo.
Un prete di Parcovaci ha denunciato il furto di una lacrima miracolosa che era apparsa su un'immagine della Madonna. La polizia ha subito stanato la colpevole, che così ha spiegato la dinamica della sottrazione: "Mi sono avvicinata all'immagine per pregare e ho cercato di portar via la lacrima con le labbra, baciandola, senza però riuscirci. Allora l'ho tolta con un fazzoletto e me la sono portata via".
Il fazzoletto con la lacrima è adesso esposto accanto al dipinto della Madonna.
L'ispettore Taranu ha commentato: "una cosa è certa: è il primo caso di questo genere in tutta la nostra storia". E ci mancava solo che dicesse: "in tutta la nostra onorata storia di lacrimazioni mariane".
Sostiene Ananova, e chi, sennò?
Un prete di Parcovaci ha denunciato il furto di una lacrima miracolosa che era apparsa su un'immagine della Madonna. La polizia ha subito stanato la colpevole, che così ha spiegato la dinamica della sottrazione: "Mi sono avvicinata all'immagine per pregare e ho cercato di portar via la lacrima con le labbra, baciandola, senza però riuscirci. Allora l'ho tolta con un fazzoletto e me la sono portata via".
Il fazzoletto con la lacrima è adesso esposto accanto al dipinto della Madonna.
L'ispettore Taranu ha commentato: "una cosa è certa: è il primo caso di questo genere in tutta la nostra storia". E ci mancava solo che dicesse: "in tutta la nostra onorata storia di lacrimazioni mariane".
Sostiene Ananova, e chi, sennò?
lunedì, novembre 22, 2004
Vilipendio di cadavere
La finezza, il tatto, la classe di certi giornali di provincia.
Una donna di 68 anni qualche giorno fa è stata uccisa con cinque colpi alla testa nella sua casa di Spilimbergo, in provincia di Pordenone.
Ieri Il Piccolo di Trieste titolava in prima pagina Massacrata a bottigliate la "pettegola" del paese.
La fotografia ritrae una donna anziana sorridente, con la permanente, un vestito a fiori e una collanina di perle scure. Il pezzo descrive sommariamente la "macabra scena" del delitto (le bottiglie di vino, un mozzicone di sigaretta, alcune impronte), poi il cronista giudizioso traccia un sintetico ritratto della vittima. E qui viene il bello: la donna viene descritta come una "personalità bizzarra", un'"attaccabrighe", una donna "problematica, non pericolosa, ma con rapporti non buoni con il vicinato" (insomma, vecchia, rompicoglioni, balorda, e mai che si facesse i fatti suoi: state attenti che quelle così a Spilimbergo fanno una brutta fine). Viveva in un "monolocale dell'Ater" ed era "seguita dai servizi sociali": sinonimo, evidentemente, di quel genere di problemi che attirano le bottigliate in testa.
Certi redattori dovrebbero leggersi (o rileggersi) gli articoli di nera di Dino Buzzati: non solo il loro stile ne guadagnerebbe abbondantemente, ma forse imparerebbero anche che non si maltrattano così le donne vive, figuriamoci quelle morte ammazzate.
Una donna di 68 anni qualche giorno fa è stata uccisa con cinque colpi alla testa nella sua casa di Spilimbergo, in provincia di Pordenone.
Ieri Il Piccolo di Trieste titolava in prima pagina Massacrata a bottigliate la "pettegola" del paese.
La fotografia ritrae una donna anziana sorridente, con la permanente, un vestito a fiori e una collanina di perle scure. Il pezzo descrive sommariamente la "macabra scena" del delitto (le bottiglie di vino, un mozzicone di sigaretta, alcune impronte), poi il cronista giudizioso traccia un sintetico ritratto della vittima. E qui viene il bello: la donna viene descritta come una "personalità bizzarra", un'"attaccabrighe", una donna "problematica, non pericolosa, ma con rapporti non buoni con il vicinato" (insomma, vecchia, rompicoglioni, balorda, e mai che si facesse i fatti suoi: state attenti che quelle così a Spilimbergo fanno una brutta fine). Viveva in un "monolocale dell'Ater" ed era "seguita dai servizi sociali": sinonimo, evidentemente, di quel genere di problemi che attirano le bottigliate in testa.
Certi redattori dovrebbero leggersi (o rileggersi) gli articoli di nera di Dino Buzzati: non solo il loro stile ne guadagnerebbe abbondantemente, ma forse imparerebbero anche che non si maltrattano così le donne vive, figuriamoci quelle morte ammazzate.
Agenzia Walrus/Questi pazzi pazzi serbi
Sempre a proposito dell'immagine dei balcanici:
un sarto serbo ha inventato una cravatta da annodare attorno al pene: insomma, il classico regalo "per l'uomo che ha già tutto". "Spero che i clienti la compreranno per fare una buona impressione al primo appuntamento", dice Neven Vrgoc, che sostiene di avere tra i suoi clienti Arnold Schwarzenegger, Jacques Chirac e Bill Clinton e conta di lanciare la nuova idea-regalo per Natale.
La notizia è, tanto per cambiare, su Ananova.
un sarto serbo ha inventato una cravatta da annodare attorno al pene: insomma, il classico regalo "per l'uomo che ha già tutto". "Spero che i clienti la compreranno per fare una buona impressione al primo appuntamento", dice Neven Vrgoc, che sostiene di avere tra i suoi clienti Arnold Schwarzenegger, Jacques Chirac e Bill Clinton e conta di lanciare la nuova idea-regalo per Natale.
La notizia è, tanto per cambiare, su Ananova.
domenica, novembre 21, 2004
Pinokkio e il canotto del comandante B.
All'amica che mi telefona e mi chiede se per caso sono finita da qualche parte nello spazio verso il settore delta (sarcasmo), io potrei rispondere che ho passato parte del pomeriggio a leggere e a strapazzare Pinocchio, per evitare che il comandante Babsi metta in atto la sua minaccia-tipo, che consiste nel "gonfiare il canotto" (ovvero - come me la immagino io, evocando sudati fotogrammi coppoliani - scendere giù per il Naviglio, seguire il Po fino alla foce, e poi su per un tratto di mare e infine risalire canali e poi l'Isonzo fino alla fosca città di G.). Il seguito è meno chiaro, ma io sospetto che voglia incendiarmi un cassonetto a scopi dimostrativi, aizzarmi contro i condomini, organizzare una protesta pacifica finalizzata alla mia espulsione dalla Nizza austriaca, e infine espropriarmi proletariamente il gatto. Non lo so con sicurezza, mai prendere sottogamba le donne geniali.
Io ho due alternative.
Posso sperare che - essendo il canotto sprovvisto di sistemi di illuminazione - prenda per sbaglio il Timavo, che è carsico.
Oppure posso malmenare Pinocchio, trasformarlo nel moscovita compagno P., spedirlo a Strelnik che ha avuto un'altra geniale idea, e contare sul fatto che il comandante e chiunque lo desideri possano definitivamente accertare i miei limiti "letterari", e amen.
Con la mia amica al telefono ho tagliato corto e ho detto che avevo da fare tre lavatrici.
Io ho due alternative.
Posso sperare che - essendo il canotto sprovvisto di sistemi di illuminazione - prenda per sbaglio il Timavo, che è carsico.
Oppure posso malmenare Pinocchio, trasformarlo nel moscovita compagno P., spedirlo a Strelnik che ha avuto un'altra geniale idea, e contare sul fatto che il comandante e chiunque lo desideri possano definitivamente accertare i miei limiti "letterari", e amen.
Con la mia amica al telefono ho tagliato corto e ho detto che avevo da fare tre lavatrici.
venerdì, novembre 19, 2004
Agenzia Walrus/Questi pazzi pazzi rumeni
Che vi dicevo?
Il sindaco di Baia Mare in Romania aveva messo a disposizione della cittadinanza un numero verde per segnalare disservizi e dice di essere stato invece sommerso dalle chiamate di casalinghe annoiate, pronte a dichiarargli e a dimostrargli il loro amore ("mi sono state fatte dichiarazioni, e addirittura proposte erotiche").
"Capisco che le signore hanno i loro desideri, ma questi problemi vanno risolti da un'altra parte, non in Municipio", dice il sindaco molestato.
Titolo: "Stop pestering me for sex", Ananova.
Il sindaco di Baia Mare in Romania aveva messo a disposizione della cittadinanza un numero verde per segnalare disservizi e dice di essere stato invece sommerso dalle chiamate di casalinghe annoiate, pronte a dichiarargli e a dimostrargli il loro amore ("mi sono state fatte dichiarazioni, e addirittura proposte erotiche").
"Capisco che le signore hanno i loro desideri, ma questi problemi vanno risolti da un'altra parte, non in Municipio", dice il sindaco molestato.
Titolo: "Stop pestering me for sex", Ananova.
Problemi d'immagine
Si prende un reality show americano, chiamato "The Apprentice", in cui i partecipanti si sfidavano per conquistare un posto di dirigente per Donald Trump.
Si sviluppa il format, e lo si chiama "The Ambassador": 14 concorrenti dovranno mettere alla prova per 12 settimane le proprie abilità diplomatiche in qualità di "portavoce", e ogni episodio si svolgerà in un paese diverso. Il migliore vincerà un anno di lavoro da trascorrere negli Stati Uniti, come "ambasciatore" del proprio paese, spese incluse. La giuria sarà costituita, tra gli altri, da un ex capo della sicurezza e da un ex portavoce dell'esercito; qua e là ho letto anche di due ex primi ministri.
Vi dò degli indizi.
Il paese nel quale si svolgerà il reality ha qualche problema di immagine.
Negli ultimi quattro anni si è attirato le critiche internazionali.
I suoi abitanti ritengono che i loro rappresentanti politici non abbiano sufficiente carisma per combattere la cattiva stampa.
Non è l'Italia (ma ultimamente l'Italia gli è molto amica).
Ama definirsi "l'unica democrazia del Medio Oriente".
Giusto, proprio Israele. So che l'espressione "qualche problema di immagine" era fuorviante, ma è così che loro chiamano gli ultimi quattro anni e la seconda Intifada.
Aggiornamento: i problemi d'immagine di Israele.
Si sviluppa il format, e lo si chiama "The Ambassador": 14 concorrenti dovranno mettere alla prova per 12 settimane le proprie abilità diplomatiche in qualità di "portavoce", e ogni episodio si svolgerà in un paese diverso. Il migliore vincerà un anno di lavoro da trascorrere negli Stati Uniti, come "ambasciatore" del proprio paese, spese incluse. La giuria sarà costituita, tra gli altri, da un ex capo della sicurezza e da un ex portavoce dell'esercito; qua e là ho letto anche di due ex primi ministri.
Vi dò degli indizi.
Il paese nel quale si svolgerà il reality ha qualche problema di immagine.
Negli ultimi quattro anni si è attirato le critiche internazionali.
I suoi abitanti ritengono che i loro rappresentanti politici non abbiano sufficiente carisma per combattere la cattiva stampa.
Non è l'Italia (ma ultimamente l'Italia gli è molto amica).
Ama definirsi "l'unica democrazia del Medio Oriente".
Giusto, proprio Israele. So che l'espressione "qualche problema di immagine" era fuorviante, ma è così che loro chiamano gli ultimi quattro anni e la seconda Intifada.
Aggiornamento: i problemi d'immagine di Israele.
mercoledì, novembre 17, 2004
Agenzia Walrus/Questi pazzi pazzi bulgari
Fateci caso: tra le notizie bizzare raccolte ogni giorno dalle agenzie di stampa sul web sono davvero troppe le stranezze attribuite ai rumeni e ai bulgari (seguiti in genere dai serbi, mentre i croati figurano immancabilmente tra i "furbi" e gli "ingegnosi" - in effetti posso confermare che hanno appena inventato una pastiglia per fregare l'etilometro). Semplicemente non posso credere alle storie che li dipingono invariabilmente come tonti, campagnoli e gaffeurs: o i paesi balcanici hanno affidato in blocco la promozione della propria immagine a una compagnia pubblicitaria di delinquenti, o hanno il resto del mondo che gli rema contro.
Ho intenzione di segnarmele, queste notizie (Ananova, dico soprattutto a te).
A partire da oggi:
Uomo esige rimborso per maiale gay. Galen Dobrev, 43 anni, di Shumen in Bulgaria, ha spiegato costernato alla corte: "Gli interessavano solo i maiali maschi!".
Ananova
Ho intenzione di segnarmele, queste notizie (Ananova, dico soprattutto a te).
A partire da oggi:
Uomo esige rimborso per maiale gay. Galen Dobrev, 43 anni, di Shumen in Bulgaria, ha spiegato costernato alla corte: "Gli interessavano solo i maiali maschi!".
Ananova
La lega dei dritti
E allora? Forse avevo frainteso... mi era sfuggito qualcosa... Ahimè che mai non ho capito del tutto gli inglesi, ho tirato a indovinare, capivo circa metà quando mi andava bene... Cosa altro mi avranno detto in tutti questi anni?
E intanto la parte più furba della società europea, la lega dei dritti, mafiosamente in marcia... Si capivano a gesti...
Luigi Meneghello, Il dispatrio
E intanto la parte più furba della società europea, la lega dei dritti, mafiosamente in marcia... Si capivano a gesti...
Luigi Meneghello, Il dispatrio
martedì, novembre 16, 2004
Sarò noiosa/Marwan Barghouti parte seconda
Il mio compitino continua. Si tratta, dicevo, di estrarre un po' di cose che avevo archiviato negli ultimi tempi, di tradurle e di aggiornarle con fatti più recenti. È per lo più un lavoro di compilazione; come al solito, cito le fonti più rappresentative e sintetiche, questa volta incorporandole nel testo per comodità.
(Lo avevo detto, che non mi mobilito quasi mai, tranne che per Medio Oriente, Venezuela, ex-Unione Sovietica, Fidel Castro, Resistenza, certa letteratura e magagne dell'informazione, specie italiana).
Marwan Barghouti fa parte della cosiddetta nuova guardia, costituita da coloro che sono cresciuti in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza e hanno avuto una formazione ben diversa dai capi di Oslo: sono persone più povere ma anche più colte e istruite, e conoscono Israele meglio dei loro predecessori, soprattutto i “tunisini” che hanno trascorso lunghi anni in esilio; alcuni, come Barghouti, parlano l’ebraico.
C’è poi la questione del potere e dell'autorevolezza: ricordiamo che nel giugno del 2003 Barghouti è stato in grado di orchestrare dalla sua cella un periodo di sospensione delle ostilità: Hamas, le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa e la Jihad Islamica concordarono di cessare gli attacchi contro Israele per tre mesi (una tregua che tuttavia non resse). In quell’occasione l’analista politico israeliano Yossi Alpher dichiarò: “È straordinario. Questo rafforza la sua posizione come potenziale successore, facendo pensare che in un prossimo scambio di prigionieri possa essere liberato”. E ciò suggerisce che Israele, nonostante la retorica ufficiale e la successiva durissima condanna, possa avere in realtà visto in Barghouti il futuro capo dell’Autorità Palestinese. Questo potrebbe essere uno dei motivi per cui, contrariamente a ciò che egli stesso prevedeva (ai soldati che lo catturarono a Ramallah disse: “siete venuti per arrestarmi o per uccidermi?”), non fu assassinato. Non il solo motivo: quando fu arrestato e sottoposto a interrogatorio risultò subito chiaro che attraverso di lui si voleva arrivare a dimostrare che Arafat era direttamente implicato negli atti terroristici. Si riteneva dunque che potesse approfittare dell’occasione per esporre Arafat e aprirsi la strada verso la leadership, ma non fu così. Già in un'intervista del 2001 era stato esplicito: “Gli israeliani sono pazzi. Prima di tutto, pensate davvero che Arafat abbia dato l'ordine di cominciare questa Intifada? Questa Intifada non è cominciata per un ordine, e non cesserà mai per un ordine. Cesserà quando avrà raggiunto il suo obiettivo, che è quello di porre fine all'occupazione israeliana. E, in secondo luogo, queste attività militari [contro l'occupazione] non sono organizzate da Arafat”. Barghouti ha sempre mostrato rispetto per Arafat, anche se molto meno per gli altri capi di Fatah, quei moderati che ora probabilmente impediranno una sua candidatura alla presidenza.
A questo proposito, è degli ultimi giorni la notizia, confermata dalla moglie, secondo cui Barghouti sarebbe intenzionato a candidarsi alle prossime elezioni del 9 gennaio 2005. Il problema è fino a un certo punto la prigionia, soprattutto considerata la natura politica del processo. La storia ci ricorda negoziati condotti con successo da leader in prigionia, come Mandela e Jomo Keniatta. Inoltre, Barghouti è ormai considerato il leader delle migliaia di prigionieri palestinesi, che gli hanno già assicurato il loro appoggio.
Proprio il paragone con Mandela ricorre sempre più spesso negli ultimi tempi.
In “Can Barghouti be the Palestinian Mandela?”, pubblicato oggi su Arab News, Roger Harrison tratta questo aspetto, notando come il tempo trascorso in carcere da Mandela non abbia danneggiato la sua immagine e la sua credibilità: “la sua condanna era il risultato di ciò che lo stato in cui viveva percepiva come terrorismo”. Del resto, aggiunge Harrison, gli Stati Uniti non sono nuovi al riconoscimento di “ex terroristi” nel ruolo di leader politici. Harrison cita gli altri punti a favore di Barghouti, tutti già noti: è nato nei territori, viene dal basso, non si è mai compromesso con figure politiche straniere, parla bene l’ebraico ed è stato in contatto con i diversi strati della società israeliana. Come nel caso di Mandela, i suoi obiettivi sono stati essenzialmente militari e la sua organizzazione ha radici locali. È favorevole alla negoziazione e, facendo parte della generazione che ha raggiunto la maturità politica nel dopo-Oslo, non ha mai parlato di eliminazione di Israele come i suoi predecessori, ma di riconoscimento di due entità uguali e indipendenti.
Zeev Schiff di Ha-aretz ha affermato recentemente che Barghouti crede nella possibilità di una pace con Israele.
Il consenso popolare non dovrebbe mancargli ed è confermato dall'alto numero di voti con cui nel 1996 è stato eletto al Consiglio legislativo palestinese. In un articolo intitolato “Le Cas Barghouti” pubblicato su Le Monde circa due anni fa, Gilles Paris riassumeva la posizione di Barghouti e riportava le parole del direttore del Centro palestinese per i diritti umani di Gaza, Raji Sourani: “Marwan è popolare fino al midollo. È sempre a contatto con le persone, sempre in giro nella polvere e nel fango dei campi profughi, con i suoi jeans e con le sue scarpe grosse. Fatah deve essergli molto grata. Senza di lui, sarebbe Hamas a prendersi tutto!”
Anche Dominique Moisi, vicedirettore dell'Istituto francese di relazioni internazionali, è convinto che Barghouti sia l’unico ad avere “carisma e legittimità rivoluzionaria”: “Ci si deve chiedere seriamente se esistano alternative a Barghouti, se si vuole creare un Olp forte e che possa resistere a Hamas o a movimenti più estremisti ancora. Un Olp debole non è una buona cosa né per gli israeliani né per la comunità internazionale”.
Così giudica il suo attuale orientamento politico l’analista palestinese Hani Al-Masri (citato qui): "Marwan è ora più vicino al Marwan che esisteva prima dell’Intifada. Prima dell’Intifada era un moderato e appoggiava i negoziati con Israele, compresi i governi guidati dal Likud e dallo Shas. Ha preso le distanze dall’alleanza con Hamas e con la Jihad Islamica, anche se è più vicino agli Islamisti di quanto lo sia qualunque altro leader di Fatah".
Barghouti potrebbe dunque essere un valido interlocutore per Israele e un leader autentico e popolare per i palestinesi. Il fatto che Israele finora un interlocutore non l’abbia voluto, perché il modo migliore per evitare di negoziare e procedere per decisioni unilaterali è negare che vi sia un negoziatore dall’altra parte, purtroppo è un altro discorso. Così come lo sarà l'eventuale scelta dei vertici di Fatah di non candidarlo.
[forse continua...]
[la prima parte è qui]
(Lo avevo detto, che non mi mobilito quasi mai, tranne che per Medio Oriente, Venezuela, ex-Unione Sovietica, Fidel Castro, Resistenza, certa letteratura e magagne dell'informazione, specie italiana).
Marwan Barghouti fa parte della cosiddetta nuova guardia, costituita da coloro che sono cresciuti in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza e hanno avuto una formazione ben diversa dai capi di Oslo: sono persone più povere ma anche più colte e istruite, e conoscono Israele meglio dei loro predecessori, soprattutto i “tunisini” che hanno trascorso lunghi anni in esilio; alcuni, come Barghouti, parlano l’ebraico.
C’è poi la questione del potere e dell'autorevolezza: ricordiamo che nel giugno del 2003 Barghouti è stato in grado di orchestrare dalla sua cella un periodo di sospensione delle ostilità: Hamas, le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa e la Jihad Islamica concordarono di cessare gli attacchi contro Israele per tre mesi (una tregua che tuttavia non resse). In quell’occasione l’analista politico israeliano Yossi Alpher dichiarò: “È straordinario. Questo rafforza la sua posizione come potenziale successore, facendo pensare che in un prossimo scambio di prigionieri possa essere liberato”. E ciò suggerisce che Israele, nonostante la retorica ufficiale e la successiva durissima condanna, possa avere in realtà visto in Barghouti il futuro capo dell’Autorità Palestinese. Questo potrebbe essere uno dei motivi per cui, contrariamente a ciò che egli stesso prevedeva (ai soldati che lo catturarono a Ramallah disse: “siete venuti per arrestarmi o per uccidermi?”), non fu assassinato. Non il solo motivo: quando fu arrestato e sottoposto a interrogatorio risultò subito chiaro che attraverso di lui si voleva arrivare a dimostrare che Arafat era direttamente implicato negli atti terroristici. Si riteneva dunque che potesse approfittare dell’occasione per esporre Arafat e aprirsi la strada verso la leadership, ma non fu così. Già in un'intervista del 2001 era stato esplicito: “Gli israeliani sono pazzi. Prima di tutto, pensate davvero che Arafat abbia dato l'ordine di cominciare questa Intifada? Questa Intifada non è cominciata per un ordine, e non cesserà mai per un ordine. Cesserà quando avrà raggiunto il suo obiettivo, che è quello di porre fine all'occupazione israeliana. E, in secondo luogo, queste attività militari [contro l'occupazione] non sono organizzate da Arafat”. Barghouti ha sempre mostrato rispetto per Arafat, anche se molto meno per gli altri capi di Fatah, quei moderati che ora probabilmente impediranno una sua candidatura alla presidenza.
A questo proposito, è degli ultimi giorni la notizia, confermata dalla moglie, secondo cui Barghouti sarebbe intenzionato a candidarsi alle prossime elezioni del 9 gennaio 2005. Il problema è fino a un certo punto la prigionia, soprattutto considerata la natura politica del processo. La storia ci ricorda negoziati condotti con successo da leader in prigionia, come Mandela e Jomo Keniatta. Inoltre, Barghouti è ormai considerato il leader delle migliaia di prigionieri palestinesi, che gli hanno già assicurato il loro appoggio.
Proprio il paragone con Mandela ricorre sempre più spesso negli ultimi tempi.
In “Can Barghouti be the Palestinian Mandela?”, pubblicato oggi su Arab News, Roger Harrison tratta questo aspetto, notando come il tempo trascorso in carcere da Mandela non abbia danneggiato la sua immagine e la sua credibilità: “la sua condanna era il risultato di ciò che lo stato in cui viveva percepiva come terrorismo”. Del resto, aggiunge Harrison, gli Stati Uniti non sono nuovi al riconoscimento di “ex terroristi” nel ruolo di leader politici. Harrison cita gli altri punti a favore di Barghouti, tutti già noti: è nato nei territori, viene dal basso, non si è mai compromesso con figure politiche straniere, parla bene l’ebraico ed è stato in contatto con i diversi strati della società israeliana. Come nel caso di Mandela, i suoi obiettivi sono stati essenzialmente militari e la sua organizzazione ha radici locali. È favorevole alla negoziazione e, facendo parte della generazione che ha raggiunto la maturità politica nel dopo-Oslo, non ha mai parlato di eliminazione di Israele come i suoi predecessori, ma di riconoscimento di due entità uguali e indipendenti.
Zeev Schiff di Ha-aretz ha affermato recentemente che Barghouti crede nella possibilità di una pace con Israele.
Il consenso popolare non dovrebbe mancargli ed è confermato dall'alto numero di voti con cui nel 1996 è stato eletto al Consiglio legislativo palestinese. In un articolo intitolato “Le Cas Barghouti” pubblicato su Le Monde circa due anni fa, Gilles Paris riassumeva la posizione di Barghouti e riportava le parole del direttore del Centro palestinese per i diritti umani di Gaza, Raji Sourani: “Marwan è popolare fino al midollo. È sempre a contatto con le persone, sempre in giro nella polvere e nel fango dei campi profughi, con i suoi jeans e con le sue scarpe grosse. Fatah deve essergli molto grata. Senza di lui, sarebbe Hamas a prendersi tutto!”
Anche Dominique Moisi, vicedirettore dell'Istituto francese di relazioni internazionali, è convinto che Barghouti sia l’unico ad avere “carisma e legittimità rivoluzionaria”: “Ci si deve chiedere seriamente se esistano alternative a Barghouti, se si vuole creare un Olp forte e che possa resistere a Hamas o a movimenti più estremisti ancora. Un Olp debole non è una buona cosa né per gli israeliani né per la comunità internazionale”.
Così giudica il suo attuale orientamento politico l’analista palestinese Hani Al-Masri (citato qui): "Marwan è ora più vicino al Marwan che esisteva prima dell’Intifada. Prima dell’Intifada era un moderato e appoggiava i negoziati con Israele, compresi i governi guidati dal Likud e dallo Shas. Ha preso le distanze dall’alleanza con Hamas e con la Jihad Islamica, anche se è più vicino agli Islamisti di quanto lo sia qualunque altro leader di Fatah".
Barghouti potrebbe dunque essere un valido interlocutore per Israele e un leader autentico e popolare per i palestinesi. Il fatto che Israele finora un interlocutore non l’abbia voluto, perché il modo migliore per evitare di negoziare e procedere per decisioni unilaterali è negare che vi sia un negoziatore dall’altra parte, purtroppo è un altro discorso. Così come lo sarà l'eventuale scelta dei vertici di Fatah di non candidarlo.
[forse continua...]
[la prima parte è qui]
lunedì, novembre 15, 2004
Agenzia Walrus/tutta colpa del VMAT2
Il fanatismo religioso è dovuto a un gene, e probabilmente Cristo, Budda e Maometto (che "condividevano una serie di esperienze mistiche e di alterazioni della coscienza" - mi chiedo come la mettiamo con Thimoty Leary) ce l'avevano. Questa perla ci viene gentilmente fornita da Dean Hamer, dell'US National Cancer Institute. Quanto ci consola, diciamo da 0 a 100, che ci sia gente che studia il patrimonio genetico per combattere il cancro e si imbatte ("oh, e questo cos'è?") nel VMAT2, il gene del divino?
Hamer è quello che nel 1993 dichiarò di aver trovato una sequenza del DNA collegata all'omosessualità maschile. È solo questione di tempo, e prima o poi smaschererà anche il gene della predisposizione al sol dell'avvenire, alla salsa rosa, alla pizza con le patatine e alla cioccolata bianca. E il mio corpo sarà donato alla scienza.
Hamer è quello che nel 1993 dichiarò di aver trovato una sequenza del DNA collegata all'omosessualità maschile. È solo questione di tempo, e prima o poi smaschererà anche il gene della predisposizione al sol dell'avvenire, alla salsa rosa, alla pizza con le patatine e alla cioccolata bianca. E il mio corpo sarà donato alla scienza.
domenica, novembre 14, 2004
Sarò noiosa/Marwan Barghouti parte prima
A proposito del mio breve post su Marwan Barghouti, A. commenta:
"Gli israeliani non lo rilasceranno mai. E poi, il peso politico maggiore è in mano ad "al Fatah" che si è già ribattezzata "Martiri di Arafat"; al-Fatah detiene quasi il 50% dell'appoggio palestinese dentro i territori e la stragrande maggioranza al di fuori della Palestina (profughi). E' normale, che la leadership dovrà essere ricoperta da un membro del partito di Arafat. Barghouti è l'unico uomo forte che c'è oggi in Palestina, e i palestinesi hanno bisogno di un uomo forte, ma non rappresenta al Fatah ed è in galera. La questione è molto più complessa di quanto sembra".
Proprio perché la questione è complessa, e non la possiamo riassumere nei mille caratteri consentiti da Haloscan (oltretutto, lo gnomo che presiede alla numerazione dei commenti è in piena lotta sindacale) io vorrei ricostruire quello che so di Marwan Barghouti: mi accosterò all'argomento come persona normalmente interessata e senza pretese di completezza. Quello che scriverò non è indiscutibile e deriva da un montaggio di fonti (le principali sono indicate a piè di post, ne ho consultate altre che però non fanno che ribadire concetti già espressi). Precisazioni e interventi che mi aiutino a capire meglio saranno i benvenuti. Non è mia intenzione risultare faziosa, pesante, o inappropriata. Se verso la riga numero cinque vi viene il dubbio che lo stia diventando, chiudete e ci vediamo alla prossima.
Questa è la prima puntata. (eh, sì)
Innanzitutto, chi è Marwan Barghouti?
Marwan Hassib Hussein Barghouti, nato a Ramallah il 6 giugno 1958, è membro del Consiglio Legislativo Palestinese e segretario di Al Fatah (Fateh) per la Cisgiordania.
Barghouti ha aderito ad Al Fatah all'età di 15 anni, ed è laureato in storia e scienze politiche all'Università di Birzeit, dove ha anche conseguito un master in relazioni internazionali. Nel 1978 è stato imprigionato per 7 anni nelle carceri israeliane, dove è stato vittima di torture.
Era anche stato eletto come presidente del corpo studentesco all'Università di Birzeit per tre successivi mandati.
Nel 1987 è costretto a lasciare la Palestina per la Giordania. Durante la prima intifada è ufficiale di collegamento degli uffici dell'OLP ad Amman e Tunisi.
Ritorna in Palestina nel 1994 dopo gli accordi di Oslo, nei quali crede profondamente.
Nel 1996 è eletto nel Consiglio legislativo palestinese, e intraprende una lenta e determinata lotta per la democratizzazione di Fatah e contro la corruzione. Il movimento delle donne palestinesi lo considera un valido alleato nella lotta per l'emancipazione femminile.
Convinto che il processo di pace di Oslo possa portare a un totale ritiro di Israele dai territori occupati e alla fondazione di uno stato palestinese indipendente con capitale Gerusalemme, incoraggia stretti rapporti con i leader israeliani, anche di destra, favorevoli alla soluzione di due stati separati indipendenti e sovrani. Nel 1998 si rende conto che mentre Israele parla di pace gli insediamenti illegali di ebrei nei territori occupati continuano incessanti, intaccando di fatto proprio quella terra sulla quale vengono condotti i negoziati. Barghouti allora si identifica con il diffuso sentimento popolare che vede in Oslo un processo fraudolento, e guida in tutta la Cisgiordania manifestazioni che si incentrano sulla necessità di concentrarsi sul fondamentale obiettivo di porre fine all'occupazione.
In particolare, vede nell'espandersi degli insediamenti israeliani una chiara indicazione dell'inganno e della malafede di Israele nei suoi sedicenti progetti di pace.
In una famosa dichiarazione, Barghouti dice: "abbiamo tentato sette anni di intifada senza negoziati, e poi sette anni di negoziati senza intifada; forse è giunta l'ora di tentare entrambi simultaneamente". Riassume così ciò su cui la maggior parte degli osservatori politici palestinesi è d'accordo: lo Stato di Israele dev'essere costretto ad accettare l'indipendenza palestinese. I negoziati non portano da nessuna parte se non ci sono anche atti di sfida, di resistenza e di espressione della volontà nazionale palestinese.
Barghouti si trasforma così da fautore del dialogo a carismatico sostenitore della lotta contro l'occupazione. Si oppone ai negoziati di facciata, che secondo lui servono solo a prendere tempo per consentire a Israele di appropriarsi della terra palestinese e di compattare e rafforzare l'occupazione.
Il 15 aprile 2002 viene rapito dall'esercito israeliano a Ramallah, detenuto illegalmente e sottoposto a processo con accuse di terrorismo e altri gravi crimini. La detenzione e il processo appaiono in flagrante contraddizione con varie norme di diritto internazionale, contenute, fra l'altro, nella IV Convenzione di Ginevra del 1949 e negli accordi fra Israele e Palestina. L'arresto è illegale, in quanto avvenuto in violazione degli accordi ad interim tra Israele ed Olp. In base agli Accordi di Oslo, del 1993, Ramallah rientra infatti sotto la denominazione di area A, ovvero zona sottoposta a giurisdizione palestinese; In quanto membro eletto del Consiglio legislativo palestinese, Barghouti avrebbe dovuto godere dell'immunità parlamentare. Immediatamente dopo l'arresto, è stato condotto da Ramallah a Gerusalemme e successivamente trasferito in Israele, in violazione della Quarta Convenzione di Ginevra, dove è stato prima detenuto a Petak Tikva e poi a Tel Aviv.
La giustizia israeliana gli ha notificato 37 accuse di omicidio nei confronti di civili israeliani, morti per attacchi suicidi e dinamitardi, attribuendo a Barghouti la responsabilità e la paternità delle morti. La maggior parte delle accuse sono cadute durante le udienze del processo, tuttavia per cinque di questi omicidi, tutti accaduti nel 2002, è stato indicato come il mandante, e per questo condannato, nel luglio del 2004, a cinque ergastoli.
Fin dall'inizio del processo a suo carico, Barghouti si è sempre definito come leader politico del popolo palestinese e non come capo di una fazione di guerriglieri; la sua attività politica è sempre stata centrata sulla rivendicazioni dei diritti inviolabili del popolo palestinese e sulla denuncia dell'occupazione militare israeliana nei territori occupati: "non mi interessa essere condannato a uno, o dieci, o cinquanta ergastoli; il giorno in cui sarò libero sarà quello in cui finirà l'occupazione".
Nel corso degli interrogatori e della sua detenzione, Marwan Barghouti è stato sottoposto a torture di tipo fisico e psicologico, e a un regime di isolamento. La sua salute è gravemente compromessa dalle condizioni della sua detenzione: una sola ora d'aria al giorno, confinamento in una cella umida e senza ventilazione di tre metri quadrati incluso il bagno, infestata da insetti. Al Comitato per la sua liberazione a Ramallah affermano che Marwan negli ultimi tempi ha sofferto di forti dolori al petto e alla schiena e di insufficienza respiratoria. Oltre a non somministrargli le cure mediche di cui ha bisogno, le autorità israeliane non hanno concesso che le sue condizioni di salute fossero accertate da medici indicati dai familiari, né che venisse trasferito in ospedale.
[continua...]
Fonti:
Palestine History
Giuristi Democratici
bbc
"Profile: Marwan Barghouti, radical pragmatist", di Graham Usher, Al Ahram Weekly
"Interview with Marwan Barghouti" di Jefferson Fletcher, Media Monitors
Campaign to free Marwan Barghouti
"Political show trial for Marwan Barghouti", di William Hughes, Counterpunch
"The trial of Marwan Barghouti", di Uri Avnery, Counterpunch
"Gli israeliani non lo rilasceranno mai. E poi, il peso politico maggiore è in mano ad "al Fatah" che si è già ribattezzata "Martiri di Arafat"; al-Fatah detiene quasi il 50% dell'appoggio palestinese dentro i territori e la stragrande maggioranza al di fuori della Palestina (profughi). E' normale, che la leadership dovrà essere ricoperta da un membro del partito di Arafat. Barghouti è l'unico uomo forte che c'è oggi in Palestina, e i palestinesi hanno bisogno di un uomo forte, ma non rappresenta al Fatah ed è in galera. La questione è molto più complessa di quanto sembra".
Proprio perché la questione è complessa, e non la possiamo riassumere nei mille caratteri consentiti da Haloscan (oltretutto, lo gnomo che presiede alla numerazione dei commenti è in piena lotta sindacale) io vorrei ricostruire quello che so di Marwan Barghouti: mi accosterò all'argomento come persona normalmente interessata e senza pretese di completezza. Quello che scriverò non è indiscutibile e deriva da un montaggio di fonti (le principali sono indicate a piè di post, ne ho consultate altre che però non fanno che ribadire concetti già espressi). Precisazioni e interventi che mi aiutino a capire meglio saranno i benvenuti. Non è mia intenzione risultare faziosa, pesante, o inappropriata. Se verso la riga numero cinque vi viene il dubbio che lo stia diventando, chiudete e ci vediamo alla prossima.
Questa è la prima puntata. (eh, sì)
Innanzitutto, chi è Marwan Barghouti?
Marwan Hassib Hussein Barghouti, nato a Ramallah il 6 giugno 1958, è membro del Consiglio Legislativo Palestinese e segretario di Al Fatah (Fateh) per la Cisgiordania.
Barghouti ha aderito ad Al Fatah all'età di 15 anni, ed è laureato in storia e scienze politiche all'Università di Birzeit, dove ha anche conseguito un master in relazioni internazionali. Nel 1978 è stato imprigionato per 7 anni nelle carceri israeliane, dove è stato vittima di torture.
Era anche stato eletto come presidente del corpo studentesco all'Università di Birzeit per tre successivi mandati.
Nel 1987 è costretto a lasciare la Palestina per la Giordania. Durante la prima intifada è ufficiale di collegamento degli uffici dell'OLP ad Amman e Tunisi.
Ritorna in Palestina nel 1994 dopo gli accordi di Oslo, nei quali crede profondamente.
Nel 1996 è eletto nel Consiglio legislativo palestinese, e intraprende una lenta e determinata lotta per la democratizzazione di Fatah e contro la corruzione. Il movimento delle donne palestinesi lo considera un valido alleato nella lotta per l'emancipazione femminile.
Convinto che il processo di pace di Oslo possa portare a un totale ritiro di Israele dai territori occupati e alla fondazione di uno stato palestinese indipendente con capitale Gerusalemme, incoraggia stretti rapporti con i leader israeliani, anche di destra, favorevoli alla soluzione di due stati separati indipendenti e sovrani. Nel 1998 si rende conto che mentre Israele parla di pace gli insediamenti illegali di ebrei nei territori occupati continuano incessanti, intaccando di fatto proprio quella terra sulla quale vengono condotti i negoziati. Barghouti allora si identifica con il diffuso sentimento popolare che vede in Oslo un processo fraudolento, e guida in tutta la Cisgiordania manifestazioni che si incentrano sulla necessità di concentrarsi sul fondamentale obiettivo di porre fine all'occupazione.
In particolare, vede nell'espandersi degli insediamenti israeliani una chiara indicazione dell'inganno e della malafede di Israele nei suoi sedicenti progetti di pace.
In una famosa dichiarazione, Barghouti dice: "abbiamo tentato sette anni di intifada senza negoziati, e poi sette anni di negoziati senza intifada; forse è giunta l'ora di tentare entrambi simultaneamente". Riassume così ciò su cui la maggior parte degli osservatori politici palestinesi è d'accordo: lo Stato di Israele dev'essere costretto ad accettare l'indipendenza palestinese. I negoziati non portano da nessuna parte se non ci sono anche atti di sfida, di resistenza e di espressione della volontà nazionale palestinese.
Barghouti si trasforma così da fautore del dialogo a carismatico sostenitore della lotta contro l'occupazione. Si oppone ai negoziati di facciata, che secondo lui servono solo a prendere tempo per consentire a Israele di appropriarsi della terra palestinese e di compattare e rafforzare l'occupazione.
Il 15 aprile 2002 viene rapito dall'esercito israeliano a Ramallah, detenuto illegalmente e sottoposto a processo con accuse di terrorismo e altri gravi crimini. La detenzione e il processo appaiono in flagrante contraddizione con varie norme di diritto internazionale, contenute, fra l'altro, nella IV Convenzione di Ginevra del 1949 e negli accordi fra Israele e Palestina. L'arresto è illegale, in quanto avvenuto in violazione degli accordi ad interim tra Israele ed Olp. In base agli Accordi di Oslo, del 1993, Ramallah rientra infatti sotto la denominazione di area A, ovvero zona sottoposta a giurisdizione palestinese; In quanto membro eletto del Consiglio legislativo palestinese, Barghouti avrebbe dovuto godere dell'immunità parlamentare. Immediatamente dopo l'arresto, è stato condotto da Ramallah a Gerusalemme e successivamente trasferito in Israele, in violazione della Quarta Convenzione di Ginevra, dove è stato prima detenuto a Petak Tikva e poi a Tel Aviv.
La giustizia israeliana gli ha notificato 37 accuse di omicidio nei confronti di civili israeliani, morti per attacchi suicidi e dinamitardi, attribuendo a Barghouti la responsabilità e la paternità delle morti. La maggior parte delle accuse sono cadute durante le udienze del processo, tuttavia per cinque di questi omicidi, tutti accaduti nel 2002, è stato indicato come il mandante, e per questo condannato, nel luglio del 2004, a cinque ergastoli.
Fin dall'inizio del processo a suo carico, Barghouti si è sempre definito come leader politico del popolo palestinese e non come capo di una fazione di guerriglieri; la sua attività politica è sempre stata centrata sulla rivendicazioni dei diritti inviolabili del popolo palestinese e sulla denuncia dell'occupazione militare israeliana nei territori occupati: "non mi interessa essere condannato a uno, o dieci, o cinquanta ergastoli; il giorno in cui sarò libero sarà quello in cui finirà l'occupazione".
Nel corso degli interrogatori e della sua detenzione, Marwan Barghouti è stato sottoposto a torture di tipo fisico e psicologico, e a un regime di isolamento. La sua salute è gravemente compromessa dalle condizioni della sua detenzione: una sola ora d'aria al giorno, confinamento in una cella umida e senza ventilazione di tre metri quadrati incluso il bagno, infestata da insetti. Al Comitato per la sua liberazione a Ramallah affermano che Marwan negli ultimi tempi ha sofferto di forti dolori al petto e alla schiena e di insufficienza respiratoria. Oltre a non somministrargli le cure mediche di cui ha bisogno, le autorità israeliane non hanno concesso che le sue condizioni di salute fossero accertate da medici indicati dai familiari, né che venisse trasferito in ospedale.
[continua...]
Fonti:
Palestine History
Giuristi Democratici
bbc
"Profile: Marwan Barghouti, radical pragmatist", di Graham Usher, Al Ahram Weekly
"Interview with Marwan Barghouti" di Jefferson Fletcher, Media Monitors
Campaign to free Marwan Barghouti
"Political show trial for Marwan Barghouti", di William Hughes, Counterpunch
"The trial of Marwan Barghouti", di Uri Avnery, Counterpunch
sabato, novembre 13, 2004
Quizilla kills me
Il test "What kind of elitist are you?" mi qualifica come Book and language snob (ne ho fatti altri due: secondo "Which French Revolutionary are you?" sono Marat, e "Which political stereotype are you?" mi conferma comunista).
Niente che non sapessi già.
Gente come me, in caso di rivoluzione, finisce al massimo a scrivere per la propaganda. Mal che vada, in un ufficio senza finestre a stilare sofisticate liste d'epurazione.
Niente che non sapessi già.
Gente come me, in caso di rivoluzione, finisce al massimo a scrivere per la propaganda. Mal che vada, in un ufficio senza finestre a stilare sofisticate liste d'epurazione.
Normale, proprio no
Qualche avvisaglia c'era stata, ma il fatto che la Croce rossa italiana possa diventare una Società per Azioni non dovrebbe passare inosservato. Possono tradurlo come un metodo "per snellire le strutture ed incrementare la funzionalità della Croce rossa italiana, teso a consentire un ottimale assolvimento dei compiti previsti anche da disposizioni recenti", aggiungendo che "in ossequio all'indirizzo espresso dalla Croce Rossa internazionale viene garantita una maggiore indipendenza dell'ente dal Governo", eppure normale normale non è. Dico normale in mancanza di un'altra parola che adesso non mi viene, ma ci siamo capiti.
Il capo c'è
E, toccato il fondo dello scoramento, come potrebbe questo blog non dire (o meglio, scrivere) con entusiasmo: "Vai Barghouti!"?
Ci sono di mezzo cinque ergastoli (ai quali si aggiungono altri 40 anni, per sicurezza), metodi di detenzione all'israeliana, ma il capo - con la giusta dose di carisma e legittimità - c'è.
Ci sono di mezzo cinque ergastoli (ai quali si aggiungono altri 40 anni, per sicurezza), metodi di detenzione all'israeliana, ma il capo - con la giusta dose di carisma e legittimità - c'è.
venerdì, novembre 12, 2004
12 novembre
Oggi ho bisogno di Walt Whitman. Non quello su di giri che ha contagiato la poesia americana di un vitalismo quasi insopportabile (pur liberandola una volta per tutte dalla staticità e dall'accademismo), ma il Whitman dei versi in memoria di Lincoln: altro presidente, altro secolo e diversa stagione dell'anno, quella in cui dolcemente e crudelmente fioriscono i lillà. Esprimono il rispetto per un capo, il dolore dei suoi soldati, l'amore per una terra, e la forza della poesia: così parlano al mio cuore.
1
Hush'd be the camps to-day;
And, soldiers, let us drape our war-worn weapons;
And each with musing soul retire, to celebrate,
Our dear commander’s death.
No more for him life’s stormy conflicts;
Nor victory, nor defeat no more time’s dark events,
Charging like ceaseless clouds across the sky.
2
But sing, poet, in our name;
Sing of the love we bore him because you, dweller in camps, know it truly.
As they invault the coffin there;
Sing as they close the doors of earth upon him one verse,
For the heavy hearts of soldiers.
1
Hush'd be the camps to-day;
And, soldiers, let us drape our war-worn weapons;
And each with musing soul retire, to celebrate,
Our dear commander’s death.
No more for him life’s stormy conflicts;
Nor victory, nor defeat no more time’s dark events,
Charging like ceaseless clouds across the sky.
2
But sing, poet, in our name;
Sing of the love we bore him because you, dweller in camps, know it truly.
As they invault the coffin there;
Sing as they close the doors of earth upon him one verse,
For the heavy hearts of soldiers.
giovedì, novembre 11, 2004
Nera schiena del tempo
Quando le cose finiscono ormai hanno un loro numero e il mondo dipende allora dai suoi relatori, ma per poco tempo e non del tutto, non si esce mai del tutto dall'ombra, gli altri non finiscono mai e c'è sempre qualcuno per cui si racchiude un mistero. [...]
E quanto poco rimane di ogni individuo nel tempo inutile come la neve scivolosa, di quanto poco rimane traccia, e di quel poco tanto si tace, e di quello che non si tace si ricorda dopo solo una parte minima, e per poco tempo: mentre viaggiamo verso il nostro sfumare lentamente per transitare soltanto alla schiena o al rovescio di quel tempo, dove non si può continuare a pensare se non si può continuare a prendere commiato: "Addio risate e addio oltraggi. Non vi vedrò più, né voi mi vedrete. E addio ardore, addio ricordi".
Javier Marías, Domani nella battaglia pensa a me

(un paio di sere fa D. mi chiedeva come mai non avessi mai acceso la candela di Gerusalemme. Eccola.)
E quanto poco rimane di ogni individuo nel tempo inutile come la neve scivolosa, di quanto poco rimane traccia, e di quel poco tanto si tace, e di quello che non si tace si ricorda dopo solo una parte minima, e per poco tempo: mentre viaggiamo verso il nostro sfumare lentamente per transitare soltanto alla schiena o al rovescio di quel tempo, dove non si può continuare a pensare se non si può continuare a prendere commiato: "Addio risate e addio oltraggi. Non vi vedrò più, né voi mi vedrete. E addio ardore, addio ricordi".
Javier Marías, Domani nella battaglia pensa a me

(un paio di sere fa D. mi chiedeva come mai non avessi mai acceso la candela di Gerusalemme. Eccola.)

vignetta apparsa oggi su Le Monde.
Giovanardi Carlo continua a leggere il giornale durante l'annuncio in aula della morte di Arafat.
Il centrosinistra rumoreggia.
"Ma è morto un terrorista!" protesta Lo Presti Nino di Alleanza Nazionale.
"Sei un cretino!" lo apostrofa Giordano Franco di Rifondazione Comunista.
"Vieni qui sei hai coraggio!" rincara la dose Cento Paolo dei Verdi.
Solo l'intervento dei commessi ha impedito che gli insulti si trasformassero in contatto fisico tra i litiganti.
Ditemelo, che questa gente non ci somiglia.
mercoledì, novembre 10, 2004
Buttiglione il teocone
Giuro che ieri sera stavo per battere il mio record personale di resistenza televisiva: guardare Porta a Porta per più di venti minuti, senza cedere alla prima scampanellata e senza mandar giù sostanze sedative/esilaranti/pericolose per me e per gli altri.
Perché lo faccio? Essenzialmente per vantarmene il giorno dopo: è una prova di carattere, chiaro.
Mentre pensavo di avercela fatta, Rocco Buttiglione - con il sorriso febbricitante di uno che nella stessa frase è riuscito a sibilare "Santo Padre" cinque volte - è passato a specificare la differenza tra "peccato" e "condizione moralmente disordinata".
Ho spento.
Il risultato è che oggi non so se quello che vorrei fare a Buttiglione sia peccato grave o un semplice problema di entropia morale.
Se potessi scegliere mi piacerebbe peccare in santa pace.
Perché lo faccio? Essenzialmente per vantarmene il giorno dopo: è una prova di carattere, chiaro.
Mentre pensavo di avercela fatta, Rocco Buttiglione - con il sorriso febbricitante di uno che nella stessa frase è riuscito a sibilare "Santo Padre" cinque volte - è passato a specificare la differenza tra "peccato" e "condizione moralmente disordinata".
Ho spento.
Il risultato è che oggi non so se quello che vorrei fare a Buttiglione sia peccato grave o un semplice problema di entropia morale.
Se potessi scegliere mi piacerebbe peccare in santa pace.
lunedì, novembre 08, 2004
Venice Experience e Welcome Day
Io un tot di anni fa che non sto a dirvi arrivavo a Venezia per cominciare il mio primo anno accademico: c'erano l'acqua alta e lo sciopero dei lettori di madrelingua, due contrattempi che mi sarebbero diventati familiari. Tutta la mia vita universitaria è stata una corsa a ostacoli per riuscire a seguire corsi, rinnovare l'iscrizione, modificare i piani di studio secondo regole sempre diverse, iscrivermi agli esami (nella lista ufficiale, perché c'era sempre una lista non ufficiale che circolava, messa in giro da geni della disinformazione), cercare di convincere il bibliotecario del dipartimento che quella sulla foto del pass ero proprio io, presa in un buon momento e con la luce giusta. Signor Boscolo, si chiamava. Non ci siamo mai piaciuti: lui era convinto che lasciata a me stessa sarei stata capace di fare le orecchiette alle pagine, io che lui fregasse di nascosto la carta per le fotocopie.
Ricordo file interminabili, labirinti e corridoi. E il signor Boscolo, che si appostava ovunque: o aveva il dono dell'ubiquità, o un numero imprecisato di fratelli gemelli.
Il sistema-università era crudele e selettivo, parlava una lingua tutta sua e a me incomprensibile.
Mi è capitato, in questi ultimi anni, di chiedermi quanto fosse cambiata la vita degli studenti: capitemi, non sono nemmeno sicura che il voto di maturità sia ancora in sessantesimi. Per quanto ne so, potrebbe essere espresso in Experience Points, come in Final Fantasy.

Gorizia, che in passato ospitava solo un prestigioso corso di laurea in scienze diplomatiche, è ora una piccola città universitaria, una costola dei due atenei di Udine e di Trieste che si contendono le matricole a colpi di marketing strategico. I metodi d'arruolamento sono aggressivi. È capitato perfino a me di sentirmi dire: "ma lo sai che mettendosi d'accordo ti passano un casino d'esami? Potresti già andare al terzo anno. Beh, il terzo anno ancora non esiste, è un corso di laurea nuovo. Però ti conviene, ti fai la seconda laurea". Insomma, io metto da parte diplomi superflui (anzi, mi ci faccio un intero servizio di tovagliette all'americana) e l'università sopravvive con le mie tasse: ecco quel che si dice un sistema sano e funzionante.
C'è tutto, a Gorizia. Ci sono le associazioni studentesche. C'è un consorzio per lo sviluppo del polo universitario. Ci sono gli studenti. C'è, miei cari signori, il Welcome Day. L'evento clou è un percorso di prove, giochi e degustazioni di vini e prodotti tipici negli "ambienti più significativi della città": si parte dal Castello e si toccano tutte le tappe previste ("evidenziate in verde nella WD map") avendo cura di raccogliere i timbri a ogni stand; saranno valide solo le WD map che riporteranno tutti i timbri (mi hanno detto che nel Camino di Santiago funziona uguale, niente timbri, niente Compostela: duro ma giusto). Poi, ciocchi come alpini nel giorno del raduno, si consegna il tutto "allo staff di WD". Infine, estrazione di premi e "un ricordo della giornata per tutti". Giusto il tempo di mandar giù l'ultima fetta di gubana con un calice di passito, e la sera, dopo l'Happy Hour delle 20.00 ("bere l'aperitivo qui è una tradizione", capito, milanesi?), c'è il Welcome Party, per "festeggiare insieme un nuovo inizio".
La mia mentalità - così assurdamente meritocratica, plasmata dalle fantasiose e crudeli prove di resistenza da me superate con successo nella Venice experience - è completamente estranea al concetto di Welcome Day. Ma sono i tempi che cambiano: noi dovevamo estorcere con stratagemmi e regalie l'esatta ubicazione delle sedi universitarie (giuro, certi dipartimenti erano introvabili, gli informatori inaffidabili, e i metodi dovevano qualcosa alla polizia segreta della Serenissima - non me ne vanto), questi fanno l'itinerario dei sapori alla scoperta della città, con estrazione finale.
Il primo premio è un tv color 14'': e questo conferma che è tutta invidia, la mia.
Benvenuti al polo universitario di Gorizia.
Ricordo file interminabili, labirinti e corridoi. E il signor Boscolo, che si appostava ovunque: o aveva il dono dell'ubiquità, o un numero imprecisato di fratelli gemelli.
Il sistema-università era crudele e selettivo, parlava una lingua tutta sua e a me incomprensibile.
Mi è capitato, in questi ultimi anni, di chiedermi quanto fosse cambiata la vita degli studenti: capitemi, non sono nemmeno sicura che il voto di maturità sia ancora in sessantesimi. Per quanto ne so, potrebbe essere espresso in Experience Points, come in Final Fantasy.

Gorizia, che in passato ospitava solo un prestigioso corso di laurea in scienze diplomatiche, è ora una piccola città universitaria, una costola dei due atenei di Udine e di Trieste che si contendono le matricole a colpi di marketing strategico. I metodi d'arruolamento sono aggressivi. È capitato perfino a me di sentirmi dire: "ma lo sai che mettendosi d'accordo ti passano un casino d'esami? Potresti già andare al terzo anno. Beh, il terzo anno ancora non esiste, è un corso di laurea nuovo. Però ti conviene, ti fai la seconda laurea". Insomma, io metto da parte diplomi superflui (anzi, mi ci faccio un intero servizio di tovagliette all'americana) e l'università sopravvive con le mie tasse: ecco quel che si dice un sistema sano e funzionante.
C'è tutto, a Gorizia. Ci sono le associazioni studentesche. C'è un consorzio per lo sviluppo del polo universitario. Ci sono gli studenti. C'è, miei cari signori, il Welcome Day. L'evento clou è un percorso di prove, giochi e degustazioni di vini e prodotti tipici negli "ambienti più significativi della città": si parte dal Castello e si toccano tutte le tappe previste ("evidenziate in verde nella WD map") avendo cura di raccogliere i timbri a ogni stand; saranno valide solo le WD map che riporteranno tutti i timbri (mi hanno detto che nel Camino di Santiago funziona uguale, niente timbri, niente Compostela: duro ma giusto). Poi, ciocchi come alpini nel giorno del raduno, si consegna il tutto "allo staff di WD". Infine, estrazione di premi e "un ricordo della giornata per tutti". Giusto il tempo di mandar giù l'ultima fetta di gubana con un calice di passito, e la sera, dopo l'Happy Hour delle 20.00 ("bere l'aperitivo qui è una tradizione", capito, milanesi?), c'è il Welcome Party, per "festeggiare insieme un nuovo inizio".
La mia mentalità - così assurdamente meritocratica, plasmata dalle fantasiose e crudeli prove di resistenza da me superate con successo nella Venice experience - è completamente estranea al concetto di Welcome Day. Ma sono i tempi che cambiano: noi dovevamo estorcere con stratagemmi e regalie l'esatta ubicazione delle sedi universitarie (giuro, certi dipartimenti erano introvabili, gli informatori inaffidabili, e i metodi dovevano qualcosa alla polizia segreta della Serenissima - non me ne vanto), questi fanno l'itinerario dei sapori alla scoperta della città, con estrazione finale.
Il primo premio è un tv color 14'': e questo conferma che è tutta invidia, la mia.
Benvenuti al polo universitario di Gorizia.
Cosa c'è di nuovo
Suha accusa i leader palestinesi di voler seppellire vivo il marito e li accusa di cospirazione. Seguono furibonde reazioni (anzi, "alzate di scudi"), e, scrive il Corriere, "l'unanimità degli attacchi appare tanto più degna di nota venendo da forze politiche tra loro rivali".
Sono già momenti tristi. Ci mancava la sindrome Yoko Ono, adesso.
Sono già momenti tristi. Ci mancava la sindrome Yoko Ono, adesso.
domenica, novembre 07, 2004
venerdì, novembre 05, 2004
Su questa terra
Hanno diritto su questa terra alla vita: il dubbio di aprile, il profumo del pane nell'alba, le idee di una donna sugli uomini, le opere di Eschilo, il dischiudersi dell'amore, un'erba su una pietra, madri in piedi sul filo del flauto, la paura di ricordare negli invasori.
Hanno diritto su questa terra alla vita: la fine di settembre, una signora quasi quarantenne in tutto il suo fulgore, l'ora di sole in prigione, nuvole che imitano uno stormo di creature, le acclamazioni di un popolo a coloro che sorridono alla morte, la paura dei canti negli oppressori.
Su questa terra ha diritto alla vita, su questa terra, signora alla terra, la madre dei princìpi madre delle fini. Si chiamava Palestina si chiama Palestina. Mia signora ho diritto, ché sei mia signora, ho diritto alla vita.
Mahmud Darwish
Hanno diritto su questa terra alla vita: la fine di settembre, una signora quasi quarantenne in tutto il suo fulgore, l'ora di sole in prigione, nuvole che imitano uno stormo di creature, le acclamazioni di un popolo a coloro che sorridono alla morte, la paura dei canti negli oppressori.
Su questa terra ha diritto alla vita, su questa terra, signora alla terra, la madre dei princìpi madre delle fini. Si chiamava Palestina si chiama Palestina. Mia signora ho diritto, ché sei mia signora, ho diritto alla vita.
Mahmud Darwish
13 metri quadrati
Arafat sarebbe proprietario di 13 metri quadrati di terra a Gerusalemme ma Israele, a quanto pare, non ne permetterebbe mai l’inumazione in una città che è e rimane simbolo preteso da uno Stato esistente e capitale sperata di un altro che cerca di esistere. Si pensa allora a Gaza, al cimitero di Khan Yunis, dove riposa il padre di Arafat. In un mondo che a volte, e non solo in circostanze come queste, sembra non voler più distinguere chiaramente nemmeno tra la morte e la vita, anche il luogo in cui alfine troverà pace Abu Ammar, l’altro nome di Arafat, non è più una questione di “pìetas” ma solo di politica, di potere, di “business”.
Pietro Mariano Benni, Misna.org
Pietro Mariano Benni, Misna.org
giovedì, novembre 04, 2004
mercoledì, novembre 03, 2004
This sucks
Avevo preso alcuni appunti per un post crudele intitolato American Idiots (subliminal mindfuck America), confidando nel fatto che difficilmente gli Stati Uniti si sarebbero risentiti in blocco delle mie invettive, soprattutto se espresse in italiano, e che i Green Day non mi avrebbero fatto causa per i diritti. Poi il server di Blogger è stato giù tutto il giorno, ho avuto delle cose da fare, e infine ho deciso di girare un po' su Blogspot per vedere come mai il famoso server fosse giù (avevo una mia idea).
Ci stavano scrivendo in molti, in effetti.
E il risultato è che, dopo aver letto, copiato e incollato da weblog americani presi a caso, il titolo è cambiato, così come il contenuto.
Il risultato è questo.
Thats it America. You and me are done. Over with. I gave you the last four years of my life. I trusted in you to do the right thing. And all you've done is made a complete ass of yourself in front of my friends and my family. They all hate me for loving you. And ya know what? They were right. You had your chance. This was gonna be it, the great awakening. Your last chance for retribution. And you fucking blew it. Fuck you.
Afro Powered Pop Machines
Finally the bottom line: Get wealthy. Get wealthy now, quickly and as selfishly as possible. We really don't care how you do it, but money talks and middle class living walks. Sell Crack, Crystal Meth...whatever (Unless of course you're a minority (shouldn't you be in prison anyway?)) we don't really care. Embezzle funds from your company, lie, cheat or kill, that's fine just as long as you're not an abortion doctor...just kidding you can be that too! But seriously, get a lot of money together, that's the bottom line. If you're hoping for a return to the days of just making enough to have a nice house, and raise your family in a good environment while working a manufacturing, or a managerial job, and then retire on Social then buddy, you're in trouble, and if you don't like it well...
I hear Al-Qaeda's hiring.
Word of the People
Don't forget to exercise your first amendment rights while we still have it. Adios
Line of Fire
I can't believe Bush won. What's wrong with America? This is an absolute travesty.
I demand a recount. Something must be done.
It's just not right, it's not proper.
Who voted for Bush? All the religious zealots and Texas.
Stupid Texas.
I just can't believe this. All I can keep thinking is "but the Red Sox won the world series." Like that was an omen. But alas it was not. It means nothing in the grand scheme of things. We have to find a way to survive another four years of that idiot running the country. Nobody is safe. Well except for the rich and religious zealots, but nobody else.
Man. This sucks.
My Random Life
Of course my coworkers are the types who will be all over me all day sending me emails, calling, and pointing and laughing. Somebody will be hurt today.
Just off Center
Rob just told me he is having a serious crisis of faith in our system. I am not. The system worked. The majority of voters chose the candidate they wanted.
My disillusionment is with my fellow countrymen.
Did I say that out loud?
America it has been a while since Ginsberg last called.
America 48 years 9 months 17 days and what have you learned?
I can stand my own mind.
America when will you end the Iraq war?
Go fuck yourself with your fake elections.
My fingers are too weak to type and I´m too sick to think.
Allen would not write until he was in the right mind.
I do not have that luxury.
America when will you be honest with yourself?
aaronjmaier
When the country is scared and acting on instinct, the Republicans always win. Save me from the terrorists! Save me from the tax-raising liberals (such crap)! Save me from the Communists! Save me (and my kids) from the gays! That's what makes for Republican victories.
Swine Liar
I am seriously confused about why this election went down the way it did. Did voters not live in the same country that I have for the past four years?
Solid Rubish vol. 3
Congratulations to Dubya for proving the Nazi plan works.
Joe Astropy
I hope that I am wrong about this Bush Administration. I hope that the rest of the country is smarter than me. I fear we are going in the wrong direction. I suspect that we are in for 4 years of war mongering, 4 years of deficit increase, 4 years of the rich getting richer and the poor getting poorer, 4 years of fear tactics and misleading the American people about dangers lurking in the world, 4 years of mishandling intelligence, 4 years of not accepting people who don't look or act like us.
Namyreve
B-b-b-b-ut---the Redskins LOST!
Musty Tv
This is about more than feeling "blue." This is the knowledge that things in this country -- and throughout the world -- will get much worse before they ever get better. Today, the poets are weeping.
Chicago Writer
And it's going to be okay, really. Things right now are scary, no doubt about it. But hey, Germany and Italy are still standing, even though the fascists did their best to cause their societies to implode.
Mouse Words
I know its far fetched. But if you believe, and enough people believe, we may be able to get him yet. Before our citizenship request to Canada is approved.
Political Rants
Any political system where a large portion of the minority vote can be stifled in order to give a political party an edge--or, in the case of the 2000 election, a victory--has something terribly wrong with it. And any democratic social system whose media does not report on the corruption of the electoral process is failing the people who depend on it.
The voice of the people is being taken from them.
What is happening? Why isn't America outraged?
Alternate Perspective
Another four years of the BUSH CORPORATION. Hopefully we can survive it. When things are as bad or worse in the next four years. Those of you that voted for him will have to live with your decision.
Doppler's View
Stockholm Syndrome
It's the only explanation.
Eggplants Smoothie
What we have today is a class war; an intelligence war of the informed versus the ignorant. How do you win that? The masses will always be led by these people so long as the Mark Twain saying about lies traveling the world before the truth puts on its shoes stays with us. For the most part this was the lemming election, with the electorate following the president because of fear and hate.
The Hypocritical Observer
Well on the plus side to the idiot winning the election again, we'll get more Rock against Bush albums.
85 Capri
(Canadian blog)
I just took the test to see if I qualify as a "skilled worker" to immigrate to Canada. You need 67 out of 100 points. I got 67.
See you up North.
Greg the Boyfriend
I really thought that my fellow countrymen were smarter than this. That the people have more compassion and common sense than this. That the people had risen to speak our peace, and in turn bring peace upon us. Apparently it is not to be so.
I feel defeated. and fear is upon me.
Taliendo
The executive branch, both houses of the legislature, and soon the judiciary. Oh yes, strap on your seatbelts, my friends. It is going to be a WIIIIILD RIDE! Yeehaw!
Thinkateria
I expected that people would be more concerned with issues on the homefront and insist on reform that would shift our focus from policing a world that doesn't wish to be policed to helping our homeless and giving our children better educations. I. Don't. Get. It. I guess I should be an optimist- only four more years, right? I think I'll go cry now.
onemomsblog
I keep watching my dog Gurgi playing in the house, picking up bones, grabbing all his chewtoys, just thrilled at the prospect of spending time with me. Overflowing with unconditional love. Blissfully ignorant of the state of the world.
I think I'm going to go over there and give him a hug.
Bridging the Gap
I would like to say to America that, YOU SUCK!!
Sloth Moss
Ci stavano scrivendo in molti, in effetti.
E il risultato è che, dopo aver letto, copiato e incollato da weblog americani presi a caso, il titolo è cambiato, così come il contenuto.
Il risultato è questo.
Thats it America. You and me are done. Over with. I gave you the last four years of my life. I trusted in you to do the right thing. And all you've done is made a complete ass of yourself in front of my friends and my family. They all hate me for loving you. And ya know what? They were right. You had your chance. This was gonna be it, the great awakening. Your last chance for retribution. And you fucking blew it. Fuck you.
Afro Powered Pop Machines
Finally the bottom line: Get wealthy. Get wealthy now, quickly and as selfishly as possible. We really don't care how you do it, but money talks and middle class living walks. Sell Crack, Crystal Meth...whatever (Unless of course you're a minority (shouldn't you be in prison anyway?)) we don't really care. Embezzle funds from your company, lie, cheat or kill, that's fine just as long as you're not an abortion doctor...just kidding you can be that too! But seriously, get a lot of money together, that's the bottom line. If you're hoping for a return to the days of just making enough to have a nice house, and raise your family in a good environment while working a manufacturing, or a managerial job, and then retire on Social then buddy, you're in trouble, and if you don't like it well...
I hear Al-Qaeda's hiring.
Word of the People
Don't forget to exercise your first amendment rights while we still have it. Adios
Line of Fire
I can't believe Bush won. What's wrong with America? This is an absolute travesty.
I demand a recount. Something must be done.
It's just not right, it's not proper.
Who voted for Bush? All the religious zealots and Texas.
Stupid Texas.
I just can't believe this. All I can keep thinking is "but the Red Sox won the world series." Like that was an omen. But alas it was not. It means nothing in the grand scheme of things. We have to find a way to survive another four years of that idiot running the country. Nobody is safe. Well except for the rich and religious zealots, but nobody else.
Man. This sucks.
My Random Life
Of course my coworkers are the types who will be all over me all day sending me emails, calling, and pointing and laughing. Somebody will be hurt today.
Just off Center
Rob just told me he is having a serious crisis of faith in our system. I am not. The system worked. The majority of voters chose the candidate they wanted.
My disillusionment is with my fellow countrymen.
Did I say that out loud?
America it has been a while since Ginsberg last called.
America 48 years 9 months 17 days and what have you learned?
I can stand my own mind.
America when will you end the Iraq war?
Go fuck yourself with your fake elections.
My fingers are too weak to type and I´m too sick to think.
Allen would not write until he was in the right mind.
I do not have that luxury.
America when will you be honest with yourself?
aaronjmaier
When the country is scared and acting on instinct, the Republicans always win. Save me from the terrorists! Save me from the tax-raising liberals (such crap)! Save me from the Communists! Save me (and my kids) from the gays! That's what makes for Republican victories.
Swine Liar
I am seriously confused about why this election went down the way it did. Did voters not live in the same country that I have for the past four years?
Solid Rubish vol. 3
Congratulations to Dubya for proving the Nazi plan works.
Joe Astropy
I hope that I am wrong about this Bush Administration. I hope that the rest of the country is smarter than me. I fear we are going in the wrong direction. I suspect that we are in for 4 years of war mongering, 4 years of deficit increase, 4 years of the rich getting richer and the poor getting poorer, 4 years of fear tactics and misleading the American people about dangers lurking in the world, 4 years of mishandling intelligence, 4 years of not accepting people who don't look or act like us.
Namyreve
B-b-b-b-ut---the Redskins LOST!
Musty Tv
This is about more than feeling "blue." This is the knowledge that things in this country -- and throughout the world -- will get much worse before they ever get better. Today, the poets are weeping.
Chicago Writer
And it's going to be okay, really. Things right now are scary, no doubt about it. But hey, Germany and Italy are still standing, even though the fascists did their best to cause their societies to implode.
Mouse Words
I know its far fetched. But if you believe, and enough people believe, we may be able to get him yet. Before our citizenship request to Canada is approved.
Political Rants
Any political system where a large portion of the minority vote can be stifled in order to give a political party an edge--or, in the case of the 2000 election, a victory--has something terribly wrong with it. And any democratic social system whose media does not report on the corruption of the electoral process is failing the people who depend on it.
The voice of the people is being taken from them.
What is happening? Why isn't America outraged?
Alternate Perspective
Another four years of the BUSH CORPORATION. Hopefully we can survive it. When things are as bad or worse in the next four years. Those of you that voted for him will have to live with your decision.
Doppler's View
Stockholm Syndrome
It's the only explanation.
Eggplants Smoothie
What we have today is a class war; an intelligence war of the informed versus the ignorant. How do you win that? The masses will always be led by these people so long as the Mark Twain saying about lies traveling the world before the truth puts on its shoes stays with us. For the most part this was the lemming election, with the electorate following the president because of fear and hate.
The Hypocritical Observer
Well on the plus side to the idiot winning the election again, we'll get more Rock against Bush albums.
85 Capri
(Canadian blog)
I just took the test to see if I qualify as a "skilled worker" to immigrate to Canada. You need 67 out of 100 points. I got 67.
See you up North.
Greg the Boyfriend
I really thought that my fellow countrymen were smarter than this. That the people have more compassion and common sense than this. That the people had risen to speak our peace, and in turn bring peace upon us. Apparently it is not to be so.
I feel defeated. and fear is upon me.
Taliendo
The executive branch, both houses of the legislature, and soon the judiciary. Oh yes, strap on your seatbelts, my friends. It is going to be a WIIIIILD RIDE! Yeehaw!
Thinkateria
I expected that people would be more concerned with issues on the homefront and insist on reform that would shift our focus from policing a world that doesn't wish to be policed to helping our homeless and giving our children better educations. I. Don't. Get. It. I guess I should be an optimist- only four more years, right? I think I'll go cry now.
onemomsblog
I keep watching my dog Gurgi playing in the house, picking up bones, grabbing all his chewtoys, just thrilled at the prospect of spending time with me. Overflowing with unconditional love. Blissfully ignorant of the state of the world.
I think I'm going to go over there and give him a hug.
Bridging the Gap
I would like to say to America that, YOU SUCK!!
Sloth Moss
martedì, novembre 02, 2004
Agenzia Walrus/Jet-lag
Fa caldo, 28°, c'è il sole, a Barcola i triestini fanno il bagno come se fosse fine agosto: data l'età media dei bagnanti e la luce rosata del pomeriggio, la scena sta tra l'onirico e Cocoon. Invece è solo l'aria africana.
Io mi porto dietro da un paio di giorni due strane occhiaie da Tavor, una faccia artificialmente riposata, pupille vagamente divergenti, espressione tra il perplesso e il "vedo la gente morta" (per l'occasione).
Su un quotidiano ho letto che il passaggio all'ora solare ha sull'organismo gli effetti di un mini jet-lag: "come un volo Roma-Londra".
Addirittura. Maledetto meridiano di Greenwich.
Io mi porto dietro da un paio di giorni due strane occhiaie da Tavor, una faccia artificialmente riposata, pupille vagamente divergenti, espressione tra il perplesso e il "vedo la gente morta" (per l'occasione).
Su un quotidiano ho letto che il passaggio all'ora solare ha sull'organismo gli effetti di un mini jet-lag: "come un volo Roma-Londra".
Addirittura. Maledetto meridiano di Greenwich.
lunedì, novembre 01, 2004
Blogger e moscerini
Babsi e Roquentin hanno scritto osservazioni che io trovo molto valide (beh, anche divertenti e taglienti, profonde e niente affatto paranoiche) sull'antologia di Einaudi dal titolo La notte dei blogger. Lo hanno fatto accostandosi all'argomento in modi e stili diversi, come mi sarebbe piaciuto e immaginavo che facessero. Scrivono come pochissimi in Italia: mi imbarazzerebbe chiamarli blogger, come non chiamo blogger altre persone che stimo e leggo tutti i giorni (li leggo anche quando non scrivono, gustandomi il repertorio). Mi stupirei di trovarli in un'antologia con questa "qualifica", insieme a persone incoraggiate a dare di sé definizioni simpatiche e manieristicamente balorde. Non li considero "superiori", non attribuisco poteri: è che non me li vedo a scrivere per 250 euro (e se questa è la cifra, a proposito, io suggerirei loro di sindacalizzarsi un minimo) e qualche comparsata, ma magari gratis in un progetto di tutt'altro peso e in migliore compagnia invece sì, eccome. Lo dimostrano tutti i giorni.
Il mio unico pigro contributo è molto semplice, ed è una considerazione generale: nel momento in cui raggiunge la carta stampata il blog non è più tale. Diventa qualcos'altro (probabilmente "narrativa da moscerino", come dice Babsi citando Sartre). Anche nel migliore dei casi, privatelo del suo mezzo, della possibilità di vivere nel presente, nei legami e nella rete di rapporti che stabilisce, e sarà solo un pezzo di carta scritto su commissione. Perfino il blog più comune, senza pretese, ha un suo particolare carattere, un suo contesto, un'imprevedibilità di fondo che ne costituisce l'essenza: vive di equilibri momentanei, di temi ricorrenti, di scarti improvvisi e di assestamenti a volte ruffiani. Scrivere un weblog cambia il modo di scriverlo. È questa l'esperienza. E se il libro dell'Einaudi causa qualche irritazione anche a me, che sono estranea a qualunque forma di aggregazione e di appartenenza in rete e per banali motivi di bassa pressione piuttosto imperturbabile (a meno che non si parli di Medio Oriente, di Bolivarismo, di Unione Sovietica, del Maresciallo Tito, o della grande letteratura), è perché le etichette, dài, fanno un po' schifo: quei blogger e le loro notti sono diventati come gli Scrittori Cannibali, i Giovani Giallisti Italiani, i Pulp. Un po' sagome, come i "giovani alternativi" a due dimensioni della pubblicità, e a me questo piace molto poco.
Scusate l'antipatia, ma verso sera mi si risolleva la pressione; ho appena finito il romanzo di Yehoshua (stessa casa editrice, quella che pubblica anche Saramago, in ritardo, e su carta così sottile da far pensare che i ragazzi abbiano davvero bisogno di tirar su soldi in altro modo) e mi conviene parlare finché ho ancora chiara in mente la differenza tra scrittori e penne furbe.
Se posso farlo è perché un weblog è anche questo, si fa e si disfa nel presente, è un nulla: e, se risulta sgradevole, c'è sempre l'amichevole simbolo della x in alto a destra per chiudere la finestra. Ctrl+W, per gli amanti della tastiera.
Il mio unico pigro contributo è molto semplice, ed è una considerazione generale: nel momento in cui raggiunge la carta stampata il blog non è più tale. Diventa qualcos'altro (probabilmente "narrativa da moscerino", come dice Babsi citando Sartre). Anche nel migliore dei casi, privatelo del suo mezzo, della possibilità di vivere nel presente, nei legami e nella rete di rapporti che stabilisce, e sarà solo un pezzo di carta scritto su commissione. Perfino il blog più comune, senza pretese, ha un suo particolare carattere, un suo contesto, un'imprevedibilità di fondo che ne costituisce l'essenza: vive di equilibri momentanei, di temi ricorrenti, di scarti improvvisi e di assestamenti a volte ruffiani. Scrivere un weblog cambia il modo di scriverlo. È questa l'esperienza. E se il libro dell'Einaudi causa qualche irritazione anche a me, che sono estranea a qualunque forma di aggregazione e di appartenenza in rete e per banali motivi di bassa pressione piuttosto imperturbabile (a meno che non si parli di Medio Oriente, di Bolivarismo, di Unione Sovietica, del Maresciallo Tito, o della grande letteratura), è perché le etichette, dài, fanno un po' schifo: quei blogger e le loro notti sono diventati come gli Scrittori Cannibali, i Giovani Giallisti Italiani, i Pulp. Un po' sagome, come i "giovani alternativi" a due dimensioni della pubblicità, e a me questo piace molto poco.
Scusate l'antipatia, ma verso sera mi si risolleva la pressione; ho appena finito il romanzo di Yehoshua (stessa casa editrice, quella che pubblica anche Saramago, in ritardo, e su carta così sottile da far pensare che i ragazzi abbiano davvero bisogno di tirar su soldi in altro modo) e mi conviene parlare finché ho ancora chiara in mente la differenza tra scrittori e penne furbe.
Se posso farlo è perché un weblog è anche questo, si fa e si disfa nel presente, è un nulla: e, se risulta sgradevole, c'è sempre l'amichevole simbolo della x in alto a destra per chiudere la finestra. Ctrl+W, per gli amanti della tastiera.



