domenica, ottobre 31, 2004

I miei sogni

"Non so se qui da noi i più giovani avvertano in queste ore il nostro stesso turbamento. Per noi Arafat ha rappresentato la scoperta di un'ingiustizia che ignoravamo, venuta prepotentemente alla ribalta grazie a una coraggiosissima guerriglia popolare, intrecciata a una spregiudicata iniziativa diplomatica, a una politicizzazione di massa che ha consentito di evitare i gesti esemplari ed isolati (si pensi alla condanna da parte di Al Fatah del dirottamento degli aerei operato a suo tempo dal Fronte popolare) perché non rendevano partecipi la collettività. Un movimento nato da una costola del nazionalismo ma che rapidamente si era imbevuto della cultura del movimento operaio internazionale col quale si trovò subito consonante. Da quell'esordio sono passati molti anni e la tragica immagine di Arafat prigioniero da due anni e mezzo in un edificio diroccato di Ramallah, costretto a ricevere da Sharon la pelosa libertà di uscirne per entrare in un ospedale di Francia da cui non si sa se potrà mai rientrare nel suo paese, mentre case e uliveti della sua gente vengono divelti dai bulldozer israeliani e i corpi di fratelli e sorelle dilaniati dalle bombe di Sharon che passa per un «eroe» perché ha imposto il ritiro di qualche colono dalla Striscia di Gaza, tacendo su cosa vorrà fare della Cisgiordania - tutto questo rischia di farci morire la speranza nel cuore, di indurci a pensare che i feddayn, che il presidente dell'Olp aveva portato alla ribalta della storia sono stati, anch'essi, un mito del `68. Da seppellire con tutti i sogni del `900".
Luciana Castellina, "La pace non si esilia", Il Manifesto, 30.10.2004

Oggi grazie a Ariel Sharon sappiamo che Arafat non sarà mai seppellito a Gerusalemme. Lo vedremo.
Oggi sappiamo anche che la malattia di Arafat è forse curabile, e che le fonti israeliane e statunitensi (quel "lo dice la CNN" che sembra legittimare qualsiasi notizia) citate con sicurezza da quasi tutti i nostri mezzi di comunicazione non erano più credibili di quelle palestinesi, nell'insistere impietosamente e dettagliatamente sulle condizioni di salute estreme, sulle ripetute perdite di coscienza e sulla mancanza di lucidità del presidente tenuto prigioniero per più di due anni a Ramallah. Mi aveva incuriosita, a questo proposito, un articolo completamente diverso apparso sul Times del 29 ottobre, in cui uno specialista tracciava un parallelismo tra le condizioni cliniche di Arafat e quelle del Papa (entrambi soffrono del morbo di Parkinson).
Le parole di Luciana Castellina, e anche il suo richiamo a un'Europa che china la testa davanti allo sterminio dei palestinesi nella propria terra, mi sono piaciute: non mi sono piaciuti l'atteggiamento di quasi tutta la sinistra italiana negli ultimi anni, l'ambiguità e la mancanza di coraggio, la capacità straordinaria di inibire i propri slanci e di censurare il proprio passato, di tacere di fronte alla segregazione, al massacro e all'umiliazione sistematica del popolo di Palestina. Non mi è piaciuta, negli ultimi giorni, la fretta di mettere fuori gioco Arafat una volta per tutte, di liquidarlo umanamente e politicamente, cancellando insieme all'uomo la sua portata storica.
Perché io, che pure il '68 l'ho conosciuto di seconda mano senza nemmeno affezionarmici particolarmente (e ho vissuto con passione i decenni seguenti), nei momenti migliori o più incoscienti o più disperati ho ancora voglia di dire ad alta voce che certi sogni del Novecento non sono disposta a seppellirli.
Né a Gerusalemme, né da nessun'altra parte.

Il gilet di Henry James

Non si finisce mai di imparare: c'è sempre un infaticabile e informato redattore del Venerdì di Repubblica che ne sa più di te.
Scopro così che Henry James è l'autore di un romanzo dal titolo Giro di vita. E a nulla vale la breve intervista a Nadia Fusini sul carattere parasintattico della lingua di James e il vastissimo campo semantico a cui attinge: ormai non riesco a togliermi dalla mente una fantasia su uomini di mezza età alle prese con gilet abbottonati male.

venerdì, ottobre 29, 2004

Il leone è vivo

"Oggi, mentre Arafat spera forse in una diagnosi in un grande ospedale francese, è davvero il suo sangue a essere colpito da una malattia misteriosa o è il cervello di una crescente parte del mondo a essere contagiato da una patologia sempre più grave? Per non parlare dell’anima, del cuore..."
Pietro Mariano Benni, Misna.org

Da tempo, su suggerimento di un carissimo amico che (se le definizioni hanno un senso) si definisce "cristiano sociale", leggo le notizie e gli approfondimenti di misna.org: un sito che - per pregiudizio, per disattenzione, ma soprattutto per stupidità - non avrei conosciuto se non mi fosse stato indicato come fonte preziosa ed equilibrata di notizie sul Medio Oriente, l'Africa e l'America Latina. Aggiungerei anche "non allineata", e di questi tempi è un lusso. Qui oggi ho trovato questa valutazione di Pietro Mariano Benni (il collegamento è, per comodità, a una pagina di Reporter Associati).

giovedì, ottobre 28, 2004

Fine pomeriggio, poesia

I find it very difficult to enthuse
Over the current news.
Just when you think that at least the outlook is so black that it can grow no blacker, it worsens,
And that is why I do not like the news, because there has never been an era when so many things were going so right for so many of the wrong persons.

Ogden Nash, "Everybody Tells Me Everything"

Martire

"Sono finito in una trappola, infilzato da un tridente. Primo, l'ostilità per l'Italia di Berlusconi. Secondo, lo scontro istituzionale fra questo parlamento e i governi nazionali. Terzo, lo sfavore verso i cattolici".
Rocco Buttiglione

Come diceva Flaiano, la stupidità degli altri mi affascina, ma preferisco la mia.

mercoledì, ottobre 27, 2004

No Gandhi

Su WinMx, cercando "Lisa Gerrard":
Spot-Telecom 2004 con Gandhi (no Gandhi)-Lisa Gerrard-Pieter Bourke-Sacrifice.mp3

Ci mancherebbe pure che uno si scaricasse un pezzo con il discorso (Telecom cut) di Gandhi.
Ah, se avesse potuto comunicare così, che mondo sarebbe oggi?
Per esempio, esisterebbe, la Telecom?

Look down on me

La divertente Hierarchy of Blogging di Random Acts of Reality conferma quello che ho sempre saputo: questo blog è di fascia bassa, bassissima. E non solo perché pubblica con Blogger ed è ospitato su Blogspot, ha il suo bel contatore di accessi (è colpa mia se mi piacciono le statistiche?), non è in inglese e neanche bilingue e talvolta ospita immagini dell'animaletto di casa e post gattofili.
Qui non parliamo di proletariato, questo è lumpenproletariat: avercela, una coscienza di classe. È la felicità incosciente dei fuori casta, la mia.
E poi, non vorremo mica scatenare una guerra tra poveri con quelli di Livejournal, no? (non ho nominato, per delicatezza, gli splinderiani).

martedì, ottobre 26, 2004

Agenzia Walrus/Calamite

Io lo so che ora non sapete che farvene di questa informazione. Però queste cose si depositano in un angolo della memoria per farsi vive al momento giusto, risparmiando drammatiche corse in macchina nella notte e lunghe attese al pronto soccorso. Per esempio, io so che non bisogna lasciare a portata di gatto gomitoli di lana, elastici, stelle di natale, vischio, rododendri e liquido antigelo: non posso impedire che Gitibello si abbeveri alla macchina per il caffè espresso o si ingozzi di pane alla zucca incustodito, ma almeno ho dimezzato i rischi.
È che io divento una specie di zia a marzo, e sono già nervosa.
Quindi segnatevi il monito di alcuni scienziati americani, riportato dal Guardian: non bisogna per nessuna ragione lasciare che un bambino tra i sei mesi e i tre anni inghiotta due calamite. Una sola va bene. Due, nnnnnnn. Non è dato sapere cosa succeda ai bimbi sopra i tre anni: si disinteressano di punto in bianco all'articolo e passano - diciamo - alle graffette e alle puntine da disegno, o il loro intestino ha un upgrade che lo rende capace di gestire l'emergenza?
Teniamoci il dubbio.
Penso che valga anche per i gatti. Per fortuna, non è che qua girino molte coppie di calamite al gusto di zucca.

Agenzia Walrus/Black is Black

Basta con la chioma bionda, l'occhio ceruleo e la carnagione English rose. Duemila anni fa gli abitanti di Betlemme erano un misto di etiopi, egiziani, babilonesi, con componenti dell'Africa centrale: quindi Cristo aveva la pelle scura, e sale così al primo posto nella classifica delle icone nere di tutti i tempi, battendo Martin Luther King e Malcolm X. Il portavoce della Chiesa d'Inghilterra dichiara che, insomma, Gesù dopotutto era un palestinese (e, sarete d'accordo con me, per un palestinese 33 anni sono un bel risultato).
Quindi, per farci capire meglio, il Sun ritocca l'Ultima Cena in stile black pride.

lunedì, ottobre 25, 2004

Parlo male il tedesco, scusa, pardon

Al Goethe-Institut hanno deciso di lanciare un concorso per dimostrare che il tedesco non è meno bello e romantico dell'italiano e del francese: la parola più bella (su più di 20.000) è risultata essere Habseligkeiten (cose possedute, proprietà, effetti).
Al secondo posto Geborgenheit (sicurezza, intimità). Non proprio il massimo del romanticismo, direi, ma di certo sono io che pronuncio male. Comunque non nascondo un po' di delusione: dalla lingua di Goethe e Rilke (e con tutte quelle maiuscole) mi aspettavo qualcosa di più.
Da ipocondriaca solo lievemente versata per le lingue, sono d'accordo con Woody Allen quando fa dire a uno dei suoi personaggi che le parole più belle non sono "Ti amo", ma "È benigno". Però Liebe solo al terzo posto, suvvia...

Cose che succedono nella città di G.

Cinema Vittoria, città di G.
Alla cassa (veramente, attorno al registratore di cassa) abbiamo notato un po' di scompiglio. O. si è fatto avanti, e ignorando la palese difficoltà della cassiera ha detto "Lamalaeducación, due". Facendo due con la mano, per sicurezza. E c'è mancato poco che dicesse "dos".
"Siiiiii, veramente abbiamo qualche problema di funzionamento della cassa, vi dispiace pagare all'uscita?"
Di pagare all'uscita dal cine non ci era mai capitato.

Poi abbiamo visto il film. O. si era messo in testa due idee: la prima, era che durasse più di Io, robot (cinema Corso, sala Rossa), palesemente avvantaggiando quest'ultimo; la seconda, era che il film fosse un isterico e troppo personale atto d'accusa contro le magagne dell'educazione cattolica (opinione condivisibilissima, ma non sempre garante di buona riuscita artistica). Idea che tutto sommato mi ero fatta anch'io, leggendo di sfuggita alcune recensioni in tempo di Cannes.
Due sono le cose:
1. o il proiezionista ha deciso di tagliar corto eliminando un po' di metri di pellicola;
2. o noi e alcuni signori recensori abbiamo visto due film diversi.
Fatto sta che La mala educación, un noir complesso e struggente in cui nessuno è ciò che sembra, è l'opera amara e dolce di un regista maturo: e se è davvero il frutto di un'ossessione, è anche la prova di come l'arte riesca a volte a dominare con successo una materia difficile, coinvolgente, apparentemente imprendibile.
(Fine del pensierino)

La cassiera ci aspettava fuori, in piedi accanto alla cassa ancora esanime e smontata. Aveva già spento la luce nell'atrio e indossato il cappotto.
"Eh, la cassa non funziona ancora, questa volta offre il Cinema Vittoria".
Cose che succedono nella città di G.
Pensare che per vedere film tanto belli noi saremmo anche disposti a pagare un supplemento: un'imposta per la bellezza aggiunta, robe così. Ma è evidente che abbiamo visto un'altra cosa.
E forse il registratore di cassa non era veramente rotto: volevano piuttosto rimborsarci quei metri di pellicola oltraggiosi, pieni di anticattolica ferocia e di cadute di stile, che ci sono stati sottratti da un proiezionista lunatico, sbadato o dispettoso.
Qui sas, qui sas, qui sas.

giovedì, ottobre 21, 2004

Il y a 20 ans



In qualche modo le cose cominciano.
Per me, è cominciata così.
Ho un ricordo molto vivo dei film visti da bambina, quando i miei lavoravano fino a tardi e mia nonna si addormentava sulla sedia in cucina con il televisore acceso. A volte mi sembra che gli anni successivi, dell'adolescenza e della prima età adulta, siano stati una continua ricerca, una ricostruzione furiosa di quei film senza titolo, mal capiti o fraintesi, divorati ad occhi spalancati e con il volume al minimo. Amo il cinema, ma il mio è un amore da eterna dilettante, mai completamente consumato (devo tenere separate la passione dal lavoro, per far funzionare entrambi).
Se ho amato il cinema prima dei ragazzi e della musica è merito di un contagio, di uno sguardo fatale e casuale, in una di quelle sere silenziose in cui al desiderio che i miei tornassero presto seguiva la preoccupazione di non riuscire a vedere la fine del film.
François Truffaut è stato il regista di quel contagio, e il film I quattrocento colpi.
Truffaut per me è stato l'amore, la carnalità, il gioco, il macabro, lo scherzo, l'amarezza. I suoi maestri (Bazin, su tutti) sono diventati i miei, ho scoperto il grande cinema americano ed europeo anche attraverso i suoi occhi, ho mandato a mente la lezione di Hitchcock e di Ray, di Gance e Ophüls. Truffaut è stato critico, polemico, bibliofilo, trasgressivo, convenzionale, romantico, cinico, dongiovanni, feticista, voyeur e tantissime altre cose. L'ho tradito, discusso e abbandonato molte volte, poi, come si fa con quello che si ama veramente.
Quella notte fatale, mentre la stufa si stava raffreddando, io sognai Doinel che accendeva una candela davanti al ritratto di Balzac, e io ero Doinel. Per me, così è cominciata.
Mi manca.

martedì, ottobre 19, 2004

The year of the miniskirt

Ogni anno ha la sua parola-tormentone: quella più sentita in giro, la più letta sui giornali, quella che ricorre più spesso nel linguaggio televisivo. La più molesta, anche. Sembra che per i britannici questo sia l'anno del chav, il tipo di ragazzo con cappellino da baseball e una predilezione per le catene d'oro vistose e dozzinali, frequentatore accanito dei centri commerciali del regno.
Ma è la lista delle parole dell'anno dall'inizio del secolo a oggi a riservare sorprese: per esempio, tiddly-om-pom-pom nel 1909, sudden death nel 1927, sex nel 1929 (e sexy appena nel 1956), mobile phone già nel 1945. Fino agli squallidi axis of evil del 2002 e sex up del 2003. Sapere di essere nati nell'anno in cui da quelle parti il tormentone era "minigonna", giusto giusto tra byte e acid, con il senno di poi dà anche una certa soddisfazione.

Un telecomando ci salverà

Un bel giorno mio padre scoprì che con il telecomando del suo televisore riusciva a cambiare canale sulla tv della nonna: appiattito contro la porta del bagno, aspettava che la vegliarda si ritirasse a passo ostentatamente lento nella sua camera (e si mettesse comoda di fronte a Il pranzo è servito) per mettersi al lavoro sul telecomando (retequattro - primo - secondo - canale 5...). Signori, ecco un uomo soddisfatto. Credo che non si sia mai pentito di aver confuso gli ultimi anni di vita della suocera, da lei passati a interrogarsi su cosa mai ci facesse Veronica Castro in Sentieri, e quale arcano rapporto legasse Febbre d'amore e Beautiful. O sul perché quella benedetta tv ogni tanto si spegnesse senza motivo, nel bel mezzo di un'agnizione a lungo attesa o nel fulcro drammatico della puntata numero 520.
In definitiva, penso che entrambi trovassero la cosa divertente: in fondo, era il loro unico pretesto per socializzare dopo decenni di guerra fredda, vendette fantasiose e sublimi carognate.
Ecco perché questo telecomando universale (segnalato da Wired), in grado di spegnere tutti i televisori a scopo miglioramento dell'umanità ("one of the first truly useful uses of technology!"), se esistesse io anche lo comprerei. Mi rendo conto che questo giocare al Padreterno con i televisori altrui è un vizio di famiglia. Però, la tentazione di gironzolare la sera per la città di G. a spegnere tv, interrompendo sul più brutto reality show e Porta a Porta... lasciatemi almeno sognare.

lunedì, ottobre 18, 2004

Lunedì, poesia

Strange to know nothing, never to be sure
Of what is true or right or real,
But forced to qualify or so I feel,
Or Well, it does seem so:
Someone must know
.

Strange to be ignorant of the way things work:
Their skill at finding what they need,
Their sense of shape, and punctual spread of seed,
And willingness to change;
Yes, it is strange,

Even to wear such knowledge - for our flesh
Surrounds us with its own decisions -
And yet spend all our life on imprecisions,
That when we start to die
Have no idea why.

Philip Larkin, "Ignorance"

domenica, ottobre 17, 2004

One is too many, two is not enough

In arrivo bambini con tre (3) genitori biologici?
Viene da pensare che lo facciano apposta per dar fastidio a Buttiglione.

sabato, ottobre 16, 2004

Ritocchi

Mi sono svegliato nel Duemila e ho avuto paura perché Berlusconi aveva comprato tutto. Perfino la Costituzione aveva fatto riscrivere. Da Mike Bongiorno. Il primo articolo diceva: "L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro? Avete venti secondi per rispondere. Via al cronometro".
Paolo Rossi - Gino & Michele


Si devolve, si premierizza, il centrodestra si blinda ed esulta (ci mancherebbe altro), la Costituzione si ritocca pesantemente, Bossi resuscita. Possiamo prenderla anche con razionalità e intelligente/fatalistico distacco, ma niente sarà più come prima (e prima non era una passeggiata di salute).
Lo so che si deve cercare di andare al referendum prima del 2006, lo so che ci vuole una mobilitazione civile (ma guidata da quell'altro mostro proteiforme chiamato Grande Alleanza Democratica, a me fa impressione): però oggi che è sabato potrei versare semplicemente qualche lacrima rabbiosa in materia di educazione civica?

giovedì, ottobre 14, 2004

Not under my skin

Microchip sottocutaneo con numero a sei cifre, a fini medici, approvato dalla Food and Drug Administration: non ci posso fare niente, la cosa mi dà i brividi, mi inquieta, mi turba.
Poi penso al mio medico di base, un uomo sui cinquanta che ha appena imparato a digitare su una tastiera di computer le ricette dei pazienti (con un solo dito, naturalmente) e per il quale il prossimo traguardo è imparare far interagire la macchina con la stampante: sembra che per ora non ci sia verso, e questa impasse è il principale argomento di conversazione nella sala d'aspetto.
Penso alle mie rare visite al suo studio, a quando fingo la vivacità di un pesce sano afflitto da un dolorino transitorio, mentre lui si lascia convincere che le analisi non sono necessarie e finge di essere d'accordo con la mia autodiagnosi presa pari pari dal dizionario dei sintomi.
Se recalcitra, gli devo ricordare di quella volta in cui dagli esami del sangue risultò che avevo una glicemia incompatibile con il mio stato in vita: attivò mamma e papà perché con una banale scusa mi facessero salire sul primo treno per la città di G., nell'ipotesi che non fossi già in coma, per portarmi nel suo studio e permettergli di constatare in santa pace il miracolo o il decesso. Proprio quando cominciavo ad agitarmi, risultò che il dato era stato scambiato con il numero del laboratorio. Ecco.
Se recalcitra, quindi, io gli ricordo l'intrinseca inaffidabilità del sistema.
E se di questa cosa del microchip si parlerà anche qui, visto che nell'articolo si allude a verifiche effettute allo Spallanzani di Roma, io credo che andrò da questo inconsapevole Morpheus per proporgli una cancellazione permanente della mia identità sanitaria dal sistema. E lui sarà d'accordo.
In cambio gli rivelerò un segreto, una cosa che tengo per me da un sacco di tempo: la stampante, è buon uso accenderla.

The most important election

Provate a fare questo test.

mercoledì, ottobre 13, 2004

A fari spenti nella notte

A Message in the Public Interest

To show our solidarity as Americans, let's all get together and show each other our support for the candidate of our choice. It's time that we all came together, Democrats and Republicans alike.

If you support the policies and character of John Kerry, please drive with your headlights 'ON' during the day.

If you support George W. Bush, please drive with your headlights 'OFF' at night.

È la nuova versione di un vecchio scherzo che circola negli internets. Visto che oggi sono in vena di sondaggi, non potremmo importarla per testare la popolarità del perseverante Tremaglia?

d is the answer

Grazie al gentile campione di utenti, la risposta d ha spopolato (beh).
Dunque, nessun problema con il template. Che sollievo...



Interagiamo

Apriamo un piccolo sondaggio informale per verificare che sia tutto a posto nel template.

Quale di queste affermazioni condividete?
a. i caratteri sono GIGANTESCHI, ma l'avevo attribuito ai tuoi problemi di vista (hai rotto gli occhiali? un'altra volta?);
b. i caratteri sono GIGANTESCHI, ma l'avevo attribuito a una delicatezza nei miei confronti (ho rotto gli occhiali, l'età avanza...);
c. i caratteri sono normali, chiediti piuttosto se il template è il massimo delle tue possibilità creative, genio;
d. i caratteri sono normali, cioè con la solita maggioranza di culattoni e una percentuale inaccettabile di comunisti e di atei. Quindi tutto ok.

Rispondetemi nei commenti, plz!


martedì, ottobre 12, 2004

A proposito

Il bello di avere un weblog come questo è sapere che nessuno si aspetta davvero che commenti il cattolicesimo discriminato di Buttiglione, la presentabilità europea di un curriculum ciellino, Ersilio Tonini che fa l'offeso, il solito Berlusconi e l'intervento stilnovista di Tremaglia.
Almeno lo spero. Perché parlare tutti i giorni di anime (ferite) e di sederi (quelli della maggioranza degli europei, secondo Tremaglia), non si può.
In effetti, in giornate così, gran parte della mia attività neuronale si concentra su dilemmi come questo sul Sun, traendone un certo beneficio.

lunedì, ottobre 11, 2004

Dipende

"È più facile mostrare il sedere che l'anima", dice Emmanuelle Béart.
Beh, ma dipende dal sedere (e dall'anima), no?

Agenzia Walrus/Paure

Al primo posto tra le paure dei britannici non c'è il terrorismo, ma i ragni. La cosa ha senso, se si pensa che per un normale essere umano è molto più probabile uscire di casa e imbattersi in un peloso ottozampe aggrappato allo stipite (esperienza personale) che in un uomo di Al Qaeda disposto a terminarti con ogni mezzo. Al terzo posto ci sono i serpenti, al sesto il dentista, mentre a sorpresa la morte è solo quinta, dopo il terrore dell'altezza: significa che trovarsi al trentesimo piano e guardar giù fa più paura che fracassarsi al suolo? Misteri dei sondaggi. Va detto che questo è stato commissionato dalla Universal Pictures per il lancio del DVD di Van Helsing. Inutile dire che i vampiri non si sono classificati.
Neanche le suocere, ma evidentemente questo è un mio problema.

domenica, ottobre 10, 2004

So many Internets, so little time

C'è una coincidenza che lega le sorti dei Washington Redskins e delle presidenziali americane: se i Redskins perdono nell'ultima partita in casa prima delle elezioni, il partito del presidente in carica perde la Casa Bianca.
Succede dal 1936, quando si chiamavano ancora Boston Redskins, vinsero contro i Chicago Cardinals, e Roosevelt fu rieletto.
L'ho letto sugli internet, naturalmente. Qui.
Se quest'anno gli arbitri sono della Florida, possiamo stare tranquilli.

sabato, ottobre 09, 2004

Andar per mare

"Tanti italiani hanno rinunciato al sogno di andar per mare per il timore di avere addosso le saette della Guardia di Finanza. Ora, con le nuove norme, si può acquistare una barca sotto i sette metri e mezzo senza dover denunciarla al fisco", ha detto oggi Berlusconi durante l'inaugurazione del Salone Nautico di Genova. E vogliamo mettere "la possibilità di tanti padri di famiglia di portare a spasso i propri figli e la propria signora senza incorrere in rischi"?
Pensare che questa notte non aveva chiuso occhio per la preoccupazione.

giovedì, ottobre 07, 2004

Agenzia Walrus/Piume, di nuovo

Riecco i teorici del Tirannosauro piumato, ipotesi che qualche anno fa fece infuriare i creazionisti e infastidì gli evoluzionisti: di burla, a quanto pare, si trattava.
Ora, sempre dalla Cina, deposito inesauribile di dinosauri e di piume, spunta questo soffice parente: il feathery dino ha tre dita per zampa, mascella prominente, e una bella lanugine che lo fa somigliare a un tacchino. Ci risiamo.
I maligni hanno già commentato che il migliore T-Rex con le piume (tante piume, e anche un bel po' di lustrini) è stato Marc Bolan. Come non essere d'accordo?


mercoledì, ottobre 06, 2004

Agenzia Walrus/Dacci oggi il nostro panino quotidiano

Lo dicono gli "scienziati britannici dell'università di Oxford": il miglior afrodisiaco è un sandwich con fichi, miele, ricotta e arancia. La "scienza" applicata al panino ha infatti individuato cinque combinazioni-tipo per affrontare i diversi momenti della giornata. Mele e burro d'arachidi vanno bene per la palestra, pollo tikka e salsa di mango per le riunioni di lavoro, tonno affumicato e crema di formaggio per dormire bene, mentre cioccolato e banana sono ok per i postumi di una sbronza. È possibile che in questo momento i miei neurotrasmettitori abbiano bisogno di un po' di curry, ma qui non siamo molto lontani dalla fede nelle virtù rinfrancanti e corroboranti di una buona cuppa tea.
Trinity College - Barbara Pym* 1-1.

* Che fa dire a uno dei suoi personaggi: I'm not one of those excellent women, who can just go home and eat a boiled egg and make a cup of tea and be very splendid, but how useful it would be if I were!

lunedì, ottobre 04, 2004

La carta degli imprevisti

A quando pare, a partire da...
ora!
mi aspettano due mesi molto intensi, per un progetto di lavoro che richiederà un certo impeto stacanovista (non privo di entusiasmo, dunque).
Come lieve handicap (perché partire avvantaggiati?) ho in ballo una traduzione italiano-inglese mediamente complessa da fare in tempi stretti. Quindi, anglisti che passate per questo weblog, aspettatevi di essere consultati, perseguitati e molestati dalle mie ansie traduttive.
E pensare che via Presurfer avevo appena scoperto un delizioso dizionario Inglese - Inglese, utilissimo per i momenti d'ozio. Per esempio, la traduzione di "move your ass" è proprio "move your ass". Funziona.

sabato, ottobre 02, 2004

All together now

Quanti di voi, di fronte a questa notizia, hanno urlato "Ommioddio Ciro! Ciro! Cirocirocirociro!"?
Confessate. Io l'ho fatto, davanti al Televideo, poco fa. Stupido ma liberatorio.