Tale e quale it.cultura.libri
Sono la solita spocchiosa: non vedo l'ora di freddarti con uno sguardo educato ma un po' contrariato per farti capire che questo disco/libro/film è, sì, bello, ma francamente molto furbo (mia versione del datato aggettivo "commerciale"). Per parafrasare Eliot, ho una mente così sottile che nessuna idea riesce a penetrarla. Però, seconda volta in pochi giorni, mi pento. Chiedo scusa, come il sociologo pentito di Albanese. Ho comprato L'elenco telefonico di Atlantide, l'ho letto, e mi ci sono divertita moltissimo: cita Philip K. Dick mettendoci ironia, si ispira a Umberto Eco senza averne la pedanteria erudita; è un Arturo Perez-Reverte che ha messo da parte l'imitazione di Umberto Eco (e le cadute di ritmo) per provare a divertirsi narrando. C'è il cinema di fantascienza e di avventura dagli anni 70 in poi, i videogames, un'idea nata e approfondita grazie ad Arthur C. Clarke, qualche piccola ingenuità (o forse dovrei dire eccessiva generosità) narrativa. C'è una trama (geniale) da romanzo aziendale che diventa subito altro, in uno scarto continuo di prospettive. C'è la provincia, un nord-est spaesato (con tanto di assessore alla cultura celtica), una familiarità di luoghi che mi è piaciuta. D'altra parte, ci sono pure l'Egitto dei faraoni e la Germania nazista. "Niente Ufo e Sacro Graal?", chiede a un certo punto lo scettico e imbambolato protagonista. Beh, diciamo niente Ufo, gli rispondono.
E, meraviglia, il tutto tiene, sta su, si fa leggere. È stato bravo Avoledo, anche per la modestia (quando parla della trasformazione del romanzo in un libro dice una cosa semplicissma, vera e molto onesta) e bravi quelli che ci hanno creduto.
Per il fulgido effetto scia, ho cominciato un romanzo di Dick, E Jones creò il mondo. Poi, smetto, però. L'ultima volta che ho letto (a lungo) Dick volevo parcheggiare l'auto sul tetto. Comunque mi fa sempre un certo effetto leggere di un futuro postnucleare ambientato nel 2002...